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Rainbow Six Extraction
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Recensione - Rainbow Six ExtractionPS5 PS4Game

di P 19 gen 2022
A distanza di oltre 2 anni e mezzo e di un cambio di nome dal reveal ufficiale, Rainbow Six Extraction arriva finalmente sulle nostre console introducendo una minaccia aliena e nuove dinamiche co-op al gameplay tattico di R6. Scopriamo insieme il nuovo titolo.
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Il Gioco

Rainbow Six Extraction è uno sparatutto cooperativo in prima persona ambientato nell’universo dell’omonima serie videoludica. Stavolta però gli Operatori non dovranno affrontare criminali o terroristi, ma una minaccia aliena precipitata sulla Terra a bordo di una capsula Soyuz non identificata. Lo schianto della navicella, avvenuto in New Mexico nei pressi della città di Truth or Consequences, ha infatti liberato sul nostro pianeta un pericoloso parassita che, moltiplicandosi in modo estremamente rapido, ha dato il via a un’epidemia non solo nella zona dello schianto, ma anche in altre aree degli Stati Uniti. Il quartier generale del team Rainbow, dopo aver avviato nel più breve tempo possibile l'operazione "Outbreak" per contrastare nell’immediato la diffusione del parassita catalogato con il nome "Chimera", si è riorganizzato e ha fondato un nuovo team specializzato nel contenimento di questa tipologia di minacce, conosciuto come R.E.A.C.T. L’obiettivo del R.E.A.C.T. non è però solo quello di infiltrarsi nelle aree contaminate per eliminare il parassita. La raccolta di informazioni, il recupero di campioni organici e l’acquisizione di esperienza sul campo rivestono infatti un ruolo altrettanto importante nella battaglia contro il parassita, ed è qui che entriamo in campo noi giocatori.

MP Video - Rainbow Six Extraction

La lore e la sceneggiatura sviluppati da Ubisoft servono infatti a sorreggere il gameplay alla base di Rainbow Six Extraction, che pesca a piene mani dal genere degli sparatutto cooperativi e condisce la formula con la profondità del sistema di gioco messo a punto con Siege, impreziosendo il tutto con alcune interessanti novità. Il core dell’esperienza di gioco, che può essere affrontata da soli o in un team formato da un massimo di tre giocatori, ruota attorno alle Incursioni, ambientate come prevedibile nelle zone infettate dal parassita. Al momento il gioco propone quattro diverse location, ovvero New York, San Francisco, l’Alaska e la città di Truth or Consequences. Ognuna di queste zone si compone poi di 3 scenari differenti, per un totale di oltre 12 ambientazioni uniche. Il compito del R.E.A.C.T., e quindi dei giocatori, è quello di raggiungere queste aree, infiltrarsi per completare gli obiettivi assegnati e fuggire attraverso un punto di estrazione, il tutto senza subire troppi danni, senza lasciare indietro qualcuno e trovando, per quanto possibile, il giusto compromesso tra rischio e risultato.

Ogni incursione si compone infatti di 3 fasi distinte di difficoltà crescente, ognuna delle quali prevede un obiettivo principale scelto casualmente tra 13 tipologie di incarico differenti, che vanno dalla liberazione di "ostaggi" VIP alla raccolta di campioni biologici, passando per la cattura di esemplari vivi, l’abbattimento di nemici particolarmente ostici, la decontaminazione dell’area, la distruzione di nidi e molto altro. Una volta portato a termine (o fallito) l’incarico della zona, il team può decidere se raggiungere il punto di estrazione, ottenendo una ricompensa per quanto fatto fino a quel momento, o proseguire all’area successiva passando attraverso una zona di decontaminazione, così da provare a rendere più proficua l’incursione. Completare i tre obiettivi di zona e raggiungere il punto di estrazione finale permette infatti di ottenere il massimo, ma ovviamente questo significa affrontare dei rischi. A ogni passaggio di zona corrisponde infatti un incremento di difficoltà in termini di numero di nemici, tipologia di creature e densità della minaccia da parte del parassita, che potrebbero finire per ferire o, peggio, abbattere uno o più degli Operatori del team coinvolti nell’Incursione.

