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Final Fantasy VII Remake
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Recensione - Final Fantasy VII RemakePS4Game

Alla fine ci siamo. Dopo 23 anni Final Fantasy VII torna sulle nostre console con un Remake che ha l’arduo compito di trasportare in chiave moderna un classico considerato quasi “sacro” dai giocatori. Una sfida non facile per Square Enix: vediamo se il team è stato all’altezza del compito!

Il Gioco

Sono quasi due ore che sto fissando la pagina bianca sul monitor del mio computer, e sinceramente non so proprio come iniziare. Io neanche volevo farla, questa recensione. Quando il nostro caporedattore, il buon Giuseppe, mi ha chiesto di occuparmene, inizialmente avevo rifiutato perché volevo godermi il gioco con i miei tempi e senza la “pressione” di doverci scrivere un articolo. Se state leggendo queste parole ovviamente alla fine ho ceduto, ma mantenendo la condizione di prendermi tutto il tempo necessario. Mi scuso quindi per il ritardo nell’uscita dell’articolo, ma complice anche un ritardo nella consegna della mia copia e impegni lavorativi sono riuscito a dedicarmi completamente al gioco se non negli ultimi giorni. A questo si è aggiunto praticamente un intero giorno di riflessione una volta arrivato ai titoli di coda dopo circa 40 ore di gioco, ma di questo ve ne parlerò più avanti.

Fatto sta che parlare di Final Fantasy VII Remake non è affatto facile, soprattutto considerato il suo valore storico e culturale. Di motivi per cui Final Fantasy VII è stato importante per l’intera industria videoludica ce ne sono a bizzeffe, non solo per la qualità enorme del gioco in sé quanto anche proprio a livello “tecnico”: è stato infatti il primo Final Fantasy con modelli poligonali tridimensionali e con cutscene dal taglio cinematografico impressionanti per l’epoca, ed è stato anche il motivo per cui l’allora SquareSoft ha “abbandonato” Nintendo per buttarsi sulla neonata PlayStation, console che poteva garantire l’hardware necessario per far girare cotanta bellezza ma che ha richiesto comunque ben 3 dischi. Final Fantasy VII è stato uno dei titoli simbolo dell’era PlayStation, e i suoi personaggi hanno continuato a vivere in tutti questi anni anche in altri videogiochi e media rimanendo sempre ben saldi nella memoria dei giocatori. Penso che anche chi non abbia mai giocato all’originale sappia riconoscere benissimo il biondo Cloud Strife o Sephiroth con la sua lunghissima katana.

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Ricordo inoltre il momento dell’annuncio di Final Fantasy VII Remake, ero presente all’E3 di Los Angeles quell’anno e quando è apparso il trailer la folla è letteralmente esplosa come per nessun altro gioco annunciato durante l’evento. Ricordo il particolare del trailer dove alla fine veniva detto “La promessa è stata mantenuta”, una frase dal duplice significato relativo sia al contesto del trailer sia soprattutto una rottura della quarta parete, perché quella frase era rivolta direttamente ai giocatori. Già, perché di un remake di Final Fantasy VII se ne parla in realtà già dall’epoca PlayStation 3, ma forse i tempi non erano ancora maturi per un progetto enorme come quello che ci attende. Un progetto che ha avuto quindi inizio tanti anni fa ma che richiederà altrettanti anni probabilmente per vederne la fine, infatti questo Final Fantasy VII Remake non è una riedizione del gioco completo, ma solo una “Parte 1” che copre unicamente l’inizio del titolo originale.

MP Video - Final Fantasy VII Remake

Parlare di spoiler per un gioco uscito decenni fa non ha molto senso, ma nell’eventualità che non sappiate davvero nulla state tranquilli, non entrerò nei dettagli della trama, ma per avere un metro di paragone la fine di questo remake coincide più o meno con un punto in cui nel gioco originale ci si arrivava in appena 6/7 ore. Eppure, come avete letto, per arrivare ai titoli di coda io ne ho impiegate circa 40, come è stato possibile? Square Enix è stata chiara fin dall’inizio: la parola “Remake” nel titolo non serve solo a distinguerlo dal Final Fantasy VII originale, ma indica anche come questo gioco si sarebbe basato sì sulla trama che conoscevamo ma ne avrebbe anche espanso notevolmente l’universo narrativo. Questo non significa tuttavia che la trama sia stata “allungata” con centinaia di missioni secondarie o simili, ma semplicemente Square Enix ne ha approfittato per approfondire diversi retroscena e soprattutto dare molto più spazio e spessore anche a personaggi secondari. Ad esempio Wedge, Jesse e Biggs nel gioco originale erano a malapena delle comparse a cui difficilmente ci si poteva affezionare, mentre in Final Fantasy VII Remake ottengono un ruolo molto più importante e ben caratterizzato che li fanno vedere sotto una luce completamente diversa.

