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Deathloop
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Recensione - DeathloopPS5Game

di P 25 set 2021
Una delle meccaniche videoludiche più in voga negli ultimi anni è senza dubbio quella dei loop temporali, anche se finora è stata affrontata principalmente da titoli indie e dal basso budget. Ci pensa ora Arkane Lyon, con il suo Deathloop, ad alzare il tiro introducendo anche alcune interessanti scelte di design. Scopriamo insieme quali misteri nasconde l’isola di Blackreef e come si è stavolta distorto il tempo.
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Il Gioco

Immaginate di svegliarvi su una spiaggia deserta, senza ricordi e con i postumi di quella che ha tutta l’aria di essere stata la sbornia più intensa della vostra vita. L'acqua che lambisce la costa dietro di voi è ghiacciata e l’unica possibilità a disposizione è quella che vi viene offerta dalla struttura fatiscente posizionata proprio di fronte a voi. Mentre vi avvicinate, alcune scritte appaiono dal nulla sulle pareti di roccia. Qualcuno cerca di comunicare con voi? La vostra mente vi sta giocando l’ennesimo scherzo? In ogni caso, chi scrive ha tutta l’aria di essere qualcuno che vi conosce bene. Bene quasi quanto Julianna, colei che da lì a poco inizia a rivelarvi più dettagli sul fenomeno che rende l’isola di Blackreef unica al mondo. Una particolare anomalia ha infatti colpito questa remota zona del globo, innescando un loop temporale che dura un giorno intero. Ogni mattina il ciclo si resetta e con lui chiunque ricada nel suo raggio d’azione, sia dal punto di vista fisico che per quanto riguarda la memoria e i ricordi. O almeno così pare funzioni per la maggior parte degli isolani. Già, perché sull’isola, oltre a una schiera di fanatici in cerca di una società alternativa, si sono trasferiti anche 8 individui particolari, conosciuti come Visionari, i quali non solo mantengono parte dei ricordi al termine di ogni loop, ma sanno anche come sfruttare a proprio vantaggio l’anomalia temporale attraverso speciali tavolette, che ovviamente gli conferiscono uno status privilegiato sull’isola.

MP Video - Deathloop

Ecco. Avete appena immaginato l’incipit narrativo di Deathloop, il nuovo action adventure in prima persona sviluppato da Arkane Lyon. Nel gioco impersoniamo il protagonista Colt, risvegliatosi su una delle spiagge dell’isola di Blackreef senza memoria del perché si trovi lì o di cosa sia successo nelle ore immediatamente precedenti. In poco tempo, Colt si ritrova però immerso dalla testa ai piedi in quello che sta accadendo sull’isola. Qualcuno sta infatti tentando di sabotare la stabilità del loop e quel qualcuno, beh...è proprio Colt. Portare a termine questa missione però non sembra essere così semplice, visto che l’unico modo di spezzare il ciclo è assassinare tutti e 8 i Visionari in un singolo loop, ovvero in una sola giornata. Per raggiungere questo scopo Colt, e noi con lui, deve tuffarsi a capofitto nella vita “quotidiana” dell’isola, così da scoprire quanto più possibile sulle regole del loop, su come aggirarle o piegarle alle proprie necessità e, perché no, anche le motivazioni che lo hanno spinto, chissà quanti loop fa, a intraprendere questa pericolosa missione.

Da queste premesse prende il via un’avventura interamente localizzata in italiano che, nelle 15/20 ore necessarie per raggiungere la schermata finale, si sviluppa interamente attorno alla raccolta costante di informazioni ed equipaggiamento che possano in qualche modo facilitare Colt nella sua missione. Per quanto riguarda i dettagli, il protagonista deve infatti scoprire in quale dei 4 distretti di Blackreef si nascondono i Visionari, e capire quale dei 4 momenti della giornata di cui si compone ogni loop è il migliore per agire, ma questo ahimè non basta. Come detto, il loop si resetta ogni giorno e ogni spostamento comporta un avanzamento del tempo di gioco, che non scorre in tempo reale ma cambia ogni qualvolta il protagonista lascia uno dei distretti per fare ritorno alla sua base operativa, situata nei cunicoli che collegano le varie zone. Questo significa che per uccidere tutti e 8 i Visionari in un solo loop sarà necessario colpirne più di uno alla volta, il che richiede una discreta conoscenza non solo delle abitudini dei bersagli ma anche dei meccanismi che regolano ogni area. Il Complesso, Fristad Rock, Updaam e la Baia di Karl cambiano infatti aspetto in ogni fase della giornata, con percorsi che si aprono e si chiudono, livelli di sorveglianza differenti e presenza di eventi particolari limitati solo a una precisa fase del giorno che modificano in modo tangibile la situazione. Colt però condivide una delle abilità dei visionari, ovvero quella di mantenere la memoria di ciò che accade e di ciò che scopre durante ogni loop, il che ci permette di comporre giorno dopo giorno un mosaico fatto di indizi da seguire e preziose informazioni, tutte ricapitolate in modo facilmente accessibile nel menu di gioco.