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Essere feriti o abbattuti durante le missioni porta infatti con sé delle conseguenze importanti. Gli operatori con pochi HP diventano infatti INATTIVI e non possono essere utilizzati per un certo numero di incursioni, variabile in base alla gravità delle ferite riportate. Essere abbattuti durante una missione può invece avere conseguenze ancora più gravi. Se il team non riesce a rianimare l’Operatore, o se quest’ultimo ha esaurito le possibilità di essere rianimato, interviene la tecnologia sviluppata dal R.E.A.C.T., che mette il corpo in stasi all’interno di una sorta di guscio protettivo atto a mantenere attive le funzionalità vitali di base. Gli Operatori in questo stato possono quindi essere trasportati presso un punto di estrazione dai compagni per ricevere le giuste cure una volta tornati alla base. Se questo non succede, o se per qualche altro motivo uno dei personaggi non riesce a raggiungere la zona di estrazione o le camere di decontaminazione che separano le zone in tempo utile, l’Operatore viene dichiarato come DISPERSO IN AZIONE e non può più essere impiegato fino a quando il giocatore non torna nella stessa zona e completa una missione di recupero, nella quale l'obiettivo è proprio quello di liberare il compagno disperso da una particolare forma del parassita. Per riuscirci, il giocatore ha però a disposizione un numero limitato di tentativi, esauriti i quali l’Operatore viene considerato deceduto e torna disponibile, ma senza tutti i progressi accumulati fino a quel momento.

Le ramificazioni del gameplay però non finiscono qui. Prima di ogni Incursione, il leader del team può selezionare il livello di difficoltà tra i quattro disponibili. Un grado di sfida più elevato corrisponde ovviamente a ricompense maggiori, ma anche a un cambio radicale non solo per quanto riguarda la pericolosità delle minacce, ma anche nella tipologia di nemici che potremo incontrare. Grazie alle informazioni raccolte dal R.E.A.C.T è stato infatti possibile catalogare una decina di ospiti del parassita differenti, noti come Archei, che vanno dai comuni Grunt e Lancia Spine ai pericolosi Apex, che possono evocare altre creature per farle combattere al proprio fianco. Ai livelli di difficoltà più elevati gli Operatori potrebbero inoltre imbattersi in pericolose mutazioni del parassita, che possono rendere più resistenti le creature o più pericolosa la zona contaminata durante l’incursione, o ricevere un incarico speciale, che prevede di attraversare un portale per affrontare i Protei, Archei unici che, oltre a disporre di abilità già viste in altre tipologie di nemici, sono in grado di imitare alcuni specifici Operatori sia dal punto di vista estetico sia per quanto riguarda le abilità, seppur per un breve periodo di tempo. Completare gli incarichi di alto livello è quindi molto rischioso, ma è necessario in quanto permette di ottenere bonus in termini di punti esperienza che arrivano fino al 200%.

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La progressione, sia dei singoli operatori che quella globale legata al profilo del giocatore, riveste infatti un ruolo fondamentale in Rainbow Six Extraction. Per ogni missione portata a termine vengono elargiti punti esperienza, che permettono all’Operatore coinvolto di salire di livello, di migliorare le proprie abilità, di sbloccare nuove armi o nuove personalizzazioni, e punti salute, che vanno a ripristinare la salute dei membri del team. Allo stesso tempo, l’esperienza guadagnata dai singoli operatori durante le incursioni si somma e va ad incrementare il Progresso generale del giocatore. Ogni aumento di livello in questo senso consente di ottenere nuovi oggetti, nuove personalizzazioni e nuovi consumabili ma, soprattutto, permette di accedere a nuove location, a nuovi Operatori e nuove modalità al raggiungimento di alcune soglie specifiche. Attualmente nel gioco sono presenti 18 Operatori diversi, di cui solo 6 sono disponibili da subito una volta completata la missione tutorial iniziale. Tutti gli altri dovranno essere sbloccati attraverso questo sistema di progressione, che a conti fatti si affianca a quello dei singoli operatori. E’ però opportuno tenere presente una cosa: quando un operatore "muore" definitivamente, non vengono solo azzerati i suoi progressi ma viene anche sottratto il suo contributo globale fino a quel momento, con tutto ciò che ne consegue.La somma di tutti questi sistemi hai ovviamente effetto anche sulle personalizzazioni e sulle dotazioni a disposizione del team.Durante ogni incursione ogni operatore può portare con sé due armi, alle quali si affiancano uno accessorio a scelta quelli standard disponibili, che includono granate di vario tipo, un drone da esplorazione e rinforzi per pareti o finestre, e una tra le varie tecnologie R.E.A.C.T. disponibili, come kit di resurrezione, dotazioni protettive o granate speciali.

