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The Last of Us Parte II
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Recensione - The Last of Us Parte IIPS4Game

Mentre l’attuale generazione volge inesorabilmente al termine, Naughty Dog consegna ai videogiocatori uno dei sequel più attesi degli ultimi anni: The Last of Us Parte II. Un titolo ambizioso che mescola gameplay, narrazione e tecnica con l’intento di tracciare un segno indelebile nel cuore e nella memoria di tutti coloro che si sono lasciati in qualche modo toccare dalle vicende di Joel e della piccola Ellie. Scopriamo insieme se ci sono riusciti nella nostra nuova recensione.

Il Gioco

Raccontare The Last of Us Parte II senza anticipare nulla e senza privare del piacere della scoperta coloro che non hanno giocato il primo capitolo non è affatto facile, ma è un atto dovuto che va molto al di là di quello che comunemente si definisce come spoiler. Questo perché buona parte del fascino della saga si basa sulle emozioni che, si sa, sono molto difficili da tradurre in parole e ciò renderebbe di fatto vano, nonché potenzialmente dannoso, ogni tentativo. Per questo motivo mi limiterò quindi a dirvi che il nuovo capitolo inizia nello stesso luogo dove si era concluso il primo, ovvero a Jackson, nel Wyoming. Sono passati quattro anni da quando Joel, il contrabbandiere, e Ellie, la “merce” da contrabbandare, sono arrivati qui al termine di un lungo e faticoso viaggio attraverso gli Stati Uniti. Il vecchio mondo, così lo chiamano i sopravvissuti, non esiste più e quello che ne resta è tenuto in ostaggio dal Cordyceps, un fungo che trasforma gli esseri umani in pericolosi infetti assetati di sangue. Questo per fortuna non ha impedito un graduale ritorno alla normalità, se così possiamo definirla. In alcune zone i sopravvissuti, dopo lo sgomento iniziale, hanno lentamente imparato a convivere con il morbo riscoprendo l’importanza di vivere in gruppi e di collaborare per racimolare risorse con un obiettivo comune.

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In altre aree purtroppo le cose non vanno così bene, tra mandrie di infetti che vagano incontrastate e gruppi di fanatici che provano a imporre, con metodi più o meno discutibili, le loro teorie e il loro stile di vita. Ed Ellie? Beh...lei è ancora immune e vive la propria adolescenza a Jackson portando dentro di sé tutto il peso di questo inconfessabile segreto, così come Joel convive con i sensi di colpa e le conseguenze della scelta fatta per salvarla. Questo finché un evento tanto brutale quanto incomprensibile, almeno nelle fasi iniziali, sconvolge le loro esistenze e quelle di tutti coloro che gli stanno vicino, spingendo Ellie ad abbandonare tutto e a intraprendere un lungo e pericoloso viaggio tra le macerie di una Seattle in preda al caos. Per le strade delle metropoli infuria infatti lo scontro tra i “lupi” del WLF, o Washington Liberation Front, e le “iene”, conosciute anche come Serafiti, che finirà per influenzare inevitabilmente anche la missione di Ellie. Una missione che, nelle circa 22/25 ore necessarie per raggiungere i titoli di coda, metterà i protagonisti, principali e secondari, di fronte alle conseguenze delle proprie azioni e che spingerà, a volte anche in modo cruento, il giocatore a riflettere profondamente su concetti quali la vendetta, il perdono e, più in generale, sul significato di giusto e sbagliato, il tutto attraverso una sceneggiatura non lineare raccontata, come da tradizione, anche attraverso numerose scene di intermezzo di stampo cinematografico.

