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Horizon: Zero Dawn
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Anteprima - Horizon: Zero Dawn

All'E3 2015 Sony ci ha mostrato il futuro dell’umanità tra mille anni. Macchine volanti, penserete voi. Teletrasporto, navicelle spaziali, raggi laser, alieni, direte. E invece no. Pitture rupestri, archi, frecce e dinosauri. Meccanici. Il futuro ammiccato da Guerrilla Games risulta talmente affascinante da portare subito Horizon: Zero Dawn fra i giochi più attesi di questa generazione: a poco più di un mese dal suo arrivo ripassiamo allora i motivi per cui vale la pena aspettare questo preistorico futuro.
Vi sono mondi post-apocalittici dove tutto è polvere e perdita. L’umanità, principale vittima di questi scenari, è ancora in caduta libera nell’abisso. Le infrastrutture sono crollate, la società si sta disgregando e spesso il giocatore arriva a malapena a vedere l’alba di una possibile era di miglioramento. Per quanto tragica, però, ogni apocalisse passa, prima o poi. Alcuni smettono di sopravvivere e ricominciano a prosperare, altri arrivano: nuovi abitanti per un nuovo mondo. Non è più post-apocalisse, è post-post-apocalisse; l’inizio del nuovo inizio.

Uno di questi nuovi mondi è in fase di costruzione da più di due anni in Olanda, all’interno degli studi di Guerrilla Games che, dopo dieci anni di Killzone, ha deciso di cambiare completamente genere e stile portando in esclusiva su PlayStation Horizon: Zero Dawn.

MP Video - Horizon: Zero Dawn

Aloy è una giovane cacciatrice, membro di una delle ultime tribù capaci di donare nuova stabilità al genere umano dopo che, mille anni prima, un enorme cataclisma ha rimesso la storia dell’uomo sulla casella di partenza. Fu qualcosa di inenarrabile, nel vero senso della parola. Un tale livello di distruzione da riportare l’uomo nelle caverne, senza altri strumenti per la memoria se non la memoria stessa e sprazzi di colore sui muri delle grotte. Così nel corso delle stagioni il racconto è diventato leggenda, mito, oblio e solo le rovine possono aiutare in qualche modo a ricostruire gli eventi di questa nuova alba. Delle città sono rimaste le fondamenta degli edifici, qualche rudere sparso e avvolto dalla vegetazione e artefatti rari, incompleti, spesso inutilizzabili. L’uomo si è salvato tornando a fare la gavetta della sua storia. Da nomade a sedentario, da sopravvissuto a cacciatore. La tribù di Aloy è stata una delle prime a chiamare nuovamente casa un pezzo di terra in modo stabile.

Facendo delle ipotesi potremmo dire che quasi sicuramente il genere umano ci ha messo del suo per portare madre natura a formattare il pianeta. Quello che si è abbattuto sul genere umano mille anni prima di Horizon dev’essere stato di dimensioni oltre il riparabile. Prendiamo lo stesso lasso di tempo e torniamo dal 2017 al… 1017. Certo, ci sono grosse differenze, ma molte delle cose di quell’epoca sono arrivate fino a noi: reperti, castelli, usanze e lingue. Insomma, il tempo ha salvato e permesso di salvare molte cose. Cosa ha quindi il potere di azzerare il mondo e l’uomo tanto da rimetterlo a lavorare con i legnetti alla ricerca del fuoco? Un meteorite? Alluvioni? Funghi atomici? Guerrilla, dalle informazioni rilasciate fino ad oggi, non sembra dare la colpa al genere umano, anche se in diversi filmati si fa riferimento ad enormi macchine del passato, dal potere immenso. Insomma, forse l’uomo non è artefice della sua distruzione in senso totale, ma c’è da dubitare che se ne esca come farina per ostie.

Se c’è da rimanere perplessi di fronte al disastro piombato sulla testa dell’uomo, alla vista della fauna di Horizon: Zero Dawn ci si rende conto di quanto tutta la situazione ad un certo punto sia divenuta FUBAR (Google sia con voi). Nominalmente sono tutti al loro posto: uccelli, erbivori, carnivori, pesci… dinosauri. Sì, forse ci sono troppe cose al loro posto, ma non è questo il punto, o meglio, fra le cose strane non è questa la più strana. Sono i sistemi di raffreddamento, i led, i serbatoi e i servomotori che compongono questo nuovo bestiario terrestre a far spalancare gli occhi. Per un motivo non meglio definibile (anche se nella spiegazione ci infilerei tranquillamente la parola “cataclisma”) il regno animale del pianeta si è evoluto in un qualcosa a metà strada fra l’organico e il cibernetico. Ah! E sono tornati i dinosauri. Robot-dinosauri, chiaramente.

