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Marvel vs. Capcom: Infinite
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Recensione - Marvel vs. Capcom: Infinite

Ultimamente abbiamo assistito ad un vero revival del genere picchiaduro, con alcune punte d’eccellenza come quelle rappresentate da Tekken 7 ed Injustice 2, ed assistiamo ora al ritorno di un titolo atteso da fan e critica: Marvel vs. Capcom: Infinite. Saprà essere all'altezza degli illustri colleghi di genere? Scopriamolo insieme.

Il Gioco

Diciamoci la verità: Capcom, negli ultimi tempi, non ne ha indovinate molte e diversi sue creazioni storiche sono state, se non stroncate, “amabilmente” criticate dagli addetti ai lavori pur ottenendo buoni riscontri in termini di vendite. Ma il nome dell’azienda nipponica tira sempre, ed ogni annuncio che arriva dalle parti di Osaka viene salutato con grande enfasi e così è stato anche per Marvel vs. Capcom: Infinite. Il nuovo picchiaduro supereroistico ha avuto una gestazione non semplice, complice anche il fatto di essere stato presentato, almeno inizialmente, con un video di qualità infima che ha prestato il fianco a fiumi di inchiostro digitale da parte dei detrattori di professione. Fortunatamente però, pur presentando alcuni lati oscuri, il titolo Capcom non è assolutamente scadente pur seguendo, seppur solo in parte, il trend di Ultimate Marvel vs Capcom 3; di quest’ultimo riprende alcune meccaniche di gioco, ampliandole, e ne aggiunge di nuove.

Cominciamo col vedere come si presenta questa versione Infinite: come già accennato in precedenza, non si tratta di un copia-incolla del prequel ma aggiunge diverse novità, alcune delle quali molto interessanti, altre un pochino meno. In primo luogo ciò che colpisce in maniera positiva è l’elevato numero di lottatori presenti tra i personaggi Marvel e quelli dell’universo Capcom, e questo è verosimilmente dovuto anche al fatto che i programmatori hanno deciso di riprendere, rivisitandolo, il gameplay di X-Men vs Street Fighter, un titolo che risale a più di 20 anni fa; i più nostalgici ricorderanno infatti che in quel titolo si scontravano due squadre ciascuna composta da due personaggi, che si alternavano nell’arena potendo anche combattere simultaneamente per periodi di tempo limitati. Ma i giocatori duri e puri ricorderanno anche un altro titolo, Marvel Super Heroes, anch’esso molto datato ma, probabilmente, il vero ispiratore dell’ultima fatica di Capcom. In quel titolo, infatti, si parlava del “Guanto dell’Infinito” e della lotta contro il cattivone di turno, tale Thanos, e le sue gemme; ebbene, anche in Infinite tornano le gemme insieme al temibile villain dalla pelle viola. La presenza del grande boss e la possibilità di utilizzare le Gemme dell'Infinito non fanno da mera coreografia, ma influenzano in maniera determinante il gameplay e, quindi, l’esito degli scontri. Ma il vero villain di Marvel vs. Capcom: Infinite è Ultron Sigma, il risultato chimerico della fusione di due robot che ha l’obiettivo di annientare la razza umana e far sì che gli automi possano dominare il mondo intero. A fronteggiare le mire espansionistiche di Ultron troviamo diversi personaggi tratti dai fumetti Marvel e dall’universo Capcom.

MP Video - Marvel vs. Capcom: Infinite

Detto questo, diventa facile introdurre quella che è la modalità più corposa e meglio riuscita del titolo, ossia la modalità Storia. Se affrontata e portata a termine, è in grado di dare grandi soddisfazioni e tenerci incollati al video per diverse ore (io ne ho impiegate circa 10 per terminarla). Come spesso accade, nella naturale evoluzione della storia, i combattimenti diventano man mano più difficili ed i primi livelli servono anche per prendere confidenza con il sistema di combattimento e le diverse meccaniche di gioco; la curva di difficoltà è davvero ben calibrata e non risulta essere particolarmente frustrante. Qui vi capiterà peraltro di vedere le immagini di alcuni personaggi non selezionabili, ma probabilmente scaricabili in futuro con qualche DLC a pagamento. Per quanto concerne le altre modalità di gioco, rientriamo nei canoni classici del genere: dalla partita rapida a 2 giocatori fino alle battaglie in team 2 vs 2 contro CPU o altri avversari umani. Abbiamo quindi il multiplayer online, croce e delizia di ogni piacchiaduro con le sue diverse opzioni di gioco, ma di quest’aspetto parleremo più avanti nel corso della recensione

