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Skelattack

Recensione - SkelattackPS4 DigitalGame

Konami ha presentato a sorpresa, facendolo uscire senza annunci precedenti, l'intrigante platformer bidimensionale Skelattack dal design artistico ispirato ai classici dell'animazione d'epoca, proprio come il più famoso Cuphead. Incuriositi abbiamo deciso di provarlo: ecco cosa abbiamo scoperto.

Il Gioco

Ci sono tante teorie contrastanti su cosa accada dopo la vita. Chiamatela mente, coscienza o anima, tanti sostengono che ci sia un posto in cui la nostra "essenza" possa trovare rifugio oltre la mortale esistenza. E gli sviluppatori di Skelattack propongono la loro versione (ironica) di queste credenze, immergendoci in un mondo chiamato Undervale abitato da fantasmi, scheletri e animali, come i pipistrelli, degni dei migliori cliché horror. Un giorno, però, i mortali scoprono l'esistenza di questo posto e rubano la magia che tiene in vita (si fa per dire) gli abitanti dell'aldilà. Sta quindi al giovane protagonista scheletrico Skully e al suo fido amico pipistrello Imber fermare questa malefica invasione. Insomma, questa volta i cattivi siamo noi umani.

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In questo contesto, Skelattack ci immerge in un mondo animato come un cartone di inizio secolo scorso, ricco di siparietti divertenti tra i personaggi morti nei diversi livelli; ma come spesso accade per titoli platform 2D, qui non è la storia che conta di più, ma il puro e semplice gameplay che qui troviamo nella forma di un platforming molto classico. E infatti ci si trova subito a proprio agio negli acrobatici livelli di gioco, tra comandi più simili a un metroidvania con salti, rimbalzi sui muri e attacchi corpo a copro, ma con livelli a scorrimento laterale maggiormente lineari dove conta soprattutto schivare ed eliminare nemici e trappole.

MP Video - Skelattack

Nei panni di Skully siamo dotati di uno spadone con cui attaccare i nemici, mentre il resto delle acrobazie da combattimento è limitato al dosare al meglio movimenti e salti, senza parate o schivate da utilizzare. Le sezioni platform si affidano all'unico tasto di salto senza scatti, rampini o altre abilità, e similmente le parti di combattimento richiedono la pressione di un solo bottone per elargire potenti spadate. Ritroviamo quindi il classico gameplay a due tasti delle prime console Nintendo.

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I combattimenti sono in gran parte evitabili a parte le immancabili sezioni boss, quindi la sfida sta principalmente nella componente di platforming che ci vede cercare di evitare i numerosi burroni, spine, ostacoli mobili e proiettili. Il protagonista è dotato anche di una barra della vita, ma quasi ogni pericolo è letale al primo contatto; il gioco è però abbastanza generoso nella frequenza dei checkpoint, ai quali si può tornare indietro senza limitazione alcuna. Nessuna sequenza di salti, insomma, che non si possa superare con un po' di perseveranza.

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I livelli sono tutti piuttosto lineari, ma a livello visivo portano il giocatore in tante location distinte seppur abbastanza classiche, come le stanze di un castello o l'immancabile dungeon sotterraneo. Non ci sono molti percorsi alternativi, con le poche piattaforme nascoste che contengono rari segreti ed easter egg. Per arrivare all'ultimo boss, e quindi alla conclusione del gioco, sono necessarie circa 4 ore, e non ci sono modalità di gioco ulteriori o particolari motivi per rigiocare il titolo dall'inizio. Sfortunatamente manca anche totalmente la localizzazione italiana, con tutti i testi del gioco disponibili unicamente in inglese; qualcosa che non ci saremmo aspettati da un publisher come Konami.

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Amore

Gioco nuovo, sapore retrò

- Non fatevi ingannare dai disegni a mano curati e dalla palette di colori variegata: Skelattack è probabilmente quanto di più vicino ai suoi vecchi classici bidimensionali Konami abbia rilasciato da anni a questa parte (escludendo i remake, naturalmente). Un platform game "monotasto", combattimenti semplici, livelli dalla struttura a blocchi piuttosto rigida e battaglie boss creative. Insomma, leggere Konami prima di iniziare un gioco 2D fa ancora il suo effetto.

