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ABZÛ
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Recensione - ABZÛ

Annunciato durante la conferenza Sony dell’E3 2014, ABZÛ è il primo progetto della software house Giant Squid Studios ed arriva sul PlayStation Store in tempo per celebrare l’estate 2016, facendoci esplorare oceani sconfinati e densi di flora e fauna selvatica. Siete pronti ad immergervi nelle profondità marine e nuotare al fianco di creature meravigliose? Allora tuffatevi nella nostra recensione!

Il Gioco

ABZÛ è l’opera prima della software house Giant Squid di Santa Monica, fondata da Matt Nava, ex art director del team Thatgamecompany ben noto per aver sfornato piccoli capolavori come Flower e Journey. ABZÛ ci mette ai comandi di una misteriosa creatura subacquea, avviluppata da un’avveniristica muta da sub e dandoci piena libertà di vagare nelle profondità di un lussureggiante oceano variopinto e ricco di vita marina. Fin dalle sue prime battute, il senso di smarrimento e malinconia che si avvertono in ABZÛ sono tangibili, complici la totale assenza di interfaccia e di punti di riferimento su schermo. L’oceano raffigurato nel gioco è un luogo meraviglioso e ricolmo di colori, popolato da creature marine di ogni forma e dimensione che vagano liberamente. I fondali sono delle vere e proprie praterie di alghe e anemoni che ondeggiano sinuosi accarezzati dalla corrente, mentre dinnanzi a noi prende vita lo spettacolo della catena alimentare, con pesci di ogni specie intenti a cacciare, a nuotare in solitaria o all’interno di fitti banchi, dando vita a vortici ipnotici che danzano senza fine. Bastano solo i pochi suggerimenti iniziali del gioco per cominciare a compiere le prime bracciate e prendere dimestichezza con il sistema di controllo, a dir poco minimalista, che ci consente di nuotare tenendo premuto il grilletto destro e di aumentare la velocità, intervenendo sul tasto X.

Il nostro misterioso alter ego ha un’invidiabile silhouette idrodinamica che lo rende flessuoso e elegante, e guardarlo nuotare con tale naturalezza trasmette un senso di pace quasi primordiale. Le creature marine non lo temono, anzi, lo considerano parte del gruppo, fattore che nel gioco ci tornerà utile quando avremo bisogno di scroccare un passaggio aggrappandoci alle pinne di qualche specie particolarmente veloce, come le mante, gli squali o i deflini, tenendo premuto il grilletto sinistro del pad. Ben presto capiremo che l’oceano di ABZÛ è suddiviso in gigantesche camere comunicanti tra loro ma delimitate da passaggi bloccati, che dovremo ovviamente superare per proseguire la nostra epopea subacquea, suddivisa in sette capitoli (otto a dirla tutta, se consideriamo anche l’epilogo). La creatura subacquea ai nostri comandi, oltre ad essere un nuotatore provetto, ha anche la possibilità di attivare un particolare sonar che gli permette di interagire con determinati elementi del fondale, come ad esempio delle particolari fonti da cui potremo evocare pesci o mammiferi marini, oppure delle misteriose piattaforme che ci permetteranno di attivare dei piccoli droni che ci accompagneranno durante il nostro viaggio, nuotando in circolo attorno al protagonista come fossero dei satelliti, e che potranno aprire i passaggi sbarrati con le loro piccole pale meccaniche.

MP Video - ABZÛ

Ma se pensate che ABZÛ sia soltanto una pacifica nuotatina nell’oceano per contemplare i pesci, sappiate che vi sbagliate di grosso. Il titolo infatti comincerà a proporvi ben presto la sua matrice misteriosa e per certi versi incomprensibile, frutto di leggende provenienti dalla mitologia sumera e babilonese, e da cui trae palesemente spunto anche il titolo stesso del gioco (“Ab”, ovvero “oceano” e “Zû” ovvero “profondo/conoscenza” in lingua sumera) che vi farà visitare imponenti templi, testimonianze di un’antica civiltà ormai scomparsa che ha tramandato il suo sapere, imprimendolo nelle raffigurazioni e nei geroglifici presenti sulle pareti.

Si ok, ma in pratica che cosa c’è da fare in ABZÛ? Già m’immagino le vostre facce perplesse perché siete arrivati a leggere fin qui e ancora non si parla di malvagi pesci-drago da sconfiggere a colpi di fucile spara-sarago.

Beh, in questo titolo non c’è un vero cattivo o per lo meno non c’è un’entità antagonista tangibile da abbattere, se non l’oscuro e mostruoso progresso che inquina l’oceano e ne consuma lentamente la vita. Questa sorta di entità aliena è raffigurata da mastodontiche e labirintiche strutture tecnologiche, al cui interno lavorano senza tregua tentacolari catene di montaggio che riversano incessantemente in mare fumi e liquami tossici: fortezze ben protette da mine di prossimità, pronte a esplodere non appena ci saremo avvicinati troppo. In sostanza, proprio come ha saputo fare Journey, ABZÛ cela nel compimento del viaggio del subacqueo protagonista la sua matrice onirica e surreale, e come ha fatto invece Flower, ci rende partecipi di quanto l’uomo spesso non abbia a cuore le sorti della natura, violandola e distruggendola deliberatamente, dandoci quindi la possibilità di cambiare le cose.