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Certo, Square si è anche presa qualche libertà forse di troppo introducendo addirittura personaggi completamente nuovi e che risultano quasi “fuori contesto”, così come non tutte le missioni secondarie brillano per originalità, ma in linea generale ogni elemento extra si amalgama alla perfezione nella storia che conoscevamo e la arricchisce di dettagli e anche punti di vista alternativi. Non c’è inoltre spazio per i tempi morti, e anzi il ritmo è abbastanza serrato come se in realtà le 40 ore di gioco fossero addirittura poche per raccontare tutti gli eventi, tanto che più di una volta mi sono ritrovato la testa piena di informazioni come se avessi giocato per una giornata intera quando in realtà erano passate appena un paio d’ore. Il ritmo serrato è dovuto anche alla struttura “lineare” del gioco: Square sembra aver preso spunto dagli action adventure degli ultimi impostando una narrativa estremamente cinematografica che non lascia quasi per nulla libertà di azione ma guida costantemente il giocatore esattamente dove vogliono gli sviluppatori. Le sezioni “libere” sono abbastanza rare e praticamente solo alla fine, prima dei capitoli finali, si ha la possibilità di tornare sui propri passi e completare le ultime missioni secondarie e segreti, ma per il resto Final Fantasy VII Remake è un treno in corsa che ci trascina da un evento all’altro senza un attimo di respiro.

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Spettacolarità è la parola chiave non solo della regia, ma anche del gameplay. Il Final Fantasy VII originale aveva “rivoluzionato” il combattimento a turni tipico dei JRPG introducendo la barra ATB (Active Time Battle), ovvero una barra che si riempiva con il tempo e solo una volta completa permetteva di eseguire le varie azioni. La velocità di riempimento era regolata sia dalle statistiche dei personaggi sia da altri fattori come magie e oggetti, e questo sistema è stato rivisitato e visto in salse diverse anche nei successivi capitoli della saga, e Final Fantasy VII Remake non fa eccezione, anche se con alcune doverose modifiche. Di base infatti il sistema di combattimento mescola azione in tempo reale e combattimento a turni con una meccanica tanto semplice quanto efficace. L’azione si svolge sempre in tempo reale con i nemici visibili a schermo e senza nessuna schermata di transizione tra esplorazione e combattimento, e può avviare una combo di base semplicemente premendo ripetutamente il tasto di attacco (o tenendo premuto per effetti secondari), e così facendo si velocizza il riempimento della barra ATB. Una volta riempito uno o più segmenti premendo un altro tasto il tempo rallenta fino a fermarsi e si può selezionare un’azione da compiere, come ad esempio l’utilizzo di una mossa speciale, una magia o un oggetto. Si può inoltre scegliere anche un ordine da impartire ad un altro membro del gruppo o prenderne direttamente il controllo con una semplice pressione della croce direzionale, e il risultato sono combattimenti frenetici ma al tempo stesso strategici e riflessivi.

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Volendo si possono impostare delle “scorciatoie” per utilizzare immediatamente alcune mosse o azioni senza dover fermare il tempo e rendendo quindi il gioco totalmente action, ma si tratta di un’opzione valida solo nelle battaglie contro nemici semplici. La vera profondità del sistema di combattimento di può apprezzare infatti negli scontri coi boss, e in quel caso saremo costretti a sfruttare ogni sfumatura e tattica per colpire i punti deboli o mutilare un arto, e per riuscirci dovremo spesso cambiare personaggio e selezionare manualmente ogni singola azione per riuscirci. I protagonisti giocabili sono Cloud, Barret, Tifa e Aerith (Red XIII è presente ma non controllabile), e ognuno ha uno stile di combattimento utile in diverse situazioni. Cloud è più bilanciato e può usare uno stile di attacco veloce o pesante, Tifa invece è una scheggia agilissima ma in grado di colpire duro, Aerith è esperta con la magia e infine Barrett grazie al suo braccio/mitragliatore può occuparsi dei nemici volanti o distanti non raggiungibili dagli altri. Grazie al sistema di progressione delle armi e delle materie tuttavia non saremo “vincolati” alle caratteristiche di base dei personaggi, e nulla ci vieta di far diventare Barret un utilizzatore di magia e Aerith una picchiatrice selvaggia con il suo bastone.
Il gioco inoltre incentiva molto il cambio delle armi e degli stili, infatti ogni arma permette di utilizzare una mossa speciale, ma utilizzandola spesso e raggiungendo il livello di maestra massimo si potrà utilizzare la mossa speciale anche impugnano un’arma diversa. Diventa quindi naturale trovare un’arma, utilizzarla al massimo e appena possibile cambiarla per poter apprendere una nuova mossa, anche se spesso le armi hanno statistiche talmente diverse che cambia anche lo stile di gioco del personaggio.

