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Claire: Extended Cut

Recensione - Claire: Extended Cut

In un periodo in cui i titoli horror sembrano tutti voler sfruttare la visuale in soggettiva, lo studio texano Hailstorm Games cerca di esplorare con Claire: Extended Cut le potenzialità orrorifiche del genere a scorrimento laterale. Vediamo insieme con quali risultati.

Il Gioco

Confusione. La parola che userei per le prime fasi di gioco di Claire: Extended Cut è proprio questa: confusione. Il dialogo (testuale, non essendoci parlato nel gioco) di quel che sembra essere un cartone animato, ricordi dell'infanzia, un presente adolescenziale con visioni... fin da subito si capisce poco su cosa sia reale e cosa non lo sia, quando stiamo sognando e quando stiamo vivendo una vita spaventosa. Ma non corriamo troppo: già dai primi istanti è comunque ben definibile il genere del gioco. Si tratta di un misto di survival horror con qualche tocco di platform, esplorazione ed elementi punta e clicca, tutto con un classico look retrò bidimensionale pixellato. Dimenticatevi però i colori intensi della maggior parte dei giochi SNES, qui si tratta di aree per lo più buie e spaventose, dove il nero delle ombre, il rosso del sangue e il grigio dell'ignoto prendono il sopravvento.

E' in questo contesto surreale che veniamo a conoscenza di passato, presente e paure della giovane protagonista Claire, un'adolescente con i tipici problemi della sua età, ma anche qualcosa di più grave: la madre in ospedale, in coma. Da brava figlia com'è, passa le sue giornate a farle compagnia, anche a discapito di problemi a scuola e di sonno, tant'è che spesso si addormenta rivivendo situazioni dell'infanzia o incubi spaventosi, ed è proprio qui che il giocatore prende il controllo: in situazioni bizzarre dove all'inizio la distinzione tra reale e incubo non è affatto chiara. E sia che si esplorino traumi specifici o quella che pare essere la realtà, è palese che qualcosa è andato palesemente storto.

MP Video - Claire: Extended Cut

Si parte con classici dell'horror come bizzarri messaggi che appaiono sui muri e la luce che se ne va, ma la discesa nella follia totale è davvero rapida. Cercherò di evitare spoiler, sappiate però che avrete un misterioso cane di nome Anubis che vi assisterà nel viaggio e che avrete modo di trovare altri pazienti perduti nell'ospedale. Cosa è reale e cosa no, e cosa sta realmente succedendo lo lascio scoprire a voi. Vi parlo volentieri del gameplay però, che mischia elementi basilari di platform (camminata e corsa, quest'ultima limitata), di avventura grafica (con il sistema di inventario, la combinazione di oggetti, e così via), e di esplorazione (dovendo spesso trovare la strada seguendo anche la mappa del gioco).

Troviamo quindi oggetti che ci aiutano nel percorso (come un'utilissima torcia per illuminare l'oscurità) nonché note da trovare che spiegano al meglio il passato di Claire, ma il fulcro di tutto è l'aspetto horror, e come viene gestito tutto ciò. Nelle ombre si nascondono misteriose entità, e l'unico modo per non essere colpiti da loro è fuggire con le possibilità limitate che il gioco offre. Questo non è però l'unico aspetto spaventoso del titolo, perché tra jumpscare o trucchetti alla Layers of Fear (con l'ambiente circostante che cambia da un istante all'altro) è impossibile prevedere cosa stia per accadere, e infatti ogni tanto si muore anche solo per essere stati colti alla sprovvista. Per fortuna ci sono punti di salvataggio discretamente frequenti, anche se vanno scovati.

Il gioco ci propone ben 3 difficoltà ed addirittura in quella più alta è possibile morire dallo spavento, dall'ansia eccessiva, quindi attenzione a gestire al meglio gli spaventi e a scappare subito in caso di pericolo. Completare il gioco richiede circa 3-4 ore, ma la rigiocabilità è abbastanza alta essendoci, oltre alle già citate difficoltà, anche una modalità New Game+, nonché 6 finali differenti in base alle nostre interazioni con i pazienti. Se la rigiocabilità non manca, purtroppo la localizzazione italiana risulta invece assente, e quindi ogni testo del gioco è interamente in inglese.

