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Little Orpheus

Recensione - Little OrpheusPS5 PS4 DigitalGame

di P 12 set 2022
A distanza di oltre 2 anni dall’uscita della versione mobile, la pluripremiata avventura sviluppata da The Chinese Room Little Orpheus approda finalmente anche su console portando con sé alcuni nuovi contenuti e un comparto grafico migliorato ottimizzato per TV e schermi di grandi dimensioni. Scopriamo insieme cosa si nasconde sotto la superficie nella nostra nuova recensione.
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Il Gioco

Little Orpheus è un’avventura single-player a scorrimento che mette il giocatore nei panni dell’improbabile cosmonauta sovietico Ivan Ivanovich nel lontano 1962. Mentre Stati Uniti e Unione Sovietica sono impegnati nella corsa alla Luna, l’esercito russo decide di tentare un'altra strada e invia uno dei suoi uomini verso il centro della Terra a bordo di una gigantesca trivella alimentata da una bomba nucleare, conosciuta proprio con il nome di Little Orpheus. Il soldato però scompare per tre lunghi anni, per poi riapparire misteriosamente. Nessuno sa cosa gli sia successo nel frattempo e, soprattutto, che fine abbia fatto l’ordigno nucleare. L’esercito sovietico decide quindi di portare Ivan Ivanovich in un bunker segreto situato negli Urali e di farlo interrogare dal Generale Yurkovoi, il quale però non ha la minima idea dell’incredibile storia che ha in serbo per lui il cosmonauta.

MP Video - Little Orpheus

Sono queste le premesse narrative dalle quali prende il via l’avventura sviluppata da The Chinese Room, già noti per Everybody’s Gone to the Rapture e Dear Esther, e dalle quali si dipana un lungo flashback nel quale il giocatore è chiamato a rivivere, proprio attraverso il racconto del protagonista, tutto lo straordinario viaggio compiuto da Ivan Ivanovich nel sottosuolo del nostro pianeta. Per farlo dovrà attraversare foreste popolate da dinosauri, antiche città abitate da una civiltà sconosciuta, oceani nel quale vivono creature gigantesche e così via, per un totale di nove capitoli differenti, otto standard più uno bonus completabili in circa 3 ore di gioco totali, tutti dichiaratamente ispirati a opere come “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne. L’intera vicenda viene raccontata come se fosse una serie TV, completa di introduzione e titoli di coda in stile “retrò” per ogni capitolo, con un tono volutamente leggero e un’ironia pungente capace di strappare più di qualche risata, resi ancora più irresistibili da un doppiaggio in lingua inglese di ottima qualità abbinato alla completa localizzazione in lingua italiana di sottotitoli e interfaccia.

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Il gameplay alla base del titolo è abbastanza semplice e alterna brevi sezioni platform in livelli 2.5D alla risoluzione di enigmi ambientali elementari, generalmente risolvibili spostando un oggetto o interagendo con qualche leva o interruttore. Alcuni livelli propongono poi delle brevi sezioni stealth, nelle quali il protagonista deve muoversi accucciato e sfruttare il level design a proprio vantaggio per sfuggire alla vista di un terribile T-Rex o di nemici capaci di fulminarlo all’istante con lo sguardo. A garantire qualche variazione di ritmo extra ci pensano infine alcuni classici QTE, da superare premendo il giusto tasto quando appare a schermo il relativo indicatore. La nuova edizione, oltre a un livello aggiuntivo che introduce un epilogo extra, porta poi con sé anche la modalità “Registrazioni Perdute” che consente al giocatore, una volta concluso un livello, di rigiocarlo per raccogliere alcune sfere luminose, ottenendo così accesso a illustrazioni, informazioni aggiuntive sulla storia e una manciata di costumi extra da indossare per rendere ancora più stravaganti le vicende.

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Tecnicamente parlando, Little Orpheus si presenta come un porting ben riuscito. Alla base del titolo troviamo il motore grafico Unity, nel quale gli sviluppatori hanno implementato per questa nuova versione delle texture in alta definizione, un sistema di illuminazione migliorato, nuove animazioni e, ovviamente, una risoluzione più elevata rispetto alla versione mobile uscita nel 2020, già premiata con diversi riconoscimenti proprio per il comparto grafico. Nessuna differenza da segnalare per quanto riguarda invece la componente audio, anch’essa capace di raccogliere più un riconoscimento dal lancio, che propone la stessa colonna sonora originale composta da Jessica Curry e Jim Fowler abbinata a un doppiaggio in lingua inglese di ottima qualità.


