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MADiSON

Recensione - MADiSONPS5 PS4 DigitalGame

Dopo cinque anni di sviluppo, il piccolo team indipendente Bloodious Games esordisce nel panorama horror con il suo MADiSON, avventura che ci mette nei panni di un giovane ragazzo in una location agghiacciante e ricca di misteri, strizzando l’occhio al tanto desiderato quanto dannato "P.T.". Sarà riuscito il team di sviluppo a fare centro? Scopriamolo insieme.
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Il Gioco

L’oscurità ci avvolge, mentre lentamente riprendiamo i sensi. Siamo stesi sul pavimento di quello che sembra essere un soggiorno. Fuori il buio della notte è fitto, impedendoci di scrutare oltre il vetro della finestra. Mentre la nostra vista torna a fuoco, puntiamo lo sguardo verso la luce proiettata da un vecchio televisore. Oltre la porta, chiusa a chiave, un uomo batte disperatamente i pugni e ci chiama per nome. Apprendiamo così di chiamarci Luca e quello oltre la porta è nostro padre, che ci esorta ad aprirla. Qualcosa però non va, perché l’uomo sembra intenzionato a farci del male, accusandoci di aver commesso qualcosa di orribile al resto della famiglia.

MP Video - MADiSON

Spaventati da tutto ciò, decidiamo di allontanarci attraverso un passaggio nel muro, che ci porta alla casa accanto, appartenente al nonno del ragazzo. Arrivati in quella che è l’ambientazione principale della vicenda, entriamo subito in possesso di una strana macchina fotografica Polaroid, mentre ci rendiamo conto poco alla volta di essere osservati. La casa dovrebbe essere abbandonata, eppure molto presto ci rendiamo conto di non essere soli. Da qui ha inizio il viaggio di Luca, mentre ci viene chiesto di scavare nel passato della nostra famiglia e indagare sulle azioni di una certa Madison Hale, una serial Killer morta più trent'anni prima. Perché il nonno di Luca era ossessionato da questa sinistra figura? Cos'è la presenza che ci segue in ogni angolo della casa? Queste e molte altre domande sono le colonne portanti del plot narrativo imbastito da Bloodius Games, team di sviluppo argentino che, dopo 5 anni di lavoro, propone sul mercato il loro MADiSON.

Il titolo è strutturato come un gioco d’avventura dalle tinte horror che si ispira con notevole successo alla famosa demo giocabile P.T. sviluppata da Hideo Kojima. Il team di sviluppo sembra avere ben chiaro cosa serva per incutere terrore nelle persone, e con questo MADiSON ci promette di scavare nella disperazione e nell’ansia umana. Nonostante le fortissime componenti horror, comunque, il gioco è impostato come un’avventura grafica con numerosi enigmi da risolvere. A differenza di titoli come Layers of Fear o Outlast, qui viene chiesto al giocatore di trovare la soluzione di diversi puzzle, mai banali e incantevolmente ben delineati, con un certo grado di soddisfazione che coglie il giocatore dopo aver trovato finalmente l’intuizione che ci porterà alla soluzione dell’enigma.

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Il gioco è ambientato quasi completamente nella vecchia casa del nonno del protagonista, in disordine e in completo stato di abbandono. Tutto è esattamente com'è rimasto dopo che il proprietario se n'è andato, con scartoffie sui tavoli, piatti nel lavandino, medicine sul comodino e strani quadri raffiguranti una donna senza occhi sparsi per le pareti. Eppure sembra che qualcuno frequenti quella casa: candele accese, porte che si chiudono e passi provenienti da altre stanze ne testimoniano il passaggio. La casa nasconde diversi misteri, con rompicapo studiati dal vecchio proprietario per celare i segreti suoi e della sua famiglia.

Un elemento fondamentale per avanzare nel gioco e risolvere i vari enigmi è l’utilizzo di una macchina fotografica che Luca riceve, in maniera alquanto bizzarra, come regalo di compleanno, appena giunto nella casa abbandonata. Questo oggetto ha diverse funzioni, dalle più banali come illuminare angoli bui dell’ambientazione utilizzando il flash. Il vero potere dell’oggetto, però, sta nel fatto che, fotografando determinati elementi, questi reagiscono in modo innaturale. Ecco che così, dopo aver fotografato strani simboli, oggetti d’arredo e molto altro ci si ritroverà a smascherare passaggi prima celati o, addirittura, in una suggestiva fase del gioco, persino a viaggiare nel tempo.