Amore

Una protagonista realistica

- Fin troppi giochi presentano protagonisti poco credibili, esageratamente pompati o eroici: ogni tanto ci vuole qualcuno con i piedi per terra, con emozioni e problemi che possiamo comprendere anche noi che abbiamo vite relativamente noiose. Temi scolastici, traumi infantili legati ad animali domestici, dover assistere una familiare malata in ospedale, solitudine... tutte emozioni ed esperienze che bene o male conosciamo pure noi, e che sono davvero ben affrontate nella narrativa.

Una trama intrigante

- Ed è appunto la trama il vero piatto forte di Claire: Extended Cut, che ci mette in un ospedale pieno di bizzarrie, colpi di scena, spaventi, creature misteriose e pazienti perduti. Niente è come sembra, mai. Non voglio entrare troppo nei dettagli, sappiate solo che alcune scelte che farete possono avere ripercussioni importanti sulla bizzarra storia che vi si para davanti agli occhi, con ben 6 finali differenti - quindi anche la rigiocabilità è buona, anche grazie a 3 livelli di difficoltà.

Odio

Porta a porta

- Peccato che la narrativa vada a scontrarsi contro diverse questioni di design. Il problema principale non è tanto la tecnica o il look retrò (alla fine è una scelta voluta), ma la monotonia del gameplay, che prevede esplorazione di corridoi dritti con un'infinità di porte che nascondo percorsi labirintici, di cui soltanto alcuni tratti offrono contenuti interessanti, con dozzine di vicoli ciechi e aree inutili. Non esiste poi la profondità con sali-scendi, non ci sono parti platform particolarmente complesse, e visto che pure la giocabilità è ridotta a pochi elementi, praticamente soltanto i filmati di gioco o i ricordi interattivi offrono situazioni davvero meritevoli di essere provate.

Gameplay semplice ma stranamente scomodo

- Claire: Extended Cut si riduce a poche azioni. Camminare, entrare ed uscire da porte, raccogliere un paio di oggetti come note o pile per la torcia, gestione dell'inventario, fare scelte nei dialoghi. Questo è quanto, e nonostante il look retrò e la semplicità di tutto ciò, il gioco riesce a fallire nel far funzionare al meglio questi elementi. Gli incontri con le entità malefiche sono limitati alla fuga, ma essendo lo sprint molto ridotto tende ad essere frustrante. La mappa è scomoda da usare, eppure serve costantemente vista la confusione dei corridoi bidimensionali copia-incolla. Insomma, godetevi la trama e le atmosfere, perché la giocabilità lascia molto a desiderare.

Tiriamo le somme

Claire: Extended Cut è un esperimento interessante, che associa un look decisamente retrò a tecniche narrative horror moderne. Peccato però che il più si riduca a banali jumpscare e trucchi già visti in altri giochi, e che il tutto sia parzialmente rovinato da un gameplay monotono di esplorazione (e facile morte) dove si passa più tempo a guardare la mappa che godersi il paesaggio. Non tutto è da buttare però, perché la trama offre numerosi colpi di scena e situazioni interessanti, complice una protagonista intrigante di cui esploriamo bene anche i traumi infantili. Un'esperienza narrativa e stilistica interessante, ma peccato che il gameplay non sia all'altezza.
6.3

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L'autore

Prima di saper scrivere a mano, sapeva già immettere i comandi DOS per avviare Doom, ma dopo una lunga vita al PC, le esclusive console lo avvicinano verso nuove mete. Non si nega i classici giochi tripla-A, specialmente gli FPS competitivi, ma passa la maggior parte del tempo a scovare gemme nascoste, dagli indie insoliti ai folli shmup giapponesi.

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i Le recensioni di MP esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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