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Code Vein
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Recensione - Code Vein

di P 12 ott 2019
Dopo aver subìto un posticipo di quasi un anno ed essere sparito dai radar per qualche mese, il nuovo action-GDR in salsa vampiresca Code Vein, sviluppato da Shift e pubblicato da Bandai Namco Games, è finalmente approdato sulle nostre console. Scopriamo se il tempo extra sia stato messo a frutto al meglio, nella nostra “sanguinosa” recensione!

Il Gioco

Nell'universo di Code Vein l’umanità è a un passo dall’estinzione. Un misterioso cataclisma, conosciuto con il nome di Grande Rovina, ha decimato il genere umano prima che qualcuno riuscisse a trovare un rimedio. Quasi è alla fine stato scovato, ma ad un prezzo particolarmente elevato. Per sopravvivere, gli esseri umani sono stati infatti costretti ad infettare i propri corpi con dei parassiti, diventando così dei “Redivivi”, vampiri costretti a vagare incessantemente in cerca di sorgenti sanguigne o esseri umani da consumare per placare la sete e non trasformarsi in creature mostruose guidate da una cieca furia omicida, conosciute con il nome di “Corrotti”. Come se non bastasse, in seguito ad alcuni eventi sui quali preferisco non rivelare troppo per non privarvi del piacere della scoperta, l’aria stessa è stata contaminata dal Miasma, una nube velenosa che può accelerare il processo di trasformazione di coloro che non indossano un respiratore e che impedisce ai sopravvissuti di allontanarsi dall’epicentro del cataclisma.

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E’ in questo mondo prossimo al collasso che si risveglia il nostro personaggio, al termine di una adrenalinica sequenza iniziale. Il Redivivo, così come tutti i suoi simili, non ricorda molto del suo passato e sembra avere le ore contate, ma le cose non sempre vanno come ci si aspetta. Dopo essersi imbattuto suo malgrado in un gruppo di soldati ed essere stato “reclutato” con la forza per rastrellare le poche risorse disponibili in nome di un fantomatico Governo, il protagonista scopre infatti di possedere un potere peculiare, che gli consente non solo di purificare le sorgenti sanguigne, così da poterne cogliere i preziosi frutti, ma anche di assorbire i vestigi di altri Redivivi, così da riviverne i ricordi attraverso particolari sequenze oniriche senza subire conseguenze. Due caratteristiche uniche, alle quali Louis e il suo gruppo di ribelli decidono di non rinunciare, chiedendo al nostro eroe di unirsi alla loro causa nella ricerca di nuove sorgenti che possano favorire una convivenza pacifica tra i Redivivi e i pochi esseri umani rimasti in vita. Sono queste le basi narrative dalle quali prende il via Code Vein e da cui si dipana una sceneggiatura estremamente sfaccettata, fatta di continui colpi di scena e sequenze emozionanti che fanno progressivamente luce sul passato dei protagonisti e sui numerosi retroscena del mondo di gioco, accompagnando il protagonista verso uno dei tre finali disponibili.

MP Video - Code Vein

Una trama nel complesso comunque sempre abbastanza chiara e che, senza risultare banale o lineare, mette subito in evidenza le profonde differenze presenti tra Code Vein e i vari Souls, ai quali il titolo è stato sempre accomunato sia per quanto riguarda il combat system, sia per il design generale. Il nuovo action-GDR sviluppato da Shift propone innanzitutto una narrazione meno criptica, nella quale trovano largo spazio dialoghi e scene di intermezzo che consentono di seguire senza particolari difficoltà lo sviluppo delle vicende. E se la struttura generale ricorda quella dei lavori di From Software, lo fa senza farsi mai condizionare troppo dalle caratteristiche dei capostipiti del genere souls-like. La prima differenza riguarda lo stile grafico utilizzato, molto più vicino alle tradizioni orientali e che, in più di un’occasione, ricorda quello dei manga. Occhi sproporzionati, tratti somatici fuori dal comune, forme femminili generose e abiti succinti sono solo alcuni degli elementi cardine del design dei personaggi, sui quali il giocatore può concentrarsi nelle fasi iniziali utilizzando un potente editor con cui è possibile dare vita ad una vasta gamma di Redivivi differenti. La fase di creazione del personaggio non è però che uno dei tratti caratteristici di Code Vein.

