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Fall of Light: Darkest Edition

Recensione - Fall of Light: Darkest Edition

Con Fall of Light: Darkest Edition gli italiani RuneHeads ci offrono la loro interpretazione del genere souls-like, miscelandolo ad elementi di altri capolavori come Ico e Diablo: scopriamo insieme com'è andata.

Il Gioco

La trama di Fall of Light: Darkest Edition ci vede nei panni di un vecchio guerriero di nome Nyx in un mondo ormai invaso dall'oscurità e per questo pieno di pericoli: c'è però ancora un luogo, secondo la leggenda, ancora ricoperto di luce solare, ed è qui che vuole recarsi il protagonista, portando con sé anche sua figlia cercando di tenerla al sicuro dai molti pericoli che vengono dall'oscurità. Una dualità, quella padre-figlia, che ha anche una fondamentale impatto sul gameplay. Ma non corriamo troppo, partiamo dalle basi. Fall of Light: Darkest Edition si propone come una specie di Dark Souls con visuale isometrica alla Diablo: dal titolo From Software gli italiani RuneHeads non hanno tratto solo il mondo oscuro, deprimente, criptico e pericoloso, ma anche le meccaniche di gameplay.

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Tutto parte dal sistema di combattimento, che nonostante la visuale più allontanata ricalca lo stile souls-like con colpi lenti e pesanti da sferrare con il giusto tempismo uniti a schivate e parate da dosare con precisione per evitare i colpi che sono quasi sempre letali. A questo si aggiungono trappole, precipizi ed imprevisti ad ogni angolo, con una barra della stamina che limita la quantità di azioni effettuabili in rapida successione. Troviamo poi diverse tipologie di armi corpo a corpo, ognuna con i propri pregi e difetti, e persino dei santuari che funzionano come i falò di Dark Souls. Ma qui meno vi rivelo delle situazioni di gioco e meglio è: questo è un tipo di gioco dove il mistero e l'effetto sorpresa sono un elemento fondamentale.

E' possibile però evitare il territorio spoiler parlando di alcune delle meccaniche principali, nonché del design generale del gioco. Ci sono tanti nemici molto duri da abbattere, tante trappole da evitare ma anche numerosi segreti da scovare. Ciò che però contraddistingue l'avventura Fall of Light: Darkest Edition dagli altri souls-like, prospettiva a parte, è la costante compagnia della figlia del protagonista, della quale ci dobbiamo prendere cura e difenderla dai nemici un po' come accadeva in Ico. La figlia di Nyx, Aether, è una bambina speciale per la salvezza del mondo e fondamentale per il protagonista e per lo sviluppo della trama. Ci troviamo quindi a fare da scudo alla bambina, incapace di difendersi da sola, portandola per mano o in alcuni casi addirittura in braccio, lasciandola in disparte quando siamo occupati a combattere ma sempre attenti alle incursioni delle creature delle tenebre che sono sempre pronte a rapirla, cosa che ci costringerà di volta in volta a tornare indietro a salvarla dalla gabbia dove viene imprigionata, annullando in parte i nostri progressi nei livelli. Sicuramente si è puntato a cercare di realizzare un rapporto indissolubile con la ragazza, simile a quanto avviene appunto nei titoli del Team Ico, seppur senza raggiungere quei livelli di emotività.

MP Video - Fall of Light: Darkest Edition

Tra combattimenti, segreti e trappole l'avventura può durare una dozzina d'ore, variegando ogni tanto il menu con delle sequenza speciali o combattimenti boss, che comunque non stravolgono l'essenza del titolo che prevede in primis una lunghissima sequenza di combattimenti, a dire il vero piuttosto simili tra loro. Finendo il gioco è possibile sbloccare una difficoltà aggiuntiva. Il gioco è doppiato in inglese con tutti i testi in italiano.

