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For Honor - Marching Fire

Dalla Cina con furore: arriva Marching Fire, l'espansione a tema orientale di For Honor che introduce nuove classi, modalità inedite, miglioramenti grafici e molto altro. Vediamo insieme la bontà dell'espansione più corposa uscita finora per il famoso titolo di combattimenti all'arma bianca.
Sembra passata un'eternità da quando l'atipico gioco di combattimenti medievali di Ubisoft, For Honor, uscì sulle nostre console: sembra difficile credere che si tratti in realtà di un titolo dell'anno scorso, seppur di inizio 2017. Da allora ne è passata di acqua sotto i punti, con il publisher francese che ha saputo prendere le ottime basi del gioco e trasformarle di update in update in qualcosa di ancora più solido, bilanciato, vario e divertente. Nell'anno e mezzo successivo al lancio abbiamo infatti visto nuove fazioni, personaggi, un matchmaking rivisitato, server dedicati, un ribilanciamento dei potenziamenti alle armi nonché numerose stagioni competitive che hanno permesso ai fan di non annoiarsi mai. Innegabile quindi che For Honor, a oggi, sia un prodotto molto differente da com'era al giorno del lancio.

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Questa continua evoluzione si è tramutata anche in un continuo aggiungersi dei combattenti disponibili che hanno proposto nuovi stili visivi e di combattimento, ottenibili fondamentalmente in due modi, similmente a quanto avviene sullo sparatutto Rainbow Six: Siege. O si acquista i nuovi personaggi (tramite i pass stagionali per esempio), o si sbloccano man mano giocando, anche se il numero di ore richieste per mettere le mani su alcuni di questi non è certo bassa. Questa stessa filosofia è alla base della nuova espansione, Marching Fire, che si propone come l'aggiornamento più corposo ed ambizioso del gioco finora, ed effettivamente le novità non mancano.

Già il nuovo filmato di apertura del gioco rivela (con un inaspettatamente gradevole sottofondo di musica pop della bravissima Katie Garfield) l'arrivo di una fazione nuova di zecca: i Wu Lin, combattenti nati e cresciuti nella lontana - geograficamente e culturalmente - Cina. In primis, quindi, questa espansione porta un look e stili di combattimento nuovi di zecca, prendendo spunto dalle arti marziali orientali come lo shaolin, per portarci guerrieri letali ma che allo stesso tempo sanno mostrare tanta grazia e fluidità nei movimenti: un netto contrasto rispetto alle movenze rozze ma efficaci dei templari o dei barbari. Un po' come confrontare karate o kung-fu ai combattimenti UFC, insomma.

Come nel gioco base, anche qui i personaggi sono divisi per difficoltà di utilizzo. C'è il guerriero Tiandi che fa un po' da classe base: dotato di spada e scudo, un'armatura discreta e un fisico classico, è un buon compromesso per chi non vuole sacrificare niente andando in combattimento. Ci sono poi gli eleganti assassini Nuxia, che coi loro coltelli e un fisico agile possono cogliere di sorpresa tutti con coreografie maestose, ma che peccano naturalmente in difesa visto l'equipaggiamento limitato. Troviamo quindi i maestri Jiang Jun: anziani combattenti dotati di guan dao (una specie di scimitarra) che non eccellono certo per agilità, ma che quando colpiscono sono piuttosto devastanti. Infine arriviamo ai monaci Shaolin, dotati di movimenti animaleschi e di un bastone col quale fare devastanti ed ipnotiche combo ad alta efficacia e raggio.

MP Video - For Honor

Come sempre in For Honor, anche queste classi sono abbondantemente personalizzabili nel sesso, fisico, equipaggiamento e molto altro. Questi nuovi personaggi portano con sé una sfilza di nuovi oggetti e personalizzazioni dal look tipicamente orientale, ed ognuno di essi va fatto "livellare" attraverso l'XP e gli equipaggiamenti specifici per classi. Provando questi nuovi personaggi in PvP e PvE mi è sembrato che non vadano a rompere gli equilibri presenti tra le classi, ma sanno offrire nuovi ed efficaci stili di lotta che rendono gli incontri più variegati di prima. Un set più che soddisfacente che dà più linfa vitale a un titolo multiplayer che ancora oggi sa divertire.

I quattro personaggi non sono però le uniche novità di quest'espansione che si pone come obiettivo quello di ampliare a dismisura la varietà del titolo, sistemando anche tanti problemi lasciati per strada. C'è anche un corposo aggiornamento grafico che offre dei cieli migliorati, un sistema di illuminazione rifatto e numerosi ritocchi estetici che rendono la grafica del titolo molto più convincente e al passo coi tempi.