Lo stesso accade con le zone contaminate e le modalità extra previste come contenuti end-game. Inizialmente il giocatore ha infatti accesso solo alle incursioni ambientate nella città di New York. Le altre 3 aree si sbloccano progressivamente fino al raggiungimento del livello 11, superato il quale l’esperienza accumulata permette invece di accedere alle modalità extra. La più corposa è sicuramente il "Protocollo Maelstrom", un’incursione speciale strutturata su 9 zone di difficoltà crescente in un'ambientazione che evolve di settimana in settimana e che propone una sfida elevato, un roster di Operatori ristretto tra cui scegliere e la necessità di completare tutti gli obiettivi, estrazione completa di tutti i partecipanti inclusa, per ottenere l’esperienza accumulata e scalare la classifica settimanale. In aggiunta a questa modalità troviamo anche gli Incarichi, ovvero delle modalità speciali che variano periodicamente per offrire sfide sempre diverse ai giocatori. Al lancio saranno disponibili la modalità Veterano, nel quale si gioca con hud ridotto al minimo, fuoco amico attivo e una modalità di ricarica che non consente di recuperare i colpi rimasti dentro un caricatore quando si decide di sostituirlo, la modalità "Stuzzicare il vespaio", che vede la nostra squadra attraversare aree ad altissima densità di Archei, e la modalità "Muro a Muro", nella quale gli operatori devono passare di stanza sicura in stanza sicura affrontando orde via via sempre più agguerrite di creature. Nel prossimo futuro arriveranno anche gli Eventi di Crisi, ovvero delle modalità speciali a tempo che introdurranno via via nuovi Operatori e/o nuovi Protei, fornendo inoltre nuove informazioni sullo sviluppo della trama.

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Pad alla mano Rainbow Six Extraction si presenta come una versione alternativa del gameplay della saga principale. Le meccaniche da sparatutto tattico sono infatti rimaste praticamente invariate, così come le possibilità offerte al giocatore e le limitazioni. Gli operatori possono dunque muoversi in posizione eretta, accucciarsi o sdraiarsi, con ovvie conseguenze sulla stabilità della mira. I personaggi possono poi sporgersi dai ripari o colpire i nemici attraverso pareti e strutture, generalmente dopo averli individuati tramite un gadget o tramite le torce UV in dotazione. Tutti gli Operatori hanno infine la possibilità di rinforzare porte, finestre e simili con strumenti più o meno avanzati, così da limitare per quanto possibile le possibilità di spostamento agli Archei. Questi ultimi, come ci si aspetterebbe da un parassita, si muovono in modo corale, attaccando senza troppe esitazioni gli Operatori dopo aver richiamato l’attenzione delle altre creature. Alla base della gerarchia troviamo i nidi, che da soli non rappresentano una minaccia. Lo diventano però nel momento in cui una delle creature infettate dal Chimera ci individua e li risveglia, poiché è da questi ultimi che iniziano a fuoriuscire nuove creature, che si sommano a quelle già presenti nella zona. Salendo di "grado" troviamo Archei via via sempre più pericolosi e dotati di capacità uniche come gli "Occultatori", che possono rendere invisibili gli altri Archei.

Ciò che accomuna tutte le creature è la loro letalità, anche ai livelli di difficoltà più bassi. Bastano infatti pochi colpi per finire al tappeto o, senza andare troppo in là, per riportare ferite tali da compromettere l’esito dell’incursione e di quelle successive. Questa caratteristica, unita a una generale scarsità di cure e alla possibilità di essere rianimati solo una volta per incursione, sottolinea nuovamente la natura di Rainbow Six Extraction e la necessità di approcciarsi a questo episodio con la stessa mentalità richiesta dal capitolo precedente della saga. Esplorare le aree, anche utilizzando accessori e abilità speciali degli Operatori, è essenziale, così come lo è muoversi in maniera coordinata con gli altri membri del team, se presenti. Come detto in apertura, il nuovo capitolo sviluppato da Ubisoft può infatti essere giocato in team composti da un massimo di tre Operatori controllati da altrettanti giocatori. Nel gioco non sono infatti presenti bot e l’unica opzioni per avere un team al completo in assenza di compagni fidati è quello di affidarsi al matchmaking, che permette di trovare altri Operatori del nostro livello interessati a un’incursione in una specifica location. In alternativa, si può sempre decidere di entrare in azione in coppia o, alla peggio, da soli. Il sistema di gioco adatta in modo dinamico la difficoltà e gli obiettivi per permettere a team di tutte le dimensioni di portare a termine le incursioni. A rendere più facile queste operazioni ci pensa il Buddy Pass, che consente a due amici che non possiedono il titolo di unirsi a noi per 14 giorni indipendentemente dalla piattaforma.

