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The Last Guardian
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Recensione - The Last Guardian

Incredibile ma vero: dopo ben nove anni di sviluppo, innumerevoli rimandi ed un salto di piattaforma, The Last Guardian è finalmente tra noi. Ma cosa aspettarci da un titolo dalla gestazione tanto lunga e travagliata? Saprà mantenere tutte le promesse fatte all'annuncio? Le risposte nella nostra recensione!

Il Gioco

Se siete appassionati di indovinelli, eccone uno per voi: qual è quell’essere grande come un drago, con ali, zampe e piume di grifone, con il corpo da gatto, con il muso da cane e con due corna da antilope? Ma un Trico, ovviamente.

A pensarci bene, scrivere la recensione di The Last Guardian è un po’ come scrivere un articolo su creature mistiche come lo Yeti o il mostro di Lochness. Ammetto di essere uno di quelli che avevano perso le speranze di vedere questo titolo sul mercato, visto che aveva assunto durante i suoi nove anni di sviluppo le sembianze di una chimera simile all'enorme Trico che torreggia sulla copertina. E invece eccolo qua, che esce sugli scaffali con la stessa disinvoltura di un vecchio amico che non vedi da anni, ma che per qualche ragione è sempre stato lì a portata di mano nei tuoi pensieri. Mi auguro perdonerete questo preambolo melenso, ma soprattutto spero sappiate perdonare la carica emotiva che durante questo articolo talvolta prenderà il sopravvento sull’obiettività, dato che per me è emozionante scrivere la recensione di questo titolo, che quando nove anni fa fu annunciato sul palco dell'E3, ha saputo calamitare tutta la mia fantasia e far salire alle stelle le mie aspettative. Probabilmente in quel periodo alcuni dei più giovani di voi erano intenti a finire le scuole elementari, ma questa è un'altra storia.

In questo momento mi sento un po’ come il bambino di The Last Guardian, che si sveglia spaurito e confuso nei meandri di un’antica roccaforte diroccata. Accanto a lui, un enorme mostro quadrupede, incatenato al pavimento, rabbioso e sofferente per via delle lance che gli trafiggono il corpo e per le sue ali bruciate, ridotte a delle misere appendici spiumate. L’animale in questione è un temibile Trico, creatura mangiatrice di uomini con la stazza di un drago, il muso da cane e gli artigli e le piume da grifone, che il bimbo protagonista conosce attraverso i racconti degli anziani del villaggio e che per il suo popolo rappresenta la morte incarnata. Tuttavia questo Trico imprigionato ed urlante ha qualcosa di insolito, e la sua rabbia sembra più dovuta alla sofferenza che ad un insaziabile istinto omicida. Nei panni del bimbo comincia quindi la nostra avventura alle pendici di una gola sconfinata, dalla quale sembra impossibile fuggire. Guidati da quelle che sembrano le parole del bambino divenuto adulto e in procinto di tramandare la sua incredibile storia, cominciamo così ad approcciare per la prima volta il Trico, liberandolo dal giogo e dalle pesanti catene che lo opprimono e sfilandogli le alabarde conficcate nel corpo. Una volta liberata, abbiamo modo di interagire maggiormente con la bestia, che si rivela essere meno temibile del previsto. Infatti il nostro Trico è appena un cucciolo, come testimoniano le sue goffe movenze, il suo sguardo spaurito e l'incedere curioso.

MP Video - The Last Guardian

Capiamo presto che senza il supporto del nostro nuovo grosso amico peloso e pennuto non faremo molta strada all’interno del gioco. Avremo infatti bisogno fin da subito della sua imponente mole per arrampicarci tra le sue piume e utilizzarlo come una scala di fortuna per poter raggiungere sporgenze e superfici poste troppo in alto. All’inizio le reazioni di Trico verso di noi sono piuttosto fredde e non avrà particolare interesse a prestarci aiuto, almeno non senza una ricompensa commestibile. Infatti, durante le prime fasi di gioco, per condurlo verso determinate zone dello scenario siamo costretti ad attirarlo con dei barili pieni di una sostanza liquida fluorescente, una vera leccornia per il ragazzone a quattro zampe, che gli conferisce sia nutrimento che cura delle ferite.