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Amore

Una storia coinvolgente

- Little Orpheus, nonostante la sua natura da gioco “casual”, propone una sceneggiatura di alta qualità capace di coinvolgere e appassionare il giocatore sin dagli istanti iniziali. Il racconto di Ivan Ivanovich si è infatti dimostrato molto più intricato di quanto sarebbe lecito aspettarsi da una produzione di questo tipo, con una trama capace di ironizzare su temi molto importanti e, soprattutto, di sfruttare al meglio la particolare natura del racconto per proporre al giocatore situazioni davvero bizzarre, il tutto all’interno di un mondo di gioco caratterizzato come pochi altri.

Musica e doppiaggio

- A rendere l’esperienza di Little Orpheus ancora più gradevole ci pensa poi la componente audio, con meriti equamente suddivisi tra la colonna sonora originale, che accompagna il giocatore lungo tutta l’avventura con brani e armonie davvero meravigliose, e il doppiaggio con accento “sovietico”, capace di rendere ancora più appassionanti le vicende attraverso i continui scambi di battute tra i due protagonisti, sempre perfettamente contestualizzati.

Colori

- Little Orpheus gode senza ombra di dubbio di una presentazione grafica di ottima qualità, caratterizzata da ambientazioni visivamente molto ispirate e da una regia capace di regalare costantemente scorci mozzafiato. Quello che però mi ha colpito di più del gioco è l’attenzione riposta nella scelta dei colori, delle tonalità e, più in generale, di tutto quello che permette al sottosuolo immaginato da The Chinese Room di prendere letteralmente vita sullo schermo mentre il protagonista avanza nelle ambientazioni. Un risultato davvero straordinario, che sottolinea ancora una volta come non si debba per forza mettere in campo una grafica all’ultimo grido per stupire i giocatori.

Odio

Gameplay basilare

- Little Orpheus è un titolo pensato e sviluppato per il mercato mobile, sia dal punto di vista della longevità e del ritmo sia per quanto riguarda le macchine di gioco. Proprio questo ultimo aspetto, riproposto senza nessun tipo di variazione rispetto alla versione originale, rappresenta probabilmente l’unica vera criticità su console. Il livello di difficoltà generale è infatti praticamente nullo e raramente si rischia di morire o di rimanere bloccati da qualche enigma per più di una manciata di secondi, ovvero il tempo necessario per individuare e raggiungere l’interruttore o la leva con cui interagire. A questo si affiancano un sistema di controllo estremamente basilare e una progressione profondamente lineare che, da un lato, permettono al giocatore di concentrarsi solo sulla storia, ma che dall’altro si traducono inevitabilmente in un sistema di gioco fin troppo “rarefatto” per chi è abituato ai prodotti per console.

Sottotitoli invasivi

- Il fatto che Little Orpheus includa la completa localizzazione dei dialoghi in varie lingue, tra cui l’italiano, è sicuramente un punto di forza. Peccato però che attivarli significa dover convivere obbligatoriamente e per la quasi totalità del tempo con scritte posizionate nella parte alta dello schermo che, oltre a “sporcare” gli stupendi scenari disegnati da The Chinese Room, rischiano in qualche occasione di distrarre il giocatore da quello che accade sullo schermo.

Tiriamo le somme

Little Orpheus è un’avventura davvero piacevole e ben confezionata sotto il profilo tecnico, capace di tenere incollato il giocatore per una manciata di ore grazie a una trama di grande qualità, a una sceneggiatura frizzante e a un’ambientazione in grado di catturare l’attenzione del giocatore dall’inizio alla fine. Il gameplay estremamente lineare, mutuato dalla versione originale uscita su dispositivi mobili, a conti fatti non si sposa alla perfezione con gli standard dei giochi su console, ma se siete in grado di passare sopra a questo “difetto” e siete in cerca di un gioco capace di strapparvi qualche risata mentre esplorate il sottosuolo del nostro pianeta al fianco del “compagno” Ivan Ivanovich, l’ultima fatica di The Chinese Room è sicuramente quello che fa al caso vostro.
8.0

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L'autore

Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS ed ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.