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Horizon: Zero Dawn
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Recensione - Horizon: Zero Dawn

A distanza di 4 anni dall'apertura della line-up di PlayStation 4 con il discutibile Killzone: Shadow Fall, il team olandese Guerrilla Games torna con prepotenza sulla scena videoludica con una IP nuova di zecca, destinata ad alzare l'asticella del progresso tecnologico raggiungibile dall'ammiraglia di casa Sony. Ma tecnicismi a parte, Horizon: Zero Dawn è davvero così bello? Scopritelo nella nostra recensione!

Il Gioco

Horizon: Zero Dawn ci propone un immaginario molto particolare. Se all'inizio sembra aver a che fare con un classico setting neolitico, con uomini delle caverne vestiti di pelli di animali che venerano divinità improbabili, guardando con più attenzione ci si accorge che qualcosa non torna. Infatti gli scorci bucolici sconfinati e le capanne di fango, paglia e rocce sono tra i pochi elementi che rimandano ad un lontano passato, perché la maggior parte delle strutture presenti nel titolo, così come l'abbigliamento dei suoi personaggi, presentano elementi futuristici e tecnologici decisamente fuori luogo. Questo perché Horizon: Zero Dawn ci racconta di una società sorta dopo la fine del mondo, in cui l'uomo ha ricominciato da zero il suo percorso evolutivo, dalle ceneri di quella che era la nostra odierna società, di cui le ultime tracce tangibili risalgono al 2066.

In questa tecno-primitiva società matriarcale, nella tribù dei Nora nasce la piccola Aloy, emarginata poiché nata da madre ignota e affidata ad un padre putativo, Rost, anch'egli un emarginato. Come impone il ferreo regolamento delle tribù, gli emarginati vivono ai confini dei centri abitati e non hanno facoltà di rivolgere la parola a nessuno, se non ad altri emarginati. E questo, neppure a dirlo, fa soffrire la piccola Aloy da morire, che scruta con occhioni da cerbiatta gli altri bimbi della sua età giocare senza poter mai poter interagire con loro. La vita della piccola protagonista cambia però inaspettatamente quando cade per errore in un profondo squarcio nel sottosuolo, dove Aloy scopre le tracce degli antichi, finendo all'interno di una base sotterranea dove trova un oggetto incredibile: il Focus. All'apparenza un pezzetto di metallo indossabile sull'orecchio, il Focus si interfaccia con i sensi di Aloy fornendole moltissime informazioni sul mondo circostante attraverso la realtà aumentata, come il più tecnologico degli hud. Grazie al Focus e all'addestramento del suo patrigno, Aloy comincia a imparare molte cose sul mondo che la circonda e a vedere cose invisibili a tutti gli altri. La sua caduta accidentale nel sottosuolo ha azionato una leva importante nel carattere della bambina, intenzionata più che mai a divenire un'Audace, ovvero una sorta di soldato protettore della sua tribù, capace di sfoderare tecniche di combattimento e compiere prodezze atletiche sfruttando ogni elemento presente in natura, degne della più agguerrita Faith di Mirror's Egde.

Horizon: Zero Dawn parte piano mettendoci ai comandi della Aloy bambina, alle prese con la sua spaventosa esperienza nella base sotterranea, e ci conferisce le meccaniche base di gioco attraverso un lungo ma indispensabile tutorial in cui, grazie ai paterni insegnamenti di Rost, impareremo le basi della caccia e della raccolta: i pilastri su cui si fonderà tutta l'esperienza di gioco. Anche il Focus, attivabile con la pressione dell'analogico destro, si rivelerà fin dalle prime battute di caccia un oggetto indispensabile per la nostra avventura, capace di fornirci in tempo reale informazioni sul percorso dei nostri nemici e mostrandoci i loro punti deboli.

