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Diablo II: Resurrected

Recensione - Diablo II: ResurrectedPS5 PS4 DigitalGame

A oltre 20 anni dalla pubblicazione su PC, con Diablo II: Resurrected il secondo capitolo della saga di Blizzard approda finalmente anche su console con un “remake grafico” studiato per traghettare nell’epoca moderna una delle pietre miliari del mondo dei videogiochi, senza alterarne in alcun modo la giocabilità e il feeling originale. Scopriamo insieme come se la cava questa nuova edizione.
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Il Gioco

Se non siete completamente avversi al genere degli action-RPG, avrete sicuramente sentito parlare almeno una volta della saga di Diablo e, soprattutto, del leggendario Diablo 2. Un titolo che, nel lontano 2000, tracciò un solco indelebile nella storia dei videogiochi, tanto da diventare quasi immortale. Si perchè il secondo capitolo della saga sviluppata da Blizzard a partire dal 1997 può contare ancora oggi su un numero incredibilmente elevato di giocatori attivi, che continuano ad attraversare il mondo di Sanctuary e a maciullare nemici senza curarsi troppo del tempo trascorso o della presenza del terzo capitolo. Per molti, Diablo 2 rappresenta infatti la perfezione, o quasi, ed è quindi facile intuire quali sono le motivazioni che hanno spinto la software house americana a rimettere le mani sul codice sorgente originale per confezionare un’edizione capace di reggere senza particolari difficoltà il confronto con i titoli attuali.

MP Video - Diablo II: Resurrected

Diablo II: Resurrected altro non è che la trasposizione quanto più fedele possibile dell’esperienza originale, almeno sotto il profilo del gameplay. Nulla o quasi è stato modificato sotto il profilo del bilanciamento o delle meccaniche, se non per dare ai giocatori qualche opzione in più o per rendere più accessibile il titolo alle nuove generazioni, sicuramente meno abituate a un certo tipo di proposta. La trama è rimasta quella originale e vede il giocatore impegnato ad affrontare Diablo e i suoi pericolosi alleati nel mondo di Sanctuary dopo gli avvenimenti narrati nel primo capitolo, il tutto attraverso una trama suddivisa in 4 atti principali, ai quali si aggiunge quello introdotto con l’espansione “Lord of Destruction”, uscita nel 2001 e inclusa nella nuova edizione. Per affrontare questa pericolosa missione, il giocatore deve innanzitutto decidere quale dei 7 eroi predefiniti impersonare, che si differenziano per aspetto fisico e classe. Come in ogni GDR che si rispetti, quest’ultima influenza non solo le statistiche iniziali, che possono poi essere incrementate spendendo i punti ottenuti salendo di livello, ma anche l’equipaggiamento che è possibile utilizzare e l’albero delle abilità a disposizione da cui sbloccare nuovi talenti, attivi o passivi.

Una volta scelto il proprio alter-ego non resta che avventurarsi nelle terre di Tristram, esplorare le 5 ambientazioni presenti e affrontare a testa bassa gli innumerevoli servitori di Diablo che tenteranno in tutti i modi di impedirci di raggiungere il nostro obiettivo. Il combat-system di Diablo II: Resurrected, proprio come quello originale, è puro action fatto di scontri ravvicinati, colpi dalla distanza e magie di varia natura, il tutto condito da una vasta gamma di colpi speciali e gestito senza particolari difficoltà anche tramite pad grazie alla presenza di un sistema di mira automatica abbastanza efficace abbinato a un interfaccia modificata ad hoc per adattare i menù originali agli standard console. L’intera esperienza di Diablo da sempre però si basa su due aspetti fondamentali, ovvero le mappe generate in modo procedurale e il loot, e questa nuova edizione non solo non è da meno ma porta con sé tutta la qualità della produzione originale, nonché le molte novità introdotte con l’espansione del 2001. Ogni area di gioco viene infatti rigenerata ogni volta che si carica un salvataggio, così da alimentare con costanza la smania esplorativa del giocatore, e con essa i nemici, che adattano il proprio numero e le proprie abilità alla difficoltà scelta. Una sfida maggiore però corrisponde anche a una ricompensa maggiore ed è qui che Diablo II: Resurrected, proprio come il titolo originale, mostra senza vergogna le proprie qualità.

