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Kholat

Recensione - Kholat

La storia è piena di misteri inspiegati e fra questi vi è l’incidente del passo di Dyatlov, dove un gruppo di escursionisti trovò la morte per cause ancor oggi ignote. Lo studio polacco IMGN.PRO ha sfruttato le premesse di quella macabra storia per dare vita a Kholat, un titolo horror appena sbarcato anche su Xbox One; eccovi la nostra recensione.

Il Gioco

Gennaio 1959, Russia. Dieci studenti dell’istituto politecnico degli Urali si organizzano per una spedizione sciistica attraverso l’insidiosa catena montuosa asiatica con meta finale il monte Otorten. Il gruppo è formato da escursionisti esperti e per questo i familiari si aspettano di vederli tornare non più tardi della seconda settimana di febbraio, ma ciò non avviene. Dopo qualche giorno di ulteriore attesa dovute all'ipotesi di un ritardo fortuito, cominciano le ricerche di quelli che, a questo punto della storia, sono diventati nove viaggiatori dispersi; il decimo era tornato indietro all’inizio del viaggio per problemi fisici.

Le ricerche si rivelano subito molto complesse per le condizioni atmosferiche (siamo pur sempre nel pieno dell’inverno russo), ma le brutte notizie non tardano ad arrivare, e con esse una serie di domande che ad oggi non hanno ancora risposta. I soccorritori, giunti nei pressi del monte Kholat Syakhl – situato diversi chilometri fuori dal percorso previsto per l'escursione – rinvengono la tenda del gruppo, o meglio, i resti. La zona appare immediatamente come lo scenario di una fuga precipitosa, con la tenda strappata dall’interno, come se a mettere in fuga il gruppo fosse stato qualcosa di molto vicino e molto spaventoso. A diverse centinaia di metri dal campo, sotto un grosso albero, vengono trovati i primi due corpi: le vittime non indossano vestiti al di fuori della biancheria intima. Il tragitto fra la tenda e il limitare della foresta restituisce altri tre cadaveri congelati, uno di essi ha una leggera frattura al cranio. Gli ultimi quattro dispersi vengono infine recuperati dal fondo di un crepaccio di quindici metri: i corpi presentano diverse fratture e uno è privo della lingua.
Come se non bastasse, ad infittire il mistero ci si mette il fatto che i vestiti recuperati e la tenda presentano un tasso di radiazioni leggermente più alto del normale e, nei giorni in cui si presume siano morti i nove studenti, erano state fatte diverse segnalazioni di strane luci nel cielo di quella zona. Quest’insieme di strani elementi, presi come un unico misterioso evento, sono passati alla storia come l’incidente del passo di Dyatlov, dal nome del capo della spedizione. Dove finiscono le certezze inizia Kholat.

MP Video - Kholat

Nei panni di un misterioso viaggiatore siamo chiamati a vagare, con visuale in prima persona, alle pendici del monte teatro di questa vicenda, guidati solamente da una mappa e una bussola. Sulla mappa sono segnate le coordinate di nove punti, mentre una misteriosa voce narrante (interpretata nientepopodimeno che da Sean Bean, alias Lord Stark, alias quello che muore sempre nei film) sottotitolata in italiano sembra raccontare di eventi al confine fra la realtà e il sogno, o forse sarebbe meglio dire l’incubo. Man mano che ci addentriamo nell’altopiano la neve restituisce documenti e diari (anche questi tradotti in italiano) utili a comporre il mosaico di una storia via via sempre più inquietante, mentre i punti segnati dalle coordinate sembrano essere i luoghi catartici per scoprire più nello specifico cosa è successo ai nove sciatori scomparsi.

In alcune occasioni, anche se rare, il nostro cammino incrocia quello di pericolosissimi spiriti erranti che, una volta presa coscienza dell’intrusione, cercano di raggiungerci per porre fine ai nostri giorni in questo mondo. Il modo migliore per evitare una fine tanto orribile è quello di prestare attenzione al loro cammino, reso visibile dalle impronte infuocate che lasciano. Infine, a completamento di un gameplay molto semplice, vi sono alcune tende sparse per la mappa che fungono sia da punto di rinascita in caso di morte, che da strumenti per il viaggio veloce verso gli altri campi scoperti nel corso dell’esplorazione.

