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Red Dead Redemption 2
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Recensione - Red Dead Redemption 2

di P 25 ott 2018
L'attesa è finita: dopo oltre 8 anni, Rockstar Games è finalmente pronta a rilasciare Red Dead Redemption 2 ed a raccontarci le ultime gesta della banda di Van der Linde, che portarono poi agli eventi del primo RDR. Siete curiosi di scoprire se ed in che modo gli sviluppatori siano riusciti a migliorare quanto di buono già fatto nel precedente capitolo? Non vi resta che sellare i vostri cavalli, riempire le bisacce e gettarvi a capofitto nella nostra recensione!

Il Gioco

America,1899. Il sogno del selvaggio West, fatto di terre da esplorare, di libertà ed ideali, sta inesorabilmente lasciando spazio al progresso ed alla civilizzazione. I piccoli insediamenti vengono divorati dalle grandi città, i nuovi mezzi di trasporto iniziano a diffondersi tra le classi più benestanti ed il governo degli Stati Uniti, ancora provato dalla sanguinosa guerra di secessione, sta tentando di riprendere definitivamente il controllo dei territori selvaggi, affidandosi anche alle neonate agenzie private o a cacciatori di taglie senza scrupoli . Non tutti però sono pronti ad accettare questo cambiamento: alcune bande di malviventi, come quella guidata dal carismatico Dutch Van der Linde, sono convinte di poter resistere e di poter trovare un posto nel quale continuare a vivere seguendo quello che non è semplicemente uno stile di vita, ma una vera e propria filosofia nata con il solo scopo di rendere le persone libere. Dutch predica infatti da sempre un modo diverso di intendere la vita da fuorilegge, nel quale trovano spazio l’onore, il rispetto per la vita umana e la lealtà.

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Questo ha permesso alla banda di sopravvivere e di diventare una delle gang più famigerate del paese mantenendo al contempo una sorta di integrità morale, almeno fino a quando le cose non iniziano a precipitare. Dopo un colpo andato storto nella città di Blackwater, nel quale perdono la vita sia alcuni membri della gang che persone innocenti, Dutch e la sua banda sono infatti costretti a rifugiarsi sulle inospitali Grizzly Mountains per sfuggire agli agenti privati della Pinkerton, ai cacciatori di taglie ed ai membri della gang guidata dallo spietato Colm O’Driscoll, da sempre rivale di Dutch. Da qui parte un lungo e pericoloso viaggio nel cuore della frontiera americana fatto di rapine, attività criminali e violenza, che incrina la visione utopica del leader e che mette in discussione le fondamenta stesse della banda, portandola sull’orlo del baratro. Al centro di tutti questi eventi troviamo Arthur Morgan, uno dei veterani dalla gang di Van der Linde. Arthur, dopo essere stato accolto da Dutch quando era solo un ragazzo, è infatti diventato uno dei membri più influenti della banda ed è lui uno dei principali pilastri ai quali si affida l’intera comunità, soprattutto nei momenti di difficoltà. Per Arthur la banda è tutto, è la sua unica vera famiglia. Per questo ha fatto, e farà, di tutto per proteggere i suoi compagni, anche quando le cose inizieranno a mettersi davvero male.

MP Video - Red Dead Redemption 2

Sono queste le ambiziose premesse, depurate da qualsivoglia tipo di spoiler, dalle quali prende il via Red Dead Redemption 2, il nuovo gioco d’azione open world sviluppato da Rockstar Games. Un titolo che riprende l’ossatura del genere, fatta di missioni principali, incarichi secondari ed attività illegali distribuite all’interno di una mappa di gioco vastissima , ma riscrivendo da zero, o quasi, il modo di concepire questa tipologia di giochi sfruttando a fondo le capacità dei moderni hardware. Andiamo però con ordine. Come probabilmente saprete, il nuovo capitolo della saga western è a tutti gli effetti un prequel del titolo pubblicato nel 2010, ed ha come protagonista principale proprio Arthur Morgan, sul quale si concentrano le oltre 100 missioni principali presenti nel titolo. Un numero decisamente elevato di incarichi, che comprende attività di qualunque genere e natura utili non solo per raccontare la storia del gioco ma anche per introdurci progressivamente alle tantissime meccaniche presenti nel titolo: rapine, furti, incursioni silenziose, missioni di scorta, assalti a treni e diligenze, battute di caccia e fughe spericolate, ma anche missioni più goliardiche e leggere nelle quali vedremo il protagonista alle prese con situazioni davvero esilaranti. Tutti questi incarichi, così come buona parte di quelli secondari, vengono segnalati progressivamente sulla mappa di gioco tramite pratici segnalini, come da consuetudine del genere. Quello che però rende Red Dead Redemption 2 notevolmente diverso da tutti i suoi predecessori è lo sviluppo delle missioni, che segue un andamento assolutamente imprevedibile e capace di mischiare costantemente le carte in tavola, di passare in modo estremamente naturale da una situazione all’altra e di tenerci sempre con il fiato sospeso.