MP Video - Horizon: Zero Dawn

A proposito, vi chiederete di quali nemici stiamo parlando. Ricordate tutta la storia di cui sopra sugli antichi che in realtà erano una società odierna ma più tecnologicamente avanzata ecc, ecc? Ebbene, vi farà piacere sapere che uno dei lasciti più ingombranti di questa società, poco prima della sua estinzione, sono le macchine. Queste intelligenze artificiali robotiche che popolano il mondo di gioco hanno forme animali e mimano la catena alimentare creando piccoli gruppi compatti e agguerriti. Quelle più vulnerabili, di forma bovina o equina come i Corsieri, gli Spazzini o i Cornaguzze riuniti in pascoli, sono quasi sempre accompagnate da guardiani bipedi dal corpo flessuoso dotati di un grosso occhio meccanico chiamati Vedette, il cui scopo è sorvegliare il branco e dare l'allarme nel caso qualche umano sprovveduto si avvicini; mentre le macchine più grosse potenti con la forma di grandi rettili o felini, come il Secodonte o il Manticerio, viaggiano per lo più in solitaria. Nel bestiario di Horizon: Zero Dawn figurano anche macchine volatili o acquatiche, nonché quelle basate su animali estinti come giganteschi dinosauri, fino ad arrivare ai Corruttori, titanici e demoniaci aborti tentacolari armati di tutto punto, che fronteggeremo nelle fasi più avanzate del gioco. Fin dai primi incontri con queste macchine, il senso di pericolo e di imponenza che queste suscitano è assai forte, soprattutto considerando che Aloy sulle prime battute di gioco è armata solo di sassi, arco e frecce. L'approccio stealth attraverso l'erba alta e l'eliminazione silenziosa di un nemico alla volta è quindi una strategia cruciale per sopperire all'inferiorità numerica di Aloy e allo scarso equipaggiamento in dotazione durante le prime ore di gioco.

Archiviata l'infanzia della piccola Aloy e apprese le rudimentali tecniche di gioco, arriverà il giorno della tanto agognata prova che ci porterà a Cuore Della Madre, un importante insediamento della tribù Nora in cui le matriarche accolgono ed eleggono gli aspiranti Audaci appartenenti alle differenti tribù, tra cui i Carja e gli Oseram, un tempo tutte rivali. Purtroppo i buoni propositi di pace tra i popoli vengono sconvolti da un traditore che trama silenziosamente tra le fila dell'evento e la povera Aloy si trova nel bel mezzo di una battaglia contro predoni mascherati e macchine corrotte, rese schiave da questi ultimi. Il suo battesimo del fuoco in quanto Audace richiederà un sacrificio importante per Aloy, ma allo stesso tempo la vedrà diventare una Cercatrice, ovvero una delle cariche militari più alte che le matriarche possono conferire a pochi e dotati eletti. Infatti, nonostante sia una “senza madre” e considerata una reietta dai più, la giovane Aloy viene investita di questa carica proprio perché la sua nascita rappresenta un enorme mistero e stando ad alcune matriarche Nora, la ragazza è destinata a compiere un grande destino.

Neppure il tempo di piangere i morti e di riflettere in quanto poco tempo la vita di Aloy sia passata dalle stalle alle stelle, che la vediamo ripartire da Cuore Della Madre verso Meridiana, la capitale dove dimora Avad, il Re Sole, figlio del precedente sovrano che aveva scatenato i conflitti tribali del passato, per far luce sui recenti fatti di sangue e non ultimo, per scoprire di più sulla sua famiglia perduta. Ed è proprio da qui che inizierà la nostra epopea pad alla mano che ci condurrà attraverso l'enorme mappa di gioco, tutta esplorabile fin da subito (eccezion fatta per alcune zone praticabili solo seguendo la missione principale) che ci farà fronteggiare minacce umane e artificiali e ci farà accettare numerosi incarichi secondari che vanno dalla raccolta di reperti o pelli, al ritrovamento di oggetti o persone scomparse, fino alla messa in sicurezza di zone popolate da macchine pericolose. Aloy è agile come una gatta ed è un piacere vederla correre a perdifiato e arrampicarsi con destrezza, prodigandosi in lunghe scivolate che culminano nei cespugli per mettersi al riparo dallo sguardo vigile delle macchine. Tutto ciò di cui avremo bisogno per la cura o per la fabbricazione di munizioni o l'ampliamento di sacche e borse lo ricaveremo dalla natura, raccogliendo rami, arbusti e fiori o uccidendo cinghiali, volpi e altri piccoli animali. Ogni cadavere che lasceremo al nostro passaggio, compreso quelli delle macchine, ci fornirà risorse naturali o tecnologiche preziose per la creazione, la modifica delle armi e degli oggetti in nostro possesso, e i frammenti di metallo ritrovati fungeranno anche da valuta per acquistare e vendere equipaggiamento presso i numerosi mercanti sparsi sui sentieri sicuri o nei centri abitati. L'armamentario che potremo acquistare varia da archi e frecce più o meno potenti e veloci, fionde lancia bombe, meccanismi per piazzare trappole e un utilissimo fucile separa cavi di metallo capace di incatenare temporaneamente al suolo le macchine. Non possono certo mancare le uniformi di varia fattura che conferiscono una buona dose di personalizzazione di Aloy e garantiscono differenti bonus alla resistenza agli elementi, ai colpi subiti e allo stealth.

