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Days Gone
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Recensione - Days Gone

L'attesa è finita: finalmente il nuovo titolo zombesco di Sony Bend è tra le nostre mani, con un'interpretazione dei non morti che prova a distaccarsi dai canoni classici per offrirci anche nuove meccaniche di gioco ed alti livelli di tensione. Scopriamo se ci sono riusciti!

Il Gioco

Gli americani Sony Bend, autori all'inzio del millennio della serie cult Syphon Filter, tornano alla ribalta con un titolo originale basato su tre pilastri fondamentali: zombi, moto ed open world. Delle basi tutto sommato semplici che rappresentano anche il punto di forza del gioco, traducendosi in un'esperienza immediata per tutti anche se, come leggerete più avanti, può rappresentare anche uno svantaggio per chi cerca esperienze più complesse ed impegnative.

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Dal punto di vista narrativo, Days Gone probabilmente non reinventa il genere e va, senza vergognarsene, a pescare da numerosi elementi della cultura pop sia in tema di storie zombesche che non; se questo da un lato non fa gridare al miracolo di originalità, dall’altro centra il bersaglio voluto, ossia creare una storia appassionante, convincente e in grado di coinvolgere per molte ore (circa 30). Days Gone è infatti ricco di quest secondarie legate, in primo luogo, allo sterminio delle orde di infetti e delle bande di predoni disseminate lungo le regioni che fanno parte di un Oregon semi-distrutto dalla pandemia che ha dato luogo ad un esercito di infetti. Ma, come è lecito che sia nelle più tipiche storie americane, c’è sempre quel filo sottile di speranza che deve poi portare all’immancabile happy end e che non si perde mai, neanche nei momenti di maggiore sconforto. Ma oltre a raccontare la speranza, Days Gone ci parla anche di un forte legame di amicizia tra i due protagonisti: uno dei due, Deacon St John, all’inizio del gioco e a due anni dall’inizio dell’epidemia che ha colpito la regione, deve compiere una scelta difficile decidendo di far salire la moglie Sarah, ferita, su un elicottero per poi tornare a combattere al fianco dell’amico ferito. E, per aumentare il livello di drammaticità, non sappiamo se il protagonista rivedrà un giorno la moglie ferita oppure se questo suo gesto, in realtà, andrà a scatenare qualcosa di ancora più drammatico. Molto del tempo passato in compagnia di Deacon ci fa entrare nella sua mente riempiendoci di incertezze e coinvolgendoci nella sua ossessiva ricerca della moglie. Una ricerca che farà entrare in gioco la NERO, un’organizzazione tanto misteriosa che, forse, potrebbe avere a che fare con la terribile pandemia zombi.

MP Video - Days Gone

Deacon non è il classico buono dei film americani ma, piuttosto, uno scapestrato motociclista che vive in un equilibrio molto precario ai limiti della legalità; l’aspetto psicologico del protagonista è estremamente controverso in quanto si tratta di un personaggio anarchico e che non ha padroni. Il nostro eroe, inoltre, incontrerà altri personaggi nel dipanarsi dell’avventura, alcuni dei quali quantomai carismatici, soprattutto negli spostamenti tra zone franche ed aree di riorganizzazione nelle quali si decidono le strategie per eliminare le creature infette. Nelle aree di riorganizzazione si possono consegnare le taglie come prova di uccisione di zombi ed umani “indesiderati”, nonché accedere ai rifornimenti di armi e veicoli. Indubbiamente una caratteristica che colpisce immediatamente di Days Gone è la sua drammaticità ed il suo incedere attraverso cut-scene di sicuro impatto, a partire da quella iniziale.

Alla componente cinematografica Days Gone aggiunge quella survival che, pur non regalando nulla in termini di semplicità, non angoscia più di tanto e per la quale non conta tanto l’avere l’arma giusta al momento giusto, quanto il ritrovarsi senza benzina nel momento in cui si è circondati da non morti. Ed ecco, proprio il momento in cui ci si ferma è quello in cui si apprezzano particolarmente gli ambienti di gioco: il cielo terso oppure la pioggia battente, la vegetazione ricca in alcuni punti e desolatamente spoglia in altri. Poi ci sono gli zombi/infetti tutt'altro che canonici: corrono, si dimenano, emettono suoni indecifrabili, arrivano a compiere atti di cannibalismo tra loro e sono particolarmente aggressivi nelle ore notturne, meno durante il giorno quando, raggruppati in orde più o meno numerose, tendono persino a nascondersi nelle loro “tane” per non rimanere esposti alla luce.

