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Recensione - The MediumPS5Game

Dopo aver dimostrato le proprie capacità nel genere horror psicologico in prima persona, i polacchi Bloober Team alzano il tiro con l'ambiziosa avventura narrativa The Medium, in cui la telecamera si allontana per mostrarci la tormentata protagonista Marianne, letteralmente a metà tra due mondi. Eccovi la nostra recensione!
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Il Gioco

The Medium ci vede seguire la storia di Marianne, giovane polacca che per tutta la vita ha convissuto con un dono speciale: la capacità di visitare il mondo spiritico, un luogo dannato ed angosciante in cui le anime dei morti stazionano prima di trovare la pace e raggiungere l'aldilà. Marianne ha sfruttato più volte questo dono per aiutare le anime intrappolate nel limbo a scogliere il loro legame col mondo mortale, e la troviamo all'inizio del gioco alle prese con un'anima per lei molto importante. L'avventura inizia a Cracovia, nell'appartamento del proprietario della sottostante agenzia di pompe funebri Jack, molto caro a Marianne e recentemente deceduto: la ragazza ha il compito di prepararlo per il suo ultimo viaggio, ed è qui che, dopo aver sbrigato una serie di faccende che ci aiutano a familiarizzare con i controlli del gioco, ha uno dei suoi attacchi che la trasportano nel mondo spiritico, dove può dare l'ultimo saluto a Jack.

MP Video - The Medium

Subito dopo questo intenso momento, squilla il telefono del negozio: dall'altra parte la voce di un uomo, che chiama Marianne per nome spiegandole che sa cosa lei è e che può darle le risposte che ha cercato per tutta la vita. Dopo averle detto di chiamarsi Thomas, l'uomo afferma che lei è la sua unica speranza per sfuggire all'oscurità e le chiede di raggiungerlo all'Hotel Niwa, un vecchio resort abbandonato fuori Cracovia. Marianne l'avrebbe preso per uno scherzo di cattivo gusto, se non fosse per una frase pronunciata dall'uomo: "Inizia tutto con una ragazza morta", chiaro riferimento ad un sogno ricorrente della protagonista in cui vede una ragazza su un molo che sta per essere uccisa dal colpo di una pistola.

Marianne si reca quindi presso l'hotel abbandonato, dove entrando nel mondo spiritico fa la conoscenza di una misteriosa ragazzina chiamata Tristezza; è solo il primo di una serie di drammatici avvenimenti e colpi di scena che ci accompagneranno fino alla fine del gioco. E qui ovviamente mi fermo, visto che non voglio svelare troppo a chi deve ancora giocarlo. Posso però raccontarvi le caratteristiche del gioco e le meccaniche sulle quali si basa la nuova storia ideata da Bloober Team: a differenza delle precedenti opere del team polacco, ossia Layers of Fear 1 e 2, Blair Witch e >observer_, qui non abbiamo a che fare né con un gioco in prima persona, né con un "walking simulator" a basso livello d'interazione ambientale: The Medium ricorda più le avventure interattive 3D dei tempi andati come i primi Alone in the Dark e Syberia, ad inquadratura fissa (anche se qui la telecamera non è immobile e ci segue spesso) e con tanti enigmi da risolvere.

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Ma la particolarità del gioco, sulla quale si basano peraltro quasi tutti gli enigmi presenti, è però un'altra e risiede nei "poteri medianici" di Marianne. Lo spostamento nel mondo spiritico non avviene come una sorta di teletrasporto né come una trance durante la quale la protagonista rimane immobile nel nostro mondo per muoversi nell'altro: i due mondi in realtà sono fisicamente sovrapposti, con la forma degli ambienti, oggetti ed ostacoli del mondo reale che influenza quella dei costrutti del mondo spiritico, e Marianne li esplora in contemporanea muovendosi in sincrono in entrambi i piani della realtà. Per rappresentare questo meccanismo, Bloober ha ideato uno speciale "split screen" che non è quello che siamo abituati a vedere nei titoli multigiocatore ma una vera rappresentazione sincronizzata delle due realtà, con due schermi affiancati in orizzontale o verticale, a seconda della regia del momento, nei quali vediamo la protagonista muoversi in base ai nostri comandi. Nel caso delle cut-scenes, se la medium interagisce con un personaggio nel mondo spiritico, la vedremo parlare e gesticolare con il nulla in quello reale.

