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City Of Brass

Recensione - City Of Brass

Che succede se alcuni degli autori di BioShock si mettono alla prova con ambientazioni arabiche ed FPS dai livelli procedurali? roguelite di stampo arabico? Ne esce fuori il promettente City Of Brass, che abbiamo provato per rivelarvene le caratteristiche: continuate a leggere per saperne di più!

Il Gioco

Il titolo di Uppercut Games, uno studio composto da alcuni veterani dei primi due BioShock, si apre con un pratico, veloce e divertente tutorial che offre anche un contesto all'azione che andremo a vivere nel resto del gioco. Il titolo ci immerge con visuale in prima persona tra palazzi e sotterranei dal sapore mediorientale alla Prince of Persia, rigorosamente generati proceduralmente e quindi ogni volta diversi; lo scopo è raggiungere il cuore di una misteriosa città generatasi magicamente tra le sabbie del deserto, dove troveremo un mitico e preziosissimo tesoro.

Il genere scelto dagli sviluppatori per questa avventura è l'FPS roguelite, che quindi non ci immerge solo in livelli generati casualmente ma che comporta anche il permadeath, costringendoci a ricominciare dall'inizio ogni volta che veniamo uccisi (dopo aver esaurito tutta la salute, rappresentata da dei cuori). Non si tratta comunque di un FPS classico, infatti gli attacchi a distanza si usano molto poco e sono molto più comuni quelli corpo a corpo con la nostra fida scimitarra, affiancata da una frusta per colpire i nemici più lontani. Può capitare nel corso dell'avventura di cambiare queste armi (ad esempio è possibile ottenere una mazza al posto della spada), ma il gameplay rimane pressoché invariato.

MP Video - City Of Brass

Ed è proprio il loop di gameplay ad essere al centro del titolo: l'esplorazione di aree generate casualmente piene di trappole, tesori da scovare e di nemici da sconfiggere alla ricerca dell'uscita di ciascun livello che, tra l'altro, è da raggiungere entro un tempo limite segnato dalle sabbie del tempo. Giusto per rimanere in tema Prince of Persia, insomma. Ci si deve quindi destreggiare tra spuntoni letali, botole trappola, piante malefiche che rallentano il giocatore, esplosivi ma anche e soprattutto nemici che attaccano con pattern abbastanza lineari ma che possono arrivare anche in gran numero, costringendoci a sfruttare al meglio le armi a nostra disposizione.

La frusta in genere non fa molti danni ma può essere un ottimo strumento per stordire i nemici dalla distanza per poi finirli con le armi corpo a corpo, ma ha numerosi altri utilizzi: può essere usata per distruggere oggetti, per raccogliere a distanza i tesori sparsi per i livelli, per attirare a noi alcuni oggetti lanciabili ai nemici come vasi o barilotti esplosivi e, infine, funge anche da rampino per aggrapparci ad alcuni anelli posizionati sugli edifici e raggiungere così velocemente altre aree. Insomma, la frusta è sicuramente la nostra miglior amica e vero e proprio elemento distintivo del gameplay.

Iniziando una partita è possibile anche attivare dei bonus e malus, che possono aumentare o abbassare la difficoltà modificando la quantità di danni, di monete guadagnate (spendibili poi in ulteriori abilità in giro per le dungeon) e così via.

Come accennato, il permadeath comporta che una volta morti definitivamente dovremo ricominciare il titolo da capo con livelli ogni volta diversi, e per arrivare alla fine dobbiamo superare una dozzina di aree di difficoltà sempre crescente gestendo bene la poca salute a disposizione, ma ovviamente la rigiocabilità è alta grazie alla generazione casuale dei livelli, alla difficoltà personalizzabile ma anche per via di certi obiettivi molto tosti da raggiungere. Infine City Of Brass presenta una traduzione completa dei testi in italiano, mentre non è presente alcuna forma di parlato.

Amore

L'Arabia... esaudita

- Forse l'Egitto di Assassin's Creed: Origins ha placato un po' la nostra sete di Prince of Persia, ma era comunque un prodotto molto diverso. City Of Brass riesce invece a portarci in quegli splendidi paesaggi da Le Mille e Una Notte, anche grazie alle capacità dell'Unreal Engine 4 sfruttate in maniera egregia, soprattutto nella gestione dell'illuminazione. Ma anche tutti i nemici e oggetti sono estremamente coerenti con lo stile visivo del titolo, tant'è che ogni livello è pieno di geni della lampada, sia buoni (che quindi vendono abilità al giocatore) che cattivi (che cercano di eliminare il protagonista). Se volevate esplorare ancora una volta un affascinante impero in mezzo alla sabbia, il vostro desiderio è assolutamente esaudito.

