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Ghost of Tsushima
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Recensione - Ghost of TsushimaPS4Game

Il ciclo di vita di PlayStation 4 sta giungendo al termine, e Ghost of Tsushima di Sucker Punch ha l’onere e l'onore di concludere l’attuale generazione di esclusive. Ci siamo quindi immersi nel suggestivo Giappone feudale tra scenari mozzafiato e combattimenti all’ultimo sangue: vediamo se il gioco abbia saputo soddisfare le aspettative.

Il Gioco

Seguire la via del Bushido non è facile. Lo sa bene Jin Sakai, samurai nipote del lord di Tsushima che vede i suoi compagni morire contro la schiacciante potenza degli invasori mongoli. Trovato in fin di vita e salvato per miracolo dalla ladra Yuna, Jin inizia un viaggio per liberare lo zio tenuto prigioniero da Kothun Khan, parente del famoso Gengis Khan, e salvare l’isola di Tsushima. Questo è l’incipit narrativo di Ghost of Tsushima, ultima (letteralmente) esclusiva di PlayStation 4 ad arrivare nei negozi. Avere il compito di chiudere la generazione di Sony e l’uscita ad appena un mese da un titolo mastodontico come The Last Of Us Parte 2 hanno creato aspettative altissime, e chi pensava di trovarsi davanti ad un titolo innovativo o controverso come il gioco di Naughty Dog è sicuramente fuori strada: Ghost of Tsushima è un titolo estremamente conservatore, che preferisce seguire strade più sicure e già ampiamente esplorate. Vediamo in che modo.

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La vera forza di Ghost of Tsushima risiede nella capacità di Sucker Punch di prendere elementi di gameplay visti in titoli come Assassin’s Creed, Uncharted e altri ancora, mescolarli in maniera sapiente e aggiungere una direzione artistica impeccabile, con una ricerca quasi maniacale della cultura e atmosfere dell’epoca. La vera protagonista del gioco infatti è la stessa isola giapponese di Tsushima, ed è praticamente impossibile non restare affascinati dai suggestivi paesaggi: spesso mi sono ritrovato a cavalcare senza meta per il puro gusto di farlo, e durante l’esplorazione mi sono imbattuto in praterie ricche di fiori, boschi di bambù, paludi, fiumi e cascate nel verde, aceri rossi con foglie al vento e così via, tanto che penso di non aver mai abusato così tanto della modalità Foto.

MP Video - Ghost of Tsushima

L’atmosfera che si respira sembra uscita direttamente da un film di Akira Kurosawa, sensazione voluta proprio dagli sviluppatori tanto da aver inserito un apposito filtro in bianco e nero con suoni “ovattati” proprio in onore del regista. Per aumentare ulteriormente l’immersività e lasciare che ci si concentri sugli scenari, l’HUD è praticamente assente se non per l’indicatore della vita, ma questo non significa che il giocatore sia lasciato senza una guida. Sfiorando il touchpad del DualShock 4, infatti, una lieve brezza soffia in direzione del prossimo obiettivo, inoltre esplorando ci si può imbattere in animali come uccelli dorati e volpi da seguire per trovare luoghi segreti, oppure osservare il cielo per stormi di uccelli o colonne di fumo che segnalano la presenza di punti di interesse.

L’intera mappa è inoltre liberamente esplorabile senza alcun caricamento (ad eccezione dei viaggi rapidi), rendendo estremamente fluido e naturale girovagare da un punto all’altro avendo sempre qualcosa da fare o scoprire. Se proprio dovessi trovare un difetto alla mappa, sarebbe nella sua verticalità: Jin può scalare montagne e rocce solo in punti prestabiliti e chiaramente visibili (gli appigli sono marcati in maniera identica a quelli di Uncharted e Tomb Raider), e senza di questi, a volte anche semplici dislivelli apparentemente superabili senza sforzo possono costringere a dover fare un giro molto più lungo intorno all’ostacolo.

