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Age of Wonders: Planetfall
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Recensione - Age of Wonders: Planetfall

Sono mesi particolarmente ricchi questi, per gli amanti della strategia: dopo il rilascio della versione console di Stellaris, Paradox Interactive propone ora Age of Wonders: Planetfall di Triumph Studios a coloro che in un gioco preferiscono mettere alla prova la materia grigia piuttosto che i riflessi. Analizziamo insieme il gioco!

Il Gioco

Immaginate un vasto impero stellare, una società evoluta tecnologicamente che ha avuto modo di espandersi per il cosmo colonizzando centinaia di pianeti, un’organizzazione in grado ti mantenere pace ed ordine tra le numerose razze e fazioni diverse presenti nel cosmo. Ora immaginate che un misterioso cataclisma di proporzioni cosmiche faccia crollare tale impero, mandandolo in frantumi e rispedendo le civiltà che lo compongono centinaia di anni indietro dal punto di vista tecnologico. Ecco, questo è a grandissime linee l’incipit narrativo di Age of Wonders: Planetfall, gioco nel quale vestiremo i panni di un comandante impegnato nella ricostruzione del proprio impero, facendolo risorgere dalle ceneri di ciò che era una volta l’Unione Stellare Intergalattica.

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Con la caduta dell’Unione, la galassia ha visto le sue principali razze organizzarsi in gruppi indipendenti, aventi come obiettivo quello di di riportare le propria civilizzazione a livelli pre-cataclima. Sei sono le fazioni tra cui potremmo scegliere per intraprendere la nostra avventura, ognuna con caratteristiche uniche: i Vanguard, la fazione umana, gli Assembly, una razza cibernetica votata alla ricerca della perfezione fisica attraverso il massiccio utilizzo di impianti biomeccanici (ricordano molto i Borg di Star Trek), i Dvar, una specie nanica spaziale votata alla ricerca mineraria, i Kir’ko, uno sciame di insetti senzienti, il Sindacato, razza dotata di poteri psionici e infine le Amazzoni, razza guerriera specializzata nell’uso di armi biologiche. Inutile dilungarsi troppo nella descrizione delle razze; di carne al fuoco ce n’è già tantissima, basti sapere che, oltre che per il diverso background, queste fazioni si distinguono tra di loro in maniera evidente per una serie di caratteristiche che le rendono uniche, differenziando pesantemente l’approccio in-game.

MP Video - Age of Wonders: Planetfall

Ma veniamo ora al gioco vero e proprio. Subito dopo l’atterraggio della nave-colonia sulla superficie del nostro nuovo pianeta, si inizia a prendere confidenza con il titolo e le numerose dinamiche alla sua base. L’interfaccia di gioco tenta di essere quanto più minimalista e chiara possibile, visualizzando su schermo le informazioni principali e più importanti e lasciando la maggior parte dello schermo libero per la visualizzazione della superficie del pianeta, l’enorme area di gioco in cui muoveremo i nostri passi. Il pianeta è diviso in una serie più o meno numerosa di settori, inizialmente oscurati alla nostra vista e visibili solo previa esplorazione da parte dei nostri scout, ciascuno dei quali si differenzia dagli altri per morfologia, fertilità, clima o per la presenza di strutture o variabili naturali che possono conferire allo stesso dei bonus o dei malus in quelli che sono i settori cardine per lo sviluppo coloniale: ricerca, produzione agricola, industria. I nostri piani di espansione dovranno tenere in considerazione molto attentamente queste variabili, in quanto i settori, una volta annessi ad una colonia, sono determinanti per lo sviluppo della stessa e la generazione delle diverse risorse fondamentali.