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Chiude il cerchio un comparto tecnico semplicemente meraviglioso. Sembra quasi di giocare ad una versione videoludica e perfino migliore di Final Fantasy VII: Advent Children (il film in computer grafica), con cui condivide anche molte scelte di design e perfino qualche citazione. Non si tratta tuttavia di un comparto tecnico perfetto, anzi in alcune sezioni si possono notare texture piatte e in bassa risoluzione specialmente negli scenari, ma in generale il colpo d’occhio è veramente notevole, così come la magistrale colonna sonora che riarrangia brani classici e inediti rendendo ancora più esaltanti i combattimenti. Degno di nota anche il frame-rate, su PlayStation 4 Pro nonostante i numerosi effetti speciali ed elementi a schermo non ho mai notato alcuna incertezza o rallentamento.

Amore

Un sogno che si avvera

- Il principale pregio di Final Fantasy VII Remake è… essere Final Fantasy VII Remake. Non si può infatti non valutare la potenza di un nome del genere, e i fan chiedevano un progetto del genere da veramente troppo tempo. Abbiamo già avuto modo di vedere i protagonisti in versione “moderna” in altri giochi come ad esempio Kingdom Hearts o Dissidia Final Fantasy, e sfido chiunque a non aver mai sognato di poter giocare un giorno nuovamente a Final Fantasy VII con una formula al passo con i tempi.

Gameplay misto

- Sono rimasto piacevolmente colpito dal gameplay di Final Fantasy VII Remake, anche se devo ammettere che durante le prime ore di gioco non ne ero rimasto totalmente convito. Le prime fasi si possono risolvere praticamente con un solo pulsante, e per quanto l’azione a schermo fosse spettacolare non mi sentivo particolarmente “appagato”. Ci ha pensato il primo boss a darmi una sonora lezione, costringendomi con le cattive a sperimentare finalmente tutte le opzioni presenti come cambiare spesso personaggio, analizzare sempre i nemici in cerca di punti deboli da sfruttare e gestire al meglio le cariche della barra ATB per impartire i giusti ordini e mandare finalmente in Crisi il nemico per infliggergli danni maggiorati. Final Fantasy VII Remake riesce quindi a mescolare con il giusto equilibrio un gameplay action ad uno “a turni” più in linea con l’originale.

Una gioia per gli occhi e le orecchie

- L’ho già detto pochi paragrafi sopra ma è bene ribadirlo: Final Fantasy VII Remake è uno dei titoli più belli graficamente che abbia giocato nell’intera generazione. La ricerca del dettaglio è maniacale e ad impressionare sono anche le espressioni facciali dei protagonisti, mai così umani e in grado di trasmettere le loro emozioni… un bel contrasto rispetto a 23 anni fa quando erano dei cubi di pixel enormi (ma che all’epoca facevano la loro porca figura). Stesso discorso per la colonna sonora, sempre perfetta nelle varie situazioni e che mi ha fatto venire vogli di acquistarla a parte per poterla riascoltare anche al di fuori del gioco.

Midgar sotto una nuova luce

- Pur conoscendo praticamente a memoria Final Fantasy VII (l’avevo rigiocato giusto qualche mese fa proprio per prepararmi all’arrivo del remake) sono rimasto colpito da come Square sia riuscita a tirare fuori un gioco intero solo dalla prima sezione introduttiva del gioco originale. Final Fantasy VII Remake è la dimostrazione di come l’universo narrativo di Cloud e compagni sia una fonte inesauribile di materiale da esplorare ed approfondire senza risultare noioso. Come accennato personaggi quasi anonimi trovano una caratterizzazione degna e convincente, ma anche la stessa città di Midgar ora riesce ad essere al tempo stesso familiare e completamente nuova. All’epoca ci si doveva “accontentare” di sfondi prerenderizzati, mentre in Final Fantasy VII Remake possiamo finalmente esplorare liberamente (più o meno) la città in tutte le sue sfaccettature, passando dai Bassifondi del Settore 7 all’eccentrico Mercato Murato del Settore 6, una vera e propria area che non dorme mai ricca di vicoli nascosti e intricati in una mappa apparentemente confusionaria ma con una sua logica una volta capito come muoversi. La città è viva e densamente popolata, e ascoltando le conversazioni dei cittadini si possono scoprire informazioni o anche solo avere un riscontro di come le nostre azioni si riflettano anche sulla vita della gente comune.