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Tutti gli oggetti presenti nel gioco vengono infatti generati in modo procedurale partendo da un database di caratteristiche smisurato, dal quale vengono “estratte” di volta in volta le qualità degli oggetti droppati dai nemici. Alcune parti di equipaggiamento possiedono inoltre degli incavi nei quali è possibile inserire pietre preziose o gioielli, che incrementano alcune caratteristiche o che garantiscono un aumento permanente delle statistiche del personaggio. A questi si sommano poi gli oggetti Unici, facilmente riconoscibili dal nome e dotati di statistiche speciali, e i set composti da più oggetti, che garantiscono bonus extra in base se utilizzati contemporaneamente. A rendere le cose ancora più succulente ci pensano poi il famoso Cubo Horadrim, che consente di creare una lunga serie di oggetti speciali a partire da componenti più o meno comune, le rune, introdotte con l’espansione e che aumentano ulteriormente le possibilità di crafting del Cubo Horadrim, e la possibilità di condividere gli oggetti raccolti tra tutti i personaggi creati grazie a un pratico baule presente nell’accampamento iniziale di ogni area.

Diablo II: Resurrected proprio come il capitolo originale permette infatti al giocatore di creare più personaggi e progredire in modo separato con ognuno di essi, condividendo però il bottino raccolto e le monete d’oro accumulate mentre si liberano sotterranei infestati o si attraversano cripte infestate da chissà quali creature immonde. Questo aspetto, unito al progressivo incremento delle possibilità di ottenere oggetti sempre più rari aumentando la difficoltà di gioco, è ciò che da sempre rende unica la saga di Diablo e anche stavolta le cose non sono diverse. Per completare i 5 atti della storia la prima volta si impiegano tra le 15 e le 20 ore a seconda della propria abilità, del tempo che si vuole dedicare all’esplorazione e anche di quanto è propizia la generazione delle mappe di gioco. Completare una run in Diablo II: Resurrected però non che l’inizio. Una volta raggiunti i titoli di coda si può infatti decidere di proseguire con lo stesso personaggio per raggiungere il livello 99, aumentando magari il livello di difficoltà e la rarità del bottino ottenuto, scegliere di iniziare l’avventura con un altro personaggio o, perché no, affrontare il rischio della morte permanente nella modalità hardcore.

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Ma quindi Diablo II: Resurrected è una copia carbone della versione originale? Ovviamente no. Se il gameplay e le meccaniche originali sono rimaste sostanzialmente invariate, lo stesso non si può dire del comparto tecnico. Il team di sviluppo ha infatti implementato un motore grafico nuovo di zecca in questa versione, capace di sfruttare a dovere le qualità delle console di ultima generazione per garantire un impatto visivo al passo con i tempi, ma senza rinunciare alla visuale isometrica originale e, soprattutto, alle atmosfere opprimenti che hanno reso Diablo 2 un capolavoro senza tempo. La nuova edizione può quindi contare su modelli in 3D e texture in altissima definizione per tutti gli elementi originali, inclusi gli incantesimi e gli oggetti, su un sistema di illuminazione ri-progettato da zero per valorizzare questi elementi senza rendere meno “cupo” il gioco e su effetti particellari completamente inediti, il tutto con la possibilità di raggiungere, su PS5, una risoluzione di 4K a 30fps o, in alternativa, i 60fps con risoluzione di 1440p. Sulle console di vecchia generazione il frame-rate è invece fissato a 30fps, con risoluzione variabile dai 1080p della console più potente ai 900p del modello base. Tutte le versioni permettono inoltre di passare in tempo reale alla grafica originale, per la gioia dei nostalgici o di chi non ha potuto godere delle meraviglie pixelate a 640*480 ai tempi dell’uscita originale.

Le novità di Diablo II: Resurrected però non riguardano solo la componente grafica. La nuova edizione può infatti contare sulla medesima esperienza multigiocatore PvP / PvE presente nel gioco originale, resa però più coinvolgente e pratica da un supporto rinnovato alla piattaforma Battle.Net. Nel nuovo capitolo è infatti possibile creare gruppi privati fino a un massimo di 8 giocatori o affidarsi al matchmaking, attivando nel caso delle restrizioni per evitare differenze di livello troppo marcate. Se si decide di creare un personaggio in modalità online è inoltre possibile beneficiare della progressione multi-piattaforma o cimentarsi con le “ladder” stagionali per mostrare al mondo le proprie abilità. A differenza della versione originali, le ladder in Diablo II: Resurrected non consentono però di ottenere parti di equipaggiamento uniche o impossibili da raccogliere nelle modalità di gioco standard.

