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Hellblade: Senua's Sacrifice
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Recensione - Hellblade: Senua's Sacrifice

Il team inglese Ninja Theory, che deve i suoi natali proprio ad Xbox con il folle brawler Kung Fu Chaos, torna finalmente sull'ammiraglia Microsoft con la sua ultima controversa fatica: Hellblade: Senua's Sacrifice. Siete sicuri di voler sprofondare nei meandri oscuri dell’inferno norreno in compagnia di una protagonista mentalmente instabile? Allora non perdetevi la nostra recensione del gioco!

Il Gioco

Che cos’è la follia? Una scintilla inspiegabile, un guizzo disumano, un oscuro passeggero presente in tutti gli esseri viventi che, sin dalla notte dei tempi, ha ispirato e incuriosito poeti, artisti e scrittori. Isaac Newton scriveva “Posso misurare il moto dei corpi, ma non l'umana follia”, mentre per Oscar Wilde la pazzia era “L’orgasmo cerebrale più bello che ci sia”; il viscerale Edgar Allan Poe, invece, asseriva che “Se non ricordi che Amore t'abbia mai fatto commettere la più piccola follia, allora non hai amato”.

E chissà, con un po’ d’immaginazione proprio il controverso Poe sarebbe fiero di Senua, la guerriera celtica protagonista di questa storia. Senua non è una donna come le altre, il suo passato è infausto e il suo destino maledetto. E’ vissuta in segregazione per anni, rinchiusa dal suo stesso padre, Zynbel, perché ritenuta maledetta e causa scatenante di un’epidemia che ha decimato le genti della sua tribù. L’unica brezza piacevole per la giovane Senua è stata il suo amato Dillion, il virgulto del villaggio e abile spadaccino, che usava allenarsi sotto un grande albero dove i due ragazzi si sono conosciuti e dove hanno imparato ad amarsi. Purtroppo però per Senua, l’idillio è durato ben poco perché l’invasione delle Orcadi per mano dei popoli nordici ha causato molte vittime, tra cui Dillion stesso, che, dopo la cattura è stato orribilmente torturato, scuoiato e decapitato. Per Senua l’accaduto è stato così lacerante da farle abbandonare il suo villaggio per avventurarsi all’interno di un territorio proibito che i popoli nordici chiamano Hel, un non-luogo sospeso tra l’incubo e la realtà, desolante cimitero a cielo aperto di tutte le vittime morte in modo raccapricciante.

Il folle scopo di Senua è quello di chiedere agli déi la grazia di riportare in vita Dillion, offrendo sé stessa in sacrificio. Armata solo di una daga e della testa mozzata del suo amato, si fa strada attraverso un lungo corso d’acqua fino ad approdare sulla spiaggia dove ad accoglierla ci sono dozzine di soldati impalati. Ben presto ci sarà chiaro che quello di Senua vuole essere un viaggio di sola andata, e a testimonianza di questo ci sono il suo sguardo vitreo e la sua espressione disperata. Senua però non è del tutto sola nella sua avventura: la protagonista soffre infatti di un disturbo mentale molto grave che la rende preda di voci femminili (tutte in inglese con sottotitoli in italiano) e visioni che la perseguitano in ogni momento della sua giornata. Il nostro viaggio inizia proprio in un vortice di queste voci presenti nella testa della ragazza, che commentano ogni sua azione criticandola o elogiandola senza soluzione di continuità, gettando il giocatore in un caos di voci sussurranti, urlanti e risate di scherno. Inutile aggiungere che la psicosi di Senua, unita al suo disperato viaggio nella terra magica e maledetta di Hel, scateneranno un mix esplosivo senza precedenti, uno stress psicologico costante e magistralmente riprodotto dagli sviluppatori, che tenteranno di farci vivere in prima persona cosa vuol dire essere pazzi.

MP Video - Hellblade: Senua's Sacrifice

Fortunatamente nella testa di Senua c'è spazio anche per voci più amichevoli come quella di Druth, sacerdote defunto considerato un millantatore, che spesso ci darà dei consigli in merito al giusto percorso da seguire o ci racconterà antiche leggende quando attiveremo particolari stele di pietra sparse sul nostro cammino. Ci apparirà spesso anche Galena, la dolce madre di Senua, sacrificata agli déi quando Senua era ancora piccola dal marito Zynbel, perché considerata una strega. Per adempiere al suo voto di sacrificio e riportare in vita Dillion, Senua deve riuscire a guadagnarsi l’accesso a Helheim, l’inferno norreno e patria della dea Hela, figlia di Loki. Per garantirci l’accesso agli inferi dovremo però prima sconfiggerne i guardiani: Valravn, signore delle illusioni e Surt, padrone delle fiamme.