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Se la conoscenza riveste un ruolo fondamentale in Deathloop, lo stesso vale per l’equipaggiamento. Nel corso dell’avventura, Colt può infatti raccogliere una discreta varietà di armi differenti, che spaziano dalle classiche pistole ai fucili automatici, passando per pericolose sparachiodi e macete molto affilati. Per ogni arma sono previste più varianti, suddivise in gradi di rarità crescente, e praticamente tutte possono essere modificate, così come le caratteristiche base del protagonista, equipaggiando delle speciali piastrine, che vanno raccolte durante l’esplorazione o recuperate dai resti dei nemici. Dico resti perché nel gioco di Arkane Lyon la morte non è definitiva ma comporta semplicemente il dover attendere il reset del loop. Quando abbattiamo un nemico, il suo corpo viene quindi “assorbito” dall’anomalia fino al mattino successivo, e lo stesso accade al protagonista in caso di morte, se così possiamo definirla. Colt però ha un altro asso nella manica: come i Visionari, può sfruttare i poteri delle famigerate tavolette e questo gli consente di utilizzare sin dai primi minuti di gioco quella custodita nel suo “nascondiglio”, la quale offre al giocatore un paio di chance in più prima di finire davvero K.O. con conseguente reset del loop alla mattina successiva.

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Progredendo nell’avventura e uccidendo i Visionari, Colt può raccogliere le loro tavolette e acquisire nuovi poteri speciali, che gli consentono ad esempio di spostarsi in modo istantaneo tra due punti, di collegare tra loro più nemici così da replicare i danni inferti a uno su tutti gli altri e così via. Non pensate però di poter diventare dei semi-dei: Deathloop consente al giocatore di equipaggiare un massimo di altre due tavolette oltre a quella standard, di utilizzare non più di 4 piastrine contemporaneamente e di portare con sé 3 armi da fuoco, alle quali si aggiungono un’arma corpo a corpo, una tipologia di granate tra le 3 disponibili nel gioco e il preziosissimo Hackamajik, che oltre a permettere le comunicazioni con Julianna consente a Colt di hackerare buona parte dei dispositivi elettronici presenti su Blackreef per aprire porte, attivare torrette di difesa, bypassare le telecamere e molto altro ancora. La gestione dell’inventario è inoltre accessibile solo quando ci troviamo nel rifugio, il che obbliga il giocatore a dover scegliere in anticipo cosa portare con sé in ogni occasione. E’ infine opportuno tenere sempre in considerazione una cosa. Al termine di ogni giorno o in caso di morte, il loop si resetta e questo comporta la perdita di tutti gli oggetti in possesso di Colt, incluse piastrine e tavolette. Questo almeno fino a quando il protagonista non scoprirà un modo per infondere il proprio equipaggiamento con i residui di energia presenti in alcuni oggetti.

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E Julianna in tutto questo che ruolo riveste? Lei cercherà in ogni modo di impedire a Colt di rompere il loop, sia informando la sorveglianza e gli altri Visionari dei movimenti del protagonista, sia intervenendo in prima persona quando quest’ultimo si avvicina troppo a uno dei suoi bersagli. E’ qui che entra in gioco la particolare modalità multigiocatore presente in Deathloop: una volta raggiunto un determinato punto della storia, chi impugna il pad può infatti decidere di impersonare Julianna e “invadere” le partite di altri giocatori, ma solo se questi si trovano in una zona dove è presente almeno un Visionario e se hanno selezionato la modalità multigiocatore (Libera o Solo Amici). Le regole delle sfide multigiocatore sono abbastanza semplici: chi impersona Julianna deve infatti tentare di uccidere Colt e/o impedirgli di arrivare al suo bersaglio. Se ci riesce, ottiene dei punti che permettono di avanzare di grado e sbloccare nuovi contenuti, tra cui anche delle skin per i due protagonisti. Se invece è Colt a vincere, l’invasore viene respinto e lascia sul terreno il suo equipaggiamento come ricompensa. Questa tipologia di eventi casuali è parte integrante del gameplay di Deathloop e funziona anche se il giocatore è offline o decide di non attivare le opzioni multigiocatore, lasciando alla I.A. il compito di guidare Julianna durante le sue sortite.