Veniamo ora al cuore pulsante di ogni genere di gioco, il gameplay: si tratta di un punto in merito al quale nessun titolo può permettersi di fallire, men che meno un “rullacartoni” come si diceva in passato. Già in precedenza abbiamo accennato al fatto che sono due gli elementi che caratterizzano in maniera decisiva le meccaniche di gioco di Infinite: le gemme e gli assist, i quali ci consentono di effettuare uno “switch” tra i due membri del nostro team. La possibilità di cambiare personaggio non è, ovviamente, una novità ed era già presente in Marvel vs Capcom 3; in quell’occasione, però, era la combinazione di alcune mosse a consentire il passaggio da un lottatore ad un altro mentre in Infinite l’impiego degli assist denuncia una maggiore libertà d’azione. E’ infatti possibile premere l’apposito tasto sul controller per far entrare un secondo personaggio in luogo del primo; tutto ciò ci aiuta, in primo luogo, facendo sì che un personaggio abbastanza scarico dal punto di vista dell’energia residua non vada incontro al fatidico KO e, dall’altro lato, ci consente di sfruttare i suddetti assist per mascherare le lacune di un lottatore (eventuale lentezza nell’esecuzione di mosse difensive, incapacità nel parare i colpi dell’avversario o limiti nell’affrontare salti da grandi altezze) costringendo l’avversario all’errore mentre si trova sotto pressione.

Gli assist diventano fondamentali per i personaggi dotati della capacità di effettuare mosse e combo devastanti ma che necessitano di tempo per poter essere caricate e messe in atto, comportando un certo lasso di inattività prima di essere in grado di contrattaccare. Se, in quei particolari momenti, chiamiamo in causa l’assist, le opzioni d’attacco delle quali si viene a disporre diventano così numerose che il nostro avversario sarà costretto a prendere decisioni rapide e non sempre perfettamente congrue al momento del combattimento. In Infinite, il tag (o lo scambio tra i personaggi controllati dal giocatori) presenta un grado di libertà davvero elevato con evidenti effetti positivi per il gioco e per i giocatori che possono dare libero sfogo alla loro creatività grazie anche alla possibilità di sfruttare una modalità Allenamento estremamente profonda. L’allenamento libero ci consente, inoltre, di sperimentare eventuali soluzioni di difficile lettura da parte del nostro avversario.

Una nota a parte meritano le combo, cuore pulsante del gameplay di ogni picchiaduro degno di questo nome. La cosa che balza immediatamente agli occhi è che queste sono abbastanza brevi da caricare ed immediate da padroneggiare; se, da un lato, questo consente di padroneggiarle in tempi abbastanza rapidi, dall’altro può far storcere il naso ai puristi dei picchiaduro vecchia scuola.

Ho più volte accennato al discorso delle Gemme dell'Infinito; ne abbiamo di 6 tipi differenti ed ognuna presenta caratteristiche e poteri differenti. L’impiego delle diverse tipologie di gemme influenza direttamente anche lo stesso gameplay: alcune di esse, infatti, hanno una modalità di gestione piuttosto immediata e sono semplici da padroneggiare anche per i neofiti, altre sono influenzate da meccaniche di gioco decisamente più complesse e risultano particolarmente appaganti se sfruttate in maniera adeguate. Le gemme possono essere scelte nel momento in cui si selezionano i componenti della nostra squadra (i due lottatori) e, se adeguatamente gestite, possono dar luogo a combo devastanti. Se scendiamo nel dettaglio, il sistema delle gemme non è proprio originale e ricorda quanto presente in un vecchio titolo dedicato ai cartoni giapponesi e che vedeva come protagoniste solo lottatrici in grado di abbinarsi a qualcosa di molto simile alle gemme allo scopo di effettuare attacchi e contrattacchi sempre diversi tra loro. Per chi ricorda Marvel vs Capcom 3, lì la meccanica di gioco era basata su un sistema chiamato X-Factor non particolarmente gradito ai giocatori, mentre l’impiego delle gemme porta il giocatore ad utilizzare maggiormente la materia grigia determinando, al contempo, un maggior grado di soddisfazione personale.