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Ogni colonia nasce con un determinato numero di coloni, numero che nel corso dei turni di gioco andrà a crescere permettendone la progressiva espansione: risulta importante gestire correttamente le risorse, per far sì che i coloni prosperino felici, e non incorrere in possibili sommosse dettate da un morale troppo basso (affamare i coloni, ad esempio,non è mai una buona idea, ecco quindi l’importanza di sviluppare settori agricoli). Il numero dei settori che ciascuna colonia può controllare dipende dalla dimensione della stessa: maggiore sarà il numero di coloni in una città, maggiori settori potremo controllare, in una meccanica che lega a doppio filo colonie e settori. Oltre che allo sviluppo di questi settori ci dovremmo occupare anche della costruzione di strutture all’interno della colonia vera e propria: baracche e centri di addestramento avanzati sono essenziali per la costruzione di unità da guerra sempre più efficienti, torrette e difese perimetrali conferiranno alla colonia difese extra in caso di invasione, i centri ricerca aumenteranno i punti generati sotto questa voce e così via. Ogni elemento che aggiungeremo alla coda di costruzione ha un numero prestabilito di turni necessario al proprio completamento, turni che nel corso del gioco, con l’evoluzione tecnologica o l’emissione di determinati editti potrebbero venire ridotti, velocizzando considerevolmente la creazione di strutture o truppe.

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Ad una parte gestionale che appare subito molto articolata e che richiede diverse ore per essere compresa a dovere, si aggiungono altri elementi altrettanto complessi ed altrettanto profondi, tra i quali spicca la gestione delle truppe in battaglia. Certo, non crederete che annettere settori per sfruttarli ed espandere il nostro dominio sia un’operazione completamente pacifica ed indolore, vero? Le nostre truppe vengono mosse come pedine sulla mappa del pianeta in base al loro numero di punti azione, che dipendono sia dalla tipologia di unità (le unità aeree riescono a coprire distanze maggiori rispetto a quelle terrestri, per esempio) sia dalla conformazione del terreno su cui si stanno muovendo (superare una catena montuosa costa molti più punti rispetto a quanti ne servano per spostarsi su un terreno pianeggiante). Capiterà quindi durante gli spostamenti di imbatterci in gruppi di unità ostili non necessariamente legate a qualche altra fazione ma anche in gruppi di semplici banditi o più semplicemente creature selvagge che poco sopportano la nostra presenza. Questi gruppi vengono evidenziati, sugli esagoni che compongono la mappa di gioco, con la riproduzione della loro unità principale, ma sono spesso composti da diverse tipologie di unità o creature, fino ad un massimo di sei elementi per gruppo, discorso che vale naturalmente anche per le nostre truppe. Venuti in contatto con le unità ostili starà a noi gestire la situazione nel migliore dei modi: potremo decidere di attaccare con un singolo gruppo di unità, piazzandolo sulla casella adiacente a quella occupata dai contendenti per poi fare partire lo scontro vero e proprio, oppure decidere, qualora ne avessimo la possibilità, di attaccare con unità multiple, posizionandole sul bordo di due o più lati dell’esagono dove trova ubicazione il nemico, sempre che non si ritenga che lo scontro sia fuori dalla nostra portata, nel qual caso la ritirata è sempre una soluzione.

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A questo punto il gioco ci mette di fronte ad una scelta: scendere in campo controllando direttamente le nostre truppe oppure lasciare che sia la CPU a calcolare l’esito dello scontro sulla base della potenza totale degli schieramenti. La scelta più appagante rimane ovviamente la prima, perché permette di godere delle tantissime soluzioni tattiche messe a disposizione dal titolo. Tanto per cominciare le unità vengono disposte sul campo di battaglia in base alla loro collocazione nella mappa principale, offrendo la possibilità di creare strategie complesse per tentare manovre a tenaglia o accerchiamenti. Ogni truppa al comando del giocatore ha un numero determinato di movimenti, che ne costituiscono il range di spostamento: il numero di spostamenti dipende dal tipo di unità, con le unità leggere più agili e quindi più mobili. Ogni unità può utilizzare i punti a propria disposizione per spostarsi ed attaccare oppure può spenderli tutti semplicemente in uno spostamento di maggior portata. Il terreno di scontro offre sempre punti di riparo o zone di particolare vantaggio, come aree sopraelevate, che conferiscono bonus aggiuntivi a precisione o difesa. Una volta raggiunta la posizione desiderata potremo sferrare l’attacco che in base a svariati fattori avrà una percentuale diversa di successo, l’attacco va a buon segno l’avversario subisce un danno e può ricevere, in base all’armamento in nostro possesso, anche danni extra dovuti da status come avvelenamento, elettrocuzione, danni da esplosione o bruciatura.
La vittoria va allo schieramento che elimina completamente gli avversari o li costringe alla resa.

