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XCOM 2
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Recensione - XCOM 2

Dopo essere uscito su PC, finalmente anche i giocatori console possono metter mano ad XCOM 2, seguito del già apprezzatissimo titolo di Firaxis nonché remake di una delle più amate serie strategiche di tutti i tempi. Sarà riuscito questo sequel a far bene quanto il predecessore, pad alla mano? Scopriamolo insieme.

Il Gioco

Terra, anno 2035. Il fallimento del progetto XCOM, la resa incondizionata delle forze d’opposizione terrestre e il successivo insediamento sul pianeta dell’organizzazione aliena nota come Advent ha portato radicali cambiamenti alla vita della razza umana. Anziché intraprendere la via della dominazione con l’uso della forza, la corporazione aliena ha infatti più subdolamente avviato un lento ma inesorabile processo di penetrazione nel nostro tessuto sociale, martellando la popolazione con una costante propaganda che invita tra le altre cose ad abbandonare culti e tradizioni secolari in favore dell’adorazione dei cosiddetti “Anziani”, così da abituare progressivamente l’umanità ai suoi nuovi padroni, scongiurando qualsiasi resistenza. Come parte integrante di tale propaganda, numerose cliniche genetiche sono state aperte in varie parti del globo offrendo terapie mediche in grado di sconfiggere la quasi totalità delle malattie conosciute, aumentare la vita media della popolazione ed accrescere, fisicamente e mentalmente, il potenziale umano attraverso l’utilizzo di DNA alieno. Argomenti sicuramente convincenti per tentare di sedurci. Che questa dominazione sia quindi vantaggiosa per l’umanità? Ovviamente no.

L’obiettivo finale di questo programma è tutto fuorché conveniente per l’uomo, e benché sapientemente occultato dietro alla facciata della reciproca collaborazione tra razze, non è riuscito a persuadere alcuni gruppi di insorti, che ne hanno rifiutato le false lusinghe ed imbracciate nuovamente le armi hanno ingaggiato una feroce guerriglia fatta di attentati, assalti e sabotaggi. E’ questo il contesto che ci vede protagonisti, non più come in passato al comando di un’organizzazione globale finanziata dai vari governi mondiali, ma come leader dell’ultima sacca di resistenza rimasta ad opporsi agli oscuri piani di un nemico che sembra avere già vinto. Ma i veterani della serie non si preoccupino: ad un background narrativo diverso rispetto ai precedenti capitoli fa da contraltare un gameplay pressoché invariato, benché arricchito e rifinito sotto alcuni aspetti. In XCOM 2 ritroviamo tutti i tratti caratteristici che hanno reso celebre ed amata la saga: dalla profonda, appagante ed estremamente tattica fase di combattimento a turni a quella di gestione delle risorse, dalle ricerche in ambito scientifico alla costruzione di nuove strutture per la nostra base e così via.

MP Video - XCOM 2

Dopo una breve missione iniziale che funge sia da tutorial che da cappello introduttivo alla trama, ci troviamo a muovere i primi passi nel cuore nevralgico delle nostre operazioni: l’imponente navetta Avenger. Sì, perché data la natura “illegale” della resistenza, una base operativa tradizionale sarebbe stata troppo vulnerabile alla rappresaglia aliena. L’Avenger rappresenta invece il giusto compromesso tra mobilità, per consentire di muoverci e contattare nuovi gruppi interessati ad unirsi alla lotta ed al contempo di restare lontani dallo sguardo degli agenti Advent, e spazio, necessario a costruire le strutture indispensabili a contrastare un nemico nettamente superiore a noi, numericamente e tecnologicamente. Come nel precedente episodio e i vari predecessori del passato, disponiamo infatti di una visuale sulla sezione verticale dell’Avenger che ne mostra gli ambienti interni e ne consente una rapida selezione; entrando nell'hangar dello Skyranger, l’agile velivolo destinato a trasportare le truppe sul campo di battaglia, possiamo avere una panoramica sullo stato di salute e gestire l’equipaggiamento dei nostri soldati; l’accesso alla sezione scientifica, dove gli scienziati lavorano febbrilmente allo studio di nuove armi o alle autopsie dei cadaveri degli alieni abbattuti ci consente di decidere su quale nuovo progetto investire il tempo di ricerca, l’area ingegneristica è invece destinata alla creazione di nuovo equipaggiamento del quale dotare le truppe sfruttando le conoscenze ottenute.

Col trascorrere del tempo, una volte reperite le risorse necessarie, potremo costruire altre strutture sfruttando delle aree non utilizzate della nave potendo ad esempio costruire sistemi di comunicazione più potenti per contattare nuovi gruppi di ribelli in altre regioni del mondo, attrezzarci con una caserma tramite la quale dare vantaggi supplementari alle truppe o addestrare i nostri novellini e molto altro ancora. La sala più importante è rappresentata dal ponte di comando, dove trova posto il Geoscape, una rappresentazione tridimensionale della Terra attraverso la quale possiamo spostare l’Avenger in vari punti del pianeta, raggiungere obiettivi sensibili ed avviare le missioni, o semplicemente far trascorrere rapidamente il tempo nel mondo di gioco in modo da permettere, ad esempio, il completamento di una ricerca.