MP Video - The Last of Us Parte II

Ad affiancare la componente narrativa, in The Last of Us Parte II troviamo una versione riveduta e corretta del gameplay sviluppato da Naughty Dog per il primo capitolo. Una volta impugnato il pad ci troviamo quindi di fronte a un survival action in terza persona che mescola senza soluzione di continuità esplorazione, risoluzione di semplici enigmi ambientali, raccolta di risorse, crafting e combattimenti, suddivisi tra fasi stealth, scontri corpo a corpo e sparatorie. Per quanto riguarda la componente esplorativa, le differenze principali rispetto al passato riguardano le dimensioni delle aree da attraversare, ora molto più vaste, una minore linearità, raggiunta con l’introduzione di numerosi percorsi differenti e di una sezione che strizza l’occhio agli open-world, e una maggiore verticalità delle ambientazioni (Seattle è una città con molti, moltissimi grattacieli). A queste importanti novità si affiancano poi la possibilità di sfondare vetri e finestre per trovare nuovi percorsi, l’introduzione di brevi sezioni acquatiche, nelle quali la protagonista può dare sfoggio di tutte le sue capacità sia sopra che sotto la superficie, un paio di sequenze al cardiopalma in perfetto stile Nathan Drake e la presenza di alcuni intermezzi dal vago sapore platform. Sul fronte degli enigmi, in aggiunta ai classici bidoni e alle scale posizionabili, troviamo invece la possibilità di usare corde e cavi, da sfruttare rispettivamente per raggiungere luoghi inaccessibili o connettere tra loro apparecchiature elettriche quali generatori e pannelli di controllo.

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Qualche novità anche per quanto riguarda la raccolta delle risorse, il crafting e lo sviluppo del personaggio. Ellie, proprio come accadeva nel primo capitolo, può infatti recuperare una vasta gamma di consumabili, tra cui molti oggetti utili per costruire esplosivi, oggetti curativi, munizioni speciali, miglioramenti temporanei per l’arma contundente equipaggiata e, addirittura, dei silenziatori artigianali da applicare sulle armi in suo possesso. A questo processo, accessibile in qualsiasi momento premendo il touchpad per raggiungere il menù, si affianca quello che permette di modificare e migliorare le armi a disposizione con accessori, caricatori estesi o mirini consumando specifiche risorse presso uno dei banchi di lavoro sparsi per il mondo di gioco. Nel corso dell’avventura, il giocatore può inoltre raccogliere dei medicinali da utilizzare per migliorare le abilità della protagonista, per sbloccarne di nuove o per apprendere come costruire nuovi oggetti tramite il crafting. La crescita si sviluppa su più percorsi lineari focalizzati su temi specifici, come il combattimento corpo a corpo e le tecniche di sopravvivenza, la maggior parte dei quali diventano accessibili solo dopo aver trovato e letto uno specifico manuale sull’argomento.

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Decisamente più consistenti le novità che riguardano la componente stealth, fondamentale anche in The Last of Us Parte II, e gli scontri coi nemici, che differiscono sensibilmente in base alla tipologia di avversari da affrontare. Tra gli infetti fanno il “gradito” ritorno creature come i runner, che non esitano ad attaccare a testa bassa la protagonista dopo averla individuata, i clicker, infetti senza vista ma dotati di un udito molto sensibile, i fastidiosissimi stalker e i giganteschi Bloater. Oltre a queste vecchie conoscenze, nel secondo capitolo fanno la loro comparsa anche alcune creature inedite come lo Shabler, una sorta di variante dei Bloater che colpisce dalla distanza e che esplode in una nuvola di spore dopo essere stato abbattuto. Tra gli antagonisti umani troviamo, come già detto, due diverse fazioni, ognuna caratterizzata da unità ed equipaggiamenti differenti. I lupi del WLF sono, di fatto, dei militari e come tali dispongono di un arsenale potenzialmente letale, che spesso si accompagnano a cani capaci di fiutare l’odore dei nemici e di seguirne le tracce per un breve periodo. I Serafti, o iene, sono invece dei “cultisti” e prediligono l’uso degli archi e il combattimento, ma senza disdegnare le armi da fuoco quando la situazione lo richiede. Ad accomunare le due fazioni ci pensano la volontà di fermare a tutti i costi la protagonista, la capacità di elaborare tattiche di accerchiamento molto più efficaci rispetto al passato e la capacità di coordinarsi in modo quasi perfetto durante gli scontri, comunicando agli altri la propria posizione o quella degli avversari.