Facendoci faticosamente strada assieme a Trico attraverso le desolate stanze della roccaforte in rovina, in cui la natura sembra aver preso il sopravvento ormai da secoli, sbuchiamo così all’esterno solo per renderci conto che il gigantesco castello diroccato era solo un piccolo tassello posto all’interno di quella che sembra un’area sconfinata, recintata da mura imponenti e dalla quale la fuga sembra un'impresa impossibile. In questa sconfortante scoperta almeno c’è di buono che il nostro rapporto con Trico è nel frattempo cresciuto e il bestione tende ad aiutarci di sua spontanea volontà, accorrendo al nostro richiamo. Diventa quindi addirittura possibile impartirgli degli ordini, come raggiungere con un salto una superficie distante o chiedergli di dirigersi in una determinata zona dello scenario. Non sempre questi ordini avranno successo, talvolta capiterà infatti di vederlo assorto in altre faccende come curare la propria igiene, annusare l’aria, emettere richiami o semplicemente intrattenersi con gli elementi dello scenario che egli reputerà più interessanti. Altre volte invece, proprio come nell'indole dei cuccioli, si rifiuterà semplicemente di aiutarci perché stremato di fatica e si accuccerà in terra, magari schiacciando un pisolino, in attesa di altri barili nutritivi che gli serviranno a rifocillarsi.

Per quanto questo suo modo di fare possa risultare sulle prime irritante, è il frutto di un lavoro inimmaginabile svolto dal Team Ico, che è riuscito a creare ben più di una creatura mistica dall’aspetto improbabile ma a dare vita ad un essere dotato di una IA composta da molteplici routine. Come se non bastasse, ad avvalorare il grande lavoro degli sviluppatori ci pensa il linguaggio del corpo di Trico, incredibilmente aderente a quello di un cucciolo di cane, forte di tutte quelle movenze e dell'espressività tipiche che lo rendono “vivo” e imprevedibile agli occhi del giocatore, esattamente come un essere dotato d’intelletto e una propria personalità. E' bellissimo osservare le sue diverse reazioni in base a come ci comportiamo con lui, a tratti così tenere da risultare commoventi. Man mano che il nostro rapporto con Trico crescerà, il nostro compagno tenderà ad abbandonarci sempre meno durante la nostra esplorazione degli ambienti di gioco: guairà e soffrirà visibilmente quando ci allontaneremo verso zone per lui inaccessibili, salterà di gioia dopo che gli avremo portato il suo cibo preferito, o diventerà una furia rabbiosa per difenderci quando saremo in pericolo.

Durante tutta l'avventura la cooperazione tra il bambino protagonista e Trico è fondamentale. Ben presto capiamo di non essere le uniche forme viventi presenti all'interno dell'enorme dedalo di sale, terrazze e corridoi esplorabili nel gioco, facendo infatti la conoscenza di alcune armature magiche che agiscono sotto l'influsso di un incantesimo che le rende dei soldati armati e pericolosi, il cui solo scopo sembra quello di rapire il bambino. I guerrieri magici sono armati di lance e spade, e alcuni di essi sono anche in grado di lanciare incantesimi capaci di stordire temporaneamente il protagonista, sprovvisto di abilità offensive, ma che potrà contare sulla sua velocità e agilità per eludere le prese dei guardiani. A toglierci dai guai nella maggior parte dei casi ci penserà il possente Trico, capace di sfoltire le folte schiere di nemici a suon di zampate e morsi, a costo di beccarsi qualche lancia in corpo, che noi dovremo prontamente sfilare.

