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Battlefield 4
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Recensione - Battlefield 4PS4 PS3Game

di P 17 nov 2013
A due anni di distanza dal precedente capitolo, gli sviluppatori svedesi di DICE ci invitano nuovamente a mettere piede sui campi di battaglia di Battlefield 4 proponendoci sia una campagna single-player che il classico e tanto amato comparto multigiocatore. Scopriamo insieme cosa ci riserva questa nuova avventura.

Il Gioco

È l’anno 2020 e ancora una volta le tensioni tra Stati Uniti d’America e Russia dominano lo scenario geopolitico mondiale, ma a subentrare con prepotenza nel conflitto è la grande potenza cinese: l’Ammiraglio Chang, con il supporto segreto dei russi, ha messo in piedi un colpo di Stato facendo credere ai media mondiali che il leader del governo Jin Jié sia stato assassinato dalle forze americane. Nel frattempo, nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico sta navigando la portaerei d’assalto USS Valkyrie che ospita anche la Squadra Tombstone e il suo protagonista indiscusso, Daniel “Reck” Recker. Dopo una missione di ricerca informazioni a Baku, Azerbaijan, la notizia del colpo di stato viene confermata e così raggiunge le orecchie del Capitano Garrison che mette subito in piedi un piano. Da questo punto si districano tutte le vicende della campagna single-player di Battlefield 4 in cui la Squadra Tombstone sarà impegnata in varie missioni tra Medio Oriente, Asia e Cina: la formula rimane essenzialmente invariata, con la classica squadra formata da 3-4 componenti che è chiamata ad eliminare orde di nemici cinesi e russi nelle variegate ambientazioni proposte con tutte le armi e i mezzi a propria disposizione. Le uniche novità sono rappresentate dall’inserimento di una classifica single-player a punteggio (un po’ come era già stato proposto da Bulletstorm e tanti altri FPS), dove a seconda del tipo di uccisione effettuata si guadagnano un certo numero di punti utili a far sbloccare medaglie, e le Assegnazioni, ovvero mini obiettivi secondari presenti all’interno delle stesse missioni principali. Per quanto riguarda la longevità, che varia sempre a seconda della difficoltà scelta, la campagna si attesta intorno alle 6-8 ore di gioco.

Al centro dell’intera produzione rimane però il multiplayer, che offre sei modalità di gioco per un massimo di 24 giocatori (almeno nella versione current-gen, oggetto di questa recensione) e 10 ambientazioni che verranno in seguito arricchite dalle espansioni China Rising e Second Assault già annunciate prima del lancio. Tornano quindi le favorite Conquista e Corsa, insieme a Deathmatch a Squadroni, Deathmatch a Squadre e Dominio che vennero introdotte nei più recenti capitoli della serie; ma le vere novità sono Annientamento e Disarmo: entrambe basate sul concetto di bomb-based gamemodes, ovvero sul piazzamento di una bomba sul territorio nemico, nel primo caso si gioca in squadroni da 12 giocatori ciascuno mentre nel secondo le due squadre sono composte da 5 giocatori ciascuna, non ci sono ticket di respawn e la partita si ritiene conclusa al termine di 6 turni da 1-3 minuti circa. Se negli anni siamo stati abituati a features come “Destruction” e “Destruction 2.0” che permettevano al giocatore di distruggere muri e piccoli abitati sul campo di battaglia, in Battlefield 4 fa il suo debutto “Levolution”, un sistema che attraverso determinate azioni simultanee dei giocatori è in grado di mutare radicalmente lo scenario (da una diga che viene fatta saltare in aria ad un gigantesco grattacielo di Shangai che collassa a terra e così via). Per quanto riguarda il sistema di matchmaking, rimane invariata la ricerca automatica e manuale con il server browser, mentre il Battlelog ci aiuta a districarci con facilità tra tutte le varie opzioni del nostro soldato: da segnalare però la mancanza di una pre-lobby in cui potersi organizzare con degli amici ed entrare così a far parte di una stessa partita. Infine, sempre presente la modalità Comandante che questa volta può essere anche attivata e sfruttata attraverso un tablet appositamente collegato con la console.