All'inizio l'impatto della gestione delle modifiche all'equipaggiamento, il crafting e soprattutto l'approccio alle battaglie contro le macchine è piuttosto farraginoso. Quest'ultimo aspetto in particolare impone il dover ricorrere spesso a svariate armi durante gli scontri contro i robot, passando dal giavellotto o dall'arco lungo per rimuovere le placche di metallo che celano le parti più vulnerabili delle macchine, per poi colpire i serbatoi di vampa (il combustibile che fa muovere i robot) con l'arco da caccia e le frecce incendiarie, magari fissando temporaneamente il nostro nemico al terreno usando l'arpione, dopo averlo attirato verso di noi con una trappola esplosiva. Durante le battaglie, Aloy può sempre contare sulla Concentrazione, funzione richiamabile quando mireremo con l'arco premendo la leva analogica destra, che rallenta il tempo per una manciata di secondi e ci permette di mirare con estrema precisione su zone specifiche del corpo dei nemici. Una pratica ruota delle armi, accessibile tenendo premuto il tasto L1, permette invece di passare velocemente da un'arma all'altra o cambiare la tipologia di munizioni da usare. Insomma, le battaglie sono strategia allo stato puro e i modi per portarle a termine dipendono solo dalla fantasia del giocatore. Inoltre ogni scontro che affronteremo, anche quelli con le macchine all'apparenza più deboli della catena alimentare, rappresentano una potenziale minaccia di morte per Aloy e lo scoprirete sulla vostra pelle rimanendo meravigliati della brutalità e dalle tecniche offensive di gruppo che metteranno in pratica gli avversari meccanici.

Se archi, frecce e trappole esplosive non vi sembrano abbastanza, sappiate che Aloy può contare anche sull'Override, un dispositivo ancorato al suo giavellotto attivabile mediante il tasto Triangolo, che le da la possibilità di assoggettare alcune macchine e utilizzarle come mezzi di trasporto, diversivi o come alleati di fortuna in battaglia. Per fortuna le macchine non sono tutte ostili, infatti in alcune zone della mappa ci capiterà di imbatterci nei Collolungo, pacifici esseri quadrupedi alti decine di metri ispirati agli stegosauri con una testa a forma di enorme disco. Il nostro scopo in quel caso non sarà abbatterli, bensì trovare il modo di scalare la loro lunga spina dorsale fino al cranio, su cui praticare l'Override, utilizzandoli come ripetitori telefonici per rivelare i punti d'interesse nascosti sulla mappa e la locazione dei collezionabili.

L'incantesimo intriso di strategia e tattica purtroppo svanisce in buona parte durante gli scontri con gli altri esseri umani, dove l'intelligenza artificiale dei nostri nemici fatti di carne e ossa dimostra segni di cedimento strutturale. Di tanto in tanto, tra le missioni secondarie o tra le cosiddette “commissioni”, ovvero quest sbrigative che ci verranno assegnate dagli abitanti del mondo di gioco, spiccheranno delle richieste di ripulire villaggi di predoni e liberare gli schiavi tenuti prigionieri. Anche in questo caso l'approccio stealth, la neutralizzazione degli allarmi e la graduale eliminazione dei nemici paga bene, per quanto gli avversari umani denotano una percezione dei pericoli che li circondano molto meno convincente di quella delle macchine, aspetto decisamente più riuscito del gioco. Vedremo spesso infatti i soldati nemici girare in tondo come fossero intontiti o dimenticare fin troppo presto il ritrovamento di un loro commilitone morto da poco con una freccia in mezzo agli occhi. Restando in tema di difetti, un altro elemento che non convince del tutto nel gioco è la recitazione dei modelli poligonali. Con questo non intendo il doppiaggio italiano, quello è sorprendentemente buono, salvo qualche sporadica perdita di sync di labiale. Mi riferisco altresì alla staticità dei volti e alla pochezza delle animazioni dei personaggi su schermo durante le scene d'intermezzo. Nonostante l'ottima fattura con cui sono realizzati e alla buona intensità dei loro dialoghi, i personaggi talvolta sembrano dei grossi bambolotti con lo sguardo vitreo, statici e poco espressivi.

