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Broken Age

Recensione - Broken Age

Concepito nel lontano 2012 come progetto indipendente su Kickstarter, Broken Age è una delle ultime opere originali di Tim Schafer, il papà di Grim Fandango, Full Throttle e molte altre icone videoludiche nate sotto la buona stella di Lucas Arts. Dopo una lunga attesa che l'ha vista uscire su altri lidi, l'avventura arriva finalmente anche su Xbox One. La domanda a questo punto è: sarà valsa la pena di attendere? Ecco il nostro verdetto.

Il Gioco

Broken Age è un’avventura punta e clicca di stampo classico, che ci prende per mano e ci riporta al tempo in cui Lucas Arts sfornava anno dopo anno quelle che sarebbero divenute intramontabili icone videoludiche, come Guybrush Threepwood e Manny Calavera, che fortunatamente i più giovani di voi lettori possono avere ancora oggi il piacere di conoscere e apprezzare, mediante le trasposizioni in alta definizione delle avventure punta e clicca dei tempi d’oro dell’industria. Broken Age appartiene proprio a quell’universo videoludico remoto che oggi torna a vivere grazie a progetti indipendenti finanziati mediante crowdfunding, come in questo caso, in cui Double Fine ha raccolto una più che generosa somma di denaro dai backers di tutto il mondo, avviando così lo sviluppo del titolo. Del resto c’era da aspettarselo, soprattutto quando il creative director del gioco è Tim Schafer che per anni ci ha deliziato con le sue geniali creazioni videoludiche.

Broken Age ci racconta due storie, apparentemente scollegate tra loro, che vedono come denominatore comune due adolescenti: Shay e Vella. Shay è un ragazzo che vive sulla Nostranavis, un’astronave ideata per dare il via all’Operazione Dandelion, progetto spaziale che ha visto pochi fortunati lasciare per sempre il pianeta Loruna ormai privo di risorse e vagare nello spazio al fine di trovare nuovi satelliti floridi da popolare. Shay è condannato a un’esistenza monotona e del tutto priva di pericoli, costantemente vigilato dall’occhio dell’intelligenza artificiale della Nostranavis, che mediante le sembianze della mamma Hope e il papà Ray (nomi che scopriremo essere un omaggio ai genitori dello stesso Tim Schafer) gli impediscono di mettersi in qualsiasi tipo di pericolo o di farsi del male. Il ragazzo passa quindi le sue giornate scandite dai pasti comandati, coccolato e trattato alla stregua di un poppante, giocando alle imprese di un capitano spaziale e prendendo parte a finte missioni di salvataggio di stucchevoli pupazzi di pezza, che annoierebbero persino un bambino di pochi anni. Tutto cambia però quando Shay decide di dare un taglio alla routine della sua vita e, mandando a monte l’ennesima finta missione di salvataggio, finisce in una zona remota della nave dove conosce Marek, un improbabile clandestino della Nostranavis travestito da lupo. Grazie a Marek il ragazzo avrà finalmente la possibilità di vivere una pericolosa avventura, dilettandosi nella ricerca e nel salvataggio di alcune creature in pericolo sparse per la galassia, cosa che lo spingerà anche ad aggirare le severissime misure di sicurezza della nave spaziale per spingersi verso pianeti pericolosi.

Parlando di creature in pericolo non si può non raccontare la storia di Vella, l'altra protagonista del gioco. Fornaia adolescente di Dulcia, un ridente paesello rinomato per i suoi dolci tipici, è purtroppo condannata ad un infausto destino: infatti Vella è stata scelta come vittima sacrificale per placare l’ira di Mog Chotra, una enorme divinità aliena che ogni quattordici anni compare per nutrirsi di giovani donne. La famiglia di Vella reputa questo un grande onore per la loro primogenita, anche se Vella non è dello stesso parere: non solo perché non vuole diventare il pranzo di un mostro gigante, ma anche perché vorrebbe vedere insorgere la sua gente contro Mog Chotra per spezzare questa assurda catena di sacrifici umani. L’unico membro della famiglia a spalleggiarla è suo nonno, ex cacciatore battagliero ma ormai anziano tremolante e vittima della demenza senile. Dopo essere stata celebrata a dovere dalla sua famiglia, comincia per Vella la cerimonia del Banchetto delle Fanciulle, in cui le prescelte del villaggio si agghindano e si circondano da ogni tipo di leccornìa per essere mangiate dal mostruoso alieno tentacolare sotto gli occhi fieri di parenti e amici. Con un po’ di strategia e fortuna, Vella riesce a scampare alla sua fine ingloriosa e grazie ad un grosso pennuto preso al lazo, vola via verso un destino migliore, ma soprattutto verso un’avventura che le farà incontrare tante persone nuove e le farà scoprire cosa si nasconde dietro al mito di Mog Chotra.

Molto altro ci sarebbe da raccontare sulla trama di Broken Age, ma fate i bravi e accontentatevi solo di questa premessa per evitare di leggere spoiler indesiderati. Vi basti sapere che in questo titolo nulla è come sembra e che le due storie di Shay e Vella, in apparenza assolutamente sconnesse tra loro, hanno molto più in comune di quello che possiate immaginare. Il vero punto di rottura della trama avviene alla fine del primo dei due atti, che ha visto i giocatori PC attendere più di un anno per scoprire le sorti dell’avventura e dei suoi protagonisti. Fortunatamente gli utenti console hanno il privilegio di giocarsi questo titolo dall’inizio alla fine senza attese, godendo della bellezza del suo stile grafico bidimensionale ricco di colori acquerello, capace di rendere le immagini quasi dei dipinti in movimento.