L’attività bellica però non si limita solo all’annientamento di sparuti gruppetti di esserini che troveremo in maniera randomica sulla mappa, potremmo dover aver a che fare con manovre molto più articolate nel momento in cui entreremo in contatto con un'altra fazione. Oltre che mostrando i muscoli avremo la possibilità di interagire con gli altri comandanti anche utilizzando la sottile arte della diplomazia, cercando di stringere accordi commerciali, patti di non aggressione o alleanze al fine di avere appoggio e maggior potenza di fuoco in caso di guerra contro un nemico comune, spendendo oculatamente i punti influenza che vengono guadagnati nel corso dei turni. Verremo altresì a volte contattati da gruppi “neutrali” che ci chiederanno aiuto nel completamento di differenti task, grazie alle quali ricevere ricompense costituite da punti ricerca, energia o persino unità supplementari o armamenti migliori con i quali equipaggiare i nostri eroi.

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Indispensabile per imporsi sull’avversario è il progresso scientifico e tecnologico. Age of Wonders: Planetfall presenta un albero tecnologico molto variegato; mano a mano che i punti ricerca generati dalle colonie aumentano si può accedere ad una vasta gamma di ricerche, che non si limitano a nuove unità o mod con cui potenziare le truppe, ma consentono anche di aumentare la produttività delle fabbriche, la resa delle colture, permettono di accedere ad attacchi missilistici di precisione, in grado di indebolire strutture o unità nemiche, di mettere in atto strategie di spionaggio e controspionaggio e via dicendo. Ovviamente più si avanza con la ricerca, maggiori sono i vantaggi offerti da questa.

La varietà, si è capito, non manca a Age of Wonders: Planetfall ed anche a modalità di gioco siamo messi piuttosto bene: oltre alla modalità Campagna, attraverso la quale è possibile seguire le vicende delle varie fazioni in un susseguirsi di mappe da completare raggiungendo obiettivi precisi, possiamo affrontare il gioco in modalità “scenario”, selezionando e personalizzando completamente uno dei pianeti disponibili (andando ad influire su variabili come dimensione, densità di nemici casuali, percentuale di oceani, zone montuose, forestali ecc.), stabilendo il numero di avversari (da 2 a 12) e stabilire se siano umani o controllati dalla CPU. Interessante la possibilità di giocare una partita in tale modalità sfidando o collaborando con un compagno umano sulla stessa console. Ed immancabile la modalità multiplayer, che consente di sfidare invece fino a 5 avversari online.

Amore

Profondo e complesso

- L’esperienza offerta da Age of Wonders: Planetfall è assolutamente appagante. Esplorazione, ricerca, espansione, gestione delle risorse, combattimenti, spionaggio; c’è davvero tanto, tanto da fare, da scoprire e da sperimentare nel nuovo titolo di Triumph Studios. Le dinamiche di base vengono affrontate nel tutorial, ma molti dettagli, molte possibilità verranno scoperte partita dopo partita, scalfendo poco alla volta la superficie del titolo fino a metterne a nudo tutto il potenziale. Sicuramente non stiamo parlando di un gioco immediato e accessibile a tutti, ma la strategia, specialmente su console, è sempre stata appannaggio di una nicchia di players e a conti fatti è anche questa difficoltà che ci piace. Un titolo che richiede tempo e pazienza, ma che ricompensa lautamente il nostro impegno.