L'esplorazione della enorme mappa ricca di segreti, la caccia di prede viventi o meccaniche e la raccolta di risorse e collezionabili sono quindi le colonne portanti del titolo, che ci terrà occupati per tantissime ore di gioco. Tutte le caratteristiche offensive e difensive di Aloy sono migliorabili attraverso il corposo albero delle abilità che andremo a sbloccare mediante la spesa di punti esperienza racimolati dalla giovane protagonista dopo ogni impresa, missione o uccisione che porteremo a termine. La mappa, come accennavo prima, è davvero enorme e ci condurrà attraverso svariate zone, tutte differenti climaticamente e ben caratterizzate, capaci di sfoggiare tra i più imponenti stacchi visivi mai visti in un videogame. Potremo immortalare tutto ciò attraverso il sempre gradito Photo Mode, richiamabile in qualsiasi momento dal menu di pausa, che ci permetterà di produrre bellissimi scatti filtrati ed effettati a nostro piacimento da condividere sui social con i nostri amici. Le distanze tra un punto e l'altro della mappa sono spesso abissali e per quanto sia un piacere veder scorrazzare la giovane e agguerrita protagonista dalla folta capigliatura cremisi, talvolta è necessario ricorrere ai viaggi rapidi, che si attivano una volta scoperti e accesi i vari falò sparsi sulla mappa, che fungono anche da punti di salvataggio manuale. I viaggi rapidi sono però contati e possono essere fabbricati o acquistati come fossero oggetti dell'equipaggiamento.

Horizon: Zero Dawn utilizza il motore grafico Decima, lo stesso engine recentemente scelto da Hideo Kojima e il suo nuovo team per la realizzazione di Death Stranding (di cui il titolo contiene alcuni piccoli easter eggs) e si comporta davvero egregiamente. Il ciclo giorno-notte dà vita ad un'illuminazione dinamica davvero eccezionale ed un uso dell'HDR pensato espressamente per la PlayStation Pro, su cui neppure a dirlo, il titolo offre l'esperienza definitiva in quanto a risoluzione e stabilità di framerate, aumentando anche la draw distance e risolvendo piccole magagne di aliasing e pop-up degli elementi dello scenario un po' più marcati su PlayStation 4 tradizionale.

Amore

Un mondo sconfinato

- Il mondo di gioco di Horizon: Zero Dawn è semplicemente maestoso. La mappa si estende per chilometri e le missioni a cui prendiamo parte ce la fanno esplorare pezzo per pezzo, rivelandoci zone con climi differenti e abitate da ecosistemi di macchine sempre diverse e pericolose. Gli stacchi visivi presenti in alcuni frangenti di gioco sono indimenticabili e vi invoglieranno a rimanere fermi ad osservare il sorgere del sole o passeggiare contemplando la flora e la fauna che vi circondano alla luce del tramonto, o ammirare i raggi di luna che bucano le fronde degli alberi sopra di voi. Complimenti Guerrilla, il lavoro svolto sul mondo di gioco e la caratterizzazione dei personaggi che lo popolano vale già abbondantemente il prezzo del biglietto!

Tecnicamente strepitoso

- Bastano poche ore di gioco per capire che Horizon: Zero Dawn è destinato a settare nuovi standard di ottimizzazione grafica su console. Particolarmente ottimizzato per l'ultimo aggiornamento hardware di casa Sony, la PlayStation Pro, gode di un granitico frame-rate ancorato ai 30 fotogrammi al secondo e una gestione dell'HDR esemplare. Il comparto tecnico poi è praticamente da urlo, sia per quanto concerne l'ambientazione, finemente realizzata, che per la cura maniacale dei dettagli su personaggi e macchine. Alcuni stacchi visivi durante l'esplorazione poi vi lasceranno senza fiato piuttosto spesso.

