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The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia
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Recensione - The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia

di P 10 feb 2018
Il manga a sfondo fantasy-medioevale scritto e disegnato da Nakaba Suzuki, dopo aver riscosso un buon successo sia come anime sia su console portatili e smartphone, approda finalmente su PS4 con l'interessante picchiaduro a tinte action The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia. Scopriamo insieme se anche questa trasposizione rende giustizia alle leggendarie gesta di Meliodas e compagni.

Il Gioco

The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia è un picchiaduro in 3D che, come si può facilmente intuire, trasporta i giocatori a Britannia, una terra fantastica che miscela sapientemente le atmosfere del medioevo europeo alla cultura orientale. Ma chi sono i famigerati Cavalieri menzionati nel titolo? La risposta, come spesso accade nei manga, non è così scontata. Un tempo la difesa del regno di Lioness era affidata a sette cavalieri leggendari, conosciuti come i “Sette Peccati Capitali” per via di colpe più o meno gravi commesse in passato, a cui si affiancava l’esercito regolare composto da mirabili combattenti, detti Cavalieri Sacri. I Sette Peccati capitali, dopo essere stati accusati di cospirazione ai danni del regno e dell’assassino del Gran Cavaliere Sacro, divennero dei fuorilegge finendo per essere sterminati proprio per mano dell’esercito regolare. O almeno questa fu la versione ufficiale. Per le strade del regno si diffuse invece la voce che i Sette Peccati Capitali non fossero veramente dei traditori e che il gruppo si fosse semplicemente disperso in seguito alla congiura dei Cavalieri Sacri. Voci che iniziarono a trovare conferma quando, 10 anni più tardi, i Cavalieri Sacri misero a segno un vero e proprio colpo di stato, imprigionando l’attuale re ed instaurando una tirannia. L’intraprendente Elizabeth, la più giovane tra le figlie del sovrano deposto, riesce però a fuggire e si mette in cerca dei Sette Peccati Capitali incappando fortunosamente nel loro comandante, Meliodas. Il feroce guerriero, noto anche come “Peccato d’Ira” e dotato di forza straordinaria, gestisce una pittoresca locanda viaggiante conosciuta come Boar Hat insieme ad un maiale parlante disposto a tutto pur di rimediare degli avanzi, che risponde al nome di Hank. I tre si mettono dunque in viaggio per le terre del regno con l’obiettivo di riunire i Sette Peccati Capitali e liberare la popolazione dal controllo dei Cavalieri Sacri.

Da questi avvenimenti prende il via la trama originale della serie, che nel gioco sviluppato da Natsume Atari si dipana attraverso una serie di missioni di combattimento, raccolte nella modalità “Avventura” e collegate tra loro da dialoghi e brevi spostamenti a bordo del Boar Hat su una classica world map con visuale isometrica. A questi incarichi principali si sommano poi battaglie speciali, prove e missioni di raccolta con protagonista la giovane Elizabeth. Ad esclusione di queste ultime, sulle quali ci soffermeremo più avanti, lo svolgimento dei vari combattimenti è sempre lo stesso e si distingue in missioni “sfida” tra i numerosi protagonisti che si incontrano nel corso dell’avventura e missioni “battaglia” contro gruppi di avversari generici. Nel primo caso il sistema di gioco ricorda molto i classici picchiaduro in terza persona orientali con un massimo di 4 personaggi, suddivisi in 2 fazioni, che si affrontano senza sosta all’interno di arene di varia natura e dimensione mentre nelle battaglie contro gli eserciti più numerosi The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia si avvicina di più al genere hack n’slash, dove uno o due guerrieri affrontano in sequenza gruppi di nemici sempre più pericolosi. In entrambi i casi la condizione di vittoria è la stessa: sopravvivere e abbattere tutti gli avversari prima dello scadere del tempo concesso ottenendo una valutazione in base alla propria prestazione, un numero variabile di cristalli e un aumento della popolarità.

MP Video - The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia

A differenziare le missioni principali e secondarie da tutte le altre ci pensano però la possibilità di selezionare o meno il proprio combattente (o i propri combattenti), la possibilità di ottenere materiali speciali al termine dello scontro e l’avanzamento della storia. Nel caso delle missioni principali e secondarie, che servono proprio ad avanzare nella trama, i protagonisti vengono infatti imposti dalle esigenze narrative, ma solo nel secondo caso si ottengono oggetti al termine del combattimento. Battaglie, prove e missioni di raccolta invece non hanno un effetto sulla progressione della trama ma permettono quasi sempre al giocatore di selezionare i combattenti da utilizzare garantendo nel contempo la possibilità di ottenere dei materiali. Unendo le cianfrusaglie raccolte con i cristalli, rinvenuti sul campo di battaglia o ottenuti al termine degli scontri, si possono infatti creare oggetti equipaggiabili dai vari personaggi presenti nel gioco, che vanno ad aumentare le loro statistiche di attacco e difesa o a garantire bonus permanenti al party ed al Boar Hat, così da consentire a quest’ultimo di muoversi più rapidamente sulla mappa o di attraversare eventuali corsi d’acqua non troppo profondi.