Le analogie col passato non si fermano alla mera fase gestionale: anche quella di combattimento a turni ricalca fedelmente i canoni della serie. In questa fase ci troviamo a muovere i componenti della nostra squadra (inizialmente quattro, ma dopo aver costruito una determinata struttura potremo schierare fino a sei unità) utilizzando la tipica visuale isometrica attraverso numerose ambientazioni, urbane e non. Le diverse mappe, generate proceduralmente, sono caratterizzate da un buon livello di dettaglio e sono studiate per mettere a dura prova le nostre doti tattiche, offrendo numerosi ripari da sfruttare, zone sopraelevate utilissime per dominare l'area dall’alto ed offrire un non indifferente vantaggio tattico, elementi che se colpiti possono esplodere generando quindi danni aggiuntivi e cosi via.

Le regole di movimento dei soldati sono molto semplici: ognuno di essi può spostarsi ed effettuare un attacco in un singolo turno purché si muova all’interno di un determinato range; se diversamente si decidesse di posizionarlo fuori da tale area il soldato effettuerà uno scatto, coprendo maggior distanza ma consumando al contempo i suoi punti azione e non potendo più aprire il fuoco. Stabilita una linea di tiro pulita sul nemico le possibilità di andare a bersaglio cambiano percentualmente in base a diverse variabili, tra cui l’abilità del soldato, il posizionamento dello stesso sul campo di battaglia, la sua elevazione rispetto al nemico e alla distanza dallo stesso, oltre che al il tipo di arma utilizzata. Non necessariamente saremo obbligati a far muovere o attaccare le truppe, potremo invece decidere di lasciarle ferme in fase di guardia, in modo tale da permettere di far fuoco in automatico durante il turno avversario qualora un nemico transiti attraverso il loro cono visivo.

Concluso il turno tocca all’avversario muovere le truppe, ovviamente rispettando le medesime regole. Anche in questo capitolo le truppe sono divise in quattro classi, ognuna con caratteristiche peculiari: l’assaltatore, unità votata agli scontri ravvicinati, il granatiere, dotato di lanciarazzi e specializzato in demolizioni, il cecchino, maestro dei colpi dalla distanza e lo specialista, un’unità molto versatile. La novità più rilevante rispetto al passato è rappresentata dall’abilità di hacking conferita alla classe “specialista”, in grado di violare determinati terminali talvolta presenti nell’area di gioco per guadagnare vantaggi tattici, come una maggior mobilità della squadra per alcuni turni. Il rovescio della medaglia è che in caso di fallimento nella violazione del sistema tali vantaggi saranno conferiti agli avversari, con le immaginabili conseguenze. Oltre a questo ed alla possibilità di violare i terminali in remoto utilizzando un versatile drone, grazie allo specialista abbiamo la possibilità di prendere il controllo di eventuali unità robotiche, sfruttandole a nostro vantaggio, curare gli alleati a distanza o scansionare l’area.

Dal punto di vista tecnico XCOM 2 sfoggia una veste grafica rinnovata, che seppur non facendo gridare al miracolo risulta accattivante e pulita, sia nella fase giocata che durante le cut-scene. Presente anche una sezione multiplayer per mezzo della quale saggiare le proprie doti belliche contro avversari umani, mentre il gioco risulta completamente localizzato in italiano sia per i testi che nel doppiaggio.

Amore

Strategia pura

- Tattico, profondo, coinvolgente: il gameplay di XCOM 2 è una manna per ogni appassionato di strategia. La pianificazione a lungo termine delle innovazioni tecnologiche portate avanti nei laboratori di ricerca, la gestione economica e la continua ricerca di nuovi gruppi ribelli che finanzino le nostre operazioni ed il potenziamento e lo sviluppo di nuove strutture della base operativa hanno ripercussioni importantissime durante la squisita fase di combattimento, in definitiva una partita a scacchi con un gran numero di variabili da considerare. Ogni mossa necessita un’attentissima pianificazione, ogni errore viene punito severamente e ciascun turno di gioco porta con sé una sensazione di incertezza molto palpabile; è richiesta una grande capacità di adattamento a nuove situazioni, in quanto in qualunque momento le carte in tavola possono cambiare. Le pedine vanno mosse sempre in maniera oculata, mai abbassare la guardia; ritrovarsi con metà squadra agonizzante per l’intervento di un Berserker infuriato di cui ignoravamo la presenza, dopo aver concluso un turno apparentemente perfetto è una situazione non rara in XCOM 2.

