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Bendy and the Ink Machine

Recensione - Bendy and the Ink Machine

Grazie a giochi come Cuphead abbiamo potuto riscoprire il fascino delle animazioni di quasi cent'anni fa, ma ci pensano i canadesi Joey Drew Studios a spiegarcene il processo creativo in un bizzarro horror game in prima persona. Ecco a voi Bendy and the Ink Machine!

Il Gioco

Dopo essere uscito episodicamente su Steam, Bendy and the Ink Machine arriva anche sulle nostre console in una versione completa comprendente tutti i cinque capitoli della folle storia del gioco dove vestiamo i panni di Henry, ex-dipendente della Joey Drew Studios uno studio d'animazione di inizio secolo scorso che porta peraltro lo stesso nome dello studio autore del gioco. Il protagonista scopre presto che lo studio, ormai apparentemente deserto, nasconde molti segreti, tanti che sicuramente non aveva mai notato alla propria scrivania da animatore del cartone fittizio di Bendy.

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Bendy and the Ink Machine si presenta come un horror walking simulator, cioè un'avventura in prima persona che, come per esempio Layers of Fear, fa degli elementi horror una parte importante ma senza tramutarsi in una costante scarica di ansia e terrore in stile Outlast. Il protagonista ha pochi mezzi per destreggiarsi nel mondo di gioco, potendo solamente muoversi (piuttosto lentamente, anche usando lo sprint), interagire con alcuni oggetti e usare un'ascia per abbattere alcuni ostacoli come ad esempio assi di legno o occasionali nemici. Ci sono poi alcune situazioni dove è possibile utilizzare oggetti in maniera contestuale, come per esempio la torcia che viene tirata fuori solo nelle aree buie, ma alla base si tratta di seguire quelli che sono di fatto i capisaldi di questo genere.

MP Video - Bendy and the Ink Machine

Lo studio d'animazione che fa da scenario al titolo è a dir poco distopico, una rappresentazione abbastanza estrema del capitalismo. Gente incoraggiata a lavorare a dismisura, condizioni di lavoro dove non contano i comfort (addirittura c'è il bagno sbarrato) ma solo l'efficacia, con tanto di enorme sistema di tubature che porta l'inchiostro alla postazione di ciascun animatore riducendo così le perdite di tempo ma aumentando le emicranie, dato che potete immaginare il tipo di rumore che un meccanismo del genere poteva fare un centinaio di anni fa. Impazzire è un attimo, e ben presto ci si rende conto che qualcuno sembra essersi immedesimato un po' troppo nei personaggi dei cartoni animati prodotti dallo studio, con il protagonista ignaro che dovrà scoprire cosa sta succedendo e come uscire una volta che si scopre che non si tratta di nulla di buono.

Naturalmente non entro troppo nei dettagli della trama per evitare gli spoiler, ma posso rivelare che ben presto si incontrano anche veri e propri allagamenti causati dall'inchiostro nonché entità maligne generate dallo stesso, da cui scappare a gambe levate o da abbattere con l'ascia. Oltre a queste entità ci sono anche esseri viventi e senzienti, ma mi fermerò qui per quel che riguarda le anticipazioni; sappiate solo che la storia è formata da 5 capitoli che variano dai 30-60 minuti di gioco circa ciascuno, portando la durata complessiva attorno alle 3-4 ore. Troviamo anche la localizzazione italiana dei testi, anche se spesso sembrano quasi tradotti da Google ma comunque comprensibili.

Amore

Horror d'epoca

- Bendy and the Ink Machine offre due stili in uno. Il primo è un passato alternativo vagamente steampunk che richiama limitazioni tecniche e stili degli anni '30, che il giocatore esplora in prima persona attraversando uno studio d'animazione guidato da persone ossessionate con la qualità dei prodotti, anche a discapito delle condizioni di lavoro dei dipendenti. Corridoi e sale dove praticamente ci sono solo oggetti e decorazioni legate alle animazioni, macchinari di ogni tipo e così via. Il secondo stile è invece quanto si vede sulle pellicole, che ricorda molto Cuphead visto che si ispira allo stesso periodo di animazione. Bendy and the Ink Machine naturalmente non ha disegni e animazioni variegate e dettagliate come il titolo di Studio MDHR, ma le brevi sequenze risultano credibili e riuscite a tutti gli effetti. Un ottimo e riuscito esercizio di stile.

Inchiostro malefico

- Se giochi come The Bureau: XCOM Declassified e il recente reboot di Prey hanno offerto nemici che sembravano fatti d'inchiosto nerissimo, Bendy and the Ink Machine porta il concetto fino in fondo, visto che effettivamente quasi tutte le creature che si affrontano nel corso dell'avventura sono fatte d'inchiostro. Tutto ciò è la conseguenza del design dello studio d'animazione a dir poco megalomane, che per velocizzare la produzione dei disegni ha riempito l'intero edificio di impianti di tubatura, pompe e così via per trasportare a tutti l'inchiostro, con tutti i rischi che questo può comportare visti anche i frequenti allagamenti. Si è quasi sempre circondati dall'inchiostro in un modo o nell'altro, e forse non stupisce quindi che qualche personaggio sembra aver perso la testa negli anni in cui ha lavorato presso lo studio.