Combattimenti a parte, il nostro scopo in The Last Guardian è trovare un modo di scappare dalla gigantesca prigione, attraversando le differenti aree di gioco e risolvendone gli enigmi ambientali che bloccheranno immancabilmente il nostro tragitto. Non esistono aiuti di nessun tipo, dato che il titolo è praticamente sprovvisto di interfaccia o di indicatori che ci mostrino il giusto percorso da fare. Nel momento in cui rimaniamo bloccati a lungo in una stanza, possiamo contare solo sulla voce-pensiero del narratore che ricorderà sommariamente il modo in cui è riuscito a superare quella determinata prova, fornendoci dei dettagli piuttosto vaghi ma tutto sommato utili sulla risoluzione degli enigmi, che pretenderanno in ogni caso un buon colpo d'occhio e un'analisi dettagliata dei vari ambienti che ci troveremo a esplorare.

In buona sostanza, in The Last Guardian la nostra routine ci vede arrivare in una determinata zona, separarci temporaneamente da Trico per esplorare passaggi e cunicoli troppo angusti o fragili per la mole della bestia, riuscire a trovare una leva o un interruttore che ci apra un nuovo passaggio e proseguire il nostro viaggio verso la zona successiva in groppa al Trico. Spesso dovremo anche sbarazzarci di vari ostacoli magici posti strategicamente sul tragitto, come alcune vetrate a forma di occhio, che innervosiscono Trico impedendogli di proseguire. Tuttavia sarebbe imperdonabile da parte mia riassumere le meccaniche del gioco in maniera così sbrigativa, perché l'esperienza di The Last Guardian offre molto di più. Ad esempio l'ambientazione, tanto complessa e articolata, da poterla definire praticamente un coprotagonista assieme al ragazzo e al Trico. Questa si snoda a perdita d'occhio tra labirintiche roccaforti in rovina, strutture fatiscenti e fragili passerelle di legno o di roccia, che fin troppo spesso si deformano e si sgretolano sotto il peso insostenibile di Trico, generando sequenze di gioco al cardiopalma, che culminano in disperati salti della fede, in cui dovremo contare sulla prontezza del nostro amico peloso per essere acchiappati al volo e non cadere da altezze vertiginose.

Dal punto di vista artistico The Last Guardian offre un comparto a dir poco eccezionale, sia per quanto concerne l'aspetto estetico dei suoi personaggi che per gli imponenti stacchi visivi dei paesaggi e per le architetture del gioco che spesso tolgono il fiato per la loro bellezza. L'aspetto tecnico invece è altalenante, figlio di uno sviluppo cominciato agli albori di PlayStation 3 e per questo non sempre all'altezza. Lo testimoniano la bassa risoluzione di alcune texture, i rarissimi ma vertiginosi cali di frame-rate durante le scene più concitate e - cosa che accade più spesso - le animazioni e la gestione della fisica del bimbo che impazziscono in un caos di compenetrazioni poligonali durante le scalate sul dorso di Trico, rendendo oltretutto il sistema di controllo inspiegabilmente farraginoso durante queste sezioni. Il comparto sonoro e quello musicale invece sono eccellenti: il primo è molto ricco, soprattutto per quanto concerne la realizzazione dei vari richiami emessi da Trico, frutto di un mix tra svariati versi di predatori ed erbivori presenti in natura; la musica invece è minimalista e presente solo nei momenti topici di gioco, accompagnando l'azione su schermo in maniera magistrale attraverso sinfonie orchestrali malinconiche ed epiche. Nel gioco non ci sono dei veri e propri dialoghi se non quelli presenti durante i flashback, infatti la lingua del bambino è composta da un alfabeto incomprensibile tanto quanto i versi di Trico, tuttavia la voce del narratore sottotitolata in italiano ci farà compagnia per tutta l'avventura.

Durante il nostro viaggio con Trico riusciremo a capire un po' di più su di lui e sulla sua specie, oltre che sul bimbo protagonista e la stessa misteriosa location: alla fine del gioco, che tra esplorazione, fughe rocambolesche e folli scalate ci terrà impegnati per circa dodici ore, vi sentirete esausti come foste scesi da una montagna russa di emozioni che, neppure a dirlo, culminerà in un commovente finale.

