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Disintegration

Recensione - DisintegrationPS4 DigitalGame

Opera d'esordio del team V1 Interactive, Disintegration prova a mescolare strategia e azione in uno sparatutto fantascientifico dai connotati coraggiosi. La nostra recensione cerca di portare alla luce pregi e difetti di questa commistione: eccovi tutti i dettagli!

Il Gioco

Nell'affollato panorama odierno di alcuni generi, per emergere, i giochi devono essere o molto validi o particolarmente innovativi. Meglio poi se sono entrambe le cose. V1 Interactive, piccolo studio statunitense fondato da Marcus Lehto, uno dei designer che hanno plasmato l'universo di Halo, ha deciso per il proprio esordio di puntare proprio sull'innovazione, e Disintegration è il risultato di tale scommessa. Ambientato in un futuro dove è possibile diventare degli "Integrati" trasferendo la propria coscienza all'interno di un corpo robotico, il gioco arriva fornito di una modalità single player dove i giocatori prendono il controllo del pilota di gravicicli (una sorta di moto/drone armato di tutto punto) Romer e della sua squadra, per resistere alla corporazione militare chiamata Rayonne o Occhi Rossi per i non amici.

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L'esperienza della campagna, nonostante non sia lo scarno compitino da poche ore visto in altre produzioni, non è però il punto focale di Disintegration, che di fatto punta buona parte delle sue fiche sul multiplayer. Pertanto la storia della resistenza di Romer ha i tratti di un lungo tutorial introduttivo per i mezzi e la gestione della squadra. Tutto ruota, più o meno letteralmente, intorno al graviciclo, un mezzo che nella sua natura base ricorda molto l'astore di Destiny. Questa moto semi-volante può essere equipaggiata con diverse armi, più o meno pesanti, ed è di fatto la cabina di regia dalla quale il giocatore, attraverso gli occhi di Romer, impartisce i comandi ai propri uomini gestiti dall'IA del gioco.

MP Video - Disintegration

La parte strategica è tutta assegnata ad un solo bottone, il dorsale destro, ed è di fatto racchiusa nello spettro di due semplici comandi: vai qui, attacca quello. Il resto viene gestito dall'intelligenza artificiale che spinge gli alleati, in assenza di obiettivi precisi, a concentrarsi in modo autonomo sui nemici. Si tratta di una soluzione semplice, necessaria perché nel corso dell'azione siamo anche chiamati a controllare il nostro graviciclo con il quale combatteremo in prima persona, elemento che costituisce la componente FPS del titolo.

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L'unione delle due anime del gioco dà vita ad una notevole pletora di possibilità, che vanno da un ruolo di secondo piano in favore di un più attento controllo delle truppe ad un utilizzo dei propri uomini come elemento di distrazione mentre si concentra il fuoco pesante del graviciclo sul fianco dei nemici. A corredo di queste meccaniche vi sono poi delle abilità speciali, assegnate ai vari personaggi, che possono essere attivate con le frecce direzionali. Si va dalla più semplice granata stordente all'utile fuoco di mortaio, passando per frecce che creano campi di stasi, torrette automatiche e via dicendo. Buona parte dell'elemento strategico risiede anche nel saper combinare queste abilità per ottenere il massimo effetto possibile.

Interagendo con l'ambiente, infine, è possibile raccogliere componenti necessari per salire di livello e chip da assegnare ai propri uomini (o a Romer stesso) per potenziare i diversi tratti del combattimento. Un sistema semplice da capire, ma utile per affrontare la campagna che, di suo, offre un tasso di sfida ben calibrato – ad eccezione di alcuni momenti che vedremo più avanti.

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Passando al multiplayer il cuore di Disintegration non cambia ritmo, ma i giocatori sono chiamati ad adattarsi ad alcune variazioni della formula. Innanzitutto il fatto di trovarsi faccia a faccia con dei piloti controllati da altri giocatori spinge a dover pensare le proprie strategie in modo più rapido e flessibile, cercando di puntare in particolar modo sul gioco di squadra. Inoltre sono presenti diversi "equipaggi" con i quali scegliere di entrare in battaglia, e questa decisione non ha un effetto solo estetico ma ci permette di trovare diverse combinazioni di armi, abilità e gregari. Il team dei Cavalieri, ad esempio, ha il graviciclo dotato di lance e una squadra con tre gregari, mentre quello dei Pagliacci - che si portano a casa il premio Inquietudine 2020 - ha solamente delle bombe adesive ma può schierare in campo quattro gregari. I team vengono scelti all'inizio della partita, ma ad ogni morte è possibile cambiarli, come fossero delle classi di un qualsiasi sparatutto.

