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Adventure Time: I Pirati dell'Enchiridion
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Recensione - Adventure Time: I Pirati dell'Enchiridion

La serie animata di Adventure Time si concluderà il prossimo mese con l’arco finale della decima e ultima stagione, ma le vicende di Finn e Jake possono continuare anche in altri media come i videogiochi. Ecco quindi che Bandai Namco ci offre l’occasione di vivere una storia inedita con Adventure Time: I Pirati dell'Enchiridion, per cui senza ulteriori indugi inoltriamoci nella nostra recensione: it’s adventure time!

Il Gioco

Nel corso degli anni abbiamo imparato a conoscere la Terra di Ooo tramite lo show televisivo, ma Adventure Time: I Pirati dell'Enchiridion decide di stravolgere completamente le carte in tavola. L’inizio del gioco vede infatti il Regno del Ghiaccio iniziare a sciogliersi, causando così l’inondazione di tutti i territori circostanti e cambiando completamente la geografia della Terra di Ooo. Finn e il cane magico Jake si recano immediatamente dal Re Ghiaccio convinti che sia uno dei suoi ennesimi piani malvagi, ma con loro sorpresa scoprono che anche il gelido sovrano è all’oscuro di quanto stia accadendo, e anzi chiede aiuto ai due eroi per aiutarlo a far tornare le cose come erano prima. Inizia così una nuova avventura per i nostri protagonisti che dovranno visitare i principali regni della Terra di Ooo per raccogliere indizi su chi sia il vero responsabile e riportare la pace, e durante le circa 10 ore necessarie per arrivare ai titoli di coda incontreremo diversi personaggi storici della serie, tra cui due alleati che si uniscono presto al gruppo. Oltre a Finn e Jake all’interno del party saranno presenti anche la regina dei vampiri Marceline e il piccolo computer BMO, ognuno con le sue caratteristiche uniche.

Adventure Time: I Pirati dell'Enchiridion si presenta infatti come un RPG open world caratterizzato da classici combattimenti a turni, dove ogni personaggio ha un ruolo ben preciso. Finn è il più equilibrato in termini di attacco e difesa, Jake è un tank in grado di resistere alla maggior parte dei colpi, Marceline è un DPS che punta tutto sul puro attacco mentre BMO funge da supporter in grado di infliggere diversi status alterati e ricaricare le energie del gruppo. Ogni personaggio inoltre dispone di una mossa finale unica che si ricarica a seconda delle loro caratteristiche uniche: Finn ad esempio può scatenare il suo Guanto di Billy dopo aver messo a segno dei normali attacchi, Jake può trasformarsi in un carro armato che attacca tutti i nemici dopo aver subito dei danni, Marceline può passare alla sua forma Licantropo dopo aver ucciso dei nemici e BMO può usare la sua canzone guaritrice dopo aver utilizzato degli oggetti dallo zaino per il supporto. Infine sono presenti delle mosse speciali che possono essere utilizzate spendendo energia da un’apposita barra in comune con tutto il team che si ricarica di un segmento ad ogni turno o tramite l’abilità di BMO, e naturalmente più la tecnica è potente maggiore è il costo. Finn può quindi utilizzare una spada di ghiaccio, Jake fare da scudo agli alleati, Marceline infuocare il suo basso/ascia e BMO analizzare i nemici in cerca di punti deboli o resistenze, oltre a diverse altre abilità che necessitano di essere sbloccate completando quest secondarie, trovandole in forzieri nascosti o salendo di livello.

MP Video - Adventure Time: I Pirati dell'Enchiridion

Come ogni RPG che si rispetti infatti al termine di ogni battaglia si viene premiati con dei punti esperienza e monete utili per migliorare le proprie statistiche come vita, forza, precisione, agilità per schivare gli attacchi nemici o potenziare le abilità uniche, e fortunatamente il gioco è piuttosto generoso con le ricompense, per cui non si sente quasi mai il bisogno di grindare per avanzare nella storia. Alcune zone tuttavia presentano nemici di livello ben più alto rispetto al punto in cui si incontrano, e affrontarli nella maggior parte dei casi significa morte certa, costringendo quindi a tornare in un secondo momento con un party rinforzato se si vogliono esplorare tutte le zone o completare alcune missioni secondarie.

