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Tales of Berseria
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Recensione - Tales of Berseria

Uscito lo scorso anno in Giappone, il J-RPG di Bandai Namco Tales of Berseria arriva finalmente anche sulle nostre console. Per la prima volta il gioco ha una protagonista femminile e, soprattutto, lo storico producer Hideo Baba non è più a capo del progetto: vediamo quindi se la sua assenza abbia avuto ripercussioni su questo nuovo capitolo della saga.

Il Gioco

La vita di Velvet Crowe era semplice ma felice: rimasta orfana da bambina, tutto ciò che aveva era il fratellino Laphicet, oltre alla sorella maggiore Celica e il suo promesso sposo Artorius, da cui Celica attendeva un bambino. Tutto cambiò durante la Notte Scarlatta, ovvero il giorno in cui si manifestò la demonite, una malattia che trasformava gli essere umani in spietati demoni assetati di sangue. Il villaggio di Velvet venne assalito da mostri che uccisero Celica e ferirono gravemente Artorius, ma le sventure erano solo all’inizio. Sette anni dopo infatti durante l’anniversario della Notte Scarlatta l’epidemia raggiunse anche il nuovo villaggio in cui erano andati a vivere, e per fermare la piaga Artorius ricorse ad un oscuro rituale che richiese un terribile prezzo, ovvero la vita di Laphicet. Velvet venne inoltre infettata e trasformata in un Therion, ovvero un demone che si nutre dei nemici attraverso il braccio sinistro, e rinchiusa in una prigione perché ritenuta troppo pericolosa. Nei tre anni successivi Artorius prese il nome di Redentore fondando l’Abbazia, ovvero un ramo della Chiesa che addestrava gli Esorcisti, gli unici umani in grado di uccidere i demoni controllando gli spiriti Malak. Inizia così il viaggio di vendetta di Velvet nei confronti del suo ex mentore, e questo è solo l’incipit narrativo che viene spiegato nei primi minuti di gioco. Naturalmente non si tratta di un’impresa semplice, e durante l’avventura Velvet unisce le forze con diversi personaggi decisamente particolari, ognuno con le sue motivazioni per seguire la ragazza in quella che sembra una missione suicida, ma anche obiettivi personali. Già da queste poche righe si può notare come Tales of Berseria si discosti molto dagli altri capitoli della serie sul fronte della narrazione: dimenticate gli eroi puri di cuore disposti a sacrificarsi per salvare il mondo, la storia di Velvet parla di tradimenti, vendetta, omicidi a sangue freddo e tematiche molto più oscure e mature rispetto a quanto eravamo abituati. Inoltre se avete giocato il precedente Tales of Zestiria avrete sicuramente notato come il nome “Redentore” suoni familiare, così come i Malak somigliano fin troppo ai Serafini: questo perché Tales of Berseria è ambientato nello stesso universo narrativo di Zestiria, ma le sue vicende si svolgono secoli prima. Se non avete giocato al precedente capitolo in ogni caso potete stare tranquilli, infatti nonostante si possa considerare una sorta di prequel, Tales of Berseria è godibile pienamente anche ai neofiti della serie, anche se ovviamente non mancano alcuni rimandi che i fan sicuramente noteranno… oltre alla presenza di un personaggio ben noto ai veterani. Ma oltre all’ambientazione i due giochi condividono anche lo stesso gameplay? Sì e no.

