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Skull & Bones

Skull & Bones - provato alla Gamescom

di P 30 ago 2018
Tra i molti titoli presenti in forma giocabile nell’enorme stand allestito da Ubisoft alla Gamescom c’era anche Skull & Bones, uno dei titoli più attesi nella line-up dell’azienda francese. Noi ovviamente non ci siamo lasciati sfuggire l’opportunità di solcare i mari in cerca di ricchezze per mettere alla prova il gioco, e queste sono le nostre impressioni!
Arcipelago di Quirimbas. Anno Domini 1721. E’ qui che prende il via la demo messa a disposizione dei giocatori da Ubisoft durante la recente kermesse tedesca. Un breve filmato introduttivo, nel quale si vedono 3 loschi pirati andare a colloquio con un misterioso sciamano, mi introduce alla parte giocabile della build. La prima cosa da fare dopo aver ricevuto alcune informazioni relative alla regione nella quale mi trovo, che includono caratteristiche dei venti, ricchezze disponibili e rivali, è selezionare la nave che voglio utilizzare tra le 3 messe a disposizione, che si differenziano ovviamente per livello, armamento, capacità di manovra, profilo della vela ed accelerazione. C’è la Black Horn, un piccolo e scattante brigantino dotato di una prua particolarmente pronunciata pensata per danneggiare le navi avversarie, la Jaeger, un brigantino di dimensioni intermedie che compensa la scarsa capacità di fuoco con una maggiore rapidità, e la Royal Fortune, un’enorme fregata difficile da manovrare ma dotata di un potenziale offensivo senza pari. Dato che tutte e tre le imbarcazioni sono allo stesso livello di progressione decido di optare per una soluzione più scattante e do il via alla partita mettendomi al timone della Jaeger.

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Nei primi minuti giocabili della demo, pensati per introdurre il giocatore alle basi del gameplay, imparo a governare la nave e ad orientarmi nella mappa. Il sistema di controllo in realtà è molto semplice. Con il grilletto destro si ordina alla ciurma di regolare le vele, il che permette di aumentare la velocità di navigazione in modo simile a quanto accade nei classici racing game, mentre inclinando la levetta sinistra si agisce direttamente sul timone. Per poter ottenere il massimo risultato è però necessario sfruttare i venti, e qui entra in gioco la bussola posta nella parte bassa dello schermo. Il prezioso strumento infatti riporta il profilo della vela ed evidenzia tramite colori chiari la direzione del vento, così da permettere al giocatore di orientare la nave in modo ottimale in base alle sue esigenze. Superata questa prima fase posso iniziare ad esplorare i dintorni mandando una vedetta in coffa, che subito individua una possibile preda sulla quale fare pratica con il sistema di combattimento. Navigo nella direzione indicata fino a raggiungere il malcapitato mercantile e ricevo le indicazioni del caso, anch’esse molto semplici. Per mirare, passando ad una visualizzazione ravvicinata che ricorda quella degli FPS, bisogna infatti premere il grilletto sinistro e per ordinare all’equipaggio di fare fuoco è sufficiente premere il grilletto destro. E’ il motore di gioco a decidere quali cannoni utilizzare tra quelli frontali e quelli laterali in base alla posizione, ed entrambe le modalità di fuoco propongono delle tipologie di attacco secondario attivabili con i tasti dorsali o premendo la levetta destra. Ognuna di queste armi ha a disposizione un numero illimitato di proiettili ma, dopo aver esaurito quelli caricati, è necessario attendere qualche secondo per permettere all’equipaggio di ripristinare l’arsenale.

MP Video - Skull & Bones

La schermata successiva mi rivela quali sono i punti deboli delle navi, ovvero vele e scafo, e quali sono le opportunità a mia disposizione. Facendo diminuire la “salute” delle vele si costringe la nave a rallentare mentre danneggiare lo scafo consente di affondare l’imbarcazione o di renderla inoffensiva per un’eventuale abbordaggio. Il primo scontro a fuoco non è particolarmente impegnativo. Il mercantile infatti non sembra essersi accorto del mio arrivo e questo mi permette di mandare a segno un uno-due devastante sfruttando sia i cannoni frontali che quelli laterali. Gli HP della nave vanno rapidamente a zero e prima che io mi possa avvicinare lo scafo affonda, lasciando dietro di sé materiali e ricchezze, che posso raccogliere semplicemente avvicinandomi alla zona e premendo A. La seconda battaglia navale si rivela invece più complessa. La nave avversaria mi ha visto e vira proprio all’ultimo momento, mettendosi al riparo da un eventuale attacco frontale e posizionando i suoi cannoni laterali in modo ottimale per colpire la Jaeger, che viene scossa violentemente quando le palle di cannone nemiche colpiscono lo scafo. Un’indicazione a schermo mi suggerisce di premere X per ridurre i danni ma, per quanto io ci provi, la salute della nave, inizialmente pari a 20000 HP, scende repentinamente. Io però non mi do per vinto.