Co-protagonista indiscussa di tutte queste situazioni è ovviamente la banda di Van der Linde, che riveste un ruolo tutt’altro che marginale. Il team di sviluppo ha infatti deciso di non replicare quanto fatto con GTA V e di concentrarsi su unico protagonista, circondandolo però di un gruppo eterogeneo ed estremamente ben caratterizzato di compagni con il quale sarà possibile, e spesso necessario, interagire. L’accampamento nel quale vive la banda, che si sposterà più volte nel corso dell’avventura, non è infatti solo un luogo dove recarsi per iniziare una missione o per cambiarsi d’abito. E’ una comunità viva composta da oltre 20 persone e che, per sopravvivere, necessita innanzitutto di provviste. Starà ad Arthur, così come a tutti gli altri, contribuire per quanto possibile condividendo cibo, risorse primarie e refurtiva. Oltre a depositare automaticamente una quota dei proventi ottenuti dai colpi fatti per la banda, il giocatore potrà infatti consegnare spontaneamente gli oggetti raccolti (o rubati) o donare una parte dei soldi in suo possesso, che potranno poi essere utilizzati per migliorare le strutture presenti nel campo, per creare nuove strutture o per acquistare rifornimenti aggiuntivi per la comunità. La vita nell’accampamento è però fatta anche di attività quotidiane, di intrecci, di eventi casuali e di continue opportunità, molte delle quali andranno avanti anche senza un intervento diretto da parte del giocatore. Ad esempio, passeggiando per l’accampamento avremo modo di scoprire maggiori dettagli sui membri della banda, di prendere parte ai lavori più comuni come spostare balle di fieno o tagliare la legna, di sfidare uno dei nostri compagni in una delle numerose attività/minigioco presenti come il poker, il blackjack, il domino o le cinque dita, di far creare qualche nuovo accessorio, di accettare richieste specifiche o semplicemente di sederci davanti al fuoco per scambiare quattro chiacchiere con uno dei nostri compagni mentre ascoltiamo qualcuno cantare una canzone.

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In ogni momento Arthur potrà poi decidere di allontanarsi dall’accampamento, per esplorare le terre selvagge in cerca di una delle numerose attività secondarie, illegali e non, presenti nel titolo. Red Dead Redemption 2, come da tradizione del genere, include infatti una vasta gamma di attività extra tra le quali troviamo la caccia, la pesca, di cui vi parlerò approfonditamente più in basso, la raccolta di erbe, con le quali raccogliere cibo e risorse di varia natura, e gli spettacoli teatrali, ma anche “passatempi” meno convenzionali come i furti nelle abitazioni, le rapine, gli assalti alle diligenze o ai treni, la caccia alle taglie, lo strozzinaggio e così via. Il gioco include inoltre un sistema di crafting approfondito, tramite cui il giocatore potrà creare, da solo o rivolgendosi ad una delle numerose attività commerciali, ufficiali o ufficiose, una vasta gamma di oggetti di prima necessità, di munizioni speciali, di capi di vestiario (che potranno anche essere indossati uno sull'altro), o di accessori. Questi ultimi due elementi vanno ad influenzare non solo l’aspetto esteriore del protagonista, che potrà anche essere personalizzato radendosi o andando da un barbiere per contrastare la crescita dinamica di barba e capelli, ma anche le sua resistenza al caldo o al freddo, la sua capacità di carico o i suoi parametri vitali, che come in passato includono Salute e Resistenza, ai quali si aggiunge poi il famoso Dead Eye, che permette nuovamente al protagonista di “rallentare” per un breve periodo il ritmo dell’azione quando impugna un’arma, per mirare con maggiore precisione o per colpire un maggior numero di avversari in un breve lasso di tempo. Ognuno dei tre parametri ha un indicatore circolare ed un nucleo. Il primo viene consumato durante l’utilizzo mentre il nucleo, oltre ad essere una sorta di riserva extra, rappresenta la relativa capacità di recupero del protagonista, e diminuisce gradualmente all’aumentare dell’utilizzo, della stanchezza e della fame. Per ripristinarlo il giocatore dovrà ricordarsi di mangiare e dormire con regolarità o, in alternativa, ricorrere ad uno dei vari tonici disponibili. La quantità di cibo consumata inoltre influisce sul peso del protagonista, che può ingrassare o perdere peso, e anche questo può modificarne le statistiche, seppur in modo marginale. Tutte e tre queste caratteristiche miglioreranno nel corso dell’avventura in base all’utilizzo, permettendo così al giocatore di aumentare le proprie capacità o, come nel caso del Dead Eye, di sbloccare progressivamente nuove abilità. Lo stesso accade con le statistiche cavalcature, se si esclude per ovvie ragioni il Dead Eye, che andranno quindi gestite e tenute sotto controllo proprio come quelle del protagonista.