MP Video - Tales of Berseria

Come da tradizione, Tales of Berseria si presenta come un JRPG piuttosto classico. Nei panni di Velvet dovremo visitare città e esplorare dungeon e aree più o meno aperte, il tutto intervallato da filmati che mandano avanti la storia e combattimenti contro vari tipi di nemici. LA formula dei Tales Of è rimasta sostanzialmente invariata, per cui se avete già giocato un qualsiasi capitolo della serie sapete già cosa aspettarvi. Ciò che invece è stato stravolto e migliorato è il combat system, vero fulcro dell’esperienza: rinominato Liberation System, è la diretta evoluzione di quello visto nel precedente Zestiria. Ad ognuno dei quattro tasti principali del pad si può assegnare un’arte, ovvero una tipologia di attacco. Queste si dividono in Arti Marziali, Arti Occulte e Arti Malak, ognuna con specifici costi ed effetti. Per ogni tasto se ne possono impostare quattro in sequenza, ma nulla vieta di creare diverse combinazioni utilizzando ad esempio prima un’arte impostata su Quadrato, continuare con la seconda della catena delegata al Triangolo e chiudere con l’ultima del Cerchio. Ogni personaggio inizia la battaglia con tre “Anime” rappresentate da un rombo bianco necessarie per utilizzare qualsiasi arte, e una volta esaurite nonostante si possa continuare ad attaccare i nostri colpi andranno quasi sicuramente a vuoto costringendoci quindi a parare e schivare in attesa della ricarica. Le anime possono essere aumentate fino ad un massimo di cinque infliggendo stati alterati o sconfiggendo un nemico, mentre subire uno stordimento o ustione ce ne fa perdere una aggiungendola invece all’avversario. In realtà il sistema è molto più semplice da mettere in pratica che da spiegare, tanto che nelle prima ore si può andare avanti praticamente premendo tasti a caso… ma andando avanti ci si rende conto di quanto sia invece profondo e complesso. sfruttare le debolezze dei nemici sia ai diversi tipi di Arte che ai vari elementi (fuoco, terra, aria e acqua) rende necessario dosare bene i propri attacchi specialmente contro i boss, dove il combat system sfoggia le sue piene potenzialità. Inoltre proseguendo si sbloccano diversi altri elementi che rendono i combattimenti sempre più complessi e tattici, e anche dopo diverse ore compaiono tutorial che introducono nuove meccaniche e aspetti come le Anime di Sfondamento e Arti Supreme. Le prime si attivano con R2 quando si hanno almeno tre Anime e permettono di usare attacchi speciali che ignorano i limiti delle combo ma hanno anche effetti negativi, ad esempio Velvet trasforma il suo braccio demoniaco aumentando di molto di danni, ma al tempo stesso riduce costantemente la sua vita. Le Arti Supreme invece richiedono il riempimento di una specifica barra e una volta attivate scatenano un potente attacco con tanto di cinematica che permette anche di recuperare un’Anima, per cui si rivela perfetto quando la scorta inizia a scarseggiare.
Una volta capito come sfruttare al massimo ogni Arte si riescono a creare combattimenti frenetici e ricchi di esplosioni ed effetti speciali di ogni tipo, specialmente quando il party diventa completo.

Dopo ogni battaglia a seconda della nostra prestazione si guadagnano punti esperienza per salire di livello, anche se il tutto si svolge in maniera automatica senza la possibilità di scegliere quali parametri modificare o meno. La componente ruolistica è quindi abbastanza semplificata, ma in compenso la vera sfida è la gestione dell’equipaggiamento in stile Diablo. Non è infatti raro trovare più copie delle nostre stesse armi e armature, tuttavia ognuna può avere uno o più effetti extra: nei vari negozi è possibile smontare tutto l’equipaggiamento in eccesso, ricavarne materiali e migliorare quelli in nostro possesso sbloccando così diversi bonus per renderle sempre più potenti. Il farming non è comunque ossessivo, ma portare un’arma al suo livello massimo richiede comunque una buona dose di impegno visto che ogni nemico può droppare specifiche armi, per cui se siamo interessati ad una particolare spada bisogna uccidere più volte gli stessi mostri per ricavarne copie da cui estrarre i materiali. Torna inoltre il sistema di Cucina che ci permette di combinare vari ingredienti per preparare pietanze e ottenere benefici in battaglia: ogni personaggio ha un proprio livello di Cucina, e a seconda di chi prepara il piatto si ottengono effetti diversi. Gli ingredienti possono essere trovati esplorando il mondo, ma il modo migliore è affidarsi ad una nave pirata sbloccabile dopo alcune ore. In questa sorta di “gestionale” non dovremo far altro che indicare una rotta e la nave partirà in esplorazione per 30 minuti combattendo automaticamente 3 battaglie, e in base ai risultati al ritorno porterà ingredienti unici e occasionalmente qualche tesoro extra. Raggiunta una certa esperienza si sbloccano nuove rotte e abilità passive, ma anche queste essendo automatiche una volta sbloccate non richiedono praticamente nessun impegno da parte del giocatore. Sono presenti inoltre diversi collezionabili che permettono di personalizzare l’estetica dei protagonisti, oltre a minigiochi per spezzare il ritmo dell’avventura. La vendetta di Velvet vi terrà impegnati per circa 40 ore prima di arrivare ai titoli di coda, lasciandovi poi la possibilità di scegliere se continuare ed esplorare i dungeon segreti oppure iniziare la classica Nuova Partita+.

Amore

Liberation System

- Ho particolarmente apprezzato il nuovo sistema di combattimento di Tales of Berseria. Nelle prime ore pensavo fosse fin troppo semplice e permissivo (complice anche un livello di sfida piuttosto basso, consiglio di iniziare almeno a Difficile), ma andando avanti sono rimasto sempre più stupito da come in realtà richiedesse la giusta dose sia di tattica che di riflessi. Più volte infatti mi sono ritrovato senza Anime in balia dei nemici dopo aver attaccato senza pensare, mentre una volta studiata la situazione e memorizzato gli effetti delle varie Arti sono riuscito ad ottenere combinazioni che nemmeno pensavo fossero possibili. Le animazioni e la fluidità delle battaglie inoltre rendono il tutto anche estremamente soddisfacente da vedere.