Il nostro scopo è quindi quello di neutralizzare la minaccia tecnologica e di salvare l’ecosistema marino, raggiungendo dei particolari portali che ci condurranno a delle camere sospese tra il tempo e lo spazio in cui potremo evocare di volta in volta una nuova zona da esplorare. Tutte le aree che visiteremo in ABZÛ hanno un aspetto e una colorazione che le rendono uniche e spettacolari, finemente tinteggiate da effetti luce che vengono riflessi e rifratti dalle superfici rocciose e dal viavai incessante delle creature marine, sempre diverse per ogni zona del gioco. Parlando proprio di queste ultime, va detto che sono caratterizzate in modo verosimile, tanto che il gioco permette anche di fermarsi a osservarle come in un documentario, raggiungendo determinate piattaforme dov’è possibile far meditare il nostro alterego subacqueo e utilizzare il grilletto sinistro per scorrere la visuale in terza persona sui vari abitanti dell’oceano che popolano l’area in cui ci siamo fermati. Inutile dire che, al di là dell’imponente lavoro svolto dai ragazzi di Giant Squid sull’ambiente di gioco, il cuore pulsante dell’esperienza è composto proprio dalle creature marine, che durante la nostra avventura danno vita a momenti emozionanti, se non addirittura commoventi, passando dalle corse a perdifiato attaccati alle pinne dei delfini, al senso di pace del nuotare lentamente al fianco di giganteschi cetacei.

L’intera avventura di ABZÛ è accompagnata da una colonna sonora emozionante composta da Austin Wintory, che se sulle prime battute del gioco è composta soltanto da timide sonorità strumentali, all’approssimarsi dell’epilogo dell’avventura esplode in sinfonie orchestrali di epicità straordinaria, accompagnate da canti gregoriani che esaltano l’incessante bailamme di avvenimenti sullo schermo e che allo scoccare delle circa 3-4 ore di durata del gioco, ci condurranno all’emozionante finale.

Amore

Visivamente meraviglioso

- Il comparto visivo di ABZÛ è a dir poco sontuoso. I ragazzi di Giant Squid hanno usato l’Unreal Engine 4 con maestria, conferendo al titolo un comparto artistico simile a un cartoon e dando vita ad un ecosistema sottomarino vivo e credibile, che lascia gradualmente il posto ad ambienti ed elementi dal feeling più onirico e surreale. La vita marina di ABZÛ è ricca e meravigliosa, e rende ogni ambiente esplorabile uno spettacolo unico capace di trasmette una pace ancestrale. Nuotare al fianco dei mammiferi e degli immensi cetacei è un’esperienza unica, così come lo è attaccarsi alla pinna di uno squalo e partire alla caccia nei banchi di tonni composti da milioni (si, milioni!) di individui su schermo che nuotano in circolo creando danze ipnotiche e sinuose, senza compromettere però minimamente la fluidità del titolo. Un lavoro eccellente.

Una colonna sonora che tocca il cuore

- Alla pari con il comparto visivo, la musica di ABZÛ è parte integrante dell’esperienza del titolo. La colonna sonora orchestrale composta da Austin Wintory, che ha realizzato anche il comparto musicale di Journey, è onnipresente in qualsiasi avvenimento di gioco, sottolineando ogni passaggio come in un film muto. All’inizio dell’avventura è composta solo da malinconiche sonorità dal sapore minimalista, ma sale di intesità gradualmente, fino a esplodere verso il finale, accompagnando il tripudio di luci e colori sullo schermo in modo eccezionale.

Odio

E' davvero un gioco?

- Come per le altre opere realizzate dal team Thatgamecompany, l’avventura di ABZÛ dei Giant Squid Studios non vuole essere un videogioco tradizionale e se vogliamo, rispetto ai suoi cugini Flower e Journey lo è ancora di meno. Potrei definire ABZÛ un’opera emozionale piuttosto breve ma intensa, dove l’esplorazione e la contemplazione regnano sovrani e a uscirne vittoriosi non sono la prontezza di riflessi o l’abilità con il pad, ma semplicemente l’esperienza sensoriale offerta dal titolo. Per questo, chi si aspetta qualcosa di diverso da ABZÛ potrebbe rimanere molto deluso.

Tiriamo le somme

Dare un giudizio ad ABZÛ in qualità di videogioco è particolarmente difficile, essendo questo un titolo che non verte su una giocabilità complessa o su una chissà quale trama elaborata. L’esperienza che ci offre l’avventura di ABZÛ ha delle connotazioni mistiche, per certi versi sacre. La totale assenza di una trama rende il titolo un’esperienza visiva e sonora onirica, più che un videogioco in senso stretto. Alcuni momenti offerti da ABZÛ sono davvero alti dal punto di vista emozionale e difficilmente potranno essere dimenticati. Sotto questi aspetti il titolo è davvero eccellente, anche se rischia di deludere profondamente chi si aspettava un’avventura con componenti action o un contesto narrativo più didascalico. Per cui siete avvisati: ABZÛ non è un titolo adatto a tutti i videogiocatori. Se quello che cercate è un meraviglioso sogno a occhi aperti artisticamente sublime e accompagnato da una strepitosa colonna sonora, allora l’acquisto è obbligato. Altrimenti per dormire basta sciogliere in due dita d’acqua una ventina di gocce di valeriana e il gioco è fatto.
9.5

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L'autore

Classe '79, sound designer di professione. La sua incrollabile passione per i videogiochi nasce solo all'inizio degli anni '90 e viene presto affiancata da quella per il doppiaggio. Col passare del tempo la sua carriera di videogiocatore onnivoro si focalizza sulla scena PC, ma poi assume sembianze più mature con l'avvento di PlayStation e di tutte le successive console che prenderanno lentamente possesso di casa sua.

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i Le recensioni di MP esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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