Ed a proposito di cavalli, in Red Dead Redemption 2 questi non rappresentano solo un semplice mezzo di trasporto con il quale attraversare la mappa al pari di carri, treni e diligenze. Sono compagni di viaggio affidabili, con i quali è possibile instaurare nel tempo un rapporto di fedeltà crescente che permette di sbloccare nuove abilità come l’impennata o la possibilità di effettuare bruschi cambi di direzione, e di aumentare la distanza massima dalla quale il cavallo risponde al nostro richiamo. Arthur inoltre non può portare con sé oggetti di grandi dimensioni, come pelli e carcasse, né un'infinità di armi e risorse; il cavallo diventa quindi una sorta di "magazzino ambulante" da utilizzare per trasportare le nostre risorse che potremo poi prelevare di volta in volta per decidere cosa portare con noi. Si tratta di una svolta importante per la serie, che si riflette nella possibilità di avere un massimo di 4 cavalli principali, gestibili tramite le stalle, ai quali se ne può aggiungere uno temporaneo. Recandosi in una delle numerose stalle presenti nel gioco, Arthur può inoltre personalizzare gli animali in suo possesso e dotarli di una vasta gamme di finiture ed elementi di contorno, alcuni dei quali andranno ad influenzare alcune delle statistiche principali della cavalcatura. Nel gioco sono infatti presenti 19 diverse razze di cavalli, ognuna delle quali ha i propri punti di forza e le proprie debolezze, alle quali si sommano le peculiarità di ogni singolo animale che vanno ad influenzare il suo carattere e le sue capacità.

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Molto simile la gestione delle armi: Red Dead Redemption 2 infatti ci mette a disposizione oltre 50 tipi di armi differenti, che includono pistole, revolver, fucili di varia natura, esplosivi, armi da lancio, coltelli ed anche un pratico arco. Ognuna dispone ovviamente di caratteristiche differenti, che migliorano leggermente in base alla frequenza di utilizzo delle stesse, e per ciascuna sono disponibili più varianti, differenti tipi di munizioni e alcuni miglioramenti che possono essere acquistati ed installati presso gli armaioli. Questi possono inoltre andare ad apportare una vasta gamma di modifiche estetiche alle armi, che vanno dalla modifica dei metalli utilizzati per le varie parti alla possibilità di apporre delle incisioni, passando per rivestimenti e tanto altro. Recandosi da un armaiolo è inoltre possibile effettuare la pulizia delle proprie armi da fuoco, un’attività che può essere fatta anche direttamente dal protagonista e che permette di tenere per quanto possibile in buono stato il proprio arsenale, così da non farne diminuire l’efficacia.

Non pensate però di potervi aggirare per il mondo di Red Dead Redemption 2 brandendo armi e sparando all’impazzata. L’I.A. di tutti i personaggi infatti reagisce in modo dinamico ad ogni nostra azione, soprattutto a quelle considerate illegali, difendendosi, scappando, chiudendo le attività per un certo periodo o andando ad allertare le autorità, che non tarderanno a raggiungere il luogo del misfatto per indagare ed intervenire con squadre via via sempre più numerose ed agguerrite. Allontanarsi dalla zona di un crimine permette di far calare il livello di allerta nei nostri confronti, ma non risolve definitivamente il problema. La zona verrà infatti pattugliata da un maggior numero di agenti per un certo periodo, che non tarderanno a riconoscerci se gli passeremo davanti. Ogni qualvolta ci renderemo colpevoli di qualche crimine diventeremo poi dei ricercati e vedremo aumentare di conseguenza la taglia posta sulla nostra testa, con conseguente rischio di essere braccati dagli agenti federali o da cacciatori di taglie particolarmente pericolosi. Per evitare che ciò accada, abbiamo a disposizione più possibilità: possiamo tentare di celare la nostra identità prima di commettere un crimine usando una bandana o una maschera, oppure possiamo modificare il nostro aspetto prima o dopo, così da rendere più complicato il riconoscimento, o possiamo “semplicemente” recarci presso un ufficio postale per saldare il nostro debito con la giustizia a suon di verdoni (siamo pur sempre in America, no?). Ogni azione ha inoltre un effetto sull’Onore del protagonista, un parametro già presente nel precedente capitolo ma che in questo caso è stato reso ancora più variegato e profondo. Tutti i personaggi sono influenzati dal nostro “allineamento”, ma questa è solo una delle conseguenze. La musica, gli appunti che Arthur prende sul suo diario, i dialoghi con gli altri membri della gang, i sogni (sì, avete letto bene!): tutti questi elementi e molti altri ancora vengono influenzati da questo parametro, andando a modificare l’esperienza di gioco. Le forze dell’ordine non sono comunque gli unici avversari che Arthur incontra sul proprio cammino. Il mondo di Red Dead Redemption 2 è infatti popolato da ben 6 differenti bande organizzate, proprio come quella di O’Driscoll. Si tratta di gang ben strutturate, dotate di avamposti e basi, che hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo della trama e che non perderanno mai l’occasione per attaccarci e tenderci delle imboscate. A queste si aggiungono poi malviventi improvvisati, ubriaconi, criminali solitari ed un ampio ventaglio di gentiluomini, o gentil-donne, che tentano in qualche modo di sopravvivere a fare fortuna nei territori di frontiera.

