MondoPlay">

Life is
Play!

MondoPlay

home
God of War
copertina

Recensione - God of War

Dopo ben otto anni dalla fine della saga principale su PS3, i ragazzi di Santa Monica Studios, capitanati dallo sceneggiatore Cory Barlog, calano il loro asso brutale anche su PS4. Kratos, il fantasma di Sparta, torna a far danni in una nuova avventura che taglia i ponti col passato e propone un'ambientazione, meccaniche di gioco e personaggi nuovi di zecca. Siete pronti per un’epica scampagnata padre-figlio in salsa norrena? Allora non perdete la nostra recensione di God of War.

Il Gioco

Prendete un generale spartano piuttosto nevrile. Tramutatelo in un dio greco iracondo e spietato. Fategli sterminare tutti gli dèi del Pantheon in modo brutale e poi esiliatelo nelle terre più a nord del pianeta. Fategli incontrare una donna e dare alla luce un figlio, erede dei suoi poteri divini. Fatto? Bene, adesso scatenategli contro alcune delle divinità più sadiche e crudeli di Asgard e gustatevi la reazione a catena che scaturisce da questo mix esplosivo di ingredienti.

God of War, ultimo capitolo della mitica saga nata e cresciuta su console di casa Sony, torna con prepotenza anche su PlayStation 4, assumendo però sembianze del tutto differenti rispetto ai titoli usciti nelle passate generazioni. Infatti, fin dalle prime battute di gioco, appare del tutto scomparsa l'impostazione pomposa e per certi versi carnevalesca che permeava i capitoli precedenti, in cui si susseguivano battaglie brutali all’insegna del button mashing, con Kratos che dilaniava sadicamente nemici e boss. In questo reboot della saga assistiamo invece ad un prologo narrato quasi in punta di piedi, nel surreale silenzio di un bosco di conifere innevato e desolato, dove Kratos sta tagliando gli alberi necessari per preparare la pira che arderà il cadavere della sua compagna Feye, madre del loro figlio Atreus. Il suo personaggio appare molto cambiato rispetto a quello visto sui precedenti God of War: è imbolsito e appesantito dall'età ormai avanzata, con un viso ingrossato e coperto da un folto barbone da cui fa capolino qualche pelo bianco di troppo. Nonostante la dilatazione fisica, Kratos dispone ancora di una generosa massa muscolare, non più scolpita come un tempo, ma più simile a quella di un gigante bitorzoluto. Le rosse pitture di guerra e il tipico biancore che ricoprivano la sua pelle hanno perso definizione e da marchi di una maledizione divina che fu, ora sembrano più tatuaggi scoloriti sul corpo di un'eclettica rockstar decaduta.

Insomma, Kratos è profondamente cambiato. Ormai stanco del suo tragico passato, ha deciso di autoinfliggersi l'esilio a Midgard, terra norrena in cui ha incontrato una donna guerriera con cui ha generato suo figlio Atreus, uno scricciolo dai capelli rossi, agile e ambizioso, che sogna di diventare forte come suo padre. Prima di morire, mamma Feye ha fatto davvero tanto per il piccolo Atreus insegnandogli l'arte del tiro con l'arco e a leggere e scrivere l'alfabeto runico, entrambe capacità in cui il ragazzo eccelle per natura. A differenza della sua defunta moglie però, Kratos tratta Atreus in modo distaccato, impartendogli ordini con fare militaresco e interagendo con lui il minimo indispensabile. Nonostante Atreus non sia felicissimo di trascorrere il resto della sua vita con un padre che per anni è stato freddo e assente poiché perennemente impegnato nella caccia o in altre faccende che lo allontanavano spesso dal focolare domestico, dimostra comunque la tipica vitalità e l'innata curiosità dei ragazzini della sua età, tramutandosi spesso in un fiume di entusiasmo e domande da porre a suo padre. Domande alle quali, neppure a dirlo, Kratos non ama rispondere, soprattutto quelle relative al suo passato di fantasma di Sparta, di cui Atreus è completamente all’oscuro. Eppure sotto l'impenetrabile scorza da ex Dio della guerra greco batte un grande cuore e tanta passione di tramandare i giusti insegnamenti al suo piccolo discendente. Di questo ce ne accorgeremo presto nel corso dell'avventura dei due protagonisti, che partiranno per la vetta più alta di Midgard per spargere al vento le ceneri di Feye, come da lei espressamente richiesto in punto di morte. Fin qui tutto normale, penserete voi. Una lunga gita padre-figlio è perfetta per riallacciare un legame reso lasco da fraintendimenti e brutte abitudini. A complicare le cose, però, ci si mettono guerrieri, streghe, negromanti di ghiaccio non-morti e giganteschi troll armati di stele di pietra, con cui dovremo vedercela già dopo i primi minuti di gioco. Infatti, per qualche strana ragione, i sottili equilibri che regolano i cicli di vita e morte dei nove regni del nord sembrano pericolosamente sconvolti, facendo sì che legioni di esseri mostruosi camminino indisturbati a caccia di esseri viventi. A complicare ancora più le cose ci si mette la visita inattesa di un estraneo, un bellicoso uomo tatuato che sembra conoscere il passato di Kratos e col quale sembra condividere la forza sovrumana, la velocità e la resistenza fisica di un Dio.