Il sistema di progressione delle missioni spinge infatti il giocatore a viaggiare frequentemente sulla mini mappa per raggiungere ed esplorare le cinque regioni presenti, all’interno delle quali trovano posto fortezze, villaggi o specifici punti d’interesse, per un totale di 15 arene di scontro differenti. Ognuna di queste zone garantisce l’accesso a nuove missioni, che vengono sbloccate gradualmente grazie ai punti reputazione ottenuti al termine di ogni scontro. Vincere scontri convincerà le persone a spettegolare di più e questo consentirà ad Elizabeth di raccogliere quante più dicerie possibili durante il suo “servizio” serale ai tavoli del Boar Hat, sia sul conto dei Sette Peccati Capitali sia riguardo ai Cavalieri Sacri e a ciò che accade nel regno. La giovane Elizabeth non si limita però a servire ai tavoli della locanda ma cerca spesso di rendersi utile andando a raccogliere materiali sui campi di battaglia. In quelle occasioni, non potendo combattere, la figlia del re affida la propria sicurezza alle preziose capacità del maiale Hank, che non esita ad accompagnarla durante le sue sortite proteggendola da eventuali minacce.

Il sistema di controllo presente in The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia è di stampo classico, con la gestione dei movimenti e della telecamera affidate alle due levette analogiche e la possibilità di saltare o effettuare vari tipi di attacchi differenti sfruttando i tasti frontali del pad. Premendo L1 si può parare mentre premendo R1 insieme ad uno dei tasti frontali è possibile eseguire schivate, magie o apparire alle spalle dei propri avversari. Mandando a segno i colpi si riempie gradualmente una classica barra di energia supplementare, che può essere consumata per scatenare il devastante potere delle tecniche speciali premendo R2. Che si stia combattendo da soli o fianco a fianco con un altro guerriero poco importa visto che uno solo dei due viene gestito direttamente dal giocatore. L’eventuale “compagno” non può infatti essere controllato direttamente ma si può soltanto richiedere il suo supporto premendo la croce direzionale verso il basso dopo aver riempito l’indicatore co-op, sperando sempre che i rapporti interpersonali tra i due personaggi non rendano la collaborazione impossibile. Il discorso cambia leggermente una volta indossati i panni di Elizabeth. Quando impersoniamo la figlia del re non possiamo infatti attaccare ma sfruttando il tasto triangolo possiamo scatenare la furia “suina” di Hank sui malcapitati avversari. In totale The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia include 25 personaggi differenti, ognuno dei quali possiede il proprio set di mosse e le proprie abilità. Nel corso dell’avventura il giocatore incontra ed impersona numerosi alleati ed avversari differenti, che una volta sbloccati andranno ad aggiungersi al roster di personaggi a disposizione e che possono tutti essere personalizzati tramite i menù di gioco.

A completare l’offerta presente in The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia ci pensa infine la modalità Duello, che permette di organizzare sfide contro la cpu o contro altri giocatori (in locale o tramite PSN) sfruttando le arene, i personaggi ed i potenziamenti sbloccati nella modalità Storia per dare vita a battaglie senza esclusioni di colpi. Il menù di selezione, per quanto molto scarno, permette di dare il via con pochi semplici passaggi a combattimenti che ricalcano in tutto e per tutto le missioni “sfida” di cui abbiamo parlato in precedenza. Al termine degli scontri online il giocatore ottiene dei punti che, come spesso accade, non hanno un’utilità pratica ma servono solo a dare un’indicazione del livello di abilità dei vari giocatori. Tecnicamente parlando il titolo di Natsume Atari sfrutta la tecnologia CryWare per riprodurre in modo estremamente fedele le atmosfere e lo stile originale del manga in Full HD e a 60fps ma, come vedremo meglio tra qualche riga, il risultato non è sicuramente dei migliori. Nella norma il comparto audio, che beneficia però della scelta di mantenere intatto il doppiaggio giapponese originale abbinandolo ad una completa localizzazione in lingua italiana delle parti scritte.

Amore

Fedele al concept originale

- The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia, a differenza delle precedenti trasposizioni videoludiche, ripercorre diligentemente le vicende narrate sia nel manga che nell’anime e questo rappresenta sicuramente uno dei punti di forza del titolo sviluppato da Natsume Atari. Il mondo fantastico ideato da Nakaba Suzuki ed i pittoreschi personaggi che lo popolano, per quanto sopra le righe, rappresentano infatti un interessante mix di culture e stili capace di coinvolgere e soddisfare sia gli appassionati del genere sia i “neofiti”. La trama, per quanto apparentemente scontata, racchiude in un unico universo narrativo atmosfere medievali, combattimenti all’arma bianca, arti marziali, magia, soldati, demoni, mostri, creature mitologiche, intrighi politici, storie d’amore, tradimenti, riferimenti espliciti e molto altro ancora. Ogni tanto qualcosa effettivamente “stona” e non sempre tutti gli elementi trovano il giusto spazio (personalmente devo ancora capire il nesso che collega alcuni personaggi alle rispettive mosse speciali) ma nel complesso il risultato è sicuramente più che soddisfacente e, cosa non da poco, diverso dal solito.