Scatenate l’inferno

- Ottima e ben bilanciata l’esperienza di gioco durante gli scontri. Le molte unità diverse, la personalizzazione e sviluppo delle stesse e le svariate abilità impiegabili nel corso delle battaglie le rendono avvincenti e molto soddisfacenti. I campi di battaglia sono generati in maniera procedurale e risultano quindi sempre diversi tra di loro, rendendo di fatto ciascuno scontro unico. Come detto le unità vengono disposte sulla base della loro collocazione nella mappa principale, offrendo la possibilità di creare strategie complesse per tentare manovre a tenaglia o accerchiamenti con la conseguenza che la strategia da utilizzare nello scontro inizia già nella mappa principale. Attaccare unità nemiche ai fianchi o alle spalle offrirà un notevole vantaggio in termini di danni prodotti rendendo la pianificazione del movimento delle truppe estremamente importante, così come l’utilizzo delle coperture che conferiscono invece bonus difensivi. Se avete avuto modo di provare un titolo della serie XCOM, troverete molte analogie col titolo in questione e, vista la grande qualità, la cosa non può che far piacere.

Assuefante

- Giocabilità e rigiocabilità: in questi termini descriverei i punti di forza di Age of Wonders: Planetfall. Ogni partita è profondamente diversa dalla precedente, le possibilità di sperimentazione moltissime, il modo in cui raggiungere l’obiettivo finale aperto a mille possibilità. Il solo fatto che le superfici planetarie vengano generate proceduralmente (così come i campi di battaglia nelle fasi di scontro) basterebbe già a differenziarle l’una dall’altra, se poi teniamo in considerazione l’aspetto legato alla fase politica, alla possibilità di vincere attraverso patti di alleanza piuttosto che spazzando via ogni oppositore e alle differenze intrinseche in ciascuna specie, che spinge a giocare e rigiocare per sviscerarne tutti i segreti, si può avere un’idea della montagna di ore che il gioco è pronto ad assorbirci. Raramente un gioco è riuscito a tenermi così incollato al gamepad; ottimo!

Odio

Comandi imperfetti

- Trattandosi di uno strategico a turni la velocità nella selezione di unità, lo scorrimento dei menu o la visualizzazione della mappa di gioco non è essenziale, abbiamo tutto il tempo per decidere le nostre mosse e metterle in atto; la maggior velocità e precisione di mouse e tastiera fanno pesare relativamente la loro assenza in un simile contesto. Impossibile però negare che, specialmente nelle prime ore di gioco, il sistema di controllo risulti in determinati casi poco intuitivo e che sia necessario qualche passaggio di troppo per raggiungere la schermata desiderata. Nulla che infici pesantemente la giocabilità del titolo, ma perdere un turno di gioco perché si è erroneamente indicato ad un’unità di fortificarsi in difesa invece che spostarla è piuttosto fastidioso. Ripeto, dopo qualche oretta di gioco si riesce a metabolizzare il sistema di gioco, ma l’idea che si potesse fare qualcosina in più rimane.

Full english

- Argomento sempre molto discusso e opinabile quello relativo alla localizzazione. Se sia giusto “penalizzare” o meno in fase di recensione un videogioco perché non presenta il nostro idioma è spesso fonte di dibattito. Fatto sta che va segnalata la mancanza dell’italiano, sia nel parlato che nei sottotitoli, e che questo renda virtualmente inaccessibile il titolo a chi non conosca una delle altre lingue presenti (inglese, tedesco, francese o polacco). Considerata la quantità di testo da leggere ed il fatto che spesso questo non sia propriamente elementare, mi sento di sconsigliare il gioco a chi non abbia una buona conoscenza di qualcuna di queste lingue.

Tiriamo le somme

Un must-have: questo il verdetto. Gli amanti della strategia non possono davvero lasciarsi scappare un titolo come Age of Wonders: Planetfall, profondo, appagante e vasto. Strategia a 360 gradi in un solido contesto fantascientifico. I talentuosi ragazzi di Paradox sembrano davvero non sbagliare un colpo, ed il loro studio olandese Triumph Studios si dimostra perfettamente a proprio agio anche nello sviluppo di giochi per console.
9.0

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