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Sword of the Necromancer

Recensione - Sword of the NecromancerPS4 DigitalGame

Gli spagnoli Grimorio of Games ci invitano con Sword of the Necromancer in un mix di dungeon crawler e rogue-lite dove possiamo rianimare i nemici caduti per farli combattere al nostro fianco. Scopriamo in genere se la realizzazione è all'altezza dell'ottima idea di fondo!
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Il Gioco

Sword of the Necromancer ci mette nei panni di Tama, una ragazza forte e tenace con un passato da ladruncola, che conosciamo insieme alla bella Koko, principessa del reame: le due subiscono un attacco che finisce con la morte della principessa, ed è in questa occasione che Tama si rende conto di avere un legame talmente forte con Koko da decidere di addentrarsi in un dungeon pieno di mostri per apprendere l'arte della necromanzia e resuscitare la giovane prima che sia troppo tardi.

Attraverso cut-scene dai disegni in stile anime ottimamente doppiati (in inglese, con sottotitoli in italiano), la storia di Sword of the Necromancer si prospetta fin dalle prime scene sorprendentemente ricca di emozioni e sensazioni forti, ma mi fermo qui per evitare spoiler. Parliamo dunque del gioco vero e proprio: si tratta di un dungeon crawler 2D con visuale dall'alto, dove esploriamo dungeon generati proceduralmente, da soli o in compagnia di un alleato in locale.

MP Video - Sword of the Necromancer

Il gioco ci mette a disposizione inoltre un altro importante tipo di alleati: Tama ben presto scopre come usare la necromanzia, che anche se non è abbastanza potente da funzionare su Koko le permette comunque di resuscitare le creature uccise. Basta quindi metterci davanti alla carcassa di un avversario eliminato, tenere premuto un tasto e questo si mette a lottare al nostro fianco fino alla sua seconda morte, stavolta definitiva. Ogni creatura resuscitata va ad occupare uno di quattro slot a disposizione nell'inventario, utilizzabili però anche per collocarvi magie d'attacco o difesa o anche armi aggiuntive, quindi sta a noi decidere come bilanciare i vari elementi, resuscitando più creature ma rinunciando ad altre possibilità.

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Interessante anche il sistema di progresso del gioco: alla base abbiamo a che fare con un rogue-lite, quindi in caso di morte torniamo all'inizio del gioco perdendo l'arsenale a nostra disposizione, ma godendo di alcuni potenziamenti permanenti che ci faciliteranno la vita nelle run successive. Ogni tot di dungeon incontriamo poi un boss con meccaniche di gioco differenti: battuto questo possiamo decidere di continuare l'avventura direttamente verso livelli più difficili oppure "incassare" il nostro inventario, mandandolo alla base per poterlo riutilizzare in caso di una futura morte, procedendo però nei livelli successivi con minori armamenti alla mano. Un'ottima strategia per costruirsi la build giusta per una run ideale, al netto dell'assistenza della dea bendata che non basta mai!

Tra nemici sempre diversi, varietà di armi ed oggetti e godibili filmati d'intermezzo, le poche ore che servono per completare la storia volano via con piacere; rimane comunque una buona rigiocabilità dati dalla presenza della co-op locale e dalla varietà di build costruibili, oltre ai tre livelli di difficoltà selezionabili per mettere alla prova qualunque tipo di giocatore.

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Amore

Scelgo te!

- Non è un titolo della saga di Pokémon, ma l'idea di fondo non è troppo differente. Possiamo portarci fino a 3 elementi aggiuntivi nell'inventario oltre alla spada iniziale, e oltre a un arsenale di armi e magie abbiamo l'intrigante possibilità di resuscitare qualunque mostro abbattuto e farlo combattere al nostro fianco. Di fatto, quindi, ci possiamo creare un gruppetto di combattenti non-morti provando "build" diverse combinando le loro potenzialità: alcuni combattono in corpo a corpo altri con colpi a distanza ed altri ancora sono decisamente più caotici con comportamenti imprevedibili. Una meccanica davvero divertente!

Grande carica emotiva

- Non mi aspettavo una trama degna di nota dal titolo di Grimorio of Games, ed effettivamente non si tratta di nulla di trascendentale, ma in compenso una classica storia "alla Super Mario" dove cerchiamo di salvare la principessa si trasforma in qualcosa di decisamente più emozionante e coinvolgente, grazie a due protagonisti affascinanti, resi ancor più interessanti dall'ottimo doppiaggio in inglese (sottotitolato in italiano) che esprime bene le emozioni dei personaggi. Una piacevolissima sorpresa.

Sfruttare o preservare?

- Battuto un boss, prima di buttarci in un nuovo dungeon possiamo scegliere di rimandare alla base parti del nostro arsenale di armi, magie e mostri resuscitati. Privarci dunque dei nostri strumenti migliori per costruirci un "mazzo" perfetto per la prossima run e rischiare di morire da lì a poco, o meglio tenerci ciò che abbiamo per tentare la sorte, sapendo che in caso di morte perderemmo tutto? Un'ardua scelta!

Odio

Design visti e rivisti

- Purtroppo Sword of the Necromancer si aggiunge ai molti indie bidimensionali che visivamente hanno davvero poco di originale: i nemici sono i classici cavalieri, scheletri, blob di melma e così via, con i soli boss ad offrire design più creativi. Il classico eroe con mantello e spada, dungeon medievali come se ne vede in ogni rogue-lite... è un vero peccato, perché rischia di far passare inosservate le tante qualità del gioco, nascoste dietro a un look purtroppo anonimo.

Necromanzia (quasi) unica via

- Con un inventario limitato a pochi elementi, dobbiamo scegliere attentamente quale arsenale portarci in battaglia e cosa lasciarci alle spalle. La varietà tattica però, almeno per me, non è stata molto ampia, perché portarci la spada standard assieme a tre mostri particolarmente potenti ha di gran lunga maggior efficacia rispetto a qualunque altra combinazione di armi e magie, specie quando portiamo con noi demoni con attacchi dalla distanza che, dunque, sono anche più duraturi essendo meno esposti agli attacchi nemici. Perché sperimentare quando si è già trovata la chiave per tutte le difficoltà?

Tiriamo le somme

Per Sword of the Necromancer si può dire che il risultato sia maggiore della somma delle sue parti: si tratta di un dungeon crawler rogue-lite che sa di già visto per quel che riguarda lo stile audiovisivo, il design dei mostri ed il gameplay di combattimento, che però grazie alla geniale idea di poterci creare la nostra armata di nemici resuscitati da far combattere al nostro fianco, a una gestione intelligente del sistema di progresso e una storia sorprendentemente coinvolgente, fa volare via in un batter d'occhio le ore necessarie ad arrivare alla fine. Non un capolavoro senza tempo, ma non tutti i giochi devono esserlo.
7.8

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L'autore

Prima di saper scrivere a mano, sapeva già immettere i comandi DOS per avviare Doom, ma dopo una lunga vita al PC, le esclusive console lo avvicinano verso nuove mete. Non si nega i classici giochi tripla-A, specialmente gli FPS competitivi, ma passa la maggior parte del tempo a scovare gemme nascoste, dagli indie insoliti ai folli shmup giapponesi.

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Commenti

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