Odio

Differenze di localizzazione

- Per qualche oscura ragione l’audio inglese e i sottotitoli italiani proprio non riescono a combaciare. Va bene l’adattamento, ma qui siamo di fronte frasi completamente diverse e a volte perfino in contrasto tra loro, creando così un enorme fastidio. Verrebbe quasi da consigliare di impostare l’audio in giapponese e concentrarsi solo sui sottotitoli, ma sarebbe un peccato perdersi un doppiaggio inglese eccellente con voci e recitazioni veramente di qualità. È curioso inoltre come il doppiaggio mantenga anche una certa “volgarità” e non risparmi sull’uso di parolacce ed imprecazioni soprattutto per Barret (cosa fedele anche all’originale), mentre la traduzione italiana è stata molto edulcorata.

Quanto pesano i ricordi?

- Una domanda che non riesco a levarmi dalla testa è “ma un giocatore che non ha mai provato l’originale proverà le mie stesse sensazioni?”. In diversi punti ammetto che l’euforia e la gioia nel giocare a Final Fantasy VII Remake fosse direttamente collegata ai ricordi che avevo dell’originale. Il gioco inoltre fa molta leva sui ricordi, e spesso lancia anche delle “frecciatine” sotto forma di brevi flash e visioni che chi conosce la storia riesce subito a ricollegare e capire… ma chi invece non la conosce? Si può davvero capire il gioco da neofita? È una domanda a cui io personalmente non posso rispondere (dovrei cancellarmi la memoria e rigiocarlo), ma forse non mi stupirei se qualcuno che si approccia per la prima volta al gioco spinto magari dall’hype di tutti gli altri dovesse poi trovarlo non così eccezionale.

Un finale… controverso

- Come dicevo ad inizio recensione sono stato un giorno intero a riflettere dopo aver terminato il gioco. Se per praticamente tutta la durata il remake segue abbastanza fedelmente la storia originale (non del tutto), nel finale invece gli eventi prendono una piega totalmente diversa. Non entrerò naturalmente nel dettaglio ma è innegabile come il finale sarà un argomento di discussione piuttosto caldo specialmente per chi conosce la storia originale. In realtà ho apprezzato il coraggio di Square di rompere con il passato e osare qualcosa di potenzialmente nuovo (dico “potenzialmente” perché non è detto che sia così) e anzi è proprio questa “incertezza” sul futuro del prossimo capitolo che mi incuriosisce e aumenta la voglia di giocare al sequel quando uscirà. Ho deciso tuttavia di inserirlo come punto negativo non tanto per l’atto di “ribellione”, ma per il COME è stato gestito. L’ultimo capitolo sembra totalmente scollegato rispetto al resto del gioco, spiegato in maniera fin troppo criptica e buttando nel calderone una quantità di informazioni talmente assurde e incomprensibili che durante i titoli di coda si viene lasciati totalmente spiazzati cercando di capire che diamine sia appena successo. Il giorno di riflessione mi è servito per mettere ordine tra le informazioni, pensare a teorie su quale fossero i significati nascosti e possibili ripercussioni sul prossimo capitolo, e confrontandomi con amici e altri giocatori sono riuscito a farmi un’idea più o meno precisa, ma ammetto che da solo non so se sarei riuscito a comprendere del tutto un finale del genere. Senza fare spoiler, è abbastanza difficile far capire cosa intendo, dico solo che siamo a livelli di cripticità degni di Kingdom Hearts… dopotutto entrambi sono stati diretti da Nomura, quindi non dovrebbe neanche stupire più di tanto.

Tiriamo le somme

L’attesa è stata lunga, ma ne è valsa la pena. A livello tecnico Final Fantasy VII Remake è uno di quei titoli spaccamascella che spremono a fondo l’hardware delle console, e anche il gameplay riesce ad essere al tempo stesso spettacolare visivamente con la sua componente action, ma comunque strategico e rispettoso del passato. Il gioco esplora e approfondisce il mondo e i personaggi del titolo originale in maniera interessante e senza annoiare mai, anzi investendo il giocatore con un ritmo abbastanza serrato e ricco di momenti dal taglio cinematografico. Peccato solo per lo “scivolone” sul finale che risulta veramente troppo slegato rispetto al resto del gioco e soprattutto scritto in maniera frettolosa e confusionaria. Rimane inoltre il dubbio che i giocatori neofiti possano non apprezzare appieno il significato di molte scene non conoscendo l’opera originale, e soprattutto il dubbio su come Square gestirà il seguito… ma di quello ci preoccuperemo più avanti, per l’ora l’unica certezza è che Final Fantasy VII Remake è un titolo che dovreste assolutamente provare.
9.0

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L'autore

I videogame lo intrigano fin da piccolo nonostante il disappunto della nazi-mamma, che alla fine è costretta a cedere e sopporta anche la sua mania per i Comics, i Manga e il collezionismo di Limited Edition. Spera di farsi strada nel mondo del giornalismo videoludico muovendo i primi passi nel dicembre 2011, inoltre studia psicologia per cercare di capire il comportamento dei fanboy.

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