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The Division 2
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The Division 2 - provato alla Gamescom

Durante la nostra visita alla Gamescom abbiamo avuto la possibilità di provare con mano uno dei sequel più attesi del momento, ovvero The Division 2 di Ubisoft e Massive Entertainment. Eccovi le nostre impressioni.
Tra i numerosi titoli presenti alla Gamescom c’era anche The Division 2 di Ubisoft, attualmente in sviluppo negli studi di Massive Entertainment. Il titolo originale, per quei pochi che non lo conoscono, è un TPS open-world con elementi da action RPG ambientato in una New York devastata da un misterioso virus, capace di decimare in pochissimo tempo la popolazione e di trasformare le strade della metropoli in apocalittici scenari di guerra tra bande di malviventi e gruppi di soldati improvvisati, chiamati genericamente Agenti, che fanno riferimento alla Strategic Homeland Division. Nonostante le molte critiche derivate da un end-game poco stimolante, da alcuni evidenti problemi di bilanciamento e da un supporto post-lancio inizialmente poco strutturato, il primo The Division è comunque riuscito nel corso del tempo a raccogliere i favori di un discreto numero di giocatori grazie ad un gameplay interessante e ad una struttura di gioco ibrida PvP-PvE di buona qualità. Punti di forza che, per quando sappiamo, gli sviluppatori stanno utilizzando come basi per The Division 2, che trasporta i giocatori nella città di americana di Washington, D.C. 6 mesi dopo gli eventi narrati nel primo capitolo. Dato che la demo che ho potuto provare era la stessa mostrata a tutti in occasione dell’E3, in questo articolo non mi dilungherò particolarmente sullo svolgimento della stessa, concentrandomi sulle novità introdotte e sul gameplay.

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La build messa a disposizione dei giocatori a Colonia, della durata di circa 12 minuti, prendeva il via davanti alla Galleria di Arte Moderna per poi spostarsi nell’area retrostante, dove si trovavano i resti di un aereo precipitato. Il gameplay di base del titolo è rimasto praticamente invariato e, come prevedibile, sembra aver fatto tesoro di tutta l’esperienza accumulata con il primo capitolo. I controlli e l’interfaccia richiamano in modo abbastanza fedele l’esperienza di gioco originale mentre le meccaniche legate agli scontri a fuoco appaiono meno legnose e più fluide rispetto a quanto visto in passato. La novità principale da questo punto di vista è rappresentata dalle “Signature Weapons”, delle armi speciali che potranno essere equipaggiate ed utilizzate dai vari personaggi dopo aver raggiunto il livello 30. Nel primo episodio questo punto rappresentava il level cap ed eventuali opportunità di miglioramento ulteriore erano affidate all’equipaggiamento in nostro possesso mentre in The Division 2 i giocatori, una volta sbloccato l’ultimo livello, potranno selezionare una specializzazione per il proprio alter-ego, che permette di accedere a nuove abilità e nuovo equipaggiamento specifico, tra cui proprio le “Signature Weapons”. Nella demo giocata erano disponibili tre specializzazioni: lo “Sharpshooter”, dotato di un potente fucile da cecchino caricato con proiettili ad alta perforazione, il “Demolitionist”, armato di un potente lanciagranate, ed il “Survivalist”, che poteva contare su una letale balestra capace di infliggere malus specifici ai nemici. Tutte e tre le armi speciali hanno messo in mostra una capacità offensiva decisamente superiore alle altre in nostro possesso, compensata però da una generale scarsità delle munizioni, il che impone un utilizzo ragionato delle stesse se non ci si vuole ritrovare a secco proprio nel momento del bisogno.

MP Video - The Division 2

Buone notizie anche per quanto riguarda la gestione della I.A ed il level design. Nel corso della prova i nemici si sono infatti rivelati molto più intraprendenti ed aggressivi rispetto al passato. Nonostante la demo permettesse di utilizzare personaggi di alto livello equipaggiati al meglio, sia io che i miei compagni siamo infatti più volte finiti a terra dopo essere stati circondati dalla manovre avvolgenti messe in campo dagli avversari, che sembrano muoversi in maniera più organizzata tra le coperture per dare vita a tattiche di accerchiamento decisamente più elaborate. Per sopravvivere, soprattutto nella seconda parte della missione ambientata tra i resti dell’aereo, io ed i miei alleati abbiamo dovuto mettere in campo tutte la nostre capacità, coordinando gli attacchi e sfruttando ogni singolo riparo presente nella zona. Da questo punto di vista gli scenari presenti in The Division 2 appaiono sicuramente più strutturati rispetto al passato, il che permette ai giocatori di mettere in mostra una maggiore creatività e di poter seguire percorsi differenti nel corso delle missioni. In generale il bilanciamento del gameplay mi è quindi parso buono e anche i nemici “speciali” mi sono sembrati meno “immortali” rispetto a quelli incontrati nelle strade innevati di New York, il che fa ben sperare anche da questo punto di vista.

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Tecnicamente parlando The Division 2 appare già in ottima forma ed il motore grafico SnowDrop, a dispetto del nome, sembra trovarsi quasi più a suo agio nel gestire ambientazioni rigogliose ed assolate piuttosto che le strade innevate di Manhattan. La demo provata girava su Xbox One X, con un livello di dettaglio notevole ed una dinamicità delle ambientazioni marcatamente più accentuata rispetto al passato. Esplosioni, fiamme, riflessi, effetti particellari. Tutti questi aspetti sembrano aver ricevuto attenzioni particolari ed il risultato complessivo è davvero fenomenale. A rendere tutto ancora più epico ci pensa poi Washington D.C., che arricchisce l’azione con scenari decisamente evocativi. Non ho nulla contro New York, i suoi grattacieli e Central Park, ma bisogna ammettere che prendere parte ad un palpitante scontro a fuoco a pochi passi dal Campidoglio è un’esperienza di tutt’altro livello. La capitale degli Stati Uniti garantisce infatti una maggiore epicità agli scontri ed il contesto narrativo, slegato dalla stagione invernale, dovrebbe garantire una maggiore varietà degli scenari. Anche da questo punto di vista sembra quindi che gli sviluppatori abbiano fatto centro e, se le promesse di fedeltà delle ambientazioni fatte in questi mesi verranno mantenute, difficilmente i giocatori avranno di che lamentarsi.

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Nel complesso The Division 2 mi è quindi sembrato un titolo promettente. I punti di forza della serie sono rimasti intatti e le novità introdotte nel bilanciamento, nella gestione dell’end-game e nelle ambientazioni hanno tutte le carte in regola per evitare al titolo di incappare nuovamente negli stessi errori. E’ difficile sbilanciarsi di più in questo momento dato che molti degli elementi fondamentali del gioco, come il PvP e le dinamiche di crescita degli Agenti, non sono ancora state rese pubbliche nel dettaglio ma la sensazione generale è comunque positiva. Se gli sviluppatori riusciranno ad amalgamare al meglio tutti questi aspetti ed a supportare sin da subito il gioco con contenuti all’altezza delle aspettative questo sequel potrebbe davvero diventare un titolo imprescindibile per gli amanti del genere. Per averne conferma dovremo però attendere di saperne di più e, magari, di mettere nuovamente le mani sul titolo prima dell’uscita, prevista per il 15 marzo 2019. Nel frattempo voi ovviamente continuate a seguirci così da rimanere costantemente aggiornati sullo sviluppo.

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L'autore

Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS ed ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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