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Se avete letto fin qui, forse vi state chiedendo cosa rende Red Dead Redemption 2 così diverso da tutti i titoli che lo hanno preceduto; la risposta è tanto semplice quanto complicata da descrivere, almeno a parole, ed è per questo che ho voluto prima fare una panoramica su quello che il gioco ci offre a livello di sistemi di base. Il nuovo titolo di Rockstar Games basa l’intera esperienza su un innovativo sistema di interazione dinamica in tempo reale, che permette per la prima volta al giocatore di instaurare un rapporto con qualunque essere vivente presente, su una profonda interconnessione tra tutti gli elementi e su un sistema di controllo molto più approfondito rispetto al passato. Tre elementi di gameplay profondamente interconnessi tra di loro e che si applicano senza soluzione di continuità ad ogni singola situazione. Premendo il grilletto sinistro del pad mentre inquadriamo un personaggio o un animale, compare infatti un menu che ci permette di accedere ad una vasta gamma di possibili interazioni che vengono influenzate da un'enorme serie di fattori quali il contesto, gli eventi passati, le informazioni in nostro possesso e così via. Questo ci permette di attirare l’attenzione di un passante per fargli una domanda, di rispondere a quelle che ci vengono poste, di accedere al catalogo di un vendor, di provocare un bullo (o magari di stemperare la tensione), di minacciare un cocchiere con la nostra arma per far fermare una diligenza, di dare dei soldi ad un mendicante, accarezzare un cane e così via. La gamma di possibilità è smisurata e, soprattutto, possiamo passare rapidamente da un approccio all’altro, ad esempio estraendo o riponendo l’arma o variando così il nostro approccio alla situazione, decidendo magari di non usare subito la forza per far fermare il testimone di un crimine ma di attirare la sua attenzione e convincerlo a mantenere il segreto puntandogli al volto la nostra arma prima di lasciarlo andare, magari dopo esserci fatti consegnare tutto quello che ha in tasca. In alcuni casi ci verrà inoltre richiesto di rispondere a domande specifiche o di effettuare delle scelte, anche nel corso delle missioni, che potrebbero avere delle conseguenze sullo sviluppo delle stesse. Attenzione però a non pensare di trovarvi tra le mani un sistema di dialogo a scelte multiple stile GDR: possiamo infatti solo selezionare l’azione da svolgere o il tipo di approccio, non le linee di dialogo, che vengono invece gestite dal motore di gioco. Allo stesso modo il titolo non prevede grossi bivi narrativi: le scelte effettuate hanno infatti un impatto sullo sviluppo degli eventi ma non vanno a modificare nel complesso la trama preparata dagli sviluppatori.

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Questo sistema di gestione delle interazioni non è però l’unica grande novità presente. Red Dead Redemption 2 mette infatti in mostra un’interazione estremamente articolata, e soprattutto, molto naturale, tra tutte le componenti del gioco. Ogni elemento presente nel gioco ha il proprio ruolo e interagisce costantemente con tutto il resto, sia quando si tratta di cose piccole che di elementi più significativi. Questo fa sì, ad esempio, che Arthur possa raccogliere informazioni sul mondo di gioco parlando e leggendo documenti, ma anche origliando e spiando, così da ottenere indicazioni su attività illegali, posti da svaligiare, ricercati, risorse, obiettivi ed eventi. Ed è sempre questo sistema, unito ad una grande attenzione per i dettagli, che fa sì che nessuna attività, e sottolineo nessuna, tra quelle presenti nel gioco sia mai un’esperienza a sé stante. Vi faccio un esempio: la temperatura atmosferica, che varia in base alla zona e all’ora del giorno. Questa ha un impatto diretto sul protagonista, che deve adattare il suo abbigliamento per resistere meglio al caldo o al freddo, ma anche su tutti gli altri personaggi, sulla fauna e sulla flora che reagiranno di conseguenza. Le condizioni meteo influenzano poi la visibilità, che cambia costantemente, e le condizioni del terreno, che diventa fangoso durante i temporali riempiendosi di pozzanghere per poi asciugarsi progressivamente quando torna il sereno. Questo rende più difficile andare a caccia, un’attività nella quale bisogna tenere sempre in considerazione la direzione del vento che influisce sulla direzione delle scie di odore lasciate dagli animali. L'odore delle carcasse, peraltro, potrebbe continuare ad attirare predatori anche dopo che le abbiamo caricate sul cavallo, così come lo stesso Arthur potrebbe avere un cattivo odore in base al suo grado di pulizia ed alle azioni compiute, andando così ad influenzare le reazioni di chi gli sta vicino. Si tratta di un intreccio di situazioni molto complesso e ramificato, capace di modificare, in combinazione con il nuovo sistema di interazione e con le smisurate variabili presenti nel gioco, in modo estremamente profondo il gameplay.