Ultimo elemento degno di nota del gameplay è il cosiddetto “Infinity Storm” che può essere richiamato dal giocatore nel momento in cui la barra della salute sta arrivando al minimo e ci si trova ad un passo dal KO. Utilizzando l’Infinity Storm, si attivano una serie di bonus addizionali in grado di potenziare, seppure per un tempo limitato, i nostri lottatori, ed impedendo all’avversario di contrattaccare. Sostanzialmente si tratta di una trovata interessante che, però, presenta il difetto di rallentare il ritmo degli scontri anche se, al contempo, li rende tutt’altro che scontati fino all’ultimo momento.

Un capitolo a parte merita il Multiplayer Online: ci sono diverse possibilità che spaziano dal combattimento in singolo alla battaglia a squadre, ma il punto fondamentale sul quale interrogarsi, in questo genere di giochi, è sempre lo stesso: come siamo messi a flluidità e a ritmo di gioco ? Ho giocato diversi incontri online ma, soprattutto, nei primi giorni dall’uscita del gioco, non è stato facile trovare degli avversari. Nei giorni successivi i server hanno cominciato a popolarsi ed ho avuto la possibilità di testare a fondo la fluidità ed il ritmo dei combattimenti. Ad essere sinceri, i primi test non sono stati molto positivi per la presenza di un lag di lieve entità ma comunque sufficiente a minare l’esperienza di gioco. Nei giorni successivi la situazione è andata migliorando e i combattimenti si sono rivelati assolutamente fedeli a quanto visto in modalità offline. Il sistema di gestione della latenza scelto da Capcom è ancora una volta quello del rollback, già visto in azione con Street Fighter V. Rispetto al picchiaduro di Ryu e compagni, però, la situazione di Infinite sembrerebbe più stabile e mi è capitato raramente di imbattermi nei terribili “teletrasporti” tipici di questo approccio all'online. Per giocare online con Infinite si possono effettuare le classiche ricerche per le partite amichevoli e classificate e si possono attivare le richieste di combattimento nella modalità Allenamento, per trasformare il tempo di attesa in utili sessioni di studio per migliorare le proprie combo. Ovviamente i combattimenti contro avversari europei sono risultati più fluidi rispetto a quelli effettuati con giocatori nordamericani ma, tutto sommato, l’esperienza è stata soddisfacente; bisogna augurarsi che la situazione non peggiori man mano che nuovi utenti entreranno nell’universo di gioco.

Amore

Un picchiaduro bi-partisan

- Mutuando il termine dalla politica, possiamo dire che ci troviamo di fronte ad un titolo sostanzialmente “trasversale” in grado di accontentare tutti: i puristi ed i neofiti. Se, infatti, i picchiaduro sono da sempre stati improntati a garantire un determinato livello di sfida, è anche vero che le ultime produzioni sono state un po' carenti da questo punto di vista proprio nell’evidente tentativo di avvicinare una fetta di pubblico sempre più vasta. La semplificazione delle meccaniche di gioco ha indispettito gli utenti più esperti ed ecco che Infinite, seguendo anche la scia delle ultime produzioni Capcom, va incontro proprio agli aficionados e propone combattimenti tecnici ma con una curva di apprendimento più docile: un esempio di come la tecnica di combattimento sia stata tenuta in alta considerazione dai programmatori è dato dalla presenza di alcuni lottatori, come Menat (direttamente da Street Fighter V), che fanno della tecnica delle arti marziali il loro punto di forza.