Il gameplay, pur basandosi su meccaniche tradizionali del genere come i checkpoint, respawn dei nemici in caso di morte e perdita irreversibile della Foschia, ovvero la “valuta” necessaria per salire di livello e potenziare il proprio equipaggiamento, in caso di doppia sconfitta, risulta fin dai minuti iniziali profondamente diverso. Il level design, per esempio, non propone la consueta ambientazione “allargata” fatta di tante aree interconnesse su più livelli, ma piuttosto una serie di labirinti a sé stanti che, seppur collegati tra di loro, rappresentano sezioni ben distinte del gioco, con tanto di percentuale di completamento dedicata. A questo si accompagna la presenza costante di un compagno guidato dalla I.A, che rende il titolo generalmente più accessibile rispetto alla serie di Dark Souls. Piccole ma sostanziali differenze, alle quali si sommano la possibilità di recuperare metà della Foschia lasciata sul campo senza dover tornare sul luogo della propria morte e la possibilità di donare agli NPC presenti nella base operativa alcuni oggetti specifici, così da migliorare i rapporti interpersonali e ottenere in cambio utili ricompense.

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Oltre alla preziosa “spalla”, che può essere variata nel corso dell’avventura invitando in squadra NPC dotati di caratteristiche e stili di combattimento unici, si può poi contare sul supporto di un Redivivo controllato da un altro giocatore, che può essere reclutato online sia tramite matchmaking che attraverso contatto diretto, seppur con qualche piccola limitazione. Le "richieste d’aiuto", così vengono chiamati inviti e sessioni multigiocatore, possono infatti essere inviate solo se non si è ancora sconfitto il boss della zona e hanno effetto sulle caratteristiche dell’ospite, che vengono allineate a quelle dell’host. L’ospite, che torna alla propria partita portando con sé la Foschia accumulata in caso di sconfitta, non può inoltre raccogliere gli oggetti presenti nel mondo, ma solo quelli droppati dai nemici abbattuti.

Decisamente più marcate le differenze per quanto riguarda lo sviluppo del personaggio, che influenza inevitabilmente anche il combat system di Code Vein. Quando si sale di livello vengono infatti potenziati solo alcuni attributi base e la crescita del nostro personaggio non è vincolata a classi specifiche o ad attributi. Egli però beneficia di una particolare anomalia genetica, conosciuta con il nome di “Codice Vuoto”, che gli consente di memorizzare ed utilizzare i “Codici Genetici” degli altri Redivivi, che una volta raccolti/sbloccati possono essere equipaggiati e modificati con estrema libertà. Ne esistono oltre 20 tipologie diverse, ognuna delle quali porta con sé caratteristiche base precise e Doni, ovvero abilità attive e passive che, una volta apprese, possono essere inserite nei 12 slot disponibili (4 dedicati a quelle passive e 8 riservati per quelle attive). A rendere le cose ancora più interessanti è però la possibilità di migliorare la padronanza di questi doni tramite l’utilizzo, tanto da poterli poi ereditare, ovvero trasferire, da un codice genetico all’altro.

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Questo ovviamente non significa che ogni codice sanguigno possa attingere all’intero catalogo delle abilità disponibili, visto che molte sono vincolate a specifici attributi, ma consente la creazione di una vasta gamma di build differenti, che vanno poi necessariamente perfezionate selezionando la giusta tipologia di arma e il vestiario più adatto. Le prime, che si differenziano per classe, peso, velocità e quantità di stamina consumata per ogni colpo, modificano come da tradizione il set di mosse a disposizione nonché la tipologia e la quantità di danni inferti. La scelta del vestiario, invece, ha un effetto differente. Il nostro alter-ego, data la sua particolare natura, non può indossare armature o indumenti simili, ma sembra trovarsi particolarmente a proprio agio con i “Veli di Sangue”. Questi speciali mantelli incrementano alcune specifiche caratteristiche del personaggio e consentono l’utilizzo di strumenti unici tramite i quali il protagonista può assorbire l’Icore, ovvero l’energia necessaria per l’utilizzo dei doni, risultando di fatto fondamentali nella creazione di personaggi equilibrati.

Tutte queste meccaniche influenzano come detto il combat system di Code Vein che, nonostante un’evidente predisposizione alle fasi offensive, ricorda comunque quello dei souls-like più famosi. Il nostro alter-ego può equipaggiare due armi differenti, eseguire attacchi leggeri o pesanti, schivare, effettuare le tradizionali parate e colpire gli avversari alle spalle con gli ormai leggendari “backstab”. Nel gioco non sono però presenti scudi, il che sottolinea la volontà degli sviluppatori di favorire gli approcci meno conservativi e più coraggiosi, sia nelle fasi di esplorazione sia durante i combattimenti con i numerosi boss presenti nelle ambientazioni. Il titolo sviluppato da Shift include inoltre un classico sistema di potenziamento dell’inventario basato sul consumo di materiali e foschia, al quale si affianca la consueta varietà di consumabili con i quali curare le ferite, incrementare le statistiche o applicare bonus temporanei al proprio equipaggiamento. La foschia, insieme ad alcuni minerali specifici, può inoltre essere utilizzata per velocizzare il processo di apprendimento dei Doni, così da poterli trasferire da un codice all’altro senza attese.