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Anche sotto il profilo tecnico Rainbow Six Extraction non si allontana troppo da Siege. Il motore grafico è infatti lo stesso Anvil che muove Siege e le uniche differenze degne note riguardano le ambientazioni infestate dal Chimera e gli Archei. La struttura delle mappe, così come le dimensioni delle stesse e il livello di dettaglio generale, ricorda molto da vicino la proposta del capitolo precedente e anche sotto il profilo delle prestazioni non ci si allontana poi molto. Sulle piattaforme utilizzate in sede di prova, ovvero Series X e Series S, il gioco raggiunge le massime risoluzioni disponibili a 60fps, con la possibilità di passare alla modalità prestazioni per aumentare il framerate a discapito della risoluzione. Sulle piattaforme di vecchia generazione il gioco si ferma invece ai 30 fps, con risoluzione variabile dal 1080p a 4k e livello di dettaglio differente in base a dove lo stiamo giocando. Nessuna differenza da segnalare sul fronte audio, che ripropone lo stesso livello qualitativo presente in Siege sia per quanto riguarda la riproduzione del suono delle varie armi da fuoco e dell’impatto dei colpi sulle varie superfici sia per quanto riguarda la gestione "spaziale" delle fonti sonore, fondamentale per individuare le minacce fuori dal nostro campo visivo. Anche questo capitolo beneficia inoltre della completa localizzazione in lingua italiana di testi e audio, nonché delle funzionalità cross-play e cross-save che consentono di giocare in totale libertà su tutte le piattaforme e con tutti i nostri amici.

Amore

Uno sparatutto cooperativo diverso

- Nonostante l’appartenenza a un genere particolarmente inflazionato in questo periodo, ovvero quello degli shooter cooperativi, Rainbow Six Extraction riesce rapidamente a differenziarsi dalla concorrenza grazie a un gameplay più lento e mai caotico, ma non per questo meno adrenalinico o meno soddisfacente. Esplorare le ambientazioni in maniera coordinata, scambiarsi costantemente indicazioni sulla posizione dei nemici e risolvere le situazioni più intricate grazie a pochi movimenti ben organizzati regala infatti emozioni che nessun altro gioco di questo genere riesce a suscitare. A questo si somma poi la profondità delle meccaniche affinate negli anni con la serie di Rainbow Six, che amplifica la portata di ogni azione grazie a un feedback delle armi unico e a una varietà di approccio tale da rendere tutte le incursioni una storia a sé.

Escono dalle fottute pareti

- La distruttibilità degli ambienti, già fondamentale in Siege, riveste se possibile un ruolo ancora più importante in Rainbow Six Extraction. Il fatto che non solo gli Operatori, ma anche gli Archei, possano colpire gli avversari attraverso le strutture o aprire varchi improvvisati apre la struttura di gioco a un ventaglio di possibilità davvero smisurato. Nel corso della mia prova ho potuto sperimentare in prima persona quanto sia piacevole atterrare un Archeo ignaro colpendolo alla testa da dietro una parte, ma anche quanto rapidamente possono diventare inutili le fortificazioni quando il nemico può facilmente sfondare soffitti e pareti per raggiungere quello che pensavamo essere un locale sicuro. Situazioni diametralmente opposte dal punto di vista del giocatore, ma che garantiscono a questo nuovo capitolo l’imprevedibilità necessaria per risultare coinvolgente e fresco anche dopo parecchie ore di gioco.

Tensione costante

- Un altro aspetto che mi ha colpito positivamente di Rainbow Six Extraction è senza ombra di dubbio la sua capacità di trasmettere ai giocatori la sensazione di muoversi in un territorio ostile, dove ogni rumore e ogni mossa non ponderata possono trasformare in pochi istanti un’incursione potenzialmente proficua in una disfatta totale. Un contributo importante sotto questo aspetto arriva senza ombra di dubbio dal comparto sonoro, che con i suoi mille "rumorini" tiene costantemente all’erta gli Operatori durante le fasi più concitate. Si tratta di una componente fondamentale all’interno del sistema di gioco creato da Ubisoft, ma che svela il suo vero potenziale solo dopo qualche ora di gioco, quando si inizia a prendere confidenza con tutte le sfumature del gameplay.

Tantissimi contenuti

- Al netto di una prevedibile ripetitività del sistema di gioco, in buona parte dovuta al genere a cui appartiene il titolo, Rainbow Six Extraction si presenta ai blocchi di partenza con un’offerta capace di tenere impegnato il giocatore per tantissime ore. Tra missioni principali, operatori da sbloccare, livelli da raggiungere e modalità end-game disponibili già dal day-one, il nuovo capitolo della serie di Rainbow Six mette sul piatto un’offerta di tutto rispetto, resa ancora più accattivante dalla varietà di cui vi ho già parlato e della road-map dei contenuti post-lancio già annunciata da Ubisoft. Ovviamente oggi non possiamo sapere come si svilupperà l’esperienza e se tutte le promesse verranno mantenute, ma quello che troviamo disponibile è più che soddisfacente e lascia ben sperare per il futuro.