Fratelli in armi

- Il patrimonio più prezioso della resistenza è costituito dalla propria milizia, dagli uomini e donne che rischiano la pelle in ogni missione. Che siano assaltatori, granatieri, cecchini o specialisti poco importa, nel corso della campagna verremo ad instaurare un rapporto molto particolare con le singole unità del nostro esercito. Prendendo parte alle missioni ogni soldato guadagna esperienza e avanza di rango, sbloccando abilità via via sempre migliori; la diretta conseguenza di ciò è che un veterano risulta molto più performante in battaglia rispetto ad un novellino di primo pelo e lasciarlo morente sul terreno si tradurrebbe in un colpo molto duro per le nostre forze d’assalto, in quanto sostituirlo non è impresa banale. Capiterà quindi di voler sfruttare al massimo ma al contempo preservare l’incolumità di questi capisaldi, finendo per affezionarci ad essi. Il fatto di poterli inoltre personalizzare in ogni particolare dell’aspetto fisico, del vestiario e persino della voce, fa sì che ognuno di essi risulti unico, andando ad accrescere questa singolare sensazione di attaccamento al singolo uomo in una tipologia di gioco, quella degli strategici, che in genere vede le truppe come entità anonime e facilmente rimpiazzabili.

Salvare la Terra: un compito arduo

- XCOM 2 è difficile. Molto. Più che in passato. Qualora decideste di raccoglierne il guanto di sfida e scendere in campo contro la Advent, preparatevi a spremere a fondo la vostra materia grigia. Già ai livelli di difficoltà più bassi ho avuto più di un grattacapo nel completare in maniera soddisfacente gli incarichi affidatimi: i nemici, spesso in superiorità numerica, riescono a prodursi in tecniche di ingaggio davvero efficaci ed imprevedibili, tenendo alta la tensione dal momento dello sbarco sino a quello di estrazione dall’area operativa. I tempi di recupero per i soldati in caso di ferite sono lunghi, a volte anche più di una ventina di giorni (che approssimativamente potrebbero essere tradotti in quattro\cinque missioni) e l’eventualità che debbano ricorrere a cure mediche dopo una missione è tutt’altro che remota. Il rischio, qualora si sottovaluti questo aspetto, è quindi quello di ritrovarsi ad affrontare le missioni più avanzate con un organico di novellini, arruolati in fretta e furia e senza esperienza e di trovarsi di conseguenza in maggiore difficoltà. In un simile quadro la buona riuscita di un'operazione genera un enorme senso di soddisfazione.

Il nuovo volto del nemico

- Nonostante in ambito strategico la trama non rivesta generalmente la parte del leone, devo ammettere che il nuovo background narrativo risulta molto avvincente. Ho trovato affascinante l’idea di ritrovarmi in un certo senso a combattere dall’altra parte della barricata, vent’anni dopo gli eventi del primo XCOM, operando in maniera clandestina con missioni di sabotaggio e frequenti mordi e fuggi, in un contesto di costante svantaggio rispetto ad un nemico che ora siede sul gradino più alto del mondo. Ho altresì gradito il modo in cui è stata affrontata e spiegata l’evoluzione delle varie tipologie di alieni, ora molto diverse rispetto al capitolo precedente: nei vent’anni di permanenza sulla Terra la Advent ha infatti utilizzato il materiale genetico umano per aumentarne determinate caratteristiche, potenziandone determinati attributi e modificandone anche drasticamente l’aspetto. Piccoli dettagli, rifiniture, ma apprezzabilissime.

Odio

Una clessidra con poca sabbia

- Un aspetto che non ho particolarmente gradito è che numerose missioni prevedano di dover essere concluse entro un determinato numero di turni. Capita di dover violare un terminale prima che venga bloccato dalla sicurezza, o distruggere un ripetitore prima del sopraggiungere di massicci rinforzi nemici, o ancora eliminare un bersaglio che sta cercando di abbandonare l’area e così via. Il problema è che questo comporta l’obbligo di agire rapidamente, di muovere le truppe in maniera sin troppo avventata, affidandosi spesso alla fortuna essendo costretti a spostarle in zone d’ombra potenzialmente presidiate. A livello concettuale una scelta del genere è sensata, in fondo sono operazioni di guerriglia, per definizione molto rapide, ma avrei comunque preferito fossero meno numerose, considerato anche il già alto livello di sfida offerto e la facilità con la quale i nostri uomini possono venire feriti o abbattuti.

I peccati dei padri

- Capita spesso che nonostante la propria evoluzione una serie si porti dietro alcune sbavature del passato, maledizione alla quale anche XCOM 2 non si sottrae. Sin troppo spesso accade ad esempio che nelle animazioni in cui vediamo i nostri soldati aprire il fuoco, questi lo facciano attraverso muri o coperture, invece che sporgersi da esse. Fortunatamente tale imperfezione non va ad inficiare a livello tattico sull’azione trattandosi solamente di un problema estetico, ma certo considerato che è un problema noto da tempo, una maggior attenzione sarebbe stata auspicabile.

Tiriamo le somme

Ancora una volta la serie XCOM non delude le aspettative e riesce a regalarci uno strategico solido, impegnativo, divertente e dalla grande atmosfera. Qualche piccola sbavatura non riesce a scalfire la sontuosità di XCOM 2, indubbiamente uno degli strategici migliori presenti su console. Un must- have per gli amanti del genere. Davvero imperdibile.
9.0

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