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Il tutto è pensato per le tre modalità d'esordio di Disintegration: la prima è un semplice controllo a zone, la seconda ricorda modalità già viste in Gears of War e Call of Duty dove bisogna raccogliere le piastrine dei nemici per ottenere punti, e la terza divide le due squadre in attaccanti e difensori con i primi che devono raccogliere dei nuclei e portarli alla base dei difensori. A corredo dell'aspetto puramente ludico, vi sono diverse possibilità di personalizzazione del proprio team, con molti oggetti da sbloccare completando le sfide sul campo di battaglia.

Amore

Una campagna con un'anima

- Spesso e volentieri i giochi che puntano tutto sul multiplayer offrono esperienze single player limitate e superficiali. Disintegration si scosta da questa brutta abitudine, inserendo nel gioco una campagna abbastanza longeva, con il giusto tasso di sfida e che mette in campo, livello dopo livello, sempre nuove soluzioni in termini di armi e fasi di gioco. Nulla di particolarmente innovativo, ma abbastanza per spingere i giocatori a procedere con le missioni, spinti dalla curiosità di vedere come sarà il graviciclo in dotazione per il livello successivo, o quanto le modifiche integrate con i chip cambieranno l'equilibrio della battaglia.

Multiplayer plasmabile

- Mettendo in secondo piano il discorso sulle modalità disponibili, che affronteremo più avanti, il multiplayer sembra costruito su un modello pensato per durare. Le personalizzazioni per le diverse squadre, le sfide e i relativi oggetti da sbloccare (se non l'editor degli emblemi), sono abbastanza ricche da far pensare che un appassionato spenderà diverso tempo nel tentativo di ottenerle tutte.

Il tocco dei veterani

- Al netto dei diversi problemi che affliggono Disintegration, e che vedremo di seguito, l'esordio di V1 Interactive è fatto anche di parti che funzionano e che evidenziano l'esperienza di chi ci ha lavorato. Diversi elementi di gameplay e game design sono pensati in modo intelligente e aiutano il giocatore ad orientarsi più facilmente, o a gestire la situazione in modo più fluido, a dispetto del fatto che sta seduto su un mezzo poco adatto a chi soffre di motion sickness. Lo stesso menu delle opzioni offre ampi margini di modifica per adattare il gioco alla propria sensibilità. Per dire: chi non fosse interessato molto alla parte FPS potrebbe aumentare al massimo la mira assistita e dedicarsi quasi esclusivamente alla gestione strategica della squadra, sparando solo quando necessario.

Odio

Gunplay da rivedere completamente

- Purtroppo la parte sparatutto di Disintegration non è riuscita bene. Il sistema di mira non offre la precisione necessaria a rendere intrigante l'idea di buttarsi nella mischia, e anche il feedback dei colpi non è nulla in confronto ad altri titoli. Personalmente penso che il fatto di costringere il giocatore ad essere sempre in sella ad un instabile moscone d'acciaio limiti molto il senso di immersione e la precisione di un sistema di fuoco che, come già detto, offre poca soddisfazione. Siamo ben lontani dalla precisione e dalla pulizia di un Titanfall, di un Destiny, di un Doom o di un Halo. Questo, nei momenti in cui si viene lasciati privi di squadra, diventa perfino frustrante, soprattutto quando si affrontano dei boss dotati anch'essi di gravicicli che, essendo gestiti dalla CPU, hanno una mira praticamente automatica e un sistema di controllo del mezzo molto più preciso.

La storia si è persa per strada

- Tutto quello che vi ho detto sulla trama è vero, ma è anche vero che non c'è nel gioco. Disintegration comincia con la fuga dei protagonisti da una nave orbitale chiamata Iron Cloud, ma poi rimane avaro nelle spiegazioni, lasciando il giocatore in balia di dialoghi ed episodi non sufficienti a delineare un quadro esaustivo di quello che vuole essere il mondo narrativo all'interno del quali si muove Disintegration. Perché Romer è il capo? Da chi scappano? Perché? Chi sono davvero i cattivi? Chi sono gli occhi rossi? Troppi aspetti vengono lasciati ad una narrazione sbocconcellata e lacunosa. In pratica è molto difficile affezionarsi al mondo di Disintegration.

