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Escape Dead Island
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Recensione - Escape Dead Island

Nell’attesa di Dead Island 2, Deep Silver si fa aiutare dagli svedesi Fatshark per offrirci lo spin-off in terza persona Escape Dead Island. Definito dagli stessi autori come un gioco survival-mistery ma con una nuova prospettiva, la storia fa da ponte tra il primo ed il secondo della serie e ci permetterà di scoprire le origini del virus che ha trasformato per sempre l'arcipelago di Banoi.

Il Gioco

E' indubbio come la serie di Dead Island abbia goduto finora di un discreto successo: sia il gioco originale che il suo sequel Riptide sono riusciti a soddisfare un buon numero di fan, accontentando le brame degli amanti del'azione zombesca tanto da garantire al gioco un nuovo sequel "numerato", in arrivo sulle nuove console il prossimo aprile. Nell'attesa che ciò avvenga, però, Deep Silver prova ad accontentare anche i possessori di PS3 con il rilascio di Escape Dead Island, stravolgendo le regole della serie con una giocabilità in terza persona ed un approccio grafico più fumettoso.

Questo particolare spin-off della serie orrorifica ci vede vestire i panni di Cliff Calo, un giornalista figlio di un magnate dei media che, per via del rapporto conflittuale con il padre, decide di creare una propria testata giornalistica e di partire con due amici su una barca a vela alla volta dell’arcipelago di Banoi. Il gioco ha luogo 6 mesi dopo il propagarsi del virus zombie nell'area, quando i governi sono ancora impegnati a tenere sotto completo silenzio i terrificanti avvenimenti; l’obiettivo di Cliff ed amici è quindi quello di preparare un reportage esclusivo per far luce su cosa stia davvero avvenendo a Banoi, in cosa consista questa l’epidemia di cui hanno sentito parlare e cosa l'abbia causata. Inutile dire che, una volta arrivati sul posto - più precisamente sull'isola di Narapela - troveranno un tipo di infezione molto diverso da quello che si aspettavano, e la loro ricerca della verità (che ci porta peraltro a scoprire alcuni interessanti retroscena sull'infezione di Banoi) si trasformerà ben presto in una lotta per la sopravvivenza.

Anche se il gioco è strettamente legato agli avvenimenti del primo Dead Island, questo episodio secondario ha ben poco a che vedere con il titolo originale; come già accennato la visuale passa infatti dalla prima alla terza persona, e dal punto di vista grafico si è scelto di utilizzare la tecnica cel-shading che, oltre a rendere personaggi e paesaggi in maniera estremamente colorata e contrastata, delinea tutti gli oggetti con dei contorni neri come se fossero disegnati a china. Questo dona al gioco l'aspetto di un fumetto o cartone animato. La location di Narapela si presenta bellissima e lussureggiante grazie ad una tavolozza colori ricca e sgargiante,e quasi da subito ci troviamo a vagare per l’isola muovendoci tra una dozzina di luoghi da visitare, visualizzabili anche su una mappa richiamabile a video. Non si tratta però propriamente di un titolo open-world, perché all'inizio tutte le aree risulteranno inaccessibili e dovremo sbloccarle eseguendo linearmente vari compiti ed ottenendo determinati oggetti: una volta ottenuti gli oggetti per sbloccare determinate aree, però, potremo tornare indietro ed esplorare aree che prima ci erano precluse.

Un’altra novità di Escape Dead Island è inoltre il forte accento posto sull'uso di strategie stealth, che insieme ai combattimenti in corpo a corpo costituiscono il nocciolo delle meccaniche di gioco. E' possibile quindi accucciarsi per sgattaiolare non visti dietro ripari di vario tipo, così da arrivare alle spalle degli zombie e compiere esecuzioni silenziose, oppure usare una pistola silenziata i cui proiettili però dovremo risparmiare con parsimonia. Quando invece siamo maggiormente in vena di menare le mani, il sistema di combattimento ci permette di sfogarci con attacchi pesanti, leggeri e schivate.

Nonostante la linearità la storia è pervasa da una piacevole ironia e da situazioni alternative come flashback e salti temporali che gli autori inseriscono per descrivere le condizioni psichiche di Cliff che degenerano col passare del tempo. Anche se in Escape Dead Island i combattimenti con gli zombie la fanno da padroni, la storia ci vedrà impegnati anche a raccogliere registrazioni audio, file di dati ma soprattutto a scattare foto (non dimentichiamo infatti che Cliff è un fotografo) che ci serviranno durante il gioco. Tutti i collezionabili servono per avvicinarci meglio alla soluzione, ma non per potenziare armi o il personaggio stesso: il gioco infatti perde la componente RPG che contraddistingue invece il gioco originale.