Il gameplay rievoca il tipico stile del genere punta e clicca, proponendo un interfaccia essenziale composta da un menu a comparsa, richiamabile attraverso la pressione del tasto triangolo, che ci permetterà di esaminare, utilizzare o combinare tra loro gli oggetti in nostro possesso. Nel suddetto menu avremo anche la possibilità di passare da una storia all’altra impersonando Shay o Vella ogni qual volta lo desideriamo durante la partita. Sullo schermo c’è anche l’immancabile cursore, governabile con l’analogico sinistro, che ci permetterà di interagire con gli elementi dello scenario.

Chi volesse scampare alle fasi di pixel hunting, potrà invece manovrare il cursore mediante la levetta analogica destra: in questo modo si potrà navigare lo scenario col cursore più velocemente passando da un elemento interattivo all’altro. La curva di apprendimento del gioco è molto ben realizzata, gli enigmi basati sulla combinazione di oggetti sono divertenti e richiedono concentrazione e immaginazione per essere portati a termine. Nonostante questo sappiate che le combinazioni tra i vari oggetti sono per lo più logiche e contestuali alle situazioni, per cui non aspettatevi gli astrusi abbinamenti tipo “usa il pollo di gomma con carrucola” celebri di Monkey Island. Inutile aggiungere che anche la scrittura è ben realizzata, seppure non memorabile, ma comunque intrisa dell’ironia e del citazionismo tipico di Schafer, che non risparmia battute e frecciatine durante i siparietti tra i personaggi, anche se lo fa più moderatamente rispetto a quanto ci hanno abituato i capisaldi videoludici del passato.

Per questa ragione Broken Age offre delle tinte più mature rispetto alle altre opere di Double Fine, pur restando sempre un prodotto leggero e sopra le righe, vittima purtroppo anche di qualche sporadica caduta di stile che talvolta annoia e rasenta la frustrazione, specie nelle fasi di backtracking. Ennesimo pregio del titolo è il suo doppiaggio, realizzato da un cast di attori americani del calibro di Elijah Wood, Jack Black e Will Weaton.

Per quanto riguarda la localizzazione italiana, troviamo i sottotitoli e un gran lavoro di traduzione svolto sui cartelli e su tutto ciò che è possibile leggere all’interno degli ambienti del gioco. Una nota di merito va fatta anche alla colonna sonora, composta dai brani di Peter McConnell, compositore di numerosi titoli targati Lucas Arts e Double Fine, e da un sound design ricco di effetti sonori buffi e grezzi che rendono l’esperienza ancora più surreale. Le due storie di ribellione e di cambiamento di Shay e Vella ci terranno occupati all’incirca per 4-5 ore di gioco.

Amore

Un punta e clicca vecchia scuola

- Broken Age è un gioco per tutti, ma parla al cuore dei videogiocatori d’altri tempi e agli orfani delle indimenticabili avventure targate Lucas Arts. Tim Schafer e il suo team Double Fine sono riusciti nel faticoso intento di rievocare in grande stile un genere videoludico e narrativo quasi dimenticati, dando vita ad un’avventura grafica intrisa della simpatia e della tipica ironia dei punta e clicca del passato.

Comparto artistico

- Il gioco ha uno stile bidimensionale unico e molto accattivante, coloratissimo di tinte acquerello. La ricchezza di dettaglio degli scenari e il peculiare character design dei personaggi rendono il tutto una sorta di dipinto in movimento piacevole da guardare.

Enigmi e curva di apprendimento

- La curva di apprendimento degli enigmi del gioco è ben bilanciata. Forse tra le due storie, quella che vede protagonista Shay è meno ricca di rompicapi rispetto all’avventura di Vella che si arricchisce anche di enigmi che prevedono di fare delle scelte con il giusto tempismo.


Odio

Scrittura non sempre brillante

- Per quanto Broken Age offra una buona sceneggiatura, la struttura narrativa non risulta sempre all’altezza, proponendo di tanto in tanto sezioni di backtracking un po’ noiose e passaggi leggermente frustranti, introducendo personaggi o situazioni privi di reale mordente ai fini della storia. Probabilmente questo fattore è imputabile alla scissione in due parti del gioco, rilasciate a più di un anno di distanza.

Tiriamo le somme

Broken Age è un titolo che ci fa rivivere le atmosfere tipiche dei tempi d’oro del genere videoludico punta e clicca. Il gioco propone un piacevolissimo stile grafico e presenta una buona scrittura, seppur non esente da sporadici momenti di noia e marginali falle di sceneggiatura, probabilmente figlie di una produzione interrotta tra il rilascio e l’altro dei due atti di gioco. Nonostante tutto, quella vecchia volpe di Tim Schafer riesce a sfornare anche stavolta un titolo in chiave vecchia scuola, che grazie all’indiscutibile originalità di un impianto tecnico e artistico mette d’accordo tutti, anche i più esigenti videogiocatori orfani di Monkey Island. Probabilmente Broken Age non sarà ricordato come una pietra miliare videoludica dalle generazioni future, ma si sentiva davvero la mancanza di un’avventura punta e clicca simpatica e divertente come questa, e se siete appassionati del genere non potete mancarlo per nessun motivo. Signor Schafer, i miei rispetti.
8.5

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L'autore

Classe '79, sound designer di professione. La sua incrollabile passione per i videogiochi nasce solo all'inizio degli anni '90 e viene presto affiancata da quella per il doppiaggio. Col passare del tempo la sua carriera di videogiocatore onnivoro si focalizza sulla scena PC, ma poi assume sembianze più mature con l'avvento di PlayStation e di tutte le successive console che prenderanno lentamente possesso di casa sua.

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