Questi ultimi due elementi non sarebbero gli stessi se non fossero supportati da un sistema di controllo decisamente più articolato rispetto al passato, capace di sfruttare in modo pressoché totale i comandi a disposizione per fornire al giocatore quante più opzioni possibili. La prima grande novità riguarda ovviamente l’introduzione della visuale in prima persona opzionale, che può essere utilizzata senza limitazioni per tutta la durata dell’avventura. Chi preferisce invece giocare in terza può sfruttare una delle tre diverse posizioni della telecamera previste da Rockstar, che si differenziano per la distanza dalle spalle del personaggio. Il passaggio tra le varie modalità può essere effettuato in qualunque momento e non richiede di passare dai menu, nei quali troviamo invece un’ampia selezione di opzioni con le quali personalizzare non solo le varie visuali, ma l’intera esperienza di gioco. Parlando di visuali è inoltre impossibile non citare la Telecamera Dinamica, una sorta di regia virtuale attivabile in qualunque momento per dare un taglio più cinematografico alle situazioni di gioco, con inquadrature di grande impatto. Le altre grandi novità riguardano invece la possibilità di nuotare, completamente assente nel primo capitolo, e l’introduzione dell’Occhio dell’Aquila, una particolare modalità di esplorazione che permette al giocatore di evidenziare le tracce lasciate dagli animali, la direzione del vento e, in alcune particolari situazioni, di individuare oggetti specifici.

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Red Dead Redemption 2 vede poi il ritorno della ruota di gestione delle armi, navigabile come sempre usando lo stick destro mentre si preme uno dei dorsali, al quale si aggiunge ora l’uso della croce direzionale e dei trigger posteriori, che permette di passare in rassegna l’intero ventaglio di armi e munizioni a disposizione. Alla ruota delle armi se ne affiancano due inedite, legate agli oggetti per Arthur e al cavallo, simili nel funzionamento e che permettono di utilizzare rapidamente cibo, risorse curative e strumenti secondari come il binocolo o la macchina fotografica (ovviamente old-style) o la spazzola per strigliare il cavallo. Tante invece le novità per quanto riguarda la mappatura dei tasti durante l’esplorazione, che rispecchiano ovviamente le modifiche introdotte dal nuovo sistema di interazione andando a fornire quante più opzioni possibili al giocatore quando necessario. Il sistema di shooting è quello classico dei titoli Rockstar Games e fa ampio uso delle coperture, dalle quali è possibile entrare ed uscire con la semplice pressione del tasto dorsale destro. Le novità da questo punto di vista riguardano principalmente la necessità di dover premere il grilletto destro anche per armare il cane delle proprie armi da fuoco, la possibilità di sparare colpi in aria, così da attirare l’attenzione o intimorire persone ed animali, e una nuova meccanica legata ai duelli, gestita tramite il grilletto destro. Negli scontri a fuoco 1 vs 1, così come nelle situazioni di stallo, il giocatore può infatti iniziare ad estrarre l’arma premendo leggermente la levetta, così da guadagnare millesimi di secondo preziosi quando la situazione si farà calda. Red Dead Redemption 2 include inoltre tutta una serie di azioni extra, per le quali gli sviluppatori hanno introdotto numerose soluzioni ad hoc pensate per mantenere sempre alto il coinvolgimento del giocatore.

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Concludo questa parte più descrittiva della recensione con un paio di dettagli tecnici. Per dare vita a Red Dead Redemption 2, Rockstar si è appoggiata all’ultima versione del motore proprietario RAGE, capace di raggiungere i 4K a 30 fps con pieno supporto alla tecnologia HDR. La colonna sonora, sulla quale tornerò a breve, è composta da Woody Jackson e include ben 192 brani originali, ai quali si affianca un doppiaggio inglese professionale di altissima qualità, supportato da una completa localizzazione in italiano dei sottotitoli e di tutte le parti testuali.