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Ordino di chiudere le vele, viro bruscamente e oriento i cannoni laterali verso la poppa della nave avversaria, ma mi accorgo di essere troppo lontano. Guardando la bussola noto che il vento è a mio favore, il che mi permette di mettermi sulla scia del mercantile e colpirlo con le mie armi frontali, che possono anche essere “sovraccaricate” per aumentare brevemente il danno inferto. Una volta indebolita la sua resistenza iniziale è stato facile affiancarmi e concludere l’opera con un paio di scariche di colpi di cannone. Stavolta però decido di tentare un abbordaggio e, per farlo, mi basta posizionare la Jaeger nell’area evidenziata in verde posta vicino all’imbarcazione avversaria. Una pressione del tasto A dà il via ad una breve sequenza video, nella quale si vedono i membri della mia ciurma saltare sul ponte nemico ed impossessarsi “educatamente” del bottino presente a bordo. Prima di riprendere la navigazione decido di ordinare ai miei sottoposti di riparare la barca, consumando uno dei 4 kit di riparazione a mia disposizione. Anche in questo caso mi basta tenere premuta la croce direzionale verso l’alto per assistere ad un breve sequenza video, al termine della quale la nave è praticamente come nuova.

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Conclusa questa fase introduttiva posso finalmente iniziare ad esplorare la zona, che brulica sia di navi controllate dalla I.A. che da imbarcazioni controllate dagli altri giocatori presenti nello stand. Mentre seguo le tracce dell’obiettivo proposto, un tesoro custodito su una delle isole presenti in zona, mi imbatto proprio in un’altra nave pirata gestita da un giocatore in carne ed ossa. Si tratta di una Black Horn, che tenta subito di speronarmi. Io evito l’attacco e rispondo sparando una serie di bordate che però mancano quasi del tutto il bersaglio. Inizia così uno scontro a fuoco abbastanza animato, dal quale esco fortunatamente vittorioso. Mentre mi avvicino al relitto, sento qualcuno battermi su una spalla. E’ il mio vicino di postazione, che si lamenta - in modo divertito ovviamente - del fatto che io l’abbia affondato. Questo mi permette di capire cosa succede quando si viene abbattuti. Il giocatore perde tutto il bottino accumulato e viene riportato alla schermata di selezione della nave, attraverso cui può facilmente tornare in partita per vendicarsi. Proprio per evitare di essere vittima di pericolose ritorsioni decido di allontanarmi rapidamente proseguendo verso il mio obiettivo. Una volta giunto in zona posso decidere se cercare “loot” o kit di riparazione, ed anche in questo caso alla mia scelta segue una breve sequenza filmata. I minuti successivi della prova proseguono più o meno su questa falsariga. Mi muovo nella mappa combattendo con le altre navi mentre il gioco, ad intervalli regolari, mi propone obiettivi ed eventi, come la comparsa di un cacciatore di taglie o la presenza di un mercantile particolare nella zona. Nel corso dei restanti 12 minuti ho affondato ancora un paio di imbarcazioni, sono stato quasi abbordato da una nave avversaria (dico quasi perché nonostante la presenza di un allerta a schermo il mio avversario non ha mai effettivamente portato a segno l’attacco) e ho depredato un paio di relitti affondati , il tutto prima di dover lasciare il posto al turno di gioco successivo.

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Nel complesso Skull & Bones mi è sembrato un buon titolo, fortemente incentrato sugli scontri a fuoco e dotato di un gameplay accessibile ma comunque appassionante. Il sistema di controllo, nonostante alcune incertezze legate alla gestione automatica dei cannoni da utilizzare, si è dimostrato godibile ed anche il ritmo generale dell’azione mi è parso adeguato. Quello che però non mi ha convinto del tutto è il fatto che il gioco non sembra avere molto di più da offrire rispetto alla componente multigiocatore PvP-PvE provata, il che lo porta ad assomigliare molto, da questo punto di vista, a For Honor, e che l’intera esperienza piratesca sia stata ridotta a semplici pressioni di tasti seguite da brevi sequenze video. Una scelta di design quanto meno curiosa e che mette inevitabilmente in secondo piano gli abbordaggi, le riparazioni, la gestione dell’arsenale e le tutte le attività principali della vita da pirata. Tecnicamente parlando il titolo di Ubisoft Singapore ha messo in mostra un livello di dettaglio notevole delle navi, sottolineato in modo egregio dalla telecamera posizionata proprio di fianco punto di comando. Da qui è possibile apprezzare l’enorme mole di particolari e l’attività frenetica presente a bordo, con i membri della ciurma che si spostano continuamente da una parte all’altra del ponte per eseguire i nostri ordini mentre gli schizzi d’acqua invadono la parte superiore della nave. Decisamente meno impressionante la resa visiva del mare, lontano anni luce da quello visto in un gioco come Sea of Thieves, e delle ambientazioni, che mi sono parse abbastanza anonime. Tutte considerazioni preliminari basate su una prova di circa 25 minuti, che ovviamente non mancheremo di approfondire ogni qualvolta ne avremo l’occasione da qui all’uscita del titolo, attualmente prevista genericamente per il 2019.

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L'autore

Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS ed ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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