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Per fortuna, Ellie sa come sfruttare le natura selvaggia che ha invaso le rovine del vecchio mondo e gli altri elementi presenti per nascondere la propria presenza ai nemici, siano essi umani o infetti, muovendosi accucciata o strisciando per ridurre al minimo la possibilità di essere individuata prima di sferrare un attacco a sorpresa. Nel corso degli anni, la giovane ha infatti perfezionato le proprie tecniche, che le consentono di uccidere silenziosamente i nemici raggiungendoli alle spalle o colpendoli dalla distanza con archi e armi silenziate, magari dopo averli distratti lanciando un oggetto. Nonostante le sua abilità, la protagonista si troverà comunque costretta a ingaggiare spesso scontri a viso aperto con le pattuglie presenti nelle varie ambientazioni e/o a dover passare alle maniere forti per non essere sopraffatta dagli infetti dopo averli allertati. In questi casi, Ellie può contare su un arsenale che include varie tipologie di pistole, fucili e armi automatiche, alle quali si affiancano il già citato arco, un prezioso coltello, le armi corpo a corpo che si possono recuperare nelle varie ambientazioni e una serie di esplosivi artigianali, come molotov e granate fumogene. Per quanto riguarda il combattimento, le novità di rilievo riguardano la possibilità di effettuare delle schivate premendo L1 con il giusto tempismo, alcune abilità speciali, come quella che permette di colpire gli avversari in salto da una sporgenza o dopo essersi dondolati con una corda, e una maggiore “fisicità” generale degli scontri, con protagonisti e nemici che reagiscono in modo più credibile ai colpi ricevuti, finendo per esempio a terra dopo essere stati raggiunti da un proiettile o da un freccia. Queste ultime possono anche rimanere “incastrate” nel corpo della protagonista continuando a provocare danni fino a quando non vengono rimosse attraverso la pressione del tasto dorsale destro.

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Il livello di sfida delle varie sezioni dipende ovviamente dal livello di difficoltà scelto, che può essere selezionato in qualunque momento tra i 5 standard disponibili o personalizzato regolando singolarmente ai parametri relativi alla resistenza della protagonista, al comportamento dei nemici e così via. Dopo aver completato almeno una volta il titolo è inoltre possibile accedere alla modalità “Nuova Partita +”, che consente di rigiocare l’intera avventura mantenendo i progressi già sbloccati e le armi acquisite, con alcune comprensibili limitazioni legate alla trama. A sorreggere tecnicamente The Last of Us Parte II ci pensa, come ormai tradizione per i titoli sviluppati da Naughty Dog, l’ultima versione dell’engine proprietario creato dalla software house, capace di raggiungere i 1080p su PS4 Base e i 1440p su PS4 Pro con frame-rate bloccato a 30 fps su entrambe le console e pieno supporto alla tecnologia HDR. Sul fronte audio troviamo invece una gestione estremamente dettagliata dei suoni ambientali, che si affianca alla colonna sonora originale composta da Gustavo Santaolalla e da una completa localizzazione in lingua italiana del gioco, dialoghi inclusi.

Amore

Vario, fluido e appagante

- Se c’è una cosa sulla quale Naughty Dog ha lavorato, e molto, in The Last of Us Parte II è sicuramente il gameplay. Le novità introdotte, sia sul fronte del level-design, sia per quanto riguarda le fasi stealth e i combattimenti, garantiscono al nuovo capitolo una libertà di approccio molto più ampia rispetto al passato, che si traduce in una vasta gamma di situazioni differenti. Si può decidere di puntare tutto sullo stealth, focalizzando l’attenzione sulla raccolta di risorse e sul cercare di evitare per quanto possibile gli scontri a fuoco. O, in modo diametralmente opposto, si può dare libero sfogo a tutta la sete di vendetta della protagonista riversando sui nemici tutto il proprio arsenale. O, ancora, si può decidere di optare per una via di mezzo e valutare di volta in volta quale approccio scegliere, almeno fino a quando la il gioco non ci “costringe” a cambiare approccio. Ognuna di queste scelte porta ovviamente a risultati differenti, che si differenziano per conseguenze e difficoltà ma che sono accomunati da una realizzazione impeccabile e da una fluidità senza precedenti, che consente di alternare i vari tipi di attacco in modo estremamente convincente e di passare rapidamente da un approccio discreto a uno più sfrontato (e viceversa). A questa incredibile libertà si affianca poi la componente esplorativa, che in The Last of Us Parte II riveste un ruolo di primo ordine. Esplorare non permette “solo” di recuperare nuove risorse, ma anche di scoprire nuove strade, di sbloccare nuovi dialoghi opzionali, di ottenere collezionabili e, più in generale, di scoprire più dettagli sull’incredibile mondo di gioco creato dal team guidato da Neil Druckmann.