Amore

Un vero e proprio kolossal

- Sarò sincero: nonostante avessi già provato in precedenza Red Dead Redemption 2 e ne avessi già percepito le potenzialità, non mi sarei mai e poi mai aspettato di trovarmi davanti ad un gioco di questa portata. Gli sceneggiatori di Rockstar Games hanno messo in campo tutte le loro risorse per dare vita ad un’epopea western capace di attraversare trasversalmente la storia americana di quel periodo e di usarla per dare vita ad uno degli scenari più coinvolgenti mai visti in un videogioco. Ma attenzione: la storia americana non fa solo da sfondo alle vicende di Arthur e della banda di Dutch Van der Linde, ne è parte integrante, sin dalle premesse iniziali. Ogni situazione presente nel gioco, ogni architettura, ogni dettaglio, ogni riferimento si basa su fatti reali. I Pinkerton, la situazione post-bellica, l’aspetto degli insediamenti, gli eventi politici, la condizione della donna, il razzismo e le persecuzioni contro gli indiani. Tutto è storicamente accurato e raccontato al giocatore con l’inimitabile stile di Rockstar. Ed è in questo contesto che si sviluppa una trama epica, capace di coinvolgerci con una scrittura magistrale, con un modo di concepire le missioni completamente inedito, con una caratterizzazione dei personaggi mai vista prima, con continui colpi di scena e con un ritmo che alterna grandi sequenze di azione a momenti volutamente più compassati, nei quali gli sviluppatori sembrano quasi volersi fermare per far percepire al giocatore lo stato d’animo dei protagonisti. Un intreccio ricco di emozioni, capace di stupire anche dopo parecchie ore di gioco (io ne ho impiegate più di 60 per arrivare alla fine della storia, con un percentuale di completamento pari all’80%) e che raggiunge il suo massimo nella lunga sequenza di gioco finale, che sono sicuro vi strapperà più di un’esclamazione di sorpresa.

Tecnicamente strabiliante

- Il lavoro svolto da Rockstar Games con Red Dead Redemption 2 è qualcosa di incredibile. L’engine grafico non solo riesce a reggere senza difficoltà una mappa di gioco smisurata, nella quale trovano spazio una vasta gamma di ambientazioni che vanno dalle gelide Grizzly Mountains alle afose paludi che circondano la città di Saint Denis, passando per colline verdeggianti, foreste, zone desertiche e molto altro ancora, ma mette in mostra un’attenzione per i dettagli mai vista prima, una qualità delle texture sopra la media, una buona distruttibilità degli ambienti, un’incredibile cura per le animazioni di personaggi ed animali, un’impressionante gestione dell’illuminazione, un uso strepitoso degli effetti particellari ed una scelta di colori magistrale. Un comparto grafico all’avanguardia, capace di regalare continuamente scenari ed inquadrature di altissima qualità. Ma Red Dead Redemption 2 non è solo grafica. Gli sviluppatori si sono impegnati per far sì che praticamente ogni azione avesse un’animazione unica, senza stacchi e senza oggetti che compaiono dal nulla. Ecco quindi che Arthur deve fisicamente incidere la carne delle sue prede e sfilarne la pelliccia, che gli oggetti non compaiono magicamente nelle sue mani ma vengono raccolti o presi dai contenitori (e viceversa), che armi ed equipaggiamento sono sempre visibili sul personaggio e che ogni elemento, come la pioggia, il sangue o lo sporco, lascia un segno sul protagonista. Il motore RAGE inoltre gestisce alla grande la smisurata interattività del mondo di gioco ed un sistema meteo completo, capace di dare vita a situazioni estreme quali tormente di neve o banchi di nebbia dai quali diventa impossibile uscire senza usare la mappa, il tutto garantendo al titolo un livello di coinvolgimento mai visto prima. La somma di tutti questi fattori è un mondo vibrante dal quale, vi assicuro, è difficile staccarsi anche dopo tante ore di gioco. Qualche piccola imperfezione ovviamente c’è, sotto forma di glitch grafici o sporadici bug minori, ma si tratta di dettagli minori che non interferiscono minimamente con l’esperienza di gioco.

Un mondo immenso e pieno di cose da fare

- I titoli di Rockstar Games sono da sempre sinonimo di grandi dimensioni e varietà, ma mai prima d’ora la software house si era spinta così oltre. La mappa di Red Dead Redemption 2 non solo è enorme, molto più di quanto possiate immaginare (fidatevi), ma brulica di attività di tutti i tipi. Missioni principali, incarichi secondari, eventi casuali, oltre 200 tra animali e pesci, armi da personalizzare, sfide di varia natura, minigiochi, collezionabili. In Red Dead Redemption 2 c’è tutto questo e anche di più. La lista delle possibilità a disposizione del giocatore è di per sé lunghissima (si parla di oltre 1000 attività differenti), ma quello che lascia davvero a bocca aperta sono le innumerevoli situazioni nelle quali ci si trova durante il gioco. Alcune sono previste, altre meno, ma questo non fa mai la differenza. Dato che ad ogni attività è stata dedicata la giusta attenzione, che ad ogni elemento è stata conferita una profondità notevole e che il giocatore è estremamente libero di decidere come approcciare le varie situazioni, il risultato è sempre strabiliante, il che garantisce una longevità ed una varietà senza precedenti per un titolo del genere. A questo si aggiunge poi la possibilità di rigiocare quando vogliamo tutte le missioni principali, per rivivere i momenti più emozionanti o per provare ad ottenere la valutazione massima completando specifici obiettivi.