Un po' Indiana Jones, un po' Spider-Man

- Ottima l'idea di introdurre la frusta come elemento importante e davvero versatile del gameplay: può avere diverse varianti, anche una infuocata per incendiare i nemici, ma la sua maggior utilità sta anche nell'uso a mo' di rampino, permettendoci di spostarci velocemente dove consentito. Una parte sostanziale del fascino di City Of Brass deriva proprio dall'utilizzo di questo strumento, che gli dona uno stile e un gameplay inconfondibili.

La difficoltà giusta per tutti

- Sia chiaro, City Of Brass è un gioco difficile comunque, anche chi ha molta esperienza con gli FPS. Detto ciò, il livello di sfida è ampiamente personalizzabile con un sistema di benedizioni e maledizioni che possono facilitare o rendere ancora più tosta la difficoltà. Possiamo così ottenere salute aggiuntiva, guadagnare più monete ma anche nemici che si rigenerano o che hanno danni aumentati; in questo modo otteniamo il livello di sfida giusto per tutti, sia per chi vuole vedere l'endgame senza faticare troppo, sia per chi l'ha già visto e vuole alzare ancora di più l'asticella.

Odio

Combattimenti monotoni

- La forza dei roguelite sta nella ripetitività, ed è per questo che devono avere delle meccaniche estremamente soddisfacenti, in maniera da risultare piacevoli anche alla millesima partita. Purtroppo però, nonostante tanti nemici differenti nel look, molteplici trappole ed oggetti e diversi boss, il gameplay si riduce sempre alle solite meccaniche con sole 3 mosse d'attacco che ci costringono ad affrontare ogni nemico sempre alla stessa maniera, con piccole variazioni solo per i boss. Peccato

Vittime del caso

- Chi ha passato ore innumerevoli su titoli roguelike o roguelite saprà benissimo che la fortuna è un elemento fondamentale. Gli scenari generati casualmente possono offrire passaggi abbastanza semplici verso l'uscita oppure percorsi pieni di insidie con aree complesse, nemici tosti tutti insieme e così via. Ovviamente City Of Brass non poteva essere da meno, ma qui c'è un altro problema: la presenza di trappole e di oggetti esplosivi che rendono il tutto ancora più doloroso. Gli attacchi tolgono magari mezzo cuore o un cuore intero, ma vista la densità di pericoli nei livelli potrebbero spingerci su qualche esplosivo letale o dentro qualche trappola, e in un attimo si può passare da mezzo cuore perso a 2-3. E visto che di base abbiamo solo 4 cuori a disposizione ed è molto difficile recuperarli, è dura resistere se la sfortuna ci colpisce.

Evoluzione limitata

- I livelli di City Of Brass presentano numerose occasioni di comprare abilità ed armi, ma la loro varietà è sorprendentemente bassa, il che porta il giocatore a fare pochi progressi nel corso di una partita. Se avete la bravura per arrivare agli ultimi livelli del gioco, è probabile infatti che già molti livelli prima avrete sbloccato, anzi, comprato, ogni oggetto, bloccando di fatto il vostro progresso non essendoci un sistema di punti esperienza o di potenziamenti per migliorare quanto posseduto. Unito al già citato problema dei combattimenti monotoni, diventa chiaro che bastano 2-3 partite per vedere praticamente tutto ciò che il gameplay di City Of Brass ha da offrire.

Tiriamo le somme

City Of Brass ha in teoria tutte le carte in regola per essere un titolo imperdibile: un roguelite in prima persona stilisticamente accattivante, con elementi di gameplay particolari come l'ottima frusta e con una buona personalizzabilità del livello di sfida. Ma c'è un problema di fondo non indifferente: i combattimenti, vero fulcro del titolo, offrono poco mordente a causa di un'IA banale e di nemici ripetitivi. Rimane sicuramente un titolo affascinante e con più di un pregio, ma avrebbe potuto aspirare a molto di più.
7.4

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L'autore

Prima di saper scrivere a mano, sapeva già immettere i comandi DOS per avviare Doom, ma dopo una lunga vita al PC, le esclusive console lo avvicinano verso nuove mete. Non si nega i classici giochi tripla-A, specialmente gli FPS competitivi, ma passa la maggior parte del tempo a scovare gemme nascoste, dagli indie insoliti ai folli shmup giapponesi.

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