Come accennato inoltre alcune abilità speciali possono essere sbloccate unicamente proprio dalle missioni secondarie o forzieri nascosti, per cui l’esplorazione ricopre un ruolo fondamentale all’interno del gioco.
Anche in questo caso tornano utili le abilità uniche di ogni personaggio: Finn può leggere le mappe per scoprire dove sono nascosti dei tesori, Jake può usare i suoi poteri di mutaforma per ingigantirsi e permettere a tutti di superare alcuni ostacoli o trasformarsi in un motorino per muoversi più velocemente, BMO può aprire le porte elettroniche e passare in cunicoli stretti grazie alle sue dimensioni ridotte mentre Marceline può diventare temporaneamente invisibile per superare le guardie e raccogliere oggetti senza scatenare un conflitto.

Considerata l’inondazione di Ooo l’unico mezzo per spostarsi da un regno all’altro naturalmente è una barca, e durante la navigazione si possono raccogliere oggetti galleggianti, affrontare navi di pirati e combattere contro un insistente Kraken a suon di cannonate, il tutto mentre si intonano canzoni irriverenti in pieno stile Adventure Time.
A spezzare l’azione tra i vari combattimenti ed esplorazioni ci sono alcune sessioni di Interrogatorio in cui, come suggerisce il nome, dovremo cercare di ottenere informazioni da alcuni personaggi per proseguire nella nostra investigazione. Si può scegliere se interpretare il classico “poliziotto buono e poliziotto cattivo”, anche se la scelta viene abbastanza pilotata dai dialoghi tra Finn e Jake che suggeriscono palesemente quale sia l’approccio migliore a seconda di chi si sta interrogando per ottenere il risultato migliore.

Dal punto di vista tecnico Adventure Time: I Pirati dell'Enchiridion sfoggia un ottimo cel shading che riprende perfettamente lo stile grafico dello show, con modelli dei personaggi principali fedeli alle loro controparti animate, anche se lo stessa attenzione per i particolari non è stata messa nelle ambientazioni che invece appaiono fin troppo spoglie e poco interattive (se non per alcuni elementi distruttibili). Grazie allo stile grafico cartoon inoltre le sezioni di navigazione ricordano molto quelle di The Legend of Zelda: Wind Waker, anche se naturalmente si parla unicamente del reparto artistico e non di gameplay.

Ottimo infine il doppiaggio grazie alla presenza dei doppiatori originali della serie, anche se la localizzazione presenta alcune criticità che spiegherò meglio nei successivi paragrafi. Vediamo quindi quali sono i punti di forza e debolezza di Adventure Time: I Pirati dell'Enchiridion.

Amore

It’s Adventure Time!

- Come facilmente intuibile, la vera forza di Adventure Time: I Pirati dell'Enchiridion risiede appunto nel fascino della serie animata da cui prende spunto. Fin da subito si respira appieno lo spirito dello show, e grazie sia alla grafica in cel shading che al doppiaggio originale si ha costantemente l’illusione di essere all’interno di una lunga puntata della serie. Esplorare liberamente la Terra di Ooo (anche se in versione “allagata”) e visitare luoghi iconici come Dolcelandia e la Foresta Maledetta, incontrare personaggi come la Principessa Gommarosa, Fern e il Re Ghiaccio è un’esperienza che i fan apprezzeranno sicuramente. Il gioco inoltre è ricco di citazioni, anche se naturalmente si presuppone che si si conoscano già le vicende dello show per capire le relazioni tra i vari personaggi, la storia dei luoghi e oggetti come ad esempio l’Enchiridion, il magico libro degli eroi apparso più volte nella serie e che (come suggerisce il titolo stesso del gioco) ha un ruolo centrale nella trama.

Un gameplay più profondo del previsto

- Ammetto che quando mi sono approcciato ad Adventure Time: I Pirati dell'Enchiridion mi aspettavo un titolo piuttosto semplice e senza particolari pretese, invece sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla profondità delle battaglie. In particolare il gioco mostra il meglio di sé durante le (poche) boss fight, in cui saper sfruttare al meglio ogni abilità unica dei personaggi e soprattutto utilizzare al meglio gli oggetti e le alterazioni di stato sono la chiave del successo. Sia chiaro, non stiamo parlando di chissà quale capolavoro nel panorama degli RPG a turni, ma sicuramente tra i titoli su licenza questo Adventure Time: I Pirati dell'Enchiridion si è dimostrato uno dei pochi che è riuscito a divertirmi durante le battaglie portandomi a sperimentare diverse combinazioni di poteri e strategie differenti.