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Qualche differenza degna di nota è presente anche sul fronte audio che, proprio come nel lontano 2000, può contare su una colonna sonora originale e su una completa localizzazione in lingua italiana, entrambe rimasterizzate per supportare le funzionalità delle specifiche Dolby 7.1. Blizzard ha inoltre colto l’occasione per renderizzare nuovamente da zero gli oltre 25 minuti di cinematiche presenti nel capitolo originale, così da rendere l’intera esperienza fluida sotto il profilo grafico.Vale infine la pena di sottolineare l’introduzione di alcune funzioni extra opzionali, come la raccolta automatica dell’oro o la funzione che permette di continuare ad attaccare tenendo premuto il relativo tasto, della possibilità di regolare la sensibilità dei controlli e la presenza di una lunga serie di opzioni pensate per aumentare l’accessibilità del titolo e renderlo fruibile anche da chi ha delle difficoltà visive.

Amore

Diablo 2 su console

- Ebbene sì. Uno dei punti di forza di Diablo II: Resurrected è proprio quello di essere l’unica trasposizione del capolavoro di Blizzard su console. Può sembrare una cosa da poco o scontata, ma non sono tanti i titoli capaci di mantenere inalterato il loro fascino per oltre 20 anni e di lasciare un segno indelebile nel cuore di così tanti giocatori. E’ quindi difficile ignorare questo aspetto visto che potrebbe rappresentare per molti la prima (nonché unica) possibilità di mettere le mani su una delle pietre miliari del genere, il tutto con grafica al passo con i tempi e giocabilità adattata per essere godibile anche con un controller.

Un gameplay entrato nella leggenda

- Come universalmente riconosciuto, il secondo capitolo della saga di Diablo rappresenta una delle migliori interpretazioni del genere sotto il profilo del gameplay nonché uno dei pilastri da cui sono poi nati non solo i loot shooter, ma anche i souls/rogue like e tanti altri action-gdr. La generazione casuale delle mappe e del loot, il bilanciamento delle classi, la progressione delle abilità, la curva di difficoltà. In Diablo II: Resurrected niente è cambiato e tutto funziona alla perfezione proprio come nel lontano 2000. Bastano pochi minuti per rendersene conto ed essere risucchiati in un “gorgo” dove sfida e ricompense crescono di pari passo, dove ogni run è una ventata di aria fresca, dove la ripetizione o il grinding non sono mai fini a sé stessi e dove ogni dungeon può trasformarsi in pochi istanti da fonte di ricchezza a trappola mortale. Sono pochi i giochi in circolazione capaci di creare questo tipo di rapporto con chi impugna il pad, forse solo i migliori esponenti dei generi che ho citato, e quasi nessuno sa farlo come Diablo 2.

Grafica

- Dare nuova vita al comparto grafico di un titolo con oltre 20 anni sulle spalle è un’operazione davvero colossale, specie se si vuole mantenere inalterato un spirito originale particolarmente “oscuro”. Come già dimostrato dal 3° capitolo della saga, il passaggio dalle 2 alle 3 dimensioni, l’introduzione di textures in alta definizione, la presenza di nuove animazioni e le necessarie aggiunte al sistema di illuminazione potevano infatti tradursi in un impatto globale molto differente da quello presente in Diablo 2. Per nostra fortuna così non è stato e, anzi, Diablo II: Resurrected rappresenta senza ombra di dubbio uno degli esempi migliori di come andrebbe portata avanti un’operazione di questo tipo. Tutte le aggiunte e le modifiche sono infatti state integrate alla perfezione, così da restituire lo stesso feeling originale e, contemporaneamente, enfatizzare in modo esponenziale l’incredibile livello di dettaglio riposto in ogni oggetto presente sullo schermo. Si tratta di un risultato che lascia davvero senza fiato, soprattutto quando si confronta in tempo reale questa edizione con quella originale premendo l’apposito tasto.