(Post scriptum: Interessato dalla storia degli studenti dispersi, ho cercato maggiori informazioni su cosa può effettivamente aver portato alla loro morte. Seguendo una serie di spiegazioni che tenevano conto di indizi e risposte entro i confini del razionale, sono riuscito a dar forma ad una ricostruzione che, in mancanza di altro, si presenta come la più credibile e vicina alla realtà. Nel caso vi sia qualcuno interessato a conoscerla si faccia avanti nei commenti, in caso contrario vi lascerò convivere con il dolce brivido che un buon mistero può dare.)

Amore

Soli nella tormenta

- Se c’è una cosa che il team di sviluppo di IMGN.PRO è riuscito a fare bene in Kholat è restituire il senso di alienazione e solitudine dato dal trovarsi da soli in una zona climaticamente ostile e psicologicamente satura di energie negative derivanti dagli avvenimenti appena accaduti. Vagare nella neve con la sensazione di non dover essere lì è la cosa migliore che si può provare nei panni del misterioso protagonista di Kholat. Anche perché, di fatto, è l’unica.

Odio

Voce!

- Non penso che Sean Bean si sia prestato al cast di Kholat in forma gratuita, e per questo motivo trovo ancora più sconcertante il fatto che l’audio del gioco sia calibrato in maniera tanto approssimativa. Quando arriva il momento di ascoltare i deliri del buon vecchio Sean ci si trova di fronte ad un bilanciamento dei livelli completamente sbagliato, vittima anche di una scarsa qualità della registrazione. Verrebbe da pensare che le sessioni siano state registrate durante una chat di Skype e schiaffate nel gioco senza tanti complimenti.

Mi sono perso mentre mi perdevo

- In principio ho trovato l’idea di trovarmi solo in compagnia di cartina e bussola molto interessante. Certo, ho dovuto cercare quali fossero i caratteri cirillici per Nord e Sud a causa di un bussola prodotta a Stalingrado, ma il problema si è presto rivelato essere assai più grave. La cartina è uno strumento troppo approssimativo, con strade e deviazioni segnate senza la giusta scala e senza punti di riferimento; è difficile anche solo capire quali dei sentieri segnati siano sullo stesso livello o ad altezze differenti. Alla fine ho deciso di mettere via tutto e camminare a casaccio, usando i documenti ritrovati come stelle polari per capire dove mi trovavo, visto che la posizione di ogni documento raccolto viene fortunatamente segnata sulla mappa. Ironia della sorte: in un titolo dove si indaga sulla sparizione delle vittime del passo di Dyatlov, la risposta è più semplice di quella che sembra: avevano le mappe fornite dal team di sviluppo di Kholat e sono morti in preda alla follia.

Il mistero di Pulcinella

- Kholat non cerca minimamente di dare un risposta razionale agli eventi storici alla base del gioco, anzi! Purtroppo non si sforza nemmeno nel cercare pretesti narrativi nuovi o, almeno, non presenti nel 90% delle teorie del complotto. Non entro nei dettagli della narrazione per ovvi motivi, ma se pensate a sparizioni, mistero, Unione Sovietica, impiegherete pochi secondi a costruirvi una trama… ed è quella giusta.

Tiriamo le somme

Kholat è un titolo con una premessa interessante, ma che la sfrutta in modo superficiale e approssimativo. L’evoluzione della trama smorza subito gli entusiasmi degli appassionati di mistero, in quanto si palesa come prevedibile, e il gameplay da walking simulator affiancato ad una mappa imprecisa e sbagliata è più fonte di frustrazione che brivido. Se non fosse per il nome importante sul quale poggia l’opera del team polacco, Kholat sarebbe una banale e annacquata storia dell’orrore. Consiglio a questo punto di passeggiare nei boschi in compagnia di un amico bravo a raccontare storie di fantasmi e misteri: il risultato sarebbe qualche brivido in più ed i benefici dell’aria aperta.
4.0

c Commenti


L'autore

Un giorno qualcuno gli disse che c'erano altri giochi oltre Age of Empire. Da quel momento è alla ricerca dell'esperienza definitiva, molti sostengono faccia apposta a non trovarla per poter continuare a giocare. Convinto sostenitore de "il voto non fa il gioco", scrive su diversi siti, un paio addirittura creati da lui. Un giorno scomparira nel nulla in un vortice di gameplay, o impazzito scenderà in strada urlando di minacce a New York e brandendo una spada immaginaria.

c

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