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Recensione - InnerSpace

Grazie al successo della campagna crowdfundind su Kickstarter nel 2014, il team di sviluppo texano PolyKnight presenta sulle nostre console InnerSpace, particolare mix tra simulatore di volo e avventura narrativa che punta tutto sull'esplorazione di un mondo fantastico. Scopriamone le caratteristiche nella nostra recensione!

Il Gioco

Stando alle dichiarazioni dei componenti del team di sviluppo, InnerSpace è stato concepito svariati anni or sono, ai tempi del college, in cui da ragazzi i futuri fondatori del team PolyKnight si incontravano per fantasticare sull'impiego di nuove e rivoluzionarie tecniche di game design. Da quella che allora era solo una scintilla d'ingegno, tanta fantasia e qualche schizzo su un quadernone, anni dopo nacque un'avventura aerea basata sull'esplorazione di un vasto mondo alieno.

InnerSpace ci racconta infatti di un'antica civiltà in grado di sfruttare le capacità del Vento, una sorta di energia mistica che a sua volta ha dato vita all'Inverso, un vero e proprio pianeta “al contrario” che contiene oceani e cieli al suo interno come una sfera ripiena di vita. Gli Antichi, così vengono chiamati gli esponenti della civiltà perduta, erano brillanti architetti e inventori, in grado di edificare l'Inverso con sofisticate strutture e costruire droni e macchinari senzienti sfruttando l'energia magica del Vento. Tuttavia il loro status di sovrani dell’Inverso venne spodestato dall'insurrezione dei Semidei, i quali non approvavano l'indebita appropriazione del Vento da parte degli Antichi. Fu così che l'Inverso cessò di esistere e con esso gli Antichi. O almeno così raccontano le leggende.

I nostri primi passi all'interno dell'incomprensibile mondo di InnerSpace avvengono grazie a colui che diverrà il nostro fedele compagno durante tutta l'avventura: un sottomarino che si definisce l'Archeologo, impegnato nella raccolta di reliquie che testimoniano l’oscuro destino degli Antichi. Il nostro nuovo amico ci riporta in vita nella forma di un rudimentale aeromobile chiamato Cartografo, composto di una struttura tubolare capace di fluttuare in aria mediante ali sottili e un'elica posteriore. Ci racconta che la nostra riprogrammazione è stata difficile perché non si era mai imbattuto in una macchina senziente prima d'ora, e che la tecnologia di cui è munito il nostro cervello digitale non gli è del tutto chiara. Dopo aver scambiato due chiacchiere con l'Archeologo, ben felice di rispondere alle nostre domande, potremo dedicarci a quella che diventerà la nostra missione principale: aiutarlo nella raccolta di frammenti di Vento e antiche reliquie risalenti al tempo degli Antichi sparse all'interno del mondo di gioco. L'Archeologo sarà anche una mente brillante e ambiziosa, ma la sua struttura di sommergibile gli impedisce di poter esplorare al meglio l'ambiente e superare le numerose barriere presenti nell'Inverso. Ed è qui che entra in gioco il nostro piccolo protagonista alato.

MP Video - InnerSpace

Durante le prime battute di InnerSpace, ai comandi del Cartografo, potremo librarci in aria e prendere confidenza con il vasto e astratto ambiente circostante, costituito da enormi strutture di roccia sulle quali si inerpicano venature luminose o strutture simili a palafitte abbandonate. I costoni e le pareti rocciose, dipinti con rilassanti colori pastello, sono poi bagnati da enormi piscine naturali o da fiumi sotterranei che conducono verso sbocchi da esplorare per poter raccogliere il maggior numero di frammenti di Vento possibile. La fragile struttura iniziale del Cartografo non ci consente di esplorare gli abissi, ma fortunatamente la nostra condizione di solo velivolo durerà relativamente poco, in quanto c'imbatteremo presto in una serie di reliquie da consegnare all'Archeologo, il quale sarà in grado di usarle per creare una nuova fusoliera per il nostro aeroplanino. Proprio come una farfalla, il Cartografo abbandonerà il suo triste aspetto da aliante per tramutarsi in un magnifico aeroplano con grosse ali robuste, che mediante la pressione del dorsale superiore destro del pad, potrà mutare a piacimento in sommergibile.

Da questo momento in poi, InnerSpace potrà finalmente offrirci un'esperienza più completa, dandoci la possibilità di varcare i confini dell'aria per tuffarci liberamente negli specchi d'acqua alla ricerca di nuovi frammenti di Vento, nuove reliquie e, non ultimi, nuovi percorsi da esplorare. Infatti “esplorazione” è la parola d'ordine in questo titolo, che ci lascia perlustrare i suoi vivaci mondi pastello ricchi di anfratti e passaggi celati in lungo e in largo. Potremo cosi osservarne le mutazioni e le primordiali forme di vita che lo popolano, compresi i semidei, creature divenute divinità, con cui interagiremo una volta che avremo collezionato abbastanza reperti capaci di farci superare il mondo in cui ci troviamo. Il ritrovamento e l’interazione con le reliquie degli Antichi per certi versi rappresenta già un minigioco di suo, in quanto ci terrà occupati non solo nella loro ricerca, ma anche con la loro attivazione mediante la quantità di Vento raccolto, al fine di migliorare le nostre fusoliere e permettere all’Archeologo di crearne di nuove. Capiterà spesso di sentirsi persi all'interno dei mondi di gioco, soverchiati dalla sua vastità e privi di spunti su dove andare o cosa fare, ma fortunatamente potremo contare sull'aiuto dell'Archeologo che sarà ben felice di aiutarci rispondendo alle nostre domande e dandoci anche qualche sporadica dritta sui percorsi da seguire.