MP Video - God of War

E parlando di battaglie, è impossibile non menzionare le altre novità che rendono God of War un titolo del tutto dissimile dai capitoli precedenti. Tanto per cominciare, il nostro protagonista ha appeso (per lo meno ufficiosamente) le sue mitiche Lame del Caos al chiodo, abbattendo i ponti col passato in favore di un’ascia magica chiamata Leviatano, un tempo appartenuta a Feye. L’ascia in questione, oltre ad essere brandita con il tasto R1 o R2, puó anche essere scagliata contro il nemico attraverso la combinazione del tasto mira L2 e R1, e richiamata a piacimento come fosse un boomerang mediante il tasto triangolo del pad. Inutile aggiungere che anche solo questo trittico di comandi lascia spazio a una vasta gamma di combinazioni letali per abbattere i nemici, a cui vanno ad aggiungersi uno scudo radiale che si espande a comando, utilizzabile col tasto L1, con cui effettuare parry e contrattacchi e una buona quantità di abilità, accessori e potenziamenti legati alle armi, che possono essere sbloccate spendendo i punti esperienza acquisiti durante l’avventura. Ad esempio, potenziando un’arma o un’armatura è possibile equipaggiare fino a tre rune con cui aumentare statistiche offensive e difensive. Kratos ha a disposizione anche i cosiddetti Attacchi Runici, speciali colpi effettuabili mediante la pressione dei dorsali e l’immancabile Furia di Sparta, una modalità in cui il tempo rallenta e in cui il protagonista diventa imprendibile e invulnerabile ai colpi nemici.

Anche Atreus si rivelerà una valida risorsa in battaglia. Se sulle prime battute di gioco sembrerà ricoprire più un ruolo da bimbo zelante combina guai, ma man mano che proseguiremo nell’avventura il suo atteggiamento cambierà, diventando più coraggioso e responsabile, nonché un aiuto insostituibile in battaglia. Buona parte del suo talento guerriero gli viene però da Kratos, con cui condivide la linea di sangue di dio della guerra, verità che suo padre non ha mai avuto il coraggio di rivelare al ragazzo. Atreus è armato di un pugnale e di un arco regalatogli dalla madre morta chiamato Artiglio, con cui scaglia frecce che fungono da diversivo su nostra richiesta, puntando i nemici e premendo il tasto quadrato, dandoci un ulteriore vantaggio sui nostri avversari durante gli scontri. Grazie all’intervento di vari personaggi che incontreremo sul cammino, come la bella strega Freya, il burbero e sboccato fabbro nano Brok e il suo ipocondriaco fratello Sindri, il ragazzo acquisirà particolari frecce energetiche capaci tanto di stordire o shockare i nemici quanto di sbloccare particolari ponti di energia o far esplodere gemme vibranti per liberare passaggi bloccati. Sotto questo aspetto God of War presenta un impianto simile ad un titolo roguelike, dandoci la possibilità di aprirci percorsi e camere segrete attraverso una buona dose di backtracking, ma non prima di aver ottenuto determinate armi o accessori, cosa che spesso accadrà ad una manciata di ore dalla fine del titolo.

L’avventura di Kratos e di suo figlio non è esclusivamente all’insegna dell’esplorazione e dell’uccisione di mostri, ma anche della risoluzione di svariati enigmi ambientali. Alcuni da portare a termine per proseguire nella main quest, altri meramente opzionali, questi enigmi variano dall’apertura di scrigni attraverso la ricerca e la distruzione di tre simboli runici sparsi per lo scenario (a grandi linee la stessa meccanica di gameplay già vista in Hellblade: Senua’s Sacrifice) oppure l’attivazione di meccanismi per manovrare ponti, piattaforme o pulegge che potremo bloccare all’occorrenza lanciando l’ascia congelante di Kratos contro determinati ingranaggi. Fin troppo generosa anche la presenza di power-up e collezionabili sparsi nel titolo, sia in terra, sia appesi ad alberi o soffitti, anche se quelli più pregiati, come ad esempio pezzi dell’armatura di Kratos potremo reperirli solo al’interno degli scrigni più ostici da aprire. Il protagonista può indossare diverse corazze divise in tre parti: spallacci, avambracci e cintura. Ogni armatura può essere forgiata e potenziata dai fabbri nani Brock e Sindri, a patto di trovare tutte le risorse magiche e metalliche per poterle costruire e modificare. Oltre a mutare piacevolmente l’aspetto estetico del protagonista, le varie corazze di Kratos ne incrementano i livelli di forza, difesa, vitalità e fortuna. Le varie armature di Atreus invece, costituite da un solo indumento indossabile non potenziabile, incrementeranno solo tre statistiche: cura, attacco a distanza e attacco ravvicinato.