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Come già accennato il gioco si dipana tra missioni principali e quest secondarie come per ogni titolo open world che si rispetti anche se, a volte, il ritmo perde qualche colpo. Queste missioni sono costituite, in primis, dalla distruzione di gruppi di zombi che cercheranno di vender cara la loro putrida pelle e difendere i loro rifugi. La caccia al mostro è l’attività principale da praticare nel corso dell’avventura e, fatte salve alcune precisazioni che leggerete più avanti, affrontare un’orda con un personaggio ben equipaggiato dà le sue belle soddisfazioni. In questo caso siamo portati a visitare ogni singolo anfratto dello scenario per eliminare tutti i non-morti dell’orda che ha avuto l’ardire di affrontarci. Gli infetti radunati in gruppi più o meno numerosi, inoltre, presentano alcune determinate caratteristiche: al tramonto si radunano presso i corsi d’acqua, mentre la mattina riposano e mangiano nei loro rifugi e sono anche abbastanza storditi. Questo è ovviamente il momento migliore per attaccarli.

La strategia migliore per combattere e vincere è sempre la stessa: cercare di dividerli e colpirli in gruppi più ristretti, se non singolarmente. Andando avanti nel gioco, veniamo a contatto con tipologie sempre diverse di infetti e non saranno poche le occasioni nelle quali dovremo impiegare un approccio stealth che ci consentirà, ad esempio, di liberarci di una delle specie più pericolose, le Sirene, che con le loro urla sono in grado di richiamare intorno a sé diverse altre creature. Tolti di mezzo i nemici, è utile cercare negli avamposti l’ingresso (c’è sempre) ad un bunker dove sarà possibile trovare ulteriori risorse ed anche progetti per costruire nuovi gadget da combattimento con delle modalità semplici ed immediate

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Al di là di quest’attività di caccia agli infetti, Deacon dovrà occuparsi dei container della NERO ai quali si accede riattivando l’energia attraverso dei generatori sempre e puntualmente privi di carburante. Eseguiti i compiti di cui sopra, le relative zone torneranno ad essere nuovamente vivibili; inoltre i container ci danno accesso a scorte supplementari di energia e vigoria fisica. Occhio, infine, ad un’altra razza particolarmente pericolosa, quella dei Rippers, esseri particolarmente aggressivi e ben armati che venerano gli zombi e sono particolarmente pericolosi perché assolutamente fuori controllo.

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Il sistema di combattimento non presenta particolari problemi anche se, in qualche punto, potremmo notare qualche difetto di precisione. A questo proposito, però, va detto che gli sviluppatori hanno inserito una modalità Concentrazione che ci consente di rallentare il tempo permettendoci di mirare in maniera più efficace; si tratta di un sistema che sarà molto utile per sfoltire le fila degli infetti, ma di scarsa utilità pratica nel caso in cui i nostri bersagli siano umani integri. Nel gioco sono presenti diversi tipi di armi, alcune dotate di proiettili molto potenti in grado di trapassare più corpi allo stesso tempo (cosa estremamente intrigante e divertente). Cercate di evitare i combattimenti corpo a corpo: piuttosto utilizzate armi bianche se non avete più munizioni ma non affidatevi alla forza delle vostra braccia: non funziona più di tanto. Interessante la possibilità di avere armi “componibili”: ad esempio, potrete montare una sega su un panca di legno oppure aggiungere dei grossi bulloni ad una mazza da baseball per far volare in aria le teste dei vostri nemici.

Amore

Un viaggio lungo e godibile

- Una delle caratteristiche che ho maggiormente apprezzato in Days Gone è l'inattesa longevità con oltre 30 ore di gioco che scaturiscono da una notevole serie di missioni principali e secondarie. In particolar modo, andando avanti nella nostra avventura, ci rendiamo conto come sia intrigante andare a scovare i nidi di infetti che, apparentemente, sembrano essere pochi ma che, in determinati agglomerati, superano le 500 unità. Questi assembramenti nascosti sono anche i più pericolosi, perché coloro che ne fanno parte sono le creature più aggressive rispetto ai gruppi isolati e dobbiamo quindi porre estrema attenzione: decisamente una bella trovata. Ma anche le missioni secondarie, soprattutto quelle in moto, vi faranno non solo godere lo splendido ambiente di gioco ma riescono ad offrire anche un'alternativa al classico “spara e scappa” che allunga, e non poco, i tempi di gioco.