Strategia ai minimi termini

- Come detto prima, tutta la gestione della propria squadra è assegnata ad un solo tasto. Una scelta ovvia nel momento in cui chiedi al giocatore di dover badare anche ad una forte componente FPS, ma che limita moltissimo l'impatto della vena strategica di Disintegration. In primis non è possibile dare ordini particolarmente precisi ai propri compagni. In aggiunta ogni ordine viene eseguito da tutti, non è possibile separare i vari membri dando loro ordini differenti. Infine, seppure non in modo distruttivo, l'intelligenza artificiale ha una certa tendenza a buttarsi nella mischia. Questo, unito alla scarsa qualità della parte in prima persona, che serve anche a gestire il puntatore degli ordini, crea spesso e volentieri delle situazioni esasperanti, dove si sta selezionando un nemico ma questo si sposta e quindi l'ordine si trasforma automaticamente in un riposizionamento dei propri uomini…. al centro della mischia. Va anche precisato che i membri della squadra seguono Romer nei suoi spostamenti, in quanto non c'è un comando per dire loro di rimanere fermi in un punto preciso.

Un multiplayer da ricalibrare

- Disintegration ha i suoi bei problemi anche in multiplayer. Da un'attesa esagerata per poter cominciare una partita (e non per mancanza di giocatori, ma proprio per i vari passaggi necessari a iniziare lo scontro), ad una scarsità di modalità, fra l'altro banali – ci sono solo le tre illustrate pochi paragrafi sopra – che fa supporre vi fosse poca fantasia su come sfruttare l'elemento strategico e dei gravicicli. Durante le partite la gestione dei propri uomini è praticamente inesistente, perché nel momento in cui ci si trova faccia a faccia con un graviciclo nemico non si ha molto tempo da perdere per dire ai gregari a terra dove e come muoversi. Aggiungo, inoltre, di aver sperimentato un certo squilibrio fra le diverse classi a disposizione. Alcune hanno lanciarazzi, lanciagranate e torrette fisse, altre sparano giavellotti. Fate un po' voi i conti.

Tecnicamente stabile, artisticamente innocuo

- Si è spesso parlato del fondatore dello studio responsabile di Disintegration, in quanto veterano di Halo. La cosa strana è che il suo primo gioco indipendente ricorda molto di più Destiny. Non nelle meccaniche, ma nello stile visivo dei droidi, molto simile a certe armature dei Titani, e per il fatto che fra una missione e l'altra ci si attardi in una sorta di base simile alla Torre del primo capitolo Bungie, ma più spoglia. Fra l'altro è l'unico momento in cui un gioco pensato per la prima persona passa in terza persona. Un dettaglio che influisce stranamente sulla fluidità della telecamera e del frame-rate, generando uno strisciante senso di motion sickness che arriva tanto velocemente quanto inaspettatamente.

Tiriamo le somme

Non è facile miscelare due generi, soprattutto se molto diversi fra loro. Il fatto che la riflessività degli strategici sia agli antipodi rispetto all'adrenalina degli sparatutto, avrebbe dovuto spingere Disintegration a scegliere con maggior forza uno dei due generi, lasciando molto meno spazio all'altro. Certo, l'idea e lo sforzo possono anche essere fonte di plauso, ma la realizzazione lascia molto a desiderare. Di fatto nessuna delle due anime di Disintegration è abbastanza definita da risultare soddisfacente. Si tratta, in sostanza, della classica situazione dove si cerca di accontentare tutti e si finisce per ottenere l'esatto opposto. Cinicamente potremmo concludere che, a dispetto dell'onesto tentativo di V1 Interactive, che ricordiamo essere un piccolo studio indipendente, Disintegration ha troppi validi avversari su entrambi i fronti. Chi volesse un buon FPS ha solo l'imbarazzo della scelta, ma anche chi è in cerca di validi strategici in tempo reale ha una buona varietà di scelta persino su console.
5.5

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L'autore

Un giorno qualcuno gli disse che c'erano altri giochi oltre Age of Empire. Da quel momento è alla ricerca dell'esperienza definitiva, molti sostengono faccia apposta a non trovarla per poter continuare a giocare. Convinto sostenitore de "il voto non fa il gioco", scrive su diversi siti, un paio addirittura creati da lui. Un giorno scomparira nel nulla in un vortice di gameplay, o impazzito scenderà in strada urlando di minacce a New York e brandendo una spada immaginaria.

c

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