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Metal Gear Survive

Metal Gear Survive - provato all'E3

Durante il primo giorno di E3 abbiamo avuto l'onore di essere il primo gruppo di giornalisti a provare Metal Gear Survive, un vero e proprio spin-off delle avventure di Snake, ma senza quest'ultimo. Eccovi le nostre prime impressioni!
Dopo essere stati risucchiati in un portale causato dall’esplosione di Mother Base, un gruppo di soldati della MSF si ritrova prigioniero di uno strano mondo infestato da creature umanoidi prive di testa, ed è subito survival! Metal Gear Survive si discosta in modo piuttosto marcato da Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, passando da un gioco stealth ad un titolo improntato maggiormente sull’azione e gli scontri diretti, pensato per essere fruito in cooperativa da quattro giocatori online.

Prima di lanciarci nell’azione presso lo stand Konami all'E3 abbiamo potuto scegliere un personaggio tra i quattro diversi proposti dal gioco. La versione finale permetterà al giocatore di customizzare sia l’aspetto che le abilità e le armi del proprio avatar, ma nella demo E3, per brevità e comodità, eravamo limitati a quattro loadout predefiniti. Abbiamo optato per una ragazza armata di arco, bastone stordente e fucile d’assalto a medio raggio. Scelto il personaggio siamo stati catapultati in un mondo neutro, una sorta di zona d’addestramento completamente bianca in cui provare armi ed abilità.

MP Video - Metal Gear Survive

Dal momento che lo scopo del gioco è quello di difendere un macchinario dalle orde di non morti che ci attaccheranno ad ondate, la zona di test è stata utile per provare non solo le armi ma anche e soprattutto gli oggetti speciali. Il nostro personaggio aveva diverse opzioni interessanti: creazione di recinzioni, trappole elettrificate da piazzare sul terreno, costruzione di torrette sopraelevate, la possibilità di piazzare postazioni di mortaio oltre che bombe a mano. Un discreto numero di oggetti da usare in modo strategico in partita. Ci siamo sbizzarriti per qualche minuto, sperimentando le combinazioni di oggetti e armi, piazzando ad esempio una torretta d’avvistamento protetta da una trappola da cui sparare in postazione rialzata. Fatto questo, è stato il momento di giocare sul serio. Il nostro team, formato da quattro giocatori, si ritrova in una zona desertica.

Avanzando rapidi verso il punto da difendere ci siamo imbattuti in qualche zombie qua e là, eliminato in modo silenzioso con arco e frecce o con colpi ravvicinati. Raggiunta la zona da difendere, una sorta di piccolo agglomerato di costruzioni con al centro una specie di generatore. La zona era difendibile ma non ci certo una fortezza: lo spiazzo centrale era protetto da costruzioni e mura ma parecchie aree erano aperte verso l’esterno e alcuni lati erano facilmente scalabili dall’esterno. Il team ha iniziato immediatamente a chiudere le aperture più ovvie, che sono tra l’altro poste in concomitanza con degli spawn point visibili sulla mini mappa di gioco. In seguito abbiamo piazzato armi offensive di varia natura e fatto amicizia con il sistema di crafting in gioco.

Sì, perché le munizioni non sono infinite e vanno craftate durante la partita, dopo aver raccolto metallo, piombo, polvere da sparo ed altri ingredienti. C’è stato comunque poco tempo per riflettere perché dopo un paio di minuti di preparazione siamo stati attaccati dalla prima ondata. I nemici non hanno dato prova di grande intelligenza, limitandosi in sostanza ad avanzare zombescamente in linea retta verso il centro della zona di difesa. Il loro punto forte non è certo la furbizia quanto piuttosto il numero. Abbiamo comunque respinto in modo piuttosto facile la prima wave di nemici. La preparazione per la seconda ondata si è svolta in modo del tutto simile alla prima, con l’aggiunta della necessità di curare il proprio personaggio. Tramite un menu apposito, possiamo vedere quali parti del corpo sono ferite e che dobbiamo quindi curare. Ci siamo anche scontrati con il sistema di crafting delle munizioni: ci è stato impossibile capire al volo quale tipo di proiettili sparasse il nostro fucile, ritrovandoci a creare diversi tipi di munizioni, sprecando risorse, fino a trovare quelle giuste.

La seconda ondata ha introdotto nemici ben più potenti, di tipo esplosivo. Se lasciati liberi di avvicinarsi troppo, questo tipo di zombie può essere un vero e proprio problema. Tuttavia è anche possibile sfruttare questa tipologia di nemico in modo tattico, dal momento che la loro esplosione causa notevoli danni nell’area circostante. Superata la seconda ondata siamo poi caduti vittime degli zombie al termine della terza, avendo scioccamente dimenticato un lato della barricata!

Da punto di vista grafico, infine, Metal Gear Survive ci ha un po’ delusi. Non contenti di aver riciclato gran parte degli asset di MGS V, gli sviluppatori non sono riusciti a dotare il gioco di una sua chiara identità visiva, e ci è sembrato decisamente sotto tono.

In conclusione, Metal Gear Survive sembra avere il potenziale di essere un gioco co-op di un certo peso, ma la strada da fare per rifinire il gameplay e renderlo più divertente, oltre che più bello da vedere, è ancora tutta in salita. Risulta quindi oculata la scelta di Konami di rimandare l'uscita del gioco al 2018: più tempo a disposizione degli sviluppatori potrò solo giovargli.

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