Una storia che lascia il segno

- Su questo punto ci sarebbe molto, moltissimo da dire, ma anche qui vale la premessa fatta all’inizio. Niente spoiler. Questo “voto” non mi impedisce però di dire che The Last of Us Parte II, al netto di una trama buona ma non da oscar, riesce nel difficile compito di tradurre in un videogioco un modo di raccontare rimasto fino a oggi confinato in altri settori. Un modo di raccontare diretto e viscerale, che non ha paura di affrontare tematiche sensibili o di mostrare a schermo di quali efferate atrocità possono macchiarsi gli esseri umani quando si trovano ad affrontare situazioni estreme. In un contesto del genere, il confine tra giusto e sbagliato si assottiglia sempre di più, rendendo molto più complesso prendere delle decisioni. Decisioni che, come spesso accade, avranno conseguenze più o meno tangibili sul corso degli eventi e, soprattutto, sulle vite dei protagonisti. Il videogiocatore in questo caso non è però un semplice spettatore, ma vive in prima persona tutte queste emozioni, trovandosi spesso a dover “scegliere” dentro di sé da quale parte stare e a dover analizzare la complessità degli intrecci secondo il proprio metro di giudizio personale. Qualcuno si sentirà offeso, altri si commuoveranno, molti potrebbero sentirsi tristi e qualcuno, ahimè, potrebbe anche trovare la storia troppo scontata o noiosa. Nessuno però potrà dire che The Last of Us Parte II non faccia riflettere e che il viaggio di Ellie, con le sue infinite sfumature, non ha lasciato un segno nel suo essere videogiocatore. E quando un gioco riesce a raggiungere questo risultato, il resto alla fine conta davvero poco.

Personaggi

- Per raggiungere la complessità e la profondità narrative delle quali ho parlato poco sopra, Naughty Dog ha deciso di puntare molto sull’autenticità e sulla capacità di trasmettere emozioni dei protagonisti, siano essi principali e secondari, in qualunque situazione. Tutto parte da una sceneggiatura vera, nella quale ogni personaggio ha luci e ombre, proprio come nella realtà. In The Last of Us Parte II è difficile dire chi sia il buono e chi il cattivo, chi abbia davvero ragione e quale sarebbe la scelta migliore. Le sfumature sono tante, così come i sensi di colpa, i segreti e le cose non dette. Li puoi percepire negli sguardi, nel tono di voce, nelle espressioni dei volti e nelle movenze. Per la prima volta però, questa complessità “abbatte” i limiti delle scene di intermezzo e si espande prepotentemente a tutte le sequenze di gioco. Ecco quindi che si può vedere il sorriso sfuggente di Ellie durante un dialogo in-game, si può percepire il suo sforzo mentre strangola un nemico e si può sentire la sua rabbia esplodere quando si avventa su un nemico a colpi di ascia. Questo livello di dettaglio si estende a tutti i personaggi, compresi i nemici o gli NPC apparentemente importanti, e contribuisce a rendere ancora più coinvolgente l’universo di gioco.

Tecnicamente ineccepibile

- E inutile girarci intorno. The Last of Us Parte II rappresenta uno dei picchi più alti raggiunti in questa generazione sotto il punto di vista puramente tecnico. Ambientazioni, modelli poligonali, texture, complessità del fogliame, qualità degli effetti particellari, gestione del sistema di illuminazione, distanza visiva, resa dell’acqua. Tutto in questo secondo capitolo è stato realizzato a regola d’arte e con un'attenzione per i dettagli unica, resa ancora più incredibile da una gestione praticamente perfetta della telecamere e delle inquadrature. Una menzione d’onore va sicuramente alle animazioni, tra le migliori mai viste in un videogioco, specie per quanto riguarda l’interazione contestuale con i vari elementi presenti nello scenario e la fisicità che riescono a trasmettere in ogni situazione, dagli scontri alle fasi esplorative. Insomma… The Last of Us Parte II è un capolavoro sotto questo punto di vista e vederlo girare fluidamente senza particolari rinunce anche su una PS4 base, un hardware che ha quasi 7 anni sulle spalle, lascia davvero senza fiato.