Tecnicamente molto solido

- A differenza di molti altri giochi simili, e probabilmente anche "grazie" all’esperienza maturata e ai vari rinvii, Rainbow Six Extraction arriva sul mercato privo di particolari problematiche, senza bug evidenti e con un netcode generalmente stabile. Ovviamente bisognerà attendere di vedere come reagiranno i server all’ondata dei giocatori del day-one, inclusi quelli che decideranno di dare una chance al titolo grazie all’abbonamento Xbox Game Pass, ma l’impressione è che gli sviluppatori siano riusciti ad eliminare quasi del tutto le eventuali imperfezioni per consegnare nella mani del pubblico un titolo davvero ottimizzato.

Odio

Comparto tecnico datato

- Al netto di una generale solidità e delle possibilità offerte dalle nuove piattaforme, Rainbow Six Extraction è senza ombra di dubbio un gioco che appartiene alla scorsa generazione. La dimensione delle mappe, il livello di dettaglio, la gestione delle fonti di illuminazione, le texture, i modelli poligonali, le animazioni. Nel gioco non c’è davvero nulla di "next-gen" e, nonostante le sensibili differenze presenti in termini di framerate e tempi di caricamento, si fa davvero fatica a trovare degli elementi che possano in qualche modo mettere in evidenza le potenzialità dei nuovi hardware e far fare un salto di qualità a questo capitolo.

Design dei nemici

- Uno degli elementi che proprio non mi ha convinto di Rainbow Six Extraction riguarda l’estetica degli Archei, che in una parola potrei definire semplicemente come "anonimi". Nonostante la pericolosità e la tensione che si genera durante le incursioni, nessuna delle creature che infestano le varie location riesce infatti a risultare davvero iconica o caratteristica. Ad aggravare ulteriormente la situazione ci pensano un set di animazioni non particolarmente rifinito, specie per le creature non umanoidi, e una generale uniformità della palette cromatica messa in mostra dalle proliferazioni del parassita. Sotto questo punto di vista si poteva sicuramente fare qualcosa in più.

Sarà per un’altra volta, bot

- Rainbow Six Extraction è uno sparatutto cooperativo. Ne deriva che l’esperienza migliore si ottiene giocando con un team completo e, perchè no, anche affiatato. Non sempre questo è possibile e, quando accade, le uniche soluzioni sono affidarsi al matchmaking o giocare in coppia/singolo. Due soluzioni ovviamente percorribili, ma che presentano più di un aspetto negativo. Ridurre il numero di componenti del team ovviamente riduce le opzioni a disposizione, il che si riflette inevitabilmente sul gameplay, mentre giocare con compagni casuali apre le porte a tutte le dinamiche legate alle incompatibilità di lingua, approccio, ecc. In questo contesto, dare ai giocatori l’opzione di inserire dei bot con una I.A. mediamente discreta sarebbe stata una vera svolta ma, ahimè, al momento questo non è possibile. un vero peccato

Tiriamo le somme

Rainbow Six Extraction è senza ombra di dubbio uno degli esempi migliori di come si può far evolvere e diversificare una saga senza snaturarla. La struttura di Siege, affinata nel corso degli anni, non solo si adatta senza particolari difficoltà alle novità introdotte in questo capitolo e alle modalità di gioco inedite, ma consente al titolo di differenziarsi quanto basta dalla fitta concorrenza del periodo per mostrare tutto il proprio carattere da shooter tattico attraverso un gameplay che miscela tattica, strategia e adrenalina come poche altre produzioni. A rendere ancora più interessante il pacchetto ci pensano il sistema di progressione e le modalità extra, che garantiscono al gioco una longevità più che soddisfacente per gli appassionati e che gettano ottime basi per lo sviluppo futuro. Sicuramente si poteva (e si doveva) osare qualcosa di più sul fronte grafico per dare agli Archei e a tutto il comparto grafico una marcia extra, specie sugli hardware di ultima generazione, ma nel complesso il risultato è comunque più che buono e permette al titolo di entrare di diritto nella lista dei desideri di chi è in cerco di uno sparatutto in prima persona con queste qualità.
8.5

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L'autore

Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS ed ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.