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I due mondi non sono solo sovrapposti, ma anche interconnessi: può capitare che nel mondo reale incontriamo una porta chiusa che ci impedisce di avanzare anche nel mondo spiritico, oppure che per accendere un quadro elettrico nel mondo reale dobbiamo "fulminarlo" con una sorta di scossa elettrica spiritica nel mondo etereo. Attorno a quest'idea gli sviluppatori hanno creato tutta una serie di meccaniche d'interazione ed enigmi che si sono rivelati essere anche piuttosto vari: oltre alla classica ricerca di oggetti per sbloccare nuove aree, ci sono anche momenti in cui possiamo attraversare degli specchi per controllare completamente Marianne nel mondo spiritico, finché non troviamo un altro specchio che, attraversato, ci fa emergere in un altro punto prima irraggiungibile, nel mondo reale. Inoltre la protagonista può concentrarsi per scollegare il proprio corpo spiritico da quello fisico e farlo muovere indipendentemente per un tempo limitato: immaginate ad esempio una porta chiusa nel mondo reale che però corrisponde ad un varco aperto nel mondo spiritico: essendo bloccata dalla porta, Marianne può attraversare il varco solo ricorrendo a questa "dissociazione temporanea", magari per trovare nel mondo spiritico qualche elemento che le permetterà poi di aprire la porta.

A quelle accennate si aggiungono anche altre meccaniche che non vi svelo perché legate all'evoluzione della storia, ma comunque i ragazzi di Bloober Team hanno dimostrato di essere piuttosto creativi ed efficaci al riguardo. Ma non è tutto: per aggiungere un elemento di tensione (non siamo certo in presenza di un horror game ma più di un thriller paranormale), ogni tanto incappiamo anche in sezioni stealth o di fuga che movimentano un po' le cose. Nulla di particolarmente elaborato: un certo essere sembra avercela con Marianne sia nel mondo spiritico che in quello reale, e dovremo cercare di evitarlo nascondendoci dietro ripari (nel mondo spiritico) o trattenendo il respiro per non farci sentire (in quello reale).

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Oltre a questo, quello che rimane è l'ossatura di un'avventura in cui possiamo ispezionare numerosi oggetti, che spesso ci rivelano parti di trama o frammenti del passato del posto e dei personaggi coinvolti, con la possibilità di tenere determinati oggetti nell'inventario per combinarli ed utilizzarli per proseguire nella storia. La narrazione non avviene comunque solo tramite l'esame degli oggetti ma sono presenti anche un buon numero di cut-scenes che vedono interagire Marianne con dei personaggi o rivelano flashback del passato.

Per questa versione PS5 del gioco, Bloober team ne ha approfittato per supportare le funzionalità del controller DualSense aggiungendo nuove e più dettagliate vibrazioni che ci fanno percepire meglio tutto quello che accade intorno a Marianne, implementando l'uso del giroscopio quando analizziamo degli oggetti, così da poter muovere la visuale ruotando il pad invece di usare lo stick, e soprattutto sfruttando lo speaker integrato nel controller per riprodurre le voci che Marianne sente quando concentra il suo potere sugli oggetti che portano con sé degli "echi" del passato. Anche i grilletti adattivi sono utilizzati, anche se sono la parte riuscita peggio visto che l'"indurimento" dei grilletti spesso non appare avvenire in maniera coerente con quanto avviene a schermo.

Tra esplorazione, enigmi, colpi di scena e sezioni più movimentate, The Medium ci conduce al drammatico finale in circa 7-8 ore, in base a quanto impieghiamo a risolvere gli enigmi e quanto tempo perdiamo ad esplorare ogni ambiente per non perderci nessun dettaglio e - di conseguenza - obiettivo. Il titolo è parlato in inglese ma presenta un'ottima traduzione italiana di testi e sottotitoli: si tratta peraltro uno dei pochi giochi che permettono di impostare la grandezza dei sottotitoli, una manna per chi fa fatica a leggere i sottotitoli più piccoli.

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Amore

Storia sorprendente

- The Medium presenta molte differenze rispetto alle precedenti opere di Bloober Team, ed una di queste è senza dubbio la profondità e complessità della storia, che non solo stavolta è narrata in maniera molto più efficace grazie a cut-scenes e dialoghi, ma risulta anche molto ben pensata, con colpi di scena inattesi ed un finale sorprendente. Anche i temi trattati sono tutt'altro che banali, mostrando come per trovare gli orrori peggiori, quelli capaci di distruggere una vita, non serva andare a cercare nel sovrannaturale. Un deciso salto di qualità nelle capacità narrative del team polacco.

Marianne

- Se nei trailer poteva sembrare quasi anonima e poco interessante, vivendone la storia non si può che empatizzare sempre più con la protagonista, apprezzandone la caratterizzazione, le qualità ed anche il design, con i suoi due aspetti "reale" e "spiritico" ugualmente convincenti. Non mi dispiacerebbe affatto ritrovarla in un futuro titolo.