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A sorreggere tecnicamente la nuova opera di Arkane Lyon è il Void Engine, sviluppato da proprio dagli Arkane Studios basandosi sulla sesta versione del motore grafico id Tech. Si tratta di una versione aggiornata del motore grafico utilizzato anche per Dishonored 2 e che, sulla PS5 utilizzata per la nostra prova, si è comportato egregiamente in tutte e tre le modalità grafiche disponibili. Tutte le opzioni a disposizione del giocatore propongono uno scaling 4K dinamico con supporto HDR, ma con differenze sensibili per quanto riguarda il frame-rate. La modalità Prestazioni, quella a mio parere più bilanciata, rinuncia infatti a qualche dettaglio per mantenere i 60fps costanti in ogni situazione, mentre scegliendo l’opzione Qualità si accetta qualche calo pur di spingere al massimo l’impatto grafico. I più esigenti possono poi optare per la modalità ray-tracing, limitata però ai 30fps. Il titolo sfrutta inoltre le caratteristiche della piattaforma per ridurre al minimo i tempi di caricamento (sia quelli iniziali sia quelli necessari per spostarsi da una zona all’altra) e le funzionalità speciali del DualSense, seppur limitate ai soli trigger adattivi. Sul fronte audio troviamo invece un doppiaggio italiano di buona qualità affiancato da una colonna sonora originale ben realizzata e perfettamente in linea con le atmosfere del gioco.

Amore

Level design da Oscar

- C’è davvero poco da dire. Anche in questa occasione Arkane Lyon si dimostra come uno degli studi più talentuosi quando si parla di level-design e caratterizzazione del mondo di gioco. Ogni area di Deathloop rappresenta un piccolo capolavoro, fatto di innumerevoli percorsi e infinite possibilità a disposizione del giocatore. In ogni momento si può decidere quale tipologia di approccio utilizzare senza mai sentirsi obbligati a seguire quello più “ragionevole”, il tutto in un mondo che stuzzica costantemente la curiosità del giocatore e la sua voglia di sperimentare con i poteri a disposizione. A rendere le cose ancora più gustose ci pensano poi le varie fasi della giornata, che modificano radicalmente l’aspetto e la conformazione delle aree, e le atmosfere chiaramente ispirate agli spy-movie degli anni ‘70.

Gameplay coinvolgente

- Al netto della confusione iniziale, che personalmente ritengo sia una scelta voluta per far immedesimare quanto più possibile il giocatore con il protagonista, Deathloop si è rivelato come un titolo in prima persona capace di tenere sempre alta l’attenzione di chi impugna il pad. Ogni area e ogni fase della giornata, per quanto identiche tra un loop e l’altro, rivelano infatti al giocatore nuovi dettagli sulla storia, indizi importanti su come proseguire e percorsi alternativi per raggiungere il proprio obiettivo, il tutto mentre il protagonista migliora il proprio arsenale e le proprie capacità grazie alla raccolta di nuovo equipaggiamento. Basta poco per essere catturati da questa “pericolosa” miscela, resa ancora più irresistibile dalla totale assenza di schermate di “Game Over”.

Poteri speciali

- A rendere il gameplay di Deathloop estremamente divertente e originale, proprio come accade nella saga di Dishonored, sono ovviamente i poteri conferiti al protagonista dalle varie tavolette. Ogni abilità modifica radicalmente l’approccio del giocatore, aprendo di fatto la porta a innumerevoli combinazioni diverse quando si entra in possesso di più reliquie speciali. Di fatto, ogni acquisizione si traduce in un nuovo modo di giocare, anche dopo parecchie ore passate sull’isola, ed è proprio questo aspetto, reso ancora più appagante dal già citato level design, a elevare la nuova opera di Arkane Lyon rispetto alla diretta concorrenza.