Una bella passeggiata in moto

- Assolutamente godibile l’approccio alla guida della moto di Deacon che, oltre che per i semplici spostamenti, ci permette anche di scappare dagli attacchi delle orde di infetti qualora le cose si mettano male. Abbiamo inoltre la possibilità di modificarla aumentando, ad esempio, la capacità del serbatoio del carburante, potenziando i cilindri del motore ed aggiungendo una sacca per le munizioni, che non bastano mai. La moto può anche essere modificata esteticamente con colori, adesivi e quant’altro, tutto materiale sbloccabile attraverso le missioni.

Tutto a posto con gli avamposti?

- Gli avamposti rappresentano degli elementi molto interessanti, in grado di ampliare ulteriormente l’esperienza di gioco. Questi, distribuiti in diverse aree del mondo di Days Gone, ci consentono di allacciare rapporti e stringere amicizie con altri personaggi e guadagnare l’accesso a delle aree di specializzazione che caratterizzano questi clan di personaggi (boscaioli, armaioli, ecc). In alcuni avamposti, ad esempio, è possibile sbloccare nuove armi, mentre in altri possiamo appropriarci di modifiche e personalizzazioni per la nostra moto. Il sistema di crafting funziona molto bene, è intuitivo e mai invasivo, avviene in tempo reale ed è gestito da un sistema a raggera attraverso il quale è possibile mettere a punto bombe molotov, trappole, medicine, pozioni rigeneranti e tanto altro. Utile anche il fatto che, in questi campi, possiamo fare dei baratti come, ad esempio, consegnare orecchie di infetti (con il valore che cambia a seconda della persona alla quale appartenevano) e ricevere in cambio cibo e vettovaglie varie.

Un blockbuster di grande impatto visivo

- Se c’è un altro elemento del quale i programmatori possono andare fieri è la veste grafica della loro creatura. Se l’ambientazione può sembrare monotematica a tratti, i giochi di colore e di illuminazione (in grado di sfruttare l’HDR e la risoluzione 4K) sono di primissimo piano. Il gioco, provato su PS4 Pro, gira a 30 fps stabili in 4K e le due patch già disponibili al lancio e nell’immediato post- lancio hanno permesso di sistemare alcuni piccoli problemi di instabilità. In modo particolare, un plauso va alla gestione degli eventi atmosferici che, non solo includono un effetto pioggia di diversa intensità, ma anche una sorprendente neve che si evolve a partire da gocce d’acqua via via più corpose e ghiacciate. Infine una nota di merito per i tramonti, davvero scenografici: difficile vedere qualcosa di simile in altre produzioni.

Odio

Un'orda poco corposa

- In un survival game che ha come protagonisti gli zombi, che pure si dimenano e si moltiplicano in numero e aggressività, ci saremmo aspettati che questi ultimi fossero i veri protagonisti del gioco ma, soprattutto nelle prime fasi di gioco, sono davvero pochini e, diciamo la verità, non creano enormi problemi anche settando al massimo la difficoltà di gioco; questo limita un pochino il classico divertimento alla Dead Rising quando, con una bella doppietta in spalla, il giocatore può andarsene a zonzo a fare strage di infetti. In definitiva abbiamo, in alcuni punti, troppi uomini e pochi infetti. Peccato, perché qualche orda in più avrebbe giovato all’atmosfera di gioco e al divertimento in generale. Infine, sempre parlando di infetti, l’IA della CPU non brilla in modo particolare soprattutto ai livelli di difficoltà più bassi: troppo facile spazzare via anche orde cospicue di non morti.

Qualche tempo morto di troppo

- Se la longevità rappresenta il punto di forza di Days Gone, bisogna anche ammettere che ci sono diversi tempi morti, come alcuni viaggi che possono chiudersi con due righe di dialogo e null’altro. E un altro piccolo disappunto è dato dal fatto che alcune missioni non vedono gli zombi come protagonisti. In poche parole, in alcuni punti ci si annoia un pochino; non si tratta di una grave mancanza, ci mancherebbe, però a qualcuno potrebbe dare fastidio.

Tiriamo le somme

Days Gone rappresenta la prova di forza e maturità di Sony Bend, che riesce a creare un nuovo franchise importante per il brand PlayStation. Days Gone non inventa nulla di nuovo, ma risulta caratterizzato da un grande impatto visivo, da una giocabilità immediata ma mai scontata e da una notevole longevità. I difetti ci sono, ma, in definitiva, non tradisce le aspettative. Se amate le storie a base di zombi, non vi deluderà.
8.0

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L'autore

Da sempre grande amante di tutti gli sport, ha trasferito questa passione nel mondo dei videogiochi non disdegnando però anche gli altri generi. Ama il nostro calcio quanto sport come il football e l'hockey, ma è sempre pronto a blastare qualche alieno quando ce n'è il bisogno!

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