Bendy e i suoi amici

- Saranno anche abbastanza plagiati dallo stile dei cartoni d'epoca, soprattutto Boris che è una copia quasi sputata del vecchio design di Pippo dei cartoni Disney, ma tanto del fascino di Bendy and the Ink Machine deriva proprio dai suoi personaggi, che sono una rappresentazione fin troppo credibile dei protagonisti delle animazioni d'epoca, con tutti i loro cliché e stereotipi. E considerando che l'avventura dà effettivamente la possibilità di incontrare alcuni di questi personaggi che in teoria dovrebbero solo esistere su fogli da disegno e pellicole cinematografiche, si riesce a scorprire i loro lati decisamente più bizzarri.

Odio

Realizzazione approssimativa

- Fin dai primi secondi di gioco purtroppo si realizza un problema non di poco conto: Bendy and the Ink Machine non è fatto molto bene da un punto di vista tecnico. Il framerate cala costantemente sotto i 15-20 fps, i comandi presentano un fastidioso input lag e così via. Unito a un sistema di movimento già di suo molto lento e un gameplay limitato e perlopiù lineare, dove per esempio i combattimenti funzionano ma non sono certo divertenti, si tratta di un'esperienza di gioco abbastanza povera, una che punta tutte le sue carte sull'atmosfera e sul bizzarro concept.

Enigmi più noiosi che difficili

- A parte alcuni rompicapo discretamente creativi, Bendy and the Ink Machine presenta in gran parte enigmi davvero banali dove le soluzioni tendono ad essere molto chiare fin da subito ma dove ci può volere fin troppo tempo per arrivarci. Il problema principale è che le aree di gioco solitamente si estendono per poche stanze per volta, presentando però numerosi pezzi dell'enigma attuale da risolvere che però quasi sempre si riduce a un classico "trova l'oggetto X" o "tira la leva Y", fatto però numerose volte. Nel primo capitolo per esempio c'è da scovare 6 oggetti a malapena visibili, poco dopo c'è da trovare tre interruttori, successivamente trovare leve in successione per abbassare il livello dell'inchiostro, dopo ancora trovare tre barattoli di zuppa in giro per le stanze... insomma, a parte alcuni puzzle specifici (come uno simpatico con gli strumenti musicali dove però la soluzione è fin troppo telefonata da una registrazione audio impossibile da mancare) si tratta quasi sempre di scovare piccoli oggetti nascosti da qualche parte per poter proseguire. Ciò risulta francamente più una noia che una vera sfida.

Poco spaventoso

- Titoli come l'ultimo Resident Evil, i due Outlast o Layers Of Fear hanno mostrato egregiamente come tenere i giocatori sulle spine in un'avventura horror in prima persona, non disdegnando anche i jumpscare ma usandoli solamente come uno dei tanti mezzi per creare tensione e paura. Bendy and the Ink Machine, nonostante alcune tematiche bizzarre che sarebbero potute risultare angoscianti, fallisce nell'intento di generare ansia o fifa nel corso dell'avventura. Lunghi momenti senza eventi particolari, poche situazioni d'urgenza, rara la sensazione di essere sopraffatti dal mondo circostante. Si tratta fondamentalmente di un classico "walking simulator" che però non riesce a convincere nella sua componente horror, nemmeno quando spuntano nemici o altri pericoli di rilievo.

Traduzione deludente

- Bendy and the Ink Machine presenta testi e sottotitoli italiani, ma la traduzione lascia decisamente il tempo che trova, con tante frasi palesemente tradotte singolarmente e non nel contesto del discorso intero, e con numerosi errori sia di sintassi che di grammatica. Non dimentichiamoci poi degli errori di battitura o del fatto che gli sviluppatori non si siano accorti che le vocali accentate possono essere visualizzate incorrettamente, o di come alcune parole siano rimaste inspiegabilmente in inglese. Il senso dei testi principali si capisce lo stesso, ma si tratta comunque di un lavoro quantomeno frettoloso e poco curato.

Tiriamo le somme

Bendy and the Ink Machine ha un concetto affascinante unito a uno stile davvero accattivante, rendendo questa breve ma intensa avventura horror in prima persona un viaggio folle ma memorabile. Purtroppo però una realizzazione tecnica deludente, una traduzione approssimativa, enigmi spesso banali e ripetitivi e un gameplay fin troppo macchinoso rendono l'esperienza di gioco molto meno piacevole di quanto potrebbe essere, con alla fine la storia e le atmosfere come elementi unici a trascinare un titolo che, come giocabilità, offre parecchia frustrazione e noia. Si tratta comunque di un'avventura unica con uno stile originale e un tema che non ho mai visto affrontato in un videogioco, per cui chi è capace di chiudere un'occhio sulle pecche non indifferenti di Bendy and the Ink Machine può sicuramente trovare del fascino in quest'avventura horror in prima persona.
6.8

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L'autore

Prima di saper scrivere a mano, sapeva già immettere i comandi DOS per avviare Doom, ma dopo una lunga vita al PC, le esclusive console lo avvicinano verso nuove mete. Non si nega i classici giochi tripla-A, specialmente gli FPS competitivi, ma passa la maggior parte del tempo a scovare gemme nascoste, dagli indie insoliti ai folli shmup giapponesi.

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