Un cast d’eccezione

- La serie ci ha sempre abituato a personaggi più o meno iconici, ma con Tales of Berseria si sono raggiunte nuove vette. I sei protagonisti sono tutti carismatici e interessanti (in particolare la strega Magilou), ognuno con la propria storia e carattere differente, spesso in totale contrapposizione. Non mancano comunque alcuni cliché tipici dell’animazione giapponese, ma reputo il cast del gioco tra i migliori mai realizzati.

La vendetta è un piatto che va servito freddo

- Come già accennato la storia di Tales of Berseria è molto più oscura rispetto ai canoni dei precedenti episodi. Le tematiche affrontate sono mature e per tutta la durata del gioco non si riesce a distinguere chiaramente il bene dal male. Anche gli stessi protagonisti sono tutti personaggi abbastanza ambigui, e a parte un paio di eccezioni si ha sempre la sensazione che la linea tra eroe e malvagi sia sempre più sottile. E’ giusta la nostra missione? Artorius è veramente il nemico? Cosa avremmo fatto noi in quella situazione? Il gioco mette continuamente in dubbio le scelte dei protagonisti e le loro azioni, lasciando quasi una sensazione di disagio nel giocatore. Non mancano comunque momenti di ilarità e le tipiche scenette divertenti che smorzano il tono, ma Tales of Berseria sicuramente vi resterà impresso per molto tempo.

Odio

Tempo di evoluzione

- Se Tales of Zestiria poteva quasi ancora essere “perdonato” per il suo comparto tecnico, all’inizio del 2017 con PlayStation 4 Pro sul mercato inizia a diventare inaccettabile vedere un gioco arrivare sul mercato così datato. La colpa sicuramente è dovuta al fatto che il titolo è stato sviluppato anche su PlayStation 3 in Giappone, per cui sicuramente ci sono stati molti limiti tecnici per poter sviluppare il gioco su entrambe le piattaforme. Sia chiaro, Tales of Berseria non è assolutamente brutto da vedere, ma solo perché la sapiente direzione artistica riesce a distogliere l’attenzione dalle evidenti carenze delle ambientazioni. Gli scenari infatti appaiono fin troppo spogli, fermi e piatti, e anche i modelli dei protagonisti, seppur ben definiti, non brillano certo per complessità e cura nelle animazioni. Quantomeno il frame rate si assesta stabile sui 60 fps, e solo in rarissime occasioni ho notato dei cali, ma in linea generale passare da JRPG come Final Fantasy XV a Tales of Berseria può essere traumatico.

Sensazione di déjà vu

- L’essere ambientato nello stesso universo narrativo di Tales of Zestiria ha permesso agli sviluppatori di creare interessanti connessioni e riempire anche qualche buco narrativo del precedente gioco… ma gli ha anche fornito la scusa per riciclare quasi totalmente il bestiario dei nemici. Spesso ho avuto la sensazione di rigiocare a Zestiria considerato che buona parte delle creature è stato riportata in maniera identica o al massimo con qualche skin modificata, ma pattern di attacco e punti deboli invece erano rimasti identici e sapevo già come affrontarli. Sono presenti anche nemici originali, ma si contano davvero sulle dita di una mano.

Tiriamo le somme

Tales of Berseria porta con sé una delle migliori storie storie della serie, rinnovandosi con tematiche più adulte e personaggi controversi e memorabili. La voglia di cambiamento si vede anche in un gameplay fedele al passato ma comunque rinnovato e funzionale, ma il tutto viene smorzato da una realizzazione tecnica che limita le potenzialità di questo JRPG. Si tratta dell’ultimo capitolo che verrà realizzato anche per PlayStation 3, per cui non possiamo che sperare che tutte le note positive e voglia di sperimentare di questo capitolo verranno portate anche prossimo episodio sfruttando finalmente appieno l’hardware di PlayStation 4… ma nel frattempo se siete appassionati o avete voglia di un JRPG maturo non dovreste assolutamente lasciarvi scappare Tales of Berseria.
8.3

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L'autore

I videogame lo intrigano fin da piccolo nonostante il disappunto della nazi-mamma, che alla fine è costretta a cedere e sopporta anche la sua mania per i Comics, i Manga e il collezionismo di Limited Edition. Spera di farsi strada nel mondo del giornalismo videoludico muovendo i primi passi nel dicembre 2011, inoltre studia psicologia per cercare di capire il comportamento dei fanboy.

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