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Amore

Colpo d’occhio

- Nonostante gli sviluppatori si siano dovuti dedicare a molte più versioni del solito, quella per le console attuali riesce a regalare continuamente scenari mozzafiato e sempre più vicini alle controparti reale: un lavoro magistrale, grazie anche alla terza versione del motore Frostbite. Rispetto al predecessore si vedono i piccoli sforzi fatti per riuscire a trarre il meglio da un hardware ormai obsoleto, nonostante a tratti siano presenti dei ritardi nel caricamento delle texture ed un vistoso tearing.

Level design

- Come sempre, oltre al comparto grafico l’altro fiore all’occhiello delle produzioni Battlefield è il team di designers: anche questa volta sono riusciti a ricreare delle ambientazioni interessanti che non annoiano facilmente e che cercano di diversificare quanto più possibile gli scontri, senza ricorrere ad una riproposizione eccessiva degli stessi pattern.

Un pizzico di stealth

- Ho trovato gradevole l’inserimento di fasi stealth all’interno della campagna, in cui siamo chiamati a non farci scoprire da guardie o veicoli, anche se alla fine tutto ciò si limita a pochi minuti di azione nell’ombra visto che bisogna necessariamente passare all’azione successiva e allertare la fazione nemica. Più che proporre questo schema a spizzichi e bocconi, sarebbe stato molto più efficace dedicare più della metà di un determinato capitolo a questo genere di approccio.

Online lag-free

- Nel corso delle varie prove effettuate, sia in orari di punta che in momenti della giornata poco popolati, il netcode di Battlefield 4 si è rivelato essere molto stabile, senza mai un accenno di lag o altri tipi di problemi legati alla connessione. Una bella sorpresa, se si pensa che quasi tutti i titoli multiplayer sono afflitti da ritardi nello scambio di dati.

Capacità di coinvolgimento

- L’esperienza multiplayer questa volta è più che mai coinvolgente, grazie alle numerose ambientazioni ben ricostruite sia nell’aspetto che nel design e alle modalità offerte. Una volta messo piede sul campo di battaglia, in particolar modo nelle zone più chiuse, si riesce a vivere una delle realtà belliche più divertenti e appassionanti di sempre. Se a tutto ciò uniamo lo spirito di squadra quando si gioca insieme ad amici e si comunicano strategie e posizioni nemiche, si può dire che Battlefield 4 proponga un online contenutisticamente perfetto.

Una Corsa tutta da rivivere

- Se in Battlefield 3 avevo preferito nettamente la modalità “Conquista”, in questo caso mi trovo a ribaltare completamente il mio giudizio: “Corsa” riesce ad offrire un giusto mix tra azione strategica e adrenalinica rispetto alla sua controparte storica, probabilmente per la definizione precisa dei ruoli nel corso di un intero turno senza scambi tra Aggressori e Difensori e delle mappe più adatte a questo tipo di meccanismo. Non volendo abbandonare del tutto l’idea di un “Cattura e mantieni la Bandiera”, ho invece ritrovato il mio ambiente ideale in “Dominio”, ovvero una sorta di “Conquista” concentrata e in miniatura dove non bisogna scorrazzare troppo tra un obiettivo e un altro e l’azione è più frenetica.

Odio

Una storia piena di cliché

- Se già nel terzo capitolo la Campagna di certo non brillava, in Battlefield 4 si è riusciti persino a peggiorarla: la trama risulta essere scialba, con una caratterizzazione dei personaggi poco approfondita e l’adozione di situazioni trite e ritrite: il protagonista che non parla, la squadra che miracolosamente si salva fin troppe volte, tradimenti e presunti tali che minano la fiducia del team, ecc. Ciò che manca è anche una certa creatività nell’armamento: non ci sono sorprese tecnologiche che possano modificare radicalmente gli eventi in corso e ci si rifà al classico arsenale militare visto in mille altri titoli. È ora di iniziare a riprendere la serie Bad Company che più di tutte era riuscita a costruire un buon intreccio, condito con tanta ironia e coralità.