All’interno del titolo possiamo prendere parte alla missione principale e dedicarci eventualmente alle quest secondarie, per lo più basate sulla raccolta di oggetti rari, che ci assegneranno i fabbri nani o i differenti spiriti dei defunti sparsi sulle spiagge e gli isolotti del Lago Dei Nove. Quest’ultimo è una sorta di hub che possiamo esplorare liberamente spostandoci a bordo di una canoa, quasi come in un titolo open world. Alle quest secondarie si aggiungono poi delle missioni brevi e sfidanti in cui dovremo distruggere alcuni altari al fine di liberare draghi intrappolati o combattere le potenti Valchirie, mitiche guerriere rese corrotte da Odino e ristabilire così gli equilibri sconvolti nei nove regni. Questi ultimi possono essere tutti esplorati, in parte seguendo la missione principale oppure recuperando dei particolari codici di accesso da utilizzare all’interno del tempio dell’Albero della Vita, una sorta di camera spazio/temporale in grado di condurci verso gli altri piani dell’esistenza, tra cui figurano Helheim, il regno dei morti; Jotunheim,il regno dei giganti e Asgard, terra degli dei. A grandi linee, l’avventura principale è un pretesto per raccontare un percorso di crescita personale dei due protagonisti, ponendo l’accento sul valore familiare e sull’unione tra Kratos e Atreus, e della consacrazione di quest’ultimo al suo destino di dio.

Caratteristica importante del titolo è poi il fatto che ora la telecamera di gioco è molto ravvicinata, posta in prossimità della spalla di Kratos. Sebbene questa scelta funzioni molto bene sulla resa visiva generale, valorizzando sia l’ingombrante modello poligonale del protagonista, sia la vastità e complessità degli scenari, rende però la vita difficile in battaglia, poiché presenta un angolo di visuale che non rende chiara la provenienza degli attacchi nemici alle spalle e talvolta non fa neppure capire quanti nemici popolino realmente il campo di battaglia oltre a quelli che ci troviamo di fronte. Per sopperire a questa discutibile scelta, che penalizza soprattutto a difficoltà più elevate rendendoci bersagli mobili per colpi vaganti, è possibile usufruire di indicatori luminosi posti sullo schermo attorno al protagonista o della voce di Atreus o di eventuali alleati come il gigante Mimir.

A impreziosire l’esperienza di una lunga campagna, che faticherete a finire prima di 25 ore, ci si mette anche un doppiaggio italiano realizzato dove lo sanno fare meglio, a Roma, tra cui figurano voci di tutto rispetto come Pierluigi Astore, Roberto Stocchi, Franco Mannella, Massimiliano Alto e Alessandra Cassioli, tutte voci del cinema che hanno preso parte più volte al doppiaggio produzioni videoludiche di un certo livello.

Amore

Comparto tecnico imponente

- God of War è un vero spettacolo per gli occhi: alcuni stacchi visivi sono davvero imponenti e non fanno rimpiangere l’immaginario Olimpico dei precedenti capitoli. Il titolo stupisce già dai primi minuti di gioco ed esplode letteralmente durante le (poche) battaglie contro i boss più imponenti, che spesso deformeranno e devasteranno l’ambiente di gioco. Si tratta ovviamente di eventi scriptati ma molto bel realizzati, che vi lasceranno a bocca aperta. Anche la varietà di ambienti è ottima, complice la possibilità di visitare altri mondi della mitologia norrena. Con il suo comparto tecnico e l’eccezionale gestione dell’HDR, God of War rappresenta senza dubbio la nuova asticella da superare su console Sony.

Nuovo, enorme mondo di gioco

- Rispetto ai capitoli precedenti, God of War presenta una grande varietà di scenari di gioco, esplorabili a piacimento e in cui è possibile anche tornare per sbloccare percorsi e camere segrete una volta raccolte le giuste armi e accessori. Il nuovo titolo di Santa Monica strizza l’occhio anche al genere open world, permettendoci di esplorare alcune macro aree dei nove regni presenti nel gioco per raccogliere argento, collezionabili e le varie quest secondarie da portare a termine in qualsiasi momento.

Nuove meccaniche di gameplay

- Anche sul fronte del gameplay, God of War prende le distanze rispetto a quanto è stato fatto in passato. L’arma principale di Kratos è adesso l’ascia Leviatano, che puó essere brandita o lanciata verso i nemici e richiamata a piacimento per creare combo tecniche, che unite all’ausilio dell’arco di Atreus, gli attacchi runici e la fura di Sparta, danno vita a combattimenti in cui il buon uso di strategia è cruciale, specie contro i boss più coriacei.