Multiplayer

- L’offerta multigiocatore di Diablo II: Resurrected, in modo analogo al comparto grafico, perfeziona l’offerta originale senza snaturarne l’essenza. Anche in questa occasione si può affrontare l’intera avventura in co-op e godere del sistema di difficoltà dinamico, commerciare e sfidare altri giocatori per collezionare preziose orecchie, ma lo si fa sfruttando le possibilità di matchmaking offerte dalle piattaforme odierne e la potenza dal rinnovato Battle.net. Creare le partite è semplicissimo, così come entrare o uscire da una lobby o regolare il numero massimo di partecipanti e la composizione del party. Anche in questo caso può sembrare banale, ma posso assicurarvi che si tratta di novità che migliorano in modo incredibile l’esperienza rendendola immensamente più fruibile rispetto a quella originale.

Odio

Ladder Stagionali ancora da verificare

- Al momento in cui scriviamo, le ladder stagionali non sono ancora state attivate e non ci è quindi stato possibile testare con mano le differenze rispetto alla versione originale. Prima del lancio Blizzard aveva comunicato che sarebbero state implementate subito dopo l’uscita, ma così non è stato e, anzi, gli sviluppatori hanno da poco comunicato che l’attivazione delle ladder avverrà solo una volta rilasciate le patch in programma per risolvere i problemi più grossi riscontrati al lancio. Si tratta di un’assenza importante, specie per i giocatori più esperti, e che speriamo venga colmata al più presto nel modo più equilibrato e godibile possibile.

Qualche bug di troppo

- Al netto di una realizzazione generalmente solida, Diablo II: Resurrected è purtroppo afflitto da alcuni fastidiosi bug, molti dei quali sono presumibilmente riconducibili alle funzionalità always-online essenziali per sfruttare al 100% le possibilità offerte dagli sviluppatori. Escludendo gli enormi problemi di stabilità riscontrati subito dopo l’apertura dei server, durante la mia prova sono incappato in fenomeni di lag sporadici, glitch disconnessioni e crash. Tutta roba minore fortunatamente e che “sporca” solo in modo marginale l’esperienza di gioco, ma da una produzione del genere è giusto aspettarsi una qualità decisamente superiore.

Il peso degli anni

- Se sotto il profilo del gameplay Diablo II: Resurrected non ha nulla da invidiare ai titoli più moderni, lo stesso non si può dire di alcuni elementi secondari o di alcune scelte di design. Il numero relativamente ridotto di dialoghi, specie se confrontato a quelli presenti in Diablo 3, potrebbe lasciare abbastanza spaesati i giocatori che si avvicinano per la prima volta alla saga e/o a questo capitolo. Lo stesso si potrebbe dire della totale assenza di punti di viaggio rapido alla fine dei dungeon, che costringe il giocatore a ripercorrere a ritroso tutte le aree già visitate se non si vuole utilizzare una pergamena di trasporto rapido. Questi sono solo due esempi, ma fanno capire che forse si sarebbe potuto fare qualcosa di più per ammodernare il gioco, magari prendendo anche spunto da quanto fatto nel terzo capitolo con il bestiario recitato da Deckar Cain o le pietre magiche per tornare all’inizio di un sotterraneo, senza rischiare di snaturare troppo la natura originale.

Tiriamo le somme

Diablo II: Resurrected non è “solo” l’edizione rimasterizzata di un titolo del passato. E’ un omaggio alla saga e ai giocatori, che cancella con un colpo di spugna i 20 anni passati dall’uscita della versione originale per consegnare a tutti, fan di vecchia data e non, la stessa incredibile esperienza, ma con un comparto grafico capace di lasciare davvero a bocca aperta e poche importanti aggiunte, pensate per rendere il gameplay più accessibile per i giocatori meno esperti. Ha qualche difetto e forse si poteva osare qualcosina di più per ammodernare alcuni aspetti, ma anche così rimane un action-GDR puro, impegnativo e soddisfacente, capace di regalare ancora oggi infinite soddisfazioni e innumerevoli ore di gioco a chi deciderà di lasciarsi sedurre ancora una volta dal fascino “diabolico” della saga di Blizzard.
8.8

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L'autore

Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS ed ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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