Attraverso la scelta di due percorsi distinti possiamo così decidere deliberatamente quale delle due divinità trovare e sconfiggere per prima. Fondamentalmente i due percorsi contemplano in egual modo l’apertura di porte chiuse da simboli runici tramite la risoluzione di enigmi ambientali basati su giochi di prospettiva o di luce per l’individuazione delle rune nascoste. Per ogni simbolo impresso sulle porte sbarrate magicamente dobbiamo infatti ricercare all’interno delle varie aree di gioco la runa equivalente, che spesso può essere composta da rami o pali di legno da allineare in un determinato modo, oppure raffigurata da un’ombra stagliata su un muro o un fiotto di sangue sul pavimento. Ci basterà inquadrare il simbolo e premere il tasto dorsale destro per “fotografarla” nella mente di Senua e avere così libero il passaggio all’area di gioco successiva, fino a raggiungere la divinità di turno da sconfiggere. Non mancheranno momenti in cui Hellblade: Senua's Sacrifice giocherà con la vostra mente, in particolare nel regno di Valravn, dove compariranno anche dei portali che, se attraversati, stravolgono la conformazione degli scenari alternando l’integrità di strutture e creando passaggi utili per proseguire.

Non scordiamoci però che Senua è una guerriera, ed è anche molto determinata. Il gioco infatti non è soltanto una carrellata di enigmi ambientali da risolvere, ma presenta anche diversi momenti in cui, daga alla mano, bisognerà vendere cara la pelle. E non parlo a caso di pelle, perché fin dal suo ingresso a Hel la povera Senua verrà marchiata dall’oscurità che le attanaglierà la mano destra fino all’avambraccio come se fosse in atto una necrosi. Ogni volta che veniamo uccisi in battaglia l’oscurità mangerà un nuovo pezzo del corpo della ragazza e, una volta arrivata a coprirle il volto, per lei sarà la fine. I nemici più comuni che ci appariranno sul tragitto, per lo più energumeni dal volto coperto da mucchi di rami ed armati di spade e asce, oppure vichinghi non morti con daga e scudo, non ci impensieriranno più di tanto. Decisamente più impegnativi invece sono gli scontri contro i boss, le divinità da sconfiggere di cui sopra. Ognuno di questi è dotato di abilità speciali che ci faranno ricorrere spesso e volentieri allo specchio di Druth, un banale specchietto regalato a Senua dal folle sacerdote che nel mondo di Hel è in grado di tramutarsi in un'indispensabile arma capace di rallentare il tempo attorno alla protagonista. Quest’abilità, richiamabile in battaglia con il dorsale destro del pad, può essere usata ogni volta che viene ricaricata attraverso delle corrette schivate o colpendo gli avversari, e ci permette di avere un discreto vantaggio sui nemici, specie quando veniamo accerchiati. Oltre alla schivata sopracitata, Senua può contare su un attacco leggero, uno pesante, un calcio e una parata, che se eseguita tempestivamente, può destabilizzare il nemico.

Una volta raggiunto il tanto agognato Helheim, si aprirà davanti a noi un inferno contorto e più disturbante del mondo di Hel, in cui dovremo portare a termine prove pericolose e attraversare scenari rigonfi di morte, putridume e dannazione che probabilmente vi si stamperanno nella mente come dei marchi a fuoco. La ricerca delle rune diverrà ancora più intensa, così come le battaglie e i pericolosi i nemici che dovremo sconfiggere, lungo un percorso a ritroso che ci porterà a conoscere meglio le origini della nostra disturbata protagonista, a far luce sul suo rapporto con l’amato Dillion e il suo odiato padre.Un percorso che culminerà nell’incontro con la mostruosa Hela in un totale di circa 8 ore di gioco.

Hellblade: Senua's Sacrifice rappresenta un viaggio nella mente di una donna disperata e profondamente disturbata, un viaggio che non concede mai boccate di aria fresca, che attanaglia e che opprime il giocatore vomitandogli addosso quello che di peggio ha da offrire un disturbo mentale grave come quello di Senua, reso così verosimile non soltanto grazie alla creatività e alla tecnologia audiovisiva al servizio del team di sviluppo ma anche attraverso la consulenza di ricercatori di neuroscienze e psicologi comportamentali. Non stupisce infatti la corposa lista di disclaimer posti sulle prime schermate del gioco, che allertano su quanto impressionante e disturbante questo titolo possa divenire a tratti, costringendovi a prendere diverse pause tra un segmento e l’altro, magari alla ricerca di un bel cielo blu da contemplare o di qualche video di gattini o panda per stemperare l’angoscia accumulata. Ma in fondo Hellblade: Senua's Sacrifice vuole non vuole essere nient’altro che questo: angoscia e disturbo, per cui direi che l’obiettivo di Ninja Theory è pienamente raggiunto.

Rispetto alla versione PC e PS4 uscita nel corso dell’estate 2017, questa edizione del gioco offre su Xbox One X tre diverse modalità grafiche che è possibile cambiare anche mentre si gioca attraverso il menu di pausa: la prima è Risoluzione Alta, che permette di godere di una grafica in 4K (o più vicina possibile a tale obiettivo), mentre Framerate Alto raddoppia i fotogrammi per secondo del gioco portandoli a 60 ma abbassando un po’ il dettaglio visivo generale. Ultima ma non meno importante è la modalità Effetti Visivi Migliorati, che rende ogni bagliore, ogni fiammata e ogni crepuscolo un vero spettacolo per gli occhi.