Cura per i dettagli

- Quando si crea un open world vasto come quello di Red Dead Redemption 2, si rischia sempre di trascurare qualche dettaglio, ma non quando c’è Rockstar Games al comando. La software house è riuscita ad infondere nel proprio titolo un’attenzione quasi maniacale per ogni singolo aspetto presente, senza ricorrere a fastidiosi meccanismi di copia-incolla. In tutta la mia prova non ho visto due case uguali, né fuori né dentro, e nemmeno due scorci, due piante, due strutture identiche. Ogni elemento sembra essere stato posizionato a mano ed armonizzato con tutto quello che lo circonda grazie ad un lavoro di design artistico di rara fattura. A questo si aggiungono innumerevoli dettagli, più o meno evidenti, che riescono a conferire al titolo uno spessore mai raggiunto prima. I cavalli lasciano impronte credibili su qualunque tipo di superficie, la neve si accumula sui vestiti e sugli animali durante le nevicate (per poi sciogliersi lentamente quando la temperatura aumenta), il volto di Arthur mostra i segni delle scazzottate, le carcasse degli animali rimangono segnate nel punto esatto in cui sono state colpite, che tra l’altro risulta visibile anche dopo aver rimosso la pelle. Semplici esempi che ovviamente non rendono giustizia all’enorme lavoro svolto dagli sviluppatori, ma che servono per almeno per darvi un’idea dell’attenzione riposta dal team in ogni singolo elemento.

Caccia

- Tra le tante attività secondarie, la caccia riveste a mio parere un ruolo fondamentale nel mondo di Red Dead Redemption 2. Non solo perché rappresenta una delle fonti primarie di risorse per Arthur, ma anche perché le meccaniche e la profondità ad essa collegate riescono a catturare inesorabilmente il giocatore, tanto da fargli spesso dimenticare i suoi incarichi principali. Tutti gli animali sono stati ricreati alla perfezione, sia per quanto riguarda le animazioni che i comportamenti, che saranno annotati nel Compendio (l’enorme enciclopedia presente nel gioco che riassume tutte le informazioni scoperte dal giocatore ) una volta scoperti. Ogni specie vive poi in un ambiente diverso, alcune escono dalle tane solo in determinate situazioni e per ognuna sono necessarie armi ed approcci diversi. Come succede per i cavalli, ogni animale della stessa specie inoltre è diverso dall'altro, sia come struttura fisica che come qualità, il che influisce sui materiali ottenuti. Per riuscire nell’impresa bisogna individuare la preda, anche con l’ausilio dell’Occhio dell’Aquila, seguirne le tracce, usare un’esca se necessario, studiarne le mosse e colpire con precisione, possibilmente con lo strumento di morte adeguato. Sbagliare l’arma, le munizioni o il punto da colpire potrebbe infatti danneggiare troppo la preda, problema che potrebbe essere causato anche dal lasciarla troppo tempo esposta all’aria dopo averla uccisa. A rendere tutto ancora più interessante ci pensano poi gli animali leggendari, esemplari particolari che richiedono un’investigazione ancora più approfondita, che viene però ricompensata con materiali unici con i quali è possibile creare capi di abbigliamento speciali. Insomma…da questo punto di vista di carne al fuoco ce n’è davvero parecchia (scusate il gioco di parole)!

Un uomo ed il suo cavallo

- Nel primo Red Dead Redemption il cavallo spesso era un semplice mezzo di trasporto, ma stavolta le cose sono molto diverse. Arthur deve fare costantemente affidamento sul proprio cavallo, e questo ha spinto gli sviluppatori a dare alle cavalcature non solo un ruolo più centrale rispetto al passato, ma anche una maggiore dignità. I cavalli possono infatti essere acquistati, rubati (e nel caso rivenduti) o domati. Ed è qui che entra in gioco nuovamente la profondità di Red Dead Redemption 2. Domare un cavallo selvaggio ora è un compito molto arduo. Bisogna avvicinarsi lentamente, calmare l’animale, entrare in confidenza. Solo allora potremo provare a cavalcarlo e, nel caso ci riuscissimo, posizionare su di lui la nostra sella, così da confermarne la proprietà. Da qui in avanti potremo finalmente sviluppare il nostro rapporto con il destriero, così da sbloccare le nuove abilità e aumentare il nostro grado di affiatamento, prendendoci cura della nostra cavalcatura come facciamo con il nostro personaggio. Si tratta di una meccanica di gioco estremamente ben realizzata capace, proprio come la caccia, di regalare da sola tante ore di divertimento.