Oltre alla macchina fotografica abbiamo a disposizione un inventario dove conservare oggetti utili, trovati lungo il nostro vagabondare nello scenario. Questo permette di custodire un massimo di 10 oggetti che possono essere deposti in una apposita cassaforte per fare spazio ad altri. Vecchi utensili, chiavi, quadri, misteriosi emblemi e molto altro sono indispensabili per farsi strada nell’intricata location. Perché per quanto possa sembrare piccola la casa abbandonata, la realtà dei fatti ci rivela che la struttura nasconde diverse stanze segrete, passaggi misteriosi e altre cose che non vi svelerò. Passaggi inizialmente sigillati possono essere sbloccati più avanti nel corso del gioco, elemento che vi chiede di tornare spesso sui vostri passi.

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Il ripetere spesso lo stesso percorso potrebbe sembrare un ingrediente fastidioso nell’esperienza di gioco, se non che ad ogni passaggio la casa sembra reagire alla nostra presenza. Qualcosa cambierà sempre, instillando nel giocatore un’angoscia perenne su ciò che potrebbe trovare svoltando ogni angolo. Perché molto presto non sarete più da soli. Non parliamo di una mera presenza scenografica solo per farvi prendere qualche jumpscare (e ne subirete parecchi, fidatevi). La presenza potrà attaccarvi e sì, potrete morire dopo aver subito un unico violento colpo. Non farò spoiler su cosa vi attaccherà e come, ma sappiate che il gioco si prenderà spesso e volentieri gioco di voi. Perché il team di sviluppo ha brillantemente scelto di incutere nel giocatore la sensazione che nessun posto della casa è mai veramente sicuro. Il gioco non vi guiderà per mano e non vi dirà come proteggervi. Dovrete scoprirlo da soli.

Trattando invece l’opera con un occhio tecnico, possiamo congratularci con il team di sviluppo nella creazione del mondo di gioco attraverso il motore grafico Unity. L’ambientazione è molto suggestiva, con effetti di luce gradevoli e allo stesso tempo piacevolmente angoscianti. Vi capiterà spesso di prendere paura di qualche semplice ombra. È giusto segnalare inoltre che il gioco presenta delle scene piuttosto macabre e violente, non adatte forse a chi è facilmente impressionabile. Un occhio tecnico più attento noterà alcune texture in bassa qualità in alcuni punti della casa o negli oggetti d’arredo più secondari. Nulla di troppo sconvolgente, ma calcolando che il gioco è disponibile solamente per piattaforme di nuova generazione, ci saremmo aspettati un livello di dettaglio molto più elevato.

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Sul versante sonoro il team ha fatto un lavoro davvero magistrale. La casa non è mai silenziosa, con un’ampia campionatura di vari elementi sonori realizzati con altissima qualità. Così come il doppiaggio dei pochi personaggi, curato e mai fuori posto. Sul lato musicale vi posso dire che il team ha realizzato una delle più inquietanti canzoni per bambini che io abbia mai sentito. Il nostro consiglio (come quello del team di sviluppo) è quello di giocarlo con delle buone cuffie audio, per percepire ogni sfumatura e spazialità dei suoni. Oltre che poter sentire inquietanti sussurri alle vostre spalle, che aiutano di certo a immedesimarsi nell’atmosfera dell’opera o per avere un bell’attacco di cuore. Il gioco arriva sul nostro paese tradotto per quanto riguarda testi e sottotitoli, mentre il doppiaggio è disponibile solo in lingua inglese.

Amore

La casa

- Uno degli elementi che ho sicuramente più apprezzato dell’opera è l’atmosfera che i membri di Bloodius Games sono riusciti a realizzare. Lo scenario è angosciante, presentando diverse soluzioni visive realizzate con lo scopo di instillare l’ansia nel giocatore. Reale e irreale si fondono in una danza d'immagini e suoni che vi accompagnerà per mano durante tutta la durata dell’avventura, che si attesta sulle 8 ore circa.

Enigmi stimolanti

- Sono rimasto piacevolmente sorpreso per la cura nella realizzazione e scrittura dei vari enigmi che ci vengono proposti durante tutta l’avventura. Rifacendosi alle vecchie avventure grafiche del passato, gli enigmi di MADiSON non sono mai banali, chiedendo al giocatore di ragionare attentamente sulle proprie mosse. Non siamo davanti a enigmi impossibili, sia chiaro, ma l’esperienza è tutt’altro che guidata. Inoltre, cosa molto importante, molti enigmi come ad esempio combinazioni numeriche o altro, non sono mai uguali ma generati diversi ad ogni nuova partita. Quindi se speravate di trovare soluzioni nel web per determinati punti, resterete decisamente delusi. Geniale.