Il gioco è in inglese ma completamente sottotitolato in italiano con un menu molto ridotto: non troviamo alcuna modalità multigiocatore e neanche la possibilità di selezionare la difficoltà del gioco o i vari salvataggi, perché il sistema salva in automatico in un singolo slot e quindi non è possibile tornare indietro se non ripetendo tutta la partita. Altrettanto dicasi per i comandi, che sono pochi e semplici tanto che non è presente nemmeno lo schema del controller. Escape Dead Island vi terrà impegnati dalle 7 alle 10-12 ore a seconda di quanto vi inoltrerete per l’isola a fare foto e cercare gli oggetti nascosti, ma soprattutto a seconda di quanto tempo dedicherete agli scontri diretti con gli zombie e di conseguenza alle vostre inevitabili resurrezioni.

Amore

Come un fumetto

- Il tratto fumettoso è molto gradevole e l’uso pregevole del colore aiuta a creare atmosfere che esaltano alcuni passaggi del gioco. Troviamo picchi di bellezza visiva grazie all’uso centrato dei rossi nelle sequenze-gore di combattimento che nulla hanno da invidiare ai combattimenti ninjia, oppure scene dove la combinazione di sfumature tra il nero ed il viola disegnano un livello ansiogeno che rende credibile e spettrale il momento di tensione che stiamo giocando. Solo nelle sequenze animate il risultato è più piatto e meno curato.

Sgattaiolare tra i non-morti

- La scelta di focalizzare il gioco su un approccio stealth alla fine si rivela vincente in questo gioco dove le armi sono poche e gli scontri corpo a corpo con gli zombie molto difficili. Lo Stealth è quindi l’arma migliore per avventurarsi nell’isola e per raccogliere collezionabili in luoghi vicino ai nemici, e comunque risulta un buon tentativo per variegare questo episodio. Da perfezionare solo il grado di allerta che sembra generarsi su alcuni zombie anche stando accovacciati ed immobili.

Stati di allucinazione

- Buona l’idea di creare per il protagonista un percorso tra il viaggio onirico ed il frutto di assunzione massiccia di acido. La perdita di sanità di Cliff e le trovate divertenti degli autori, che sorprendono e spiazzano il giocatore, aumentano la voglia di continuare nel gioco per scoprire i segreti nascosti dell’isola. Il rammarico è che purtroppo non c’è la forza/voglia di andare in profondità nel costruire qualcosa di più corposo e quindi se ne perde il beneficio.

Odio

Ma quanto sono forti questi zombie?

- Totalmente sbilanciato il rapporto di forza tra Cliff e gli zombie. Parlando di scontri diretti, a volte bastano pochi colpi per essere uccisi e anche quando si tenta la fuga, premere il tasto per correre non sembra essere d'aiuto visto che gli zombie ci raggiungono inevitabilmente colpendoci da dietro e facendoci morire. Con il procedere nella storyline compaiono nuove armi per il corpo a corpo, ma Cliff rimane sempre molto, troppo vulnerabile agli attacchi degli zombie che nel frattempo aumento di numero e tipologia. Il risultato è pura frustrazione dovuta ad una serie di inevitabili morti anche per superare passaggi semplici, che non dovrebbero essere così difficili.

Corri cliff, corri!

- Calzate scarpe comode per camminare e correre in lungo ed in largo per l’isola, sia per raggiungere punti inutili ma obbligatori, che per scappare dagli zombie o cercare collezionabili vari. Gallerie, salite e cunicoli da fare avanti e indietro e senza sosta senza incontrare un nemico o un obiettivo secondario. Tra un obiettivo e l’altro vi sono praterie sterminate da percorrere passando dallo stesso luogo più volte, ottenendo come unico risultato la netta sensazione che tali percorsi siano inseriti solo per allungare il brodo.

Problemi tecnici

- Escape Dead Island sarà anche un gioco old-gen e neanche di stampo AAA, ma ciò non toglie che la qualità debba essere garantita. Ci sono troppi problemi di animazione, di fragging, di stallo. Zombie che spariscono nelle pareti e pesanti problemi di texture che spesso si manifestano nelle fasi concitate degli scontri. E situazioni al limite come quella quando al quinto tentativo di superare uno scontro la console si è bloccata senza dare più segni di vita e lasciando sullo schermo il mio personaggio congelato, morto per la sesta volta. Insomma, non proprio un gioco che ha passato un test QA rigoroso.

Tiriamo le somme

Peccato, la prima ora di Escape Dead Island mi aveva illuso colpendomi con un centrato uso dei colori e l’idea di una storia con risvolti allucinogeni accattivanti. Purtroppo è bastato poco tempo per ricordarmi che non è mai tutto oro quello che luccica: poco a poco ci si accorge che le (poche) buone idee si perdono durante la strada lasciando spazio a ripetitività e frustrazione, oltre ai grossi problemi tecnici riscontrati. Avrebbe forse avuto senso come gioco scaricabile a prezzo budget, ma così il prezzo d'acquisto non sembra giustificato.
5.0

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L'autore

Amante degli animali, tecnologo, videogiocatore da sempre, passa dai Laboratori di Ricerca in Biologia Molecolare alle Multinazionali IT Americane nei gloriosi anni ‘90. La giornata perfetta: un paio di Martini molto secchi, Frank Zappa nelle orecchie, 3-4 ore divise tra Doom e Half-Life e al fianco la sua "ferocissima" bassottina a pelo duro.

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