Ora mi si permetta un ragionamento: quante sono le differenze fra un leone usato nelle arene dell’Impero Romano ed uno che poltrisce nella savana di oggi? Ve lo dico io, zero. Eppure sono passati mille anni. Cosa diavolo ha colpito il mondo al punto da sostituire la carne di un leone con tubi, fili e luci al neon? Quale evento può non accelerare, ma far deragliare completamente l’evoluzione della vita di un pianeta?

In questo mondo Guerrilla mette i fili della marionetta Aloy nelle mani del giocatore e alza il sipario per calarlo in un mondo vasto e vivo, vibrante e meraviglioso. Non sono previsti caricamente, mentre vi saranno il ciclo giorno/notte e i capricci del meteo. Certo, tutto è da valutare pad alla mano, ma le reazioni di chi ha avuto tale privilegio anticipatamente – anche se per tempi limitati – sono incoraggianti.

Come già accennato in precedenza Aloy è una cacciatrice. Munita di arco e coltellaccio attraversa le praterie alla ricerca di prede interessanti. Con interessante si racchiude una serie di valutazioni riguardo il valore della preda, il possibile bottino ricavabile, il grado di mortalità e via dicendo. Mettersi sulle tracce di un Thunderjaws garantisce un lauto ritorno con parti e materiali utili ad aiutare la propria tribù e indispensabili per migliorare arsenale ed equipaggiamento – oltre che, con tutta probabilità, a sbloccare potenziamenti fisici di vario tipo. Contrappeso della valutazione è la pericolosità di questo predatore dalle fattezze simili al tirannosauro di Terminator. Un T-Rex1000. Meglio forse rinunciare alle mirabolanti promesse di tale caccia, puntare sul pacifico erbivoro di stazza media e tornare a casa in un colpo solo e non arto dopo arto.

A proposito di ritorni: la casa di Aloy, intesa come tribù, ricorda molto lo stile dei nativi americani, ma non è l’unica interferenza culturale assorbita dal GDR olandese. In diversi filmati si vedono roccaforti arabeggianti o fazioni che richiamano la simbologia delle civiltà precolombiane (maya, aztechi, incas). L’umanità ha riscoperto le caverne ma in mille anni sembra aver ripreso anche il gusto per i tetti più tradizionali. Un percorso di rinascita che può essere approfondito dal giocatore stesso nei diversi dialoghi tra Aloy e gli altri personaggi del gioco. Le risposte multiple a disposizione non modificheranno il corso della storia ma offriranno uno sguardo più profondo a noi che stiamo oltre la quarta parete.

Tra una battuta di caccia e una chiacchierata alla tenda-bar (che personalmente in tale contesto chiamerei “Bar H”), Aloy scopre che anche a ranghi ridotti l’umanità prova fastidio per il prossimo tornando a sviluppare quei sani e radicati istinti omicidi che tanto bene ci fanno. Una qualche setta dell’Eclissi ha trovato il modo di corrompere le creature del mondo rendendole aggressive, pericolose e mortali. Questa opera di hacking rischia di portare risultati nefasti nel momento in cui dovessero trovare quelle enormi macchine citate all’inizio. Che siano residui dell’epoca dell’uomo o una creazione di questa nuova natura bio-tecnica, sono molto molto grosse e, all’apparenza, molto molto letali.

In tutto questo il giocatore è chiamato ad alternare momenti pianificati, dove una buona organizzazione è essenziale per avere la meglio su bestie dal tonnellaggio notevole, a fasi di gioco dedicate all’esplorazione di un mondo potenzialmente indimenticabile. Chi volesse cercare un paragone diretto potrebbe guardare, almeno a mio avviso, a Far Cry 4 con il sistema di caccia – per quanto semplificato – inserito in un mondo vivo e dotato di una sua routine capace di proseguire indipendentemente dalla presenza o meno del protagonista.

Previsto per il primo giorno di marzo, Horizon: Zero Dawn con i suoi scenari, le sue meccaniche e le sue promesse è sicuramente il titolo più interessante di questo primo trimestre, se non altro per l’ambizione messa in campo da Guerrilla Games. E i dinosauri, non dimenticate i dinosauri!

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L'autore

Un giorno qualcuno gli disse che c'erano altri giochi oltre Age of Empire. Da quel momento è alla ricerca dell'esperienza definitiva, molti sostengono faccia apposta a non trovarla per poter continuare a giocare. Convinto sostenitore de "il voto non fa il gioco", scrive su diversi siti, un paio addirittura creati da lui. Un giorno scomparira nel nulla in un vortice di gameplay, o impazzito scenderà in strada urlando di minacce a New York e brandendo una spada immaginaria.

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