I.A. – Incapacità Artificiale

- Nella maggior parte delle situazioni, i nostri compagni guidati dalla CPU risultano essere abbastanza inutili, forse anche per scelta dei programmatori. Ma la cosa più grave è il deficit di intelligenza delle truppe nemiche: scelgono posti ovvi per nascondersi, attaccano nei momenti sbagliati, non approfittano delle nostre debolezze. Non è nemmeno bello vederli seguire sempre uno stesso preciso comando: quando muore un loro compagno ad una torretta, subito, come soldatini perfettamente addestrati, gli si sostituiscono prendendone il posto. Il tutto ripetuto ad ogni nemico abbattuto nelle vicinanze, senza lasciar spazio ad altre tattiche offensive.

Bug a non finire

- Qui si apre il capitolo più grave del gioco, ovvero i tanti bug presenti nel corso dell’avventura single-player, tanti da portare a chiedersi se il gioco sia stato sottoposto alla fase di testing. Per ben due volte sono stato costretto a ricaricare il checkpoint precedente (e in alcuni casi ciò significa massacrare di nuovo una trentina di nemici con tutte le strategie del caso), in particolare nei capitoli “Mar Cinese Meridionale” e “Tashgar”, perché il gioco non voleva saperne di avviare l’evento successivo. A questo si aggiunge il “teletrasporto mortale”, che occorre quando il personaggio sale le scale e collide con il modello poligonale dell’alleato di turno; i sottotitoli non sincronizzati e alcuni problemi tecnici audio quando si uccide un nemico. Ma la beffa più grande è stata la perdita totale dei salvataggi del single-player, tanto da precludermi il terzo ed ultimo finale alternativo.

Hitbox

- Un capitolo completamente a parte è da aprirsi sui problemi relativi all’hitbox, cioè alla registrazione dei nostri colpi sul corpo dei nemici. Sia nella campagna in singolo che nelle sessioni multiplayer gli headshot non sempre vengono registrati e in alcuni casi i proiettili riescono tranquillamente a trapassare l’avversario senza che questo venga ferito. A rendere più visibile il problema è anche il mirino stesso, che non subisce la classica variazione a croce obliqua che viene visualizzata quando si mette a segno il colpo. Una patch dovrebbe essere in grado di risolvere tutto ciò.

Caricamenti congelanti

- Troppo spesso ho assistito nel momento del caricamento di una partita multiplayer al freeze totale della console, costringendomi così a doverla spegnere e riaccendere senza poter operare nessun metodo alternativo. A nulla servono i richiami ai menu di sistema o l’estrazione del disco: è tutto perfettamente bloccato. Non si può mettere sul mercato un gioco quando presenta problemi di questo tipo: gli sviluppatori dell’industria videoludica nel corso degli anni se la sono presa troppo comoda a rimediare il tutto tramite numerose e corpose patch.

Tiriamo le somme

Battlefield 4 è riuscito ancora una volta a dare il meglio di sé nel comparto multigiocatore: il gioco potrà regalare un’infinità di ore a tutti gli appassionati del genere bellico e degli sparatutto online grazie all’ottimo design delle mappe e alla varietà delle modalità. La campagna single-player, al contrario, ha subito un drastico peggioramento a livello di trama, personaggi e situazioni proposte. Purtroppo ad aggravare il quadro generale ci sono anche i numerosi bug, alcuni dei quali in grado di minare l’intera esperienza di gioco: si spera soltanto che questi siano presenti esclusivamente nelle versioni per console attuali, e che la versione next-gen non sia afflitta da simili problemi.
7.8

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