Odio

Un’avventura a metà

- La storia di Adventure Time: I Pirati dell'Enchiridion aveva tutte le carte in regola per essere interessante e avvincente, eppure si perde in un finale fin troppo sbrigativo e che rovina in parte tutto il lavoro precedente. Come già detto la trama dura circa una decina di ore (considerate anche alcune missioni secondarie), e fino all’ottava/nona ora di gioco il mistero dell’inondazione, la presenza dei pirati, la ricomparsa dell’Enchiridion (che nella serie era andato distrutto), il piano di Fern e l’identità del vero responsabile restano ancora delle incognite, per cui mi aspettavo di essere ancora a metà del gioco… invece nella successiva ora tutto viene spiegato in maniera frettolosa e quasi sconclusionata. È vero che anche nello show a volte le puntate finiscono in maniera frettolosa lasciando volutamente quel senso di “vuoto” nello spettatore, ma spesso il motivo è dovuto anche alla durata stessa degli episodi che non possono superare i 10/11 minuti costringendo quindi ad un rush finale, ma da un videogioco che non ha queste limitazioni mi sarei aspettato qualcosa di leggermente più elaborato e meno lasciato al caso.

Caricamenti

- Adventure Time: I Pirati dell'Enchiridion soffre purtroppo di caricamenti piuttosto lunghi e soprattutto frequenti, che spesso interrompono il ritmo del gioco. Durante le sessioni in barca spesso quando si arriva nei pressi di un regno il gioco si blocca per alcuni istanti per caricare lo scenario, ma soprattutto prima di ogni singolo scontro si devono attendere dai 5 ai 15 secondi prima di vedere la schermata di battaglia. Considerato che il comparto tecnico per quanto fedele alla serie animata non richiede chissà quale potenza di calcolo, non trovo giustificazioni per tutti questi rallentamenti.

Bug e problemi importanti

- Rimanendo in tema di comparto tecnico, Adventure Time: I Pirati dell'Enchiridion soffre di diversi problemi di frame rate sempre durante gli spostamenti in barca con scatti piuttosto evidenti in alcuni punti, inoltre non sono rari alcuni bug. In diverse occasioni i personaggi non rispondevano al comando del salto, un problema facilmente aggirabile cambiando momentaneamente personaggio controllabile e che quindi non ha intaccato più di tanto l’esperienza, al contrario invece di un bug enorme che a circa 7 ore di gioco ha fatto crashare completamente il gioco cancellando i salvataggi dalla console e costringendo a ricominciare dall’inizio. Fortunatamente ho trovato un salvataggio salvato nel cloud che mi ha permesso di recuperare almeno 3 ore, ma un problema del genere è decisamente grave e fastidioso. Purtroppo non ho la minima idea di quale sia stato il problema, ma in ogni caso è stato prontamente riportato agli sviluppatori e posso solo sperare che sia stato un caso isolato.

Tiriamo le somme

Adventure Time: I Pirati dell'Enchiridion si è dimostrato tutto sommato un titolo godibile e che riserva alcune sorprese dal lato del gameplay, anche se le buone idee della storia vengono purtroppo liquidate da un finale troppo frettoloso e che lascia l’amaro in bocca. Se siete appassionati delle avventure di Finn e Jake vi consiglio comunque di provarlo per colmare il vuoto prima del finale della serie in arrivo nelle prossime settimane, ma considerato anche il prezzo budget a cui viene venduto lo consiglio anche se siete in cerca di un gioco leggero con cui passare l’estate in attesa dei Tripla A di fine anno.
6.7

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L'autore

I videogame lo intrigano fin da piccolo nonostante il disappunto della nazi-mamma, che alla fine è costretta a cedere e sopporta anche la sua mania per i Comics, i Manga e il collezionismo di Limited Edition. Spera di farsi strada nel mondo del giornalismo videoludico muovendo i primi passi nel dicembre 2011, inoltre studia psicologia per cercare di capire il comportamento dei fanboy.

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