Marching Fire introduce anche delle modalità di gioco inedite, anche se qui è giusto fare una precisazione sull'accesso a queste. Se le classi sono sbloccabili anche con i crediti di gioco guadagnati (lentamente) combattendo nelle arene, una delle due nuove modalità è giocabile unicamente da chi ha acquistato l'espansione. Si tratta della modalità Arcade, che propone rigiocabilità infinita grazie a degli scontri asimmetrici contro l'IA in scenari generati casualmente, affrontabili da soli o in cooperativa online fino a 2 giocatori. In questi scenari si vanno ad incontrare battaglie di ogni tipo sia contro soldati di basso rango che contro combattenti delle stesse classi scelte da noi, ma comandati dall'IA. La differenza sostanziale sta però nei modificatori, poiché sia i giocatori che gli avversari hanno delle modifiche generate casualmente per variare le battaglie: salute ridotta o aumentata, cambiamenti di velocità o di efficacia delle parate e così via. Quasi come se fosse un roguelike rigiocabile all'infinito. Una modalità forse non appassionante visto che non offre nuove trame o l'imprevedibilità degli scontri online, ma che offre scontri molto differenti tra loro da giocare senza troppo impegno, considerando che in caso di morte si riparte dall'inizio del round che, però, non dura mai più di un paio di minuti.

Troviamo poi l'ambiziosa modalità PvP Assalto, che offre l'ebbrezza di conquistare (o difendere, a seconda della squadra in cui ci si trova) un castello medievale come abbiamo visto fare in tanti film storici. Due squadre di quattro combattenti si sfidano quindi tra le mura fortificate di un castello, dove gli attaccanti devono difendere un'ariete e sconfiggere i difensori (che si rigenerano di volta in volta), aiutati dalla presenza massiccia di soldati di basso rango controllati dall'IA, che fanno da carne da macello. I difensori, invece, possono appostarsi in cima ai muri e usare difese come balestre o calderoni bollenti, o in alternativa scendere in mezzo all'inferno di spade e scudi per eliminare di persona gli invasori. Con percorsi secondari che richiamano un po' i MOBA e addirittura un boss finale come ultima difesa, si tratta di una modalità estremamente ricca e varia che finalmente offre scenari che ricordano davvero i combattimenti medievali, che raramente si svolgevano in classiche arene più o meno simmetriche come normalmente avviene in For Honor.

Non mancano neanche gli aggiornamenti tecnici, in questo caso disponibili a tutti naturalmente. Ciò che salta all'occhio è che tutto risulta vistosamente più spettacolare: complice il nuovo sistema di illuminazione e di ombre che dà nuovi colori a ogni, tutto risulta più vivo e variegato, laddove il gioco in precedenza forse peccava di un grigiore eccessivo. Anche i cieli e le nuvole hanno subito ritocchi vistosi così come la colorazione generale del gioco, offrendo un graditissimo e vistoso upgrade visivo.

Naturalmente ogni classe continua ad avere i propri equipaggiamenti di livelli differenti, ogni combattente ha i suoi livelli da sbloccare per avere nuovi elementi cosmetici, e rimane giocabile il già ricco piatto di livelli, classi e modalità di gioco che hanno popolato For Honor finora. Complessivamente, l'espansione Marching Fire è un'aggiunta molto riuscita al fighter di Ubisoft, proponendo nuove classi divertenti e atipiche, una modalità PvP molto varia e divertente ed una PvE rigiocabile all'infinito; i miglioramenti alla grafica ed alla qualità generale del titolo gli permettono inoltre di rimanere al passo coi tempi e di non stufare, ormai ben 21 mesi dopo il lancio. Marching Fire è l'ennesimo passo avanti di un supporto post-lancio lodevole per un gioco di combattimento spettacolare e profondo sia per chi non vuole comprare contenuti aggiuntivi che per chi intende spendere sui pass e sulle espansioni. Non tutte le aggiunte finora erano particolarmente meritevoli, ma Marching Fire merita decisamente l'acquisto per chi intende rimanere sui campi di battaglia medievali ancora a lungo. E per chi fosse arrivato solo adesso, si tratta di un ottimo punto di partenza per un gioco che è cambiato tanto (e in meglio) dal già ottimo lancio.

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L'autore

Prima di saper scrivere a mano, sapeva già immettere i comandi DOS per avviare Doom, ma dopo una lunga vita al PC, le esclusive console lo avvicinano verso nuove mete. Non si nega i classici giochi tripla-A, specialmente gli FPS competitivi, ma passa la maggior parte del tempo a scovare gemme nascoste, dagli indie insoliti ai folli shmup giapponesi.

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