Ottima colonna sonora e doppiaggio

- Da sempre fiore all’occhiello della saga del fantasma di Sparta è l’epica colonna sonora, che anche su questo reboot porta la firma del compositore Bear McCreary. I brani musicali presenti enfatizzano ottimamente gli ambienti gelidi e i momenti drammatici dell’avventura norrena di Kratos e suo figlio, rievocando tuttavia anche le origini della saga attraverso le sonorità epiche e i canti gregoriani tipici dei precedenti capitoli. In questo reboot fa la differenza anche il doppiaggio italiano, che in passato ha sempre fatto il suo lavoro, ma senza mai eccellere per qualità. In God of War figura infatti un cast di doppiaggio di tutto rispetto, che regge ampiamente il passo della eccezionale controparte americana.

Azione tangibile

- God of War non è solo imponente da vedere ed ascoltare, ma anche da “sentire tra le mani”. Il titolo presenta infatti un ottimo feeling in termini di fisicità dell’azione su schermo: nel gioco ogni nemico colpito ed ogni scrigno aperto è puro impatto, che si tramuta puntualmente in una piccola esplosione vibrante del pad DualShock 4 tra le mani. Questo succede anche quando il Leviatano, una volta lanciato, torna da Kratos premendo il tasto triangolo: avrete la sensazione di sentire il possente manico dell’ascia che impatta nelle vostre mani, un risultato davvero sfizioso e ben architettato.

Un viaggio padre-figlio

- Oltre che un viaggio epico nella mitologia norrena tra mostri e divinità, God of War è però anche un viaggio di crescita personale. La crescita di un padre, apparentemente incapace di dare amore a suo figlio per via della sua infanzia da guerriero spartano, e la crescita di un figlio che sta imparando a conoscere sé stesso e un padre burbero e manchevole, ma che ammira molto. Un connubio improbabile e allo stesso tempo perfetto per dare il via a un’epica avventura.

Odio

Poca varietà nel combat system

- Nonostante il grosso cambiamento apportato al sistema di combattimento, ora decisamente più strategico che in passato, questo non convince pienamente. Kratos ha infatti molte abilità da sbloccare per le sue armi e durante il gioco è possibile trovare ed equipaggiare diversi attacchi runici, ma il problema è che questi sono tutti troppo simili tra loro e nessuno è particolarmente spettacolare o riesce a fare davvero la differenza in battaglia.

Scarsa interazione con gli scenari

- Altra perplessità sul titolo è la pressoché totale assenza d’interazione con i magnifici scenari di gioco. Al di fuori delle casse da aprire, dei vasi da rompere e di pochi altri elementi interattivi utili ad aprire percorsi, come leve o interruttori, non c’è molto altro da fare all’interno delle aree che andiamo ad esplorare.

Tiriamo le somme

God of War è un titolo enorme. Non soltanto in termini di durata, che sfiora in agilità le 30 ore senza dover essere eccessivamente completisti. La sua grandezza risiede principalmente in un comparto tecnico-artistico duro da battere, che riproduce egregiamente e senza risparmiare in crudeltà la mitologia e la cosmogonia norrena. Il taglio di ponti col passato ha saputo creare un titolo più maturo, meno goliardico e con una violenza non più gratuita, ma convogliata verso un fine ultimo di tutto rispetto: quello di proteggere il proprio figlio. In God of War troviamo infatti un Kratos più vecchio e più stanco che in passato, ma che non ha certo perso il divino tocco rabbioso che l’ha reso un’icona, accompagnato da una giovane leva che condivide il suo stesso destino. Benché il coraggio di Santa Monica Studios di ripensare l’intero sistema di controllo, da sempre basato sul genere hack n’ slash, non abbia convinto pienamente, va comunque riconosciuto al team il merito di aver creato un titolo straordinariamente accurato, maturo e drammatico, capace di accontentare sia i fan storici di Kratos che i giocatori più giovani.
9.5

c Commenti

copertina

L'autore

Classe '79, sound designer di professione. La sua incrollabile passione per i videogiochi nasce solo all'inizio degli anni '90 e viene presto affiancata da quella per il doppiaggio. Col passare del tempo la sua carriera di videogiocatore onnivoro si focalizza sulla scena PC, ma poi assume sembianze più mature con l'avvento di PlayStation e di tutte le successive console che prenderanno lentamente possesso di casa sua.

c

Commenti

i Le recensioni di MP esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
Importante: leggere il regolamento dei commenti prima di partecipare alle discussioni. Aggiungere un commento equivale ad un'implicita accettazione del regolamento.
commenti by Disqus