Audio

- The Last of Us Parte II non è solo bello da vedere ma è anche una gioia per le orecchie. E non parlo solo della splendida colonna sonora composta da Gustavo Santaolalla, che sottolinea in modo impeccabile le sequenze di intermezzo e i momenti più intensi del titolo con brani praticamente perfetto. Sono i suoni ambientali, e paradossalmente anche l’assenza stessa di suoni, a rendere davvero avvolgenti le varie zone e a trasformare ogni area in un luogo dotato di una propria identità. Anche in questo caso sono i dettagli a fare la differenza, con tanti piccoli tocchi di classe sparsi qua e là con l’intento di avvolgere il giocatore e farlo immergere completamente nel mondo di gioco. Il risultato finale è davvero incredibile e contribuisce a rendere The Last of Us Parte II un vero e proprio kolossal.

Accessibilità

- Premesso che personalmente non ho avuto bisogno di attivare nessun tipo di aiuto, sono stato molto contento di scoprire che The Last of Us Parte II include una lunga serie di opzioni e di possibilità di personalizzazione a disposizione dei giocatori. Si parte dalla possibilità di selezionare liberamente il livello di difficoltà e di personalizzarlo nel dettaglio fino ad arrivare alle opzioni che consentono di aumentare il contrasto di alcuni elementi nel gioco, di modificare la dimensione o il colore di molti elementi a schermo, di sfruttare la sintesi vocale e molto altro ancora. Si tratta di opzioni fondamentali per tutti coloro che hanno delle difficoltà e che sono sicuro permetteranno a molti più giocatori di avvicinarsi al titolo. La speranza è che tutte le case di sviluppo, o almeno quelle che se lo possono permettere, prendano esempio da quanto fatto da Naughty Dog implementando nei loro titoli sempre più opzioni pensate per rendere accessibili i giochi.

Odio

Il troppo che stroppia

- The Last of Us Parte II è un titolo molto lungo ma che, fortunatamente, non diventa mai noioso. Ci sono però dei momenti nei quali ci va molto vicino, con sequenze eccessivamente diluite e qualche concessione di troppo alla narrazione. Si tratta di situazioni sporadiche e che, nel complesso, non rovinano l’esperienza di gioco, ma da una produzione di questo calibro, nella quale il giocatore non ha praticamente mai la possibilità di influire sul ritmo, mi sarei aspettato una gestione praticamente perfetta di questo aspetto.

Ambienti fin troppo statici

- Premesso che si tratta di un difetto marginale, ammetto di essere rimasto particolarmente deluso quando ho scoperto che quasi nessun elemento presente nel gioco reagisce dinamicamente alle nostre azioni, se non quelli con i quali è previsto che interagiamo ai fini del progresso nel gioco. Non solo non si può, per esempio, far cadere gli oggetti da un tavolo con un pugno o danneggiare uno dei tantissimi televisori presenti nelle abitazioni abbandonate che attraversiamo durante l’avventura, ma nemmeno si riesce a colpirli. Dettagli marginali, senza ombra di dubbio, ma quando l’occhio del giocatore cade su questo aspetto, la magia di The Last of Us Parte II si interrompe per qualche secondo ricordando a chi impugna il pad che si tratta “solo” di un videogioco.

Tiriamo le somme

The Last of Us Parte II non è solo un gran bel videogioco. E’ un’opera tanto monumentale quanto coraggiosa, che sfrutta nel modo migliore tutta la potenza di PS4 per raccontare una storia fatta di violenza, affetti, sensi di colpa e conseguenze. Una storia che si mescola in modo magistrale al gameplay stratificato sviluppato da Naughty Dog e che, anche grazie ad un comparto tecnico vicino alla perfezione, lascia inesorabilmente il segno nel cuore e nella memoria dei giocatori. Qualche piccola imperfezione c’è, ma si tratta di frammenti infinitesimali se confrontati con la maestosità e l’ambizione di un sequel che merita, per più di un motivo, di entrare nella storia dei videogiochi e, soprattutto, nella collezione di tutti gli appassionati.
9.5

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L'autore

Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS ed ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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