Colonna sonora

- Secondo voi Rockstar Games poteva forse dimenticarsi della colonna sonora? Ovviamente no ma, anche in questo caso, gli sviluppatori hanno fatto le cose in grande. Red Dead Redemption 2 include infatti quasi 200 brani originali capaci di catturare l’essenza stessa della vita di frontiera, che vengono gestiti dinamicamente da parte del motore di gioco per sottolineare non solo i momenti più importanti ma ogni piccolo dettaglio anche durante la fasi di gioco libero. Le musiche variano infatti in base alla situazione, all’onore, al contesto, al clima, alla luce, alla presenza di animali e ad innumerevoli altri fattori. Il risultato è qualcosa di indimenticabile, paragonabile solo ai risultati ottenuti da grandi capolavori del cinema.

Telecamera dinamica

- La nuova modalità “automatica” di gestione della telecamera non solo rende più spettacolari le sequenze nelle quali si decide di utilizzarla,soprattutto grazie all’utilizzo di inquadrature e tecniche di regia di alta qualità, ma consente al giocatore di concentrarsi sul mondo di gioco o sui dialoghi durante i numerosissimi spostamenti a cavallo, sia quando siamo in gruppo sia quando ci spostiamo da soli. In entrambi i casi basta infatti tenere premuto un tasto per adattare la propria velocità a quella di chi ci precede, proprio come accadeva nel primo capitolo, e lasciare che sia la CPU a gestire la direzione e le inquadrature mentre noi ci concentriamo sui dialoghi o su quello che ci circonda. Un sistema davvero notevole e del quale ho fatto largo uso durante la mia prova, così da potermi godere fino in fondo ogni dialogo ed ogni scenario.

Svolte impreviste

- Che Red Dead Redemption 2 avrebbe presentato dei colpi di scena era cosa certa: nessuna trama di questo tipo funzionerebbe senza. Qui però troviamo 2/3 snodi narrativi estremamente coraggiosi ed innovativi, alcuni dei quali vanno a modificare sostanzialmente anche il gameplay del titolo. Ovviamente non posso dirvi di più per non rovinarvi la sorpresa, ma si tratta di momenti che difficilmente riuscirete a dimenticare.

Doppiaggio italiano? No, grazie.

- No, non ho sbagliato sezione. Per una volta sono veramente contento che Red Dead Redemption 2 non sia stato doppiato in lingua italiana. Non perché io sia un purista o uno di quelli che sostiene che le persone debbano a tutti i costi imparare una lingua straniera (anche se male non fa!), ma semplicemente perché, anche affidandosi ai migliori doppiatori in circolazione, sarebbe stato praticamente impossibile rendere in un’altra lingua le intonazioni, le voci “sporche”, le espressioni e le emozioni presenti nel titolo. Il doppiaggio originale del gioco è semplicemente perfetto, ed è un bene che rimanga tale.

Odio

Controlli a volte poco precisi

- Nonostante il sistema di controllo presente nel gioco si sia rivelato quasi sempre funzionale e ben strutturato, nel corso della mia prova mi è capitato più volte di incappare in una “legnosità” eccessiva dei movimenti, che mi impediva di interagire con alcuni elementi di gioco o che causava un fastidioso ritardo nell’esecuzione dei comandi durante le fasi più concitate. Ovviamente, dato che non influisce in modo marcato sul gameplay, non si tratta di un difetto capace di compromettere in qualche modo l’esperienza globale, ma è comunque fastidioso (ritrovarsi con una binocolo in mano mentre si tenta di cambiare arma non è mai bello). La speranza ovviamente è che venga risolto, così come tutte le altre piccole sbavature, con una delle primissime patch.

Tiriamo le somme

Red Dead Redemption 2 non è solo un capolavoro sotto tutti i punti di vista: è una pietra miliare del genere. Un titolo capace in un solo colpo di settare nuovi standard, di mettere in campo una sceneggiatura senza paragoni e di assottigliare la distanza che separa videogiochi e cinema, ma senza mai mettere in secondo piano il gameplay. Qualche sbavatura ovviamente c’è, ma si tratta di minuscoli granelli di polvere che non possono minimamente intaccare la grandiosità di un’opera colossale capace, da sola, di dare un senso all’attuale generazione videoludica. Un gioco che tutti, e dico proprio tutti, dovrebbero non solo provare, ma giocare fino in fondo almeno una volta nella vita.
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L'autore

Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS ed ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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i Le recensioni di MP esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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