Amore

Un mondo che è un enigma

- Prendendo indubbiamente spunto dai titoli di From Software come Dark Souls e Bloodborne, le ambientazioni di Fall of Light: Darkest Edition sono oscure e criptiche, con candele e braci che illuminano dungeon pieni di morte e distruzione, abitati quasi interamente da loschi personaggi che non sembrano aver visto la luce da troppo tempo. In questo mondo poco invitante, il guerriero Nyx dovrà proteggere sé stesso, ma soprattutto sua figlia dotata di poteri mistici capaci di fermare le forze dell'oscurità. La realizzazione tecnica non sarà a livello delle produzioni dal budget stellare, ma il fascino non manca.

Pericoli ad ogni angolo

- E questo mondo, prevedibilmente, è pieno di pericoli che attentano all'incolumità dei protagonisti. Combattenti corrotti o demoniaci, ma anche tante trappole e insidie fatte apposta per fermare il cammino dei pochi coraggiosi che si avventurano in queste lande oscure. Spuntoni, dardi, asce giganti, precipizi verso un abisso di cui non si vede il fondo... meno male che c'è un sistema simil-souls dove si rinasce all'ultimo santuario più vicino invece di dover ogni volta ricominciare da capo!

Odio

Che ritardo!

- Fin dal primissimo momento in cui il controllo passa nelle mani del giocatore, si può notare un problema parecchio fastidioso: un elevato input lag. Passa infatti quasi un secondo tra lo spostamento della levetta analogica o dalla pressione di un tasto alla relativa azione a video, ed essendo questo un titolo basato su combattimenti con parate e schivate precise oltre che trappole da superare con reazioni scattanti, questo diventa un limite piuttosto grave. Ci si abitua, ma è sicuramente uno dei giochi con maggior input lag che ho provato negli ultimi anni.

Morti frustranti

- Oltre al problema dell'input lag che sicuramente vi causerà diversi decessi altrimenti ampiamente evitabili, il gioco stesso si impegna ad offrire situazioni di morte immediata una dopo l'altra, molte delle quali davvero fastidiose. Telecamere bloccate che nascondono trappole o nemici dietro a qualche ostacolo, tante parti dove non ci sono muri e con un passo sbagliato si cade nell'abisso, diverse sezioni con morti "one hit" e così via. Per errori banali spesso causati anche da una realizzazione imperfetta delle aree si rischia di dover rifare pezzi anche di dieci minuti parecchio complessi.

Gameplay che semplicemente non diverte

- Se su alcuni problemi tecnici e di design si può anche chiudere un occhio e abituarcisi, il problema fondamentale di Fall of Light: Darkest Edition è che praticamente non risulta essere divertente. I combattimenti sono monotoni, lenti, macchinosi, ma soprattutto imprecisi, resi appunto più frustranti dall'elevato input lag. E tutto ciò fa da contorno a una lunghissima missione dove si accompagna una persona indifesa attraverso tutte queste peripezie, dovendosi preoccupare di farsi seguire in un modo o nell'altro. Tanti concetti che sulla carta risultano affascinanti, ma nella pratica purtroppo non divertono granché.

Tiriamo le somme

Fall of Light: Darkest Edition si ispira visibilmente ai classici di From Software e Team Ico, offrendoci un mondo oscuro e pieno di insidie nel quale però le ottime premesse si scontrano con una realizzazione tutt'altro che eccelsa fatta di morti frustranti, un sistema di combattimento monotono, scelte di design discutibili e un fastidiosissimo input lag. Sulla carta sembrava un titolo molto promettente, ma in questo stato risulta difficile da consigliare anche agli appassionati del genere souls-like.
5.5

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L'autore

Prima di saper scrivere a mano, sapeva già immettere i comandi DOS per avviare Doom, ma dopo una lunga vita al PC, le esclusive console lo avvicinano verso nuove mete. Non si nega i classici giochi tripla-A, specialmente gli FPS competitivi, ma passa la maggior parte del tempo a scovare gemme nascoste, dagli indie insoliti ai folli shmup giapponesi.

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