Una trama tutta da scoprire

- Da sempre il concetto di loop temporale si affianca a quello della scoperta degli eventi, e Deathloop non può esimersi da questa “regola”. La sceneggiatura proposta da Arkane Lyon cerca però di differenziarsi con uno sviluppo meno prevedibile, soprattutto nelle fasi iniziali, con una robusta dose di umorismo e con una grande attenzione ai dettagli, sia dei dialoghi sia quando si analizza il mondo di gioco attraverso gli innumerevoli documenti sparsi quà e là per le ambientazioni. Sono proprio questi ultimi a fornire la maggior parte delle informazioni chiave e a svelare poco alla volta una lore estremamente molto sfaccettata capace di soddisfare anche i giocatori più esigenti.

Odio

I.A. da rivedere

- Il difetto principale di Deathloop risiede purtroppo nella gestione dell’intelligenza artificiale degli avversari, troppo basilare e inspiegabilmente ancorata a schemi che iniziano davvero a risultare antiquati. Giocare un titolo “next-gen” dove la visuale degli avversari dipende ancora dai tradizionali “coni”, dove gli stati di allerta sono i classici 3 e vengono gestiti in modo schematico e dove basta muoversi di pochi metri o nascondersi dietro a una colonna per mettere in crisi le routine dell'I.A. è davvero poco avvincente. La diretta conseguenza di questo aspetto è che il tasso di sfida, una volta capito come ingannare gli avversari, non solo crolla drasticamente, ma vanifica in parte l’ottimo lavoro svolto dagli sviluppatori sul fronte del level design e della profondità del gameplay. La cosa peggiore è che, come dimostrano le sezioni multigiocatore dove Julianna non è controllata dalla I.A., sarebbe bastato davvero poco per rendere più reattivi i nemici e aumentare esponenzialmente il livello di divertimento.

Finale poco convincente

- Deathloop basa molto del suo fascino sulla sceneggiatura e su una narrazione non lineare che, come ho detto, risulta incredibilmente intrigante. Peccato però che il finale, per quanto coerente con l’universo di gioco, non riesca a dare la giusta chiusura agli eventi. E’ difficile approfondire ulteriormente questo aspetto senza fare spoiler, ma la sensazione è che non si sia voluto prendere una strada precisa, forse per lasciare aperta la porta a un futuro DLC narrativo del quale però al momento non ci sono informazioni. Ciò che ne consegue è una conclusione che appare si sensata, ma che lascia comunque intendere che si sarebbe potuto (e dovuto) fare qualcosa di più sotto questo punto di vista.

Gunplay migliorabile

- Nonostante Deathloop non sia un vero e proprio sparatutto, l’utilizzo delle armi da fuoco rappresenta una delle componenti principali dell’impianto ludico sviluppato da Arkane Lyon. E’ quindi praticamente impossibile non notare una certa imprecisione nella gestione della mira, con e senza aiuti attivi, che inficia inevitabilmente l’esperienza di gioco sul lungo periodo. Agendo sulle impostazioni si può migliorare un po’ la situazione e adattare il sistema di controllo ai propri gusti, ma anche così si ha sempre l’impressione di non riuscire a muovere con la giusta precisione il mirino. Un vero peccato.

Tiriamo le somme

Deathloop è l’ennesima conferma dello smisurato talento creativo di Arkane Lyon. Un titolo d’azione che cattura il giocatore sin dai primi istanti grazie a una premessa intrigante e lo tiene incollato al pad fino ai titoli di coda con un gameplay in costante evoluzione, il tutto impreziosito da uno stile unico e da un level design praticamente perfetto. Peccato solo che gli sviluppatori non abbiano riposto la medesima cura anche nella gestione di alcuni aspetti, in primis l’I.A e il sistema di shooting, e che il finale, per quanto in linea con la sceneggiatura, lasci un leggero amaro in bocca. Al netto di questi limiti, Deathloop rimane un videogioco assolutamente da provare, capace di prendere con decisione le distanze dagli standard del genere per ricordare a tutti che sviluppare IP originali non solo è possibile, ma anche necessario se si vuole far traghettare il medium in una vera “next-gen”.
8.5

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L'autore

Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS ed ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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