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L’accesso alla maggior parte di queste meccaniche avviene tramite le piante di Vischio, che rappresentano i classici checkpoint, mentre per alcune, quali il potenziamento dell’equipaggiamento o il commercio con gli NPC, è necessario fare ritorno alla base operativa, una sorta di hub nel quale si radunano Redivivi e sopravvissuti incontrati durante il gioco. Dalla base è inoltre possibile accedere alle Profondità, ovvero ad una serie di dungeon più o meno complessi integrati nella modalità di gioco principale, che possono essere sbloccati recuperando le relative mappe durante l’esplorazione e che permettono al giocatore di ottenere preziose ricompense. Una volta completato Code Vein almeno una volta si può poi attivare la classica variante New Game Plus. Anche da questo punto di vista, Shift ha voluto differenziarsi dalla concorrenza, offrendo due diverse possibilità di scelta. La prima permette di rigiocare l’avventura proseguendo lo sviluppo del personaggio con un livello di difficoltà maggiore, al quale corrispondono ovviamente ricompense più consistenti, mentre la seconda non prevede né aumenti di difficoltà né di ricompense, così da offrire un livello di sfida ancora più accessibile.

Il comparto grafico di Code Vein è affidato all’ormai onnipresente Unreal Engine 4, al quale si affiancano la colonna sonora originale composta da Go Shiina e la possibilità di scegliere se godere del doppiaggio inglese o se optare per quello in lingua originale giapponese, approfittando dalla presenza di sottotitoli completamente localizzati in lingua italiana, così come tutte le altre parti scritte presenti nel gioco.

Amore

Sviluppo del personaggio

- Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente in Code Vein è stata senza ombra di dubbio la possibilità di poter creare un’infinità di build differenti, accoppiata alla libertà di poter passare da una all’altra con pochi semplici tocchi, anche durante i combattimenti. Può sembrare una cosa da poco, ma chi si è confrontato almeno una volta con un titolo souls-like sa quanto possa essere snervante affrontare battaglie o sezioni più o meno estese con un personaggio non all’altezza. Attenzione però a non lasciarsi trarre in inganno: trovare il giusto equilibrio tra codice sanguigno, doni ed equipaggiamento non è semplice e basta davvero poco a rendere inefficace o poco maneggevole un personaggio, specie nelle fasi più avanzate. L’insieme di tutti questi elementi rende l’ultima fatica di Shift decisamente meno punitiva e, di conseguenza, godibile anche per coloro che non hanno mai apprezzato la poca clemenza e la rigidità del sistema di sviluppo presente nei titoli di From Software, ma senza intaccarne minimamente la profondità.

Un Souls alla portata di tutti

- Come avrete presumibilmente intuito, Code Vein è un titolo generalmente più accessibile rispetto agli standard del genere al quale verrebbe più facile accomunarlo. Questo dipende ovviamente dalla libertà di sviluppo del personaggio del quale vi ho appena parlato, ma non solo. La presenza costante di un compagno guidato dalla I.A., l’introduzione di alcune meccaniche inedite, come quella che permette di recuperare parte della foschia persa senza tornare sul luogo della morte, e l’introduzione di piccoli accorgimenti, come la possibilità di ricevere indicazioni sull’obiettivo attuale semplicemente interagendo con la mappa presente nella base, rendono la progressione decisamente più fluida, avvicinando di fatto Code Vein agli standard dei titoli action. Una scelta di design che probabilmente farà storcere il naso ai “puristi” ma che abbatte, per quanto possibile, una delle barriere storiche del genere così da raccogliere il consenso di una fetta di utenza decisamente più ampia.

Design grafico

- Lo stile grafico di Code Vein, oltre ad essere uno dei suoi tratti distintivi, è anche uno dei suoi punti di forza. Personaggi, nemici, ambientazioni, armi e sequenze di intermezzo strizzano costantemente l’occhio alla tradizione orientale tratteggiando sullo schermo un universo capace di mescolare senza particolari difficoltà elementi provenienti da altre produzioni, come le città in rovina che ricordano, per conformazione e resa a schermo, quelle del mai dimenticato Ken Il Guerriero o la Cattedrale del Sangue Sacro, che, pur rivelandosi completamente diversa per level-design e livello di sfida, richiama fin dal primo sguardo la leggendaria Anor Londo. Dalla somma di tutti questi elementi nasce un titolo fedele alla tradizione e ben caratterizzato che sono sicuro saprà soddisfare tutti gli appassionati del genere.