Dì cheese!

- Ho trovato l’implementazione e l’utilizzo della macchina fotografica polaroid di Luca molto interessante. Questo strumento apre a diverse dinamiche di gameplay affascinanti, oltre che diventare la vostra migliore amica nei momenti più bui. Attenzione però, perché a volte scattare una foto in angoli oscuri della casa potrebbe portare alla luce immagini o cose che avreste tanto voluto non vedere.

Raccontami la storia...

- Il plot narrativo scritto dagli autori di MADiSON è davvero affascinante. Mentre all’inizio dell’avventura aleggia un'aria di confusione generale su quello che sta succedendo, indagando poco alla volta sui misteri della casa, della propria famiglia e sugli omicidi della serial killer Madison Hale, verranno alla luce verità angoscianti e soluzioni narrative intriganti.

Odio

...Che non sia sempre la solita

- Peccato che verso il terzo atto dell’Avventura questa freschezza e originalità venga sempre meno, presentando delle soluzioni già viste in altre opere o film simili. Sia chiaro, non sto insinuando che la storia perda di qualità, ma che semplicemente alcuni eventi verso il finale sono abbastanza scontati e pilotati per chi ha dimestichezza col genere. Alcuni di voi potrebbero anche ampiamente prevedere gli sviluppi futuri. Inoltre, eccetto la presenza di collezionabili da fotografare (20 foto rosse e 5 foto blu), il gioco non propone altre modalità o segreti extra da svelare.

Poche tasche

- L’utilizzo di un inventario con un numero di slot limitato non rappresenta a mio avviso un’idea azzeccata di game design per MADiSON. In molti giochi, specialmente nei survival horror, si deve gestire l’inventario, facendo decidere al giocatore cosa portarsi dietro e cosa depositare. Mentre in giochi come Silent Hill o Resident Evil questo elemento diventa parte integrante del gameplay, in MADiSON è più che altro un fastidio. Capiterà a volte di trovarvi davanti a un enigma, rendendovi conto di non avere l’oggetto necessario con voi per risolverlo. Questo vi chiederà di fare lunghe camminate alla cassaforte per recuperare tale oggetto, spezzando un po’ il ritmo. Spesso nemmeno sarà chiaro cosa vi serve, portandovi a interagire un po’ a casaccio con l’inventario e la cassaforte. Ma calcolando che non ci sono munizioni, armi da scegliere o medikit da trasportare, un inventario con capienza illimitata sarebbe stato più sensato a mio avviso, per non rendere frustranti certe sequenze.

Non so perché sono qui

- Uno degli aspetti di MADiSON che potrebbe trasformarsi per molti in un’arma a doppio taglio è la totale mancanza di indicazioni su cosa fare in determinati momenti. Per quanto apprezzi quelle avventure che non accompagnino i giocatori con indicatori a schermo, nel gioco ci sono alcuni momenti in cui non si ha la più pallida idea su come proseguire, portando spesso a fare cose a casaccio nella speranza di sbloccare il passaggio successivo. In giochi come Silent Hill per esempio, esaminando gli oggetti nell’inventario, il commento del protagonista su tale oggetto dava al giocatore un indizio sulla prossima mossa da fare. Qui in MADiSON accade molto di rado e quelle poche volte che avviene, non lo ripete una seconda volta. Quindi se vi siete distratti per qualche motivo, per ascoltare nuovamente il commento di Luca dovrete ricaricare il salvataggio. Avrei preferito qualche indicazione in più, perché c’è una bella differenza tra rendere il gioco difficile e renderlo frustrante.

Tiriamo le somme

Con un amore incondizionato verso il genere horror e un occhio di riguardo verso quel P.T. che tanto aveva fatto sognare milioni di giocatori, il team di Bloodius Games confeziona un'opera matura, viscerale nella sua impresa di raccontarci la lenta discesa nell’abisso della follia umana, incorniciando il viaggio di Luca come una delle esperienze più oscure e intriganti nel panorama horror degli ultimi anni. MADiSON è una macabra danza di pura angoscia e meraviglia, che al netto di qualche sbavatura o abuso di cliché, rimane un’opera consigliata a tutti coloro che cercano un’esperienza horror matura e mai banale.
8.0

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L'autore

Nato 500 anni dopo la sua epoca ideale, è un appassionato di videogiochi e cinema fin da quando era bambino. Megalomane, egocentrico e inspiegabilmente affascinante, crede di sapere tutto sul mondo videoludico e cinematografico, non accettando obiezioni. Nessuno è pari alla sua magnificenza.