InnerSpace offre un sistema di controllo molto meno banale da padroneggiare di quanto il tutorial iniziale ci voglia far credere. Il Cartografo è infatti capace di compiere svariate evoluzioni, tanto in aria che in acqua, permettendoci di modificare la sua traiettoria e velocità mediante gli stick analogici, ma non è tutto oro quello che luccica. Di base, la gestione dei comandi durante il volo negli spazi molto vasti non è male, ma bisogna tenere a mente che in InnerSpace non esiste necessariamente un sopra o un sotto. Infatti a ogni nostro spostamento, virata o beccheggio, avremo come l'impressione di impastare l'ambiente circostante, perdendone i punti di riferimento. Si fa fatica a fronteggiare questo senso di smarrimento anche dopo ore di gioco e si ha la perenne sensazione di cavalcare un cavallo imbizzarrito, ma i veri e grossi problemi si verificano esplorando le zone al chiuso. Quando esploriamo l'interno delle numerose strutture sotterranee degli Antichi o le feritoie naturali di roccia, a cui potremo avere accesso tagliando determinati filamenti luminosi o colpendo specifiche aste per attivare circuiti in grado di aprire portali rocciosi, il sistema di controllo del Cartografo diventa un vero incubo. Questo ci costringe a un intervento estremo sui comandi del pad che troppo spesso si rivela vano per riuscire ad orientarci, generando così collisioni multiple sulle superfici che ci costringono a ricominciare dal checkpoint.

A conti fatti, questo del sistema di controllo è il difetto più grosso di InnerSpace, che resta un titolo capace di emozionare con la sua riuscitissima atmosfera e grazie alla sua colonna sonora sognante che ci accompagna con delicatezza per tutta la durata dell’avventura. Ciliegina sulla torta, il titolo offre anche un'inaspettata localizzazione italiana dei testi, per quanto qualcosa dev’essere andato storto durante questo procedimento, dato che molto spesso le frasi sottotitolate sono prive di lettere accentate. Restiamo in attesa di una patch correttiva.

Amore

Un design accattivante

- I mondi a pastello dell’Inverso in InnerSpace sono resi in modo eccezionale. Sorvolare le cime rocciose tra i drappi mossi dal vento o gettarsi nelle acque oscure illuminate a malapena dagli anemoni che ondeggiano indolenti per la corrente ha un che di romantico. Il tutto poi finemente accompagnato dalla colonna sonora elettronica, minimalista ma efficace e perfettamente intonata a tutti gli eventi sonori che popolano l’ambiente circostante. Un lavoro sottrattivo ma incredibilmente evocativo.

Esplorazione con la E maiuscola

- InnerSpace è esplorazione pura, punto. Grazie al nostro piccolo Cartografo abbiamo accesso a svariati mondi vasti e ricchi di passaggi e insenature all’interno delle quali andremo alla ricerca di reliquie e del prezioso Vento per poter ottenere bonus e nuove livree, che conferiranno al nostro velivolo un aspetto sempre più angelico. Per questo servirà molta pazienza e dedizione, elementi che rendono InnerSpace un titolo non adatto a tutte le categorie di giocatori.

Odio

Sistema di controllo da incubo

- L’unico vero grande neo di InnerSpace è il suo sistema di controllo, che ci rende la vita difficile soprattutto quando cerchiamo di compiere manovre particolarmente precise. Rappresenta l’aspetto più grossolano di questo titolo e che spesso lo rende frustrante, vanificando il concept di “esplora rilassandoti” alla base del titolo. Sarebbe stato un difetto risibile se il sistema di controllo rappresentasse solo un elemento accessorio dell'esperienza di gioco, e invece il team di sviluppo ha reso questo aspetto fin troppo preponderante, soprattutto vista la collocazione di determinati artefatti e oggetti interattivi, posti in luoghi angusti dove il Cartografo è troppo difficile da comandare e per questo, diventa una biglia impazzita che rimbalza sulle pareti.

Tiriamo le somme

InnerSpace è un titolo atipico, con un game design molto accattivante e uno stile bello e originale. La formula di un titolo esplorativo, fortemente incentrato sulla narrazione, che procede mediante la raccolta e l’attivazione di collezionabili sembra quasi un filtro magico, ma bisogna ammettere che in questo i ragazzi di PolyKnight sono stati davvero degli assi. L’idea alla base di InnerSpace c’è ed è anche originale, proprio come il suo evocativo comparto visivo e l'ottimo accompagnamento sonoro. Ma il coloratissimo incantesimo del team di sviluppo si rompe proprio sul più bello, rovinato da uno scarso senso di progressione che rende il titolo inconcludente e da un sistema di controllo spiacevole e approssimativo, che genera un eccessivo smarrimento e muta ben preso in frustrazione.
7.0

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L'autore

Classe '79, sound designer di professione. La sua incrollabile passione per i videogiochi nasce solo all'inizio degli anni '90 e viene presto affiancata da quella per il doppiaggio. Col passare del tempo la sua carriera di videogiocatore onnivoro si focalizza sulla scena PC, ma poi assume sembianze più mature con l'avvento di PlayStation e di tutte le successive console che prenderanno lentamente possesso di casa sua.

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