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Come accennato ad inizio recensione, seguire la via del Bushido non è facile. Un Samurai deve seguire sempre la lealtà e l’onore in battaglia affrontando i nemici a viso aperto e guardandoli negli occhi, senza mai attaccare alle spalle. Un codice di integrità morale che tuttavia si scontra ben presto con la dura realtà: i mongoli non si fanno problemi ad attaccare in gruppo o utilizzare metodi meschini, l’importante è la vittoria. Jin si vede quindi costretto ad allontanarsi dalla via del Samurai per seguire la via dello Spettro, ma come si traduce questo in termini di gameplay? Ghost of Tsushima lascia parecchia libertà al giocatore su come affrontare le situazioni, e in realtà possiamo quasi sempre seguire l’approccio che più si avvicina alla nostra morale. È possibile quindi affrontare faccia a faccia i nemici come un vero Samurai, oppure lasciare da parte l’onore e muoversi furtivi tra le ombre assassinando alle spalle.

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Quando ci si avvicina a dei nemici ignari della nostra presenza, tramite un apposito tasto si possono sfidare gli avversari ad un duello singolo in cui attendere l’ultimo istante per sfoderare la lama e uccidere con un colpo solo, oppure ignorare l’opzione e attendere il momento opportuno per eliminare ogni nemico in silenzio. Di base le uniche armi corpo a corpo utilizzabili sono la katana e la lama corta per le uccisioni furtive, ma Jin può contare anche su una serie di armi e strumenti a distanza come due tipi di arco, cerbottana con dardi avvelenati o allucinogeni, bombe esplosive o fumogene, kunai e campanellini con cui attirare i nemici con il suono. I punti esperienza guadagnati possono essere utilizzati per sbloccare abilità di ogni tipo, permettendo quindi di avere delle “build” dedicate completamente al combattimento o allo stealth, ma anche degli ibridi che possono essere versatili in ogni situazione. L’equipaggiamento infine può essere potenziato tramite i materiali trovati esplorando o dai cadaveri nemici, mentre completando le missioni legate alle Leggende di Tsushima si possono sbloccare ulteriori mosse speciali o armature con effetti diversi.

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Eliminando un numero adeguato di capi mongoli si sbloccano i 4 stili di combattimento che può utilizzare Jin, e ognuno è particolarmente efficace contro specifiche tipologie di nemici. Il risultato di tutti questi elementi insieme è un combat system apparentemente semplice ma molto gratificante e divertente, specialmente una volta sbloccati i vari upgrade. Dal punto di vista tecnico Ghost of Tsushima offre un colpo d’occhio eccellente, anche se purtroppo si perde in alcuni dettagli che rendono il tutto piuttosto altalenante, ma di questo parlerò più avanti. L'avventura di Jin vi terrà occupati per circa 20 ore seguendo solo la storyline principale, ma il contatore può aumentare di molto seguendo tutte le attività e storie secondarie: personalmente ho superato le 50 ore completando gran parte dei contenuti e saltando solo i collezionabili, presenti in quantità forse fin troppo elevate.

Amore

Via col vento

- Di parole sulla bellezza dell’isola di Tsushima ne ho già spese abbastanza nella prima parte della recensione. Ci tengo tuttavia a sottolineare come Sucker Punch sia riuscita a creare un’ambientazione meravigliosa e in continuo cambiamento in grado di regalare sempre paesaggi mozzafiato. Ancora più apprezzabile la scelta di eliminare quasi completamente l’HUD e trovare soluzioni alternative come seguire il vento o gli animali lasciando così lo schermo il più libero possibile per ammirare ogni dettaglio.