Regia duale

- Il meccanismo del "dual screen" ideato dagli sviluppatori polacchi avrebbe potuto risultare fin troppo banale se si fosse limitato a mostrare due volte la stessa scena solo con ambientazioni e filtri diversi. I ragazzi di Bloober team l'hanno invece sfruttato per dar vita ad ottime dinamiche di regia soprattutto durante le cut-scenes, mostrando le scene da determinate angolazioni nel mondo reale e da altre in quello spiritico, arricchendo così le scene permettendoci di viverle da punti di vista diversi. Un'impostazione decisamente cinematografica, che raggiunge il suo culmine nei minuti finali del gioco: davvero molto ben fatto grazie anche ad un impianto tecnico che non ha cedimenti nel mostrare i due mondi in parallelo e perfettamente sincronizzati.

Un mondo vivido e convincente

- Ottima la realizzazione grafica del mondo reale in cui si muove Marianne, rappresentato con dovizia di dettagli e con una resa realistica di materiali ed illuminazione che contribuiscono a dar vita ad un'atmosfera decadente estremamente convincente. Questo vale sia per le aree al chiuso, come l'appartamento iniziale o le aree del Niwa Hotel, che quelle all'aperto come la splendida foresta al di fuori dell'hotel. Un ottimo lavoro, ed un netto salto avanti dal punto di vista scenografico e tecnico per Bloober Team.

Audio e soundtrack

- Ultimo ma non ultimo tra gli elementi che più convincono del gioco ci sono il sound design, con effetti sonori definiti e molto convincenti, e la soundtrack, che presenta tracce adattissime ai vari contesti grazie anche al coinvolgimento del maestro Akira Yamaoka oltre al comunque ottimo compositore polacco Arkadiusz Reikowski. Un gioco che è praticamente obbligatorio godere con un paio di cuffie, per calarsi appieno nell'ambiente sonoro che è in grado di generare.

Odio

Animazioni d'altri tempi

- A fronte di aspetti di grande eccellenza come quelli appena citati, The Medium tradisce anche la scarsa esperienza di Bloober Team in alcuni contesti, come l'animazione dei personaggi. Nulla da dire per le cut-scene, ben fatte ed animate, ma le animazioni in-game di Marianne risultano fin troppo legnose ed antiquate, adatte forse più ad un vecchio Tomb Raider che ad un titolo moderno. Questo aspetto avrebbe meritato le stesse attenzioni messe in altri comparti, risultando essere invece un visibile punto debole.

Sezioni stealth

- Le parti stealth del gioco risultano molto poco convincenti per diversi motivi: per prima cosa sono piuttosto banali, un semplice nascondino in livelli ad inquadratura fissa, inoltre soprattutto nelle scene nel mondo reale le inquadrature stesse non aiutano e ci possono portare a fallire più volte, facendoci afferrare dal nemico (che in queste fasi è peraltro semi-trasparente) senza rendercene conto. Una parte del gioco sicuramente evitabile e che non aggiunge granché all'intera esperienza.

Mondo spiritico

- La realizzazione grafica del mondo spiritico stride con l'ottima qualità di quello reale, sia a livello di dettagli presenti che di illuminazione ed atmosfera generale. Il purgatorio immaginato da Bloober Team risulta poco creativo, visivamente abbastanza ripetitivo ed in alcune occasioni addirittura deludente, riportandoci a livelli grafici della scorsa generazione. Un vero peccato, visto che avrebbe invece potuto rappresentare la parte più creativa e sorprendente del gioco.

Tiriamo le somme

Con The Medium Bloober Team ci offre un'opera ambiziosa che convince in gran parte, offrendoci una storia intrigante, un mondo visivamente affascinante e meccaniche originali che incontrano un gameplay più classico, oltre ad una tormentata protagonista capace di rimanere nei nostri cuori. Non manca qualche problema, frutto probabilmente dell'inesperienza degli sviluppatori con alcuni aspetti del nuovo gioco, ma complessivamente si tratta senza dubbio di un gioco da provare per tutti gli amanti del sovrannaturale e delle avventure narrative.
8.5

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L'autore

Classe '72, dall'animo geek e appassionato da sempre di videogiochi e informatica, inizia nel 2002 un'avventura da insider nel mondo dei videogiochi partendo con la concorrenza ma maturando sempre più interesse per il mondo Playstation. Nel 2013 decide finalmente di aprire MondoPlay, con l'obiettivo di farlo diventare il sito di riferimento per tutti gli amanti italiani della console Sony.

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