Strategia e tattica

- Anche a distanza di dozzine di ore di gioco, Horizon: Zero Dawn non rischierà di stancarvi con le sue battute di caccia. Ogni battaglia con le macchine è sempre diversa e offre molteplici tipologie di approccio tattico, fattore particolarmente avvalorato dalla moltitudine di armi da poter acquistare e sfoderare durante le battaglie. E credetemi se vi dico che avrete bisogno di tante armi per poter intascare la vittoria contro le macchine, visto che sanno essere particolarmente brutali se stuzzicate. Anche le macchine all'apparenza meno dotate possono potenzialmente rappresentare un pericolo tangibile per Aloy, per questo l'approccio in battaglia deve essere sempre ponderato tenendo bene a mente i (pochi) limiti fisici dell'agile protagonista e le dotazioni del suo equipaggiamento.

Odio

Intelligenza artificiale dei nemici umani

- Uno degli elementi peggio riusciti in Horizon: Zero Dawn è probabilmente l'intelligenza artificiale dei nemici umani. Capita spesso infatti di incontrare gruppi di umani ostili asserragliati in dei fortini ben protetti. Il nostro compito sarà quello di ripulirli, liberando gli eventuali schiavi rinchiusi. Proprio in questi frangenti il titolo mostra il fianco dotando i nostri antagonisti di una discutibile percezione del mondo esterno. Vedremo infatti i soldati nemici vagare come ubriachi per la mappa o non dare troppo peso al ritrovamento di un commilitone stecchito che avremo fatto fuori poco prima. Al di là della loro intelligenza artificiale, i nemici umani non godono della stessa cura certosina di dettagli, né tantomeno dello stesso carisma delle macchine e per questo gli scontri con questi risultano molto meno appaganti o tattici.

Animazioni durante le cut-scene

- Sembra una contraddizione: dopo tanti elogi sulla parte tecnica del gioco, tra le perplessità figurano proprio la qualità delle cut-scene. Queste ultime non impensieriscono certo dal punto di vista grafico, comparto del gioco che si attesta su standard altissimi, ma in quanto a staticità delle animazioni dei personaggi su schermo durante i dialoghi. La recitazione di Aloy e dei vari personaggi che incontreremo è piuttosto piatta e priva di dinamismo, con modelli poligonali che sembrano ancorati a terra e dallo sguardo perso nel vuoto come fossero delle bambole. Questo fattore collide talvolta con la recitazione dei dialoghi in audio, fin troppo carichi di enfasi per aderire su quelle espressioni smorte.

Tiriamo le somme

Horizon: Zero Dawn è un titolo open world con dinamiche da gioco di ruolo bello da vedere, divertente e soprattutto longevo da giocare. Tecnicamente eccellente tanto dal punto di vista artistico che grafico e con una caratterizzazione ineccepibile di ambienti, personaggi e macchine, è un titolo che non potrà lasciarvi indifferenti impegnandovi inoltre in scontri che richiedono strategia e tempismo. Restano tuttavia dei dubbi su difetti grossolani come sporadici glitch, la deludente IA degli avversari umani e l'inspiegabile staticità dei modelli poligonali durante le scene d'intermezzo, ma si tratta di difetti che inficiano a malapena la bontà oggettiva di un'opera di tali dimensioni. Probabilmente Horizon: Zero Dawn non innoverà nulla sul fronte dei titoli di genere, ma risulta un grandissimo gioco sotto molti aspetti e se si è possessori di una PlayStation 4 l'acquisto è praticamente obbligato.
9.0

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L'autore

Classe '79, sound designer di professione. La sua incrollabile passione per i videogiochi nasce solo all'inizio degli anni '90 e viene presto affiancata da quella per il doppiaggio. Col passare del tempo la sua carriera di videogiocatore onnivoro si focalizza sulla scena PC, ma poi assume sembianze più mature con l'avvento di PlayStation e di tutte le successive console che prenderanno lentamente possesso di casa sua.

c

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