This is the way

- Ghost of Tsushima lascia grande libertà al giocatore, e sta solo a noi scegliere se seguire la via del Samurai o dello Spettro… o entrambe. Ci sono anche alcune missioni che richiedono obbligatoriamente uno specifico approccio, ma in linea generale il gioco riesce ad essere bilanciato sia se vogliamo buttarci contro orde di nemici sia se invece vogliamo essere più furtivi garantendo comunque delle esperienze soddisfacenti. Se dovessi dare una preferenza, tuttavia, sarebbe per la via del Samurai: mescolare al volo i 4 stili, effettuare parate perfette e utilizzare i vari strumenti mentre ci si esibisce in una danza di morte è piuttosto adrenalinico e invoglia a sperimentare e migliorarsi sempre di più. Il fatto di doversi difendere da ogni lato e attaccare più nemici di seguito ha impedito l’inserimento di un lock-on dei nemici, una scelta da una parte comprensibile ma che a volte crea dei problemi con la telecamera e richiede una certa abitudine.

Comparto tecnico tra alti...

- Ghost of Tsushima vanta un comparto tecnico non indifferente capace di sfruttare al meglio l’HDR regalando colori vivi e volutamente saturi ma che restituiscono un colpo d’occhio capace di impressionare. In particolare le luci giocano un fattore importante, e cavalcare al chiaro di luna o al tramonto rende il tutto ancora più suggestivo. Ottimo anche il frame rate, e nonostante sia presente l’opzione per favorire la risoluzione o la fluidità (almeno su PS4 Pro) anche scegliendo la risoluzione il gioco non presenta mai il minimo rallentamento.

Odio

...e bassi

- Nonostante il colpo d’occhio eccellente, in alcune occasioni Ghost of Tsushima si perde nei dettagli, passando da scenari stupendi ad altri più anonimi o con texture meno rifinite. Anche l’effetto del sangue sui volti non è proprio il massimo, e considerato che non sono rari i casi in cui Jin e altri personaggi avranno il sangue dei nemici addosso è un dettaglio che si nota fin troppo spesso e difficile da ignorare. Gli stessi volti ed espressioni a volte sembrano usciti da un filmato in CGI, a volte invece si nota un drastico calo di qualità, lasciando quindi sensazioni contrastanti.

Un gioco fuori tempo massimo

- Se fosse uscito un paio di anni fa Ghost of Tsushima sarebbe risultato sicuramente più originale, mentre oggi si sente la costante sensazione di “già visto” e delle meccaniche che purtroppo ormai risultano vecchie e stantie. Anche l’intelligenza artificiale sembra quella di una generazione fa, e nelle fasi stealth risulta fin troppo stupida non accorgendosi della nostra presenza anche ad un palmo di distanza, mentre nel combattimento risulta leggermente più aggressiva attaccando alle spalle, anche se spesso si nota il classico “ti giro intorno e aspetto il mio turno”. La situazione migliora leggermente aumentando la difficoltà, per cui consiglio di iniziare direttamente a Difficile per limitare questo problema.

Tiriamo le somme

Ghost of Tsushima è un gioco che sprizza Giappone da ogni pixel e riesce ad incantare con le sue atmosfere e direzione artistica, ma il gameplay, per quanto alla fine sia anche divertente e funzionale, soffre per il costante senso di déjà vù senza trovare una propria identità. Il vero “problema” di Ghost of Tsushima è solo di essere uscito in un momento in cui il mercato è già saturo di open world tutti fin troppo simili tra loro, ma se apprezzate il genere si tratta di un acquisto più che consigliato. Se invece cercate qualcosa di più innovativo e fresco, purtroppo dovrete attendere (si spera) la nuova generazione.
8.0

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L'autore

I videogame lo intrigano fin da piccolo nonostante il disappunto della nazi-mamma, che alla fine è costretta a cedere e sopporta anche la sua mania per i Comics, i Manga e il collezionismo di Limited Edition. Spera di farsi strada nel mondo del giornalismo videoludico muovendo i primi passi nel dicembre 2011, inoltre studia psicologia per cercare di capire il comportamento dei fanboy.

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i Le recensioni di MP esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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