Editor

- Code Vein include uno degli editor di personaggi più versatili e più soddisfacenti, almeno in termini di risultato finale, attualmente in circolazione. Oltre ad offrire una vasta gamma di ottimi preset, il sistema di personalizzazione del proprio Redivivo consente di intervenire praticamente su qualunque aspetto estetico modificando proporzioni, posizione, dimensioni, colori e così via. Chiaramente nulla vieta di scegliere uno dei personaggi preconfezionati, ma vista la qualità dei modelli ottenibili, e considerato che nel gioco non sono presenti elmi o armature che possano in qualche modo celare l’aspetto dei protagonisti, il mio consiglio è quello di spendere almeno qualche minuto nell’editor prima di avventurarsi nel mondo di gioco così da caratterizzare al meglio il proprio alter-ego.

Colonna Sonora

- Onestamente non sono mai stato un amante delle soundtrack presenti nei titoli giapponesi, se si escludono alcuni vecchi Final Fantasy e il recente NiER: Automata. Code Vein, con la sua OST costantemente in bilico tra le sonorità dei JRPG di Square e il rock elettronico, però, mi ha davvero colpito. Il modo in cui le melodie si alternano, passando in pochi istanti essere un semplice sottofondo a sottolineare in modo magistrale la comparsa a schermo di un nuovo boss o l’ingresso in una nuova area contribuisce a creare sempre la giusta atmosfera, rendendo sensibilmente più emozionante l’intera esperienza. Davvero notevole.

Longevità

- Come prevedibile, Code Vein è un titolo capace di tenere incollato allo schermo il giocatore per parecchie ore. Per raggiungere i titoli di coda la prima volta si impiegano almeno 30/35 ore, ovviamente senza completare al 100% ogni zona, senza portare a termine tutte le missioni secondarie, senza affrontare tutti i dungeon presenti nelle Profondità e senza sbloccare tutti e tre i finali disponibili. Va quindi da sé che per scoprire davvero tutto quello che il gioco ha da offrire servano almeno altre 10/15 ore, alle quali si aggiungono le innumerevole ore di gioco alle quali si va incontro se di decide di mettere alla prova le proprie capacità con la modalità NG+.

Odio

Difficoltà altalenante

- Uno dei punti deboli di Code Vein risiede purtroppo nel bilanciamento del livello di sfida generale quando si gioca in solitaria. Il titolo di Shift alterna infatti sezioni nelle quali la difficoltà appare ben calibrata a sequenze nelle quali il gioco risulta o troppo facile, o dannatamente ostico. Questo di per sé non sarebbe un vero e proprio difetto, ma lo diventa quando si passa in pochi secondi da combattimenti fin troppo semplici a boss fight che necessitano di tantissima concentrazione e di numerosi tentativi per essere risolte. A volte è ovviamente solo una questione di pratica, così come in molti casi è possibile ridurre notevolmente il tasso di sfida analizzando l’avversario così da adeguare le caratteristiche del personaggio. In più di un’occasione però l’impressione è che il gioco proponga degli incrementi di difficoltà poco calibrati, che spezzano inesorabilmente il ritmo dell’azione senza offrire al giocatore altra soluzione se non quella di provare all’infinito o chiedere aiuto ad un compagno di gioco.

Tecnicamente migliorabile

- Code Vein non presenta difetti clamorosi o tali da rendere ingiocabile il titolo, ma sembra che gli sviluppatori non abbiano avuto materialmente il tempo di rifinire al meglio ogni aspetto e questo si traduce inevitabilmente in tante piccole sbavature, come cali di frame-rate incomprensibili anche sulle console più potenti, assenza di supporto HDR, compenetrazioni abbastanza vistose, hit-box non sempre impeccabili e una I.A. a tratti poco convincente. Difetti che presumibilmente verranno corretti, tutti o in parte, con le future patch e che si sommano ad una presentazione grafica inevitabilmente compromessa dalla presenza di texture in bassa definizione, da ambientazioni povere di poligoni e da un livello di dettaglio decisamente al di sotto degli standard al quale ci ha abituato il motore grafico di Epic.

Tiriamo le somme

Code Vein è un GDR d’azione originale, immediato e divertente che strizza l’occhio ai titoli souls-like ma che, fortunatamente, non si lascia influenzare troppo dal genere portato alla ribalta da From Software. L’ultima fatica di Shift amalgama in modo egregio gli elementi distintivi della serie creata da Hidetaka Miyazaki con le meccaniche dei titoli action puri, e le condisce con una libertà di personalizzazione del personaggio completamente inedita unita ad una trama capace di catturare l’attenzione del giocatore dall’inizio alla fine. Non è perfetto, soprattutto dal punto di vista tecnico, e presenta alcuni fastidiosi problemi di bilanciamento se affrontato in singolo, ma nessuno di questi due difetti riesce ad intaccare in modo sensibile un’esperienza di gioco che mi sento vivamente di consigliare non solo agli appassionati del genere, ma a tutti coloro che apprezzano gli action-RPG di stampo orientale.
8.2

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L'autore

Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS ed ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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