Combat System alla portata di tutti

- Diversamente da quanto ci si aspetterebbe da un titolo di questo genere il sistema di controllo di The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia si è dimostrato estremamente accessibile. I comandi da imparare sono pochi e non è necessario memorizzare lunghe sequenze di tasti per poter mettere insieme combinazioni lunghe e devastanti. Questa semplicità di utilizzo permette a chiunque di avvicinarsi al titolo e di padroneggiare senza particolari difficoltà l’intero roster di personaggi disponibili, sia in modalità Avventura che nei Duelli. Nonostante questo gli scontri riescono comunque a dare delle buone soddisfazioni e a risultare più che godibili grazie alle notevoli differenze introdotte dagli sviluppatori nei vari stili di combattimento riprodotti.

Odio

Tecnicamente arretrato

- The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia approda su console con un comparto tecnico decisamente al di sotto degli standard attuali. I modelli poligonali sono poco rifiniti e spesso presentano texture slavate, gli effetti speciali non lasciano mai il segno, le ambientazioni, salvo rare eccezioni, sono piccole, poco caratterizzate e praticamente prive di elementi interattivi mentre il comparto audio si basa su pochissimi effetti sonori, generalmente poco orecchiabili, e su una ridotta selezione di tracce musicali, comunque apprezzabili. Nonostante tutto ciò il gioco non riesce a mantenere un frame rate stabile incappando spesso e volentieri in rallentamenti evidenti. L’unico aspetto positivo riguarda il design dei vari personaggi, riprodotti in modo adeguatamente fedele ma che, da soli, non riescono in alcun modo a risollevare il valore tecnico del titolo.

Trama confusa e mal raccontata

- Diciamoci la verità. L’universo fantastico tratteggiato da Nakaba Suzuki nel manga non brillava sicuramente per chiarezza e coerenza. Il passato dei personaggi, il legami tra i protagonisti ed il susseguirsi degli avvenimenti a volte non erano chiarissimi nemmeno nello script originale ma tutto sommato si riusciva a seguire senza troppe difficoltà la storia, e così accade anche nell’anime. Nel gioco pubblicato da Bandai Namco Entertainment sembra invece che qualcosa sia andato storto. Il gioco segue a tutti gli effetti la trama originale ma per qualche strana ragione il background della vicenda viene trattato frettolosamente nel video introduttivo, il che rende difficile comprendere da dove prende il via l’intera opera, e gli eventi successivi vengono raccontati tramite basilari descrizioni scritte legate ai singoli incarichi e brevi dialoghi che intervallano le varie missioni. Il risultato è un guazzabuglio di informazioni a tratti completamente inspiegabili per chi non conosce già le vicende in modo adeguato. Un vero peccato.

Gameplay poco approfondito.

- Una delle caratteristiche che, da sempre, contraddistingue buona parte delle produzioni nipponiche è la profondità del sistema di gioco. Un aspetto che, se ben curato, può facilmente distogliere l’attenzione dei giocatori da eventuali lacune tecniche o difetti. The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia purtroppo non sembra aver beneficiato della giusta attenzione in fase di sviluppo nemmeno sotto questo aspetto. La trama principale si risolve in 6 ore (o poco più), gli incarichi opzionali, oltre ad essere innegabilmente ripetitivi, non riescono a coinvolgere il giocatore, le arene di combattimento non impressionano e la ricerca di oggetti con cui sbloccare nuovi potenziamenti non rappresenta mai uno stimolo tale da convincere il giocatore a portare a termine ogni singola missione. L’albero delle abilità, per quanto vasto, non risulta abbastanza diversificato e la totale assenza di sviluppo dei personaggi non fa che aggravare ulteriormente il “quadro clinico” di un gioco che rischia di scivolare rapidamente nella noia.

Tiriamo le somme

The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia è la classica opportunità sprecata. Il gioco sviluppato da Natsume Atari non valorizza come si deve il mondo fantastico concepito da Nakaba Suzuki a causa di una narrazione zoppicante e, ancora più grave, non supporta l’opera con un sistema di gioco capace di divertire e coinvolgere. A complicare ulteriormente il tutto ci pensa poi una realizzazione tecnica carente sotto tutti i punti di vista che amplifica i problemi già citati rendendo il titolo consigliabile solo per i veri (per non dire verissimi) appassionati della saga.
5.0

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L'autore

Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS ed ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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