Mini-Cuphead

- Naturalmente il capolavoro di Studio MDHR non ha inventato i disegni a mano stile anni '30, ma è innegabile come abbia reso popolare questo stile grafico nel mondo videoludico. Pur senza raggiungere quei livelli di eccellenza e di cura per i dettagli, anche Skelattack riesce a replicare con efficacia quello stile, con personaggi che sembrano usciti proprio da un cartone d'epoca. Affascinante!

Scheletrico

- Non sarà un'idea originalissima, ma ho apprezzato molto il concept "ultraterreno" del titolo Konami. L'oltremondo è caratterizzato bene con personaggi come scheletri, fantasmi e pipistrelli che popolano gli oscuri ma simpatici mondi di gioco. Creativa anche la scelta di avere umani come nemici invece di qualche demone o alieno generico, facendoci per una volta tifare contro l'umanità.

Odio

Qualche imprecisione nei comandi

- Skelattack ci propone sezioni platform che spesso richiedono una precisione quasi al pixel, combinandole però a comandi poco reattivi dove è difficile correggere la propria direzione una volta in volo, oltre a varie trappole e attacchi che non risultano troppo evidenti. Inoltre quando ci lanciamo da un muro, dobbiamo premere lo stick nella direzione opposta a quella del salto, un'azione poco intuitiva ed incline ad errori. Non sono controlli disastrosi, ma sicuramente si sarebbe potuto fare di meglio.

Barra della vita? A che serve?

- Lo scheletrico protagonista di Skelattack ha una barra della vita ben visibile a schermo, elemento che farebbe presagire la sua resistenza a più di un colpo subito prima di venir sconfitto. Ed invece si tratta di una feature praticamente inutile: quasi ogni trappola, nemico o attacco ci uccide con un colpo solo, e solo alcuni oggetti minori come i minuscoli dardi fanno danni non immediatamente mortali. Perché dare l'impressione di resistenza al giocatore, se sfiorare un qualsiasi oggetto pericoloso equivale a morte immediata?

Level design piatto

- La struttura del gioco e dei livelli lascia ben poco spazio all'immaginazione; un design e posizionamento delle trappole per niente organico e strutturato "a blocchi", classiche sezioni platform viste e riviste con poche aree degne di nota, e generalmente pochissima varietà con ben pochi cambiamenti di gameplay nel corso della già breve avventura.

Tutto qui?

- Se tutto ciò non bastasse, nonostante l'inevitabile tempo perso in tante aree frustranti, Skelattack si completa in circa 4 ore. Mi sarei aspettato un crescendo o una seconda parte di gioco più ambiziosa una volta che le meccaniche fossero state mostrate e comprese al meglio, ma i titoli di coda partono prima che questo sperato miglioramento possa arrivare.

Assenza totale dell'italiano

- Quello che è quasi normale e ormai accettato per tanti titoli indie, non è perdonabile quando i giochi, anche se "simil-indie" come questo, sono pubblicati a livello internazionale da un colosso come Konami. In Skelattack non troverete una sola parola in italiano, ma nemmeno in tedesco, francese o spagnolo. Il gioco è disponibile unicamente in inglese, impedendo a chi non mastica tale lingua di godersi i simpatici siparietti tra i diversi personaggi.

Tiriamo le somme

I giochi ai quali si ispira Skelattack sono chiari, ma per il momento questi omaggi sono più un esercizio di stile che di sostanza. Limiti e pecche importanti nel design dei livelli e del gameplay stesso impediscono a questo simpatico platformer di giocarsela con i migliori esponenti del genere, risultando spesso frustrante e deludente in diversi aspetti chiave. Un vero peccato, perché il design artistico è invece davvero accattivante: avrebbe meritato maggiori sforzi negli altri comparti.
6.5

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L'autore

Prima di saper scrivere a mano, sapeva già immettere i comandi DOS per avviare Doom, ma dopo una lunga vita al PC, le esclusive console lo avvicinano verso nuove mete. Non si nega i classici giochi tripla-A, specialmente gli FPS competitivi, ma passa la maggior parte del tempo a scovare gemme nascoste, dagli indie insoliti ai folli shmup giapponesi.

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i Le recensioni di MP esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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