Amore

Visivamente strepitoso

- Fin dai primissimi attimi Hellblade: Senua's Sacrifice ci conquista con un comparto artistico e grafico davvero ispirato. La mitologia norrena, i paesaggi e le tradizioni celtiche sono ottimamente riprodotti ed è bellissimo fermarsi ad osservare gli scenari di gioco, dapprima bucolici e pacifici, poi sempre più intricati e gonfi di morte e disperazione. Effetti di luce, particellari ed un alto livello di dettaglio negli ambienti rendono tutto tangibile e degno di una produzione AAA, nonostante si tratti di un titolo indipendente. Anche la recitazione dei personaggi è ottima, a cominciare da Senua, magistralmente interpretata dall’attrice tedesca Melina Juergens, alla quale si accosta l’ottimo lavoro svolto dagli altri che sono stati inseriti nel gioco attraverso la sovrapposizione di filmati girati dal vivo.

Pazzia allo stato ludico

- Grazie al lavoro svolto dal team di sviluppo e dalla collaborazione di specialisti del settore, il disturbo mentale di Senua è qui riprodotto alla perfezione. Se volessi banalizzare, potrei dire che Hellblade: Senua's Sacrifice fa capire a grandi linee cosa vuol dire essere pazzi. Le voci che si rincorrono senza sosta nella testa della povera protagonista, così come le visioni aberranti che questa combatte durante tutta la sua avventura, ci fanno spesso domandare se ciò a cui stiamo assistendo stia accadendo davvero o meno.

Ottimo comparto sonoro

- Complice di tanta fedeltà nel riprodurre la psicosi di Senua è l’audio binaurale, la peculiare tecnica di ripresa microfonica che Ninja Theory ha utilizzato per le sessioni di doppiaggio inglese, unico presente nel gioco ma accompagnato da sottotitoli in italiano. Questa tecnica, che si avvale di due microfoni posti ai lati di una riproduzione di un cranio umano come fossero le orecchie di un uomo, permette di ottenere una maggiore spazialità e un particolare orientamento delle singole sorgenti sonore, e si apprezza maggiormente con l’ausilio di una buona cuffia. Una scelta creativa molto appropriata, che in questo titolo raggiunge lo stato dell’arte.

Odio

Poca varietà generale

- A fronte di cotanto lavoro artistico e tecnico, e soprattutto visto l'ottimo curriculum di Ninja Theory, era lecito aspettarsi anche una buona varietà di gameplay. E invece questo aspetto in Hellblade: Senua's Sacrifice è latitante. A conti fatti l’avventura di Senua si riduce a vagare per gli scenari di gioco alla ricerca delle rune per aprire porte chiuse e alla risoluzione di piccoli indovinelli ambientali intervallati da battaglie, elementi che si ripetono a iosa per tutte le 8 ore di gioco.

Combattimenti imprecisi

- Altra perplessità legata al titolo dei Ninja Theory è la gestione degli scontri, tutti abbastanza legnosi e imprecisi, con hitbox discutibili e una gestione della telecamera che sembra decidere quasi autonomamente quale nemico attaccare, senza darci la possibilità di leggere correttamente gli scontri e facendoci malmenare dagli avversari alle nostre spalle.

Tiriamo le somme

Hellblade: Senua's Sacrifice rappresenta un piccolo ma importante passo per l’industria videoludica che usa come elemento cardine, sia narrativo che tecnico, la pazzia umana, sdoganando anche coraggiosamente l’argomento che da sempre era considerato tabù. Grazie alla collaborazione di un team di ricercatori e neuroscienziati, Ninja Theory è riuscito a porre un accento importante sull’aspetto della psicosi di Senua, complice una realizzazione del comparto sonoro che ricrea ottimamente la sensazione di vociare incessante nella testa della povera protagonista. Artisticamente e graficamente splendido, Hellblade: Senua's Sacrifice stupisce e cattura sotto molteplici aspetti, non ultimo quello della recitazione e del doppiaggio, magistralmente eseguiti. Va detto però che non è un titolo adatto a tutti, soprattutto per la sua chiara scelta di opprimere e angosciare il giocatore, costringendolo a prendersi più di una pausa per lenire il senso di inquietudine e sofferenza psicologica che si viene a creare giocando. Nonostante alcune perplessità relative a un gameplay abbastanza grezzo, ripetitivo e condito da qualche sporadico glitch, l’ultima fatica dei Ninja Theory colpisce il bersaglio in maniera quasi chirurgica, offrendo un’esperienza visiva e sonora che difficilmente saprete scordare.
8.5

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L'autore

Classe '79, sound designer di professione. La sua incrollabile passione per i videogiochi nasce solo all'inizio degli anni '90 e viene presto affiancata da quella per il doppiaggio. Col passare del tempo la sua carriera di videogiocatore onnivoro si focalizza sulla scena PC, ma poi assume sembianze più mature con l'avvento di PlayStation e di tutte le successive console che prenderanno lentamente possesso di casa sua.

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