Amore

Poesia videoludica

- Nonostante i nove anni di gestazione, i rinvii e i ritardi subiti durante le fasi di sviluppo, The Last Guardian è proprio una gioia per gli occhi. Il suo comparto artistico è composto da architetture imponenti quanto improbabili, stacchi visivi strepitosi e offre un level design ingegnoso, che rievoca volutamente in più di un'occasione le atmosfere perdute di Ico e che si presta perfettamente alla risoluzione degli enigmi ambientali che affronteremo durante il gioco. Il legame che si consolida gradualmente tra i due cuccioli protagonisti, poi, non è solo la chiave per proseguire nell'avventura, ma stimola delle corde emozionali che vi toccheranno il cuore.

Trico!

- In The Last Guardian la vera meraviglia è Trico. Fumito Ueda e il suo team hanno fatto molto di più che creare la mistica bestia di un videogioco, le hanno dato praticamente vita. Durante il nostro viaggio con Trico dimentichiamo di aver a che fare con un software e un modello poligonale ma cominceremo a trattare Trico con lo stesso riguardo con cui interagiremmo con un animale domestico dotato di un carattere proprio. Tutti i movimenti, le reazioni e le espressioni tenere e spesso disarmanti del Trico sono così ben realizzate da renderlo vivo. Probabilmente se amate gli animali come me, il vostro legame con lui sarà inevitabile.

Bellissimo anche da ascoltare

- La colonna sonora di The Last Guardian è molto elaborata, specie sul fronte degli svariati brontolii e richiami che emette in continuazione il Trico, frutto di un mix di differenti versi animali presenti in natura. Anche la musica sa il fatto suo, comparendo solo in determinati momenti importanti dell'avventura e sottolineando l'azione sullo schermo con sinfonie orchestrali dal sapore malinconico o intensi brani epici.

Odio

Sistema di controllo e gestione della telecamera

- Nonostante i molteplici pregi, The Last Guardian ha anche qualche difetto, complice probabilmente il processo di sviluppo cominciato su PS3. Il più rognoso è sicuramente la gestione della telecamera, che spesso negli ambienti di gioco più stretti in cui ci troveremo con entrambi i protagonisti, occlude la visuale tanto da resettarsi automaticamente più volte. Gli aggiustamenti manuali della visuale aiutano, ma non risolvono sempre la situazione. Ennesima incertezza riguarda il sistema di controllo del protagonista, che non sempre risponde ai comandi del giocatore, specie mentre cavalchiamo Trico. Capita infatti di rimanergli spesso incollati mentre cercheremo di di spiccare un salto o magari semplicemente scendere in terra. Inoltre, durante le sezioni in groppa al bestione, alcune animazioni del bambino impazziscono disarticolando il suo modello poligonale e facendogli compiere movimenti impossibili.

Tiriamo le somme

Nonostante i nove anni di attesa, The Last Guardian mantiene tutte le promesse fatte fin dai tempi del suo annuncio. L'avventura incredibile del bambino e del suo Trico vi appassionerà con i suoi enigmi ambientali, l'esplorazione, le sue epiche fughe e saprà toccare sapientemente le corde del vostro cuore con la tenerezza e il coraggio commovente dei due cuccioli protagonisti. Artisticamente meraviglioso e forte di un level design e una ricchezza di dettagli magistrale, The Last Guardian è un titolo bellissimo ed evocativo, che non dovreste scartare a causa dei difetti tecnici relativi alla gestione della telecamera e al sistema di controllo del protagonista. Complessivamente il lavoro svolto dal Team Ico e Fumito Ueda non può che ricevere applausi a scena aperta, sia per l'intensità narrativa dell'opera che per la realizzazione di Trico, una creatura dall'intelligenza artificiale tanto elaborata da sembrare viva.
9.0

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L'autore

Classe '79, sound designer di professione. La sua incrollabile passione per i videogiochi nasce solo all'inizio degli anni '90 e viene presto affiancata da quella per il doppiaggio. Col passare del tempo la sua carriera di videogiocatore onnivoro si focalizza sulla scena PC, ma poi assume sembianze più mature con l'avvento di PlayStation e di tutte le successive console che prenderanno lentamente possesso di casa sua.

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