Un roster di tutto rispetto

- Riprendendo in parte il paragrafo precedente, il roster comprende una vasta gamma di personaggi, alcuni decisamente accessibili (sia per quanto concerne la tecnica di combattimento che per quanto riguarda le combo a disposizione), altri molto più impegnativi (è il caso dei personaggi in grado di librarsi in volo con i quali le combo sono decisamente più intricate ma anche più appaganti). Unica pecca il fatto di non aver introdotto nuovi personaggi giocabili rispetto al passato, controbilanciata però dalla maggiore disponibilità di mosse a disposizione di ciascuno. Peccato solo per la mancanza di tutti gli eroi del pantheon mutante, come Wolverine e Magneto, che speriamo vengano introdotti con futuri aggiornamenti.

Le Gemme

- Introdotte anche allo scopo di eliminare la presenza del terzo personaggio nel team, giocano un ruolo di primo piano e rappresentano anche l’elemento più innovativo del gioco aggiungendo degli interessanti “power-up” alternativi ai singoli lottatori. Se, ad esempio, avete deciso di utilizzare personaggi molto dinamici e veloci ma con scarso livello energetico (Strider o Zero), l’impiego della gemma “soul” (anima) vi consentirà di rientrare rapidamente in gioco una volta terminata l’energia. Allo stesso tempo potete usare la gemma “mind” (mente) per attaccare con personaggi quali Dante o Doctor Strange che sono meno dinamici ma fanno un impiego corposo delle proprie energie mentali.

Gli ambienti di gioco

- A questo proposito, bisogna dire che Capcom ha lavorato davvero molto bene, offrendo arene e sfondi davvero di ottimo livello. Anche gli elementi di contorno sono ben strutturati e i nostri lottatori si muovono a loro agio conferendo ulteriore fluidità al titolo, elemento fondamentale in un gioco appartenente a questa categoria.

Odio

Un po' troppo permissivo

- Una pecca che non farà contenti i giocatori old-school è quella relativa alla presenza di una certa facilità nell’impiego dei cosiddetti "hit-confirm", ossia la possibilità di continuare una determinata combo dopo essersi resi conto che un certo tipo di attacco non è propriamente andato a buon fine. Questa possibilità, soprattutto nei primi combattimenti (livello di difficoltà più basso), determina un inevitabile sbilanciamento verso il basso.

Comparto (poco) tecnico

- Questa è forse la vera nota dolente di Marvel vs. Capcom: Infinite. Il gioco si era presentato maluccio con il trailer al quale abbiamo accennato in apertura di recensione, ma anche il gioco definitivo presenta delle evidenti lacune da questo punto di vista. I modelli poligonali dei personaggi sono abbastanza scarni e non reggono il confronto con quanto visto nelle ultime produzioni di recente uscita sul mercato (come Tekken 7, per fare un esempio). Il character design lascia molto a desiderare e basta osservare, ad esempio, il volto di Chris Redfield o le movenze di Capitan America per provare un certo disappunto: la situazione, a questo proposito, si presenta molto simile a quella di The King of Fighters XIV. A far da contraltare a quest’aspetto del comparto tecnico, ci pensa il design delle arene davvero ben realizzate e, soprattutto, la fluidità dei movimenti; indubbiamente Infinite paga il confronto con perle del tipo di Guilty Gear X o l’ultimo Dragon Ball.

Tiriamo le somme

Facendo un’analisi onesta dei pro (fluidità dei combattimenti, roster dei personaggi e multiplayer online) e dei contro (un’eccessiva facilità nei combattimenti iniziali ed una certa approssimazione nella realizzazione tecnica dei diversi lottatori), possiamo concludere che Marvel vs. Capcom: Infinite si prefigura come un picchiaduro piacevole ed alla portata di tutti. Peccato per la realizzazione tecnica e per le poche novità nel roster (ampio ma sostanzialmente simile alle passate edizioni), controbilanciate però dalla maggiore quantità di abilità messe a disposizione dei singoli personaggi.
7.5

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L'autore

Da sempre grande amante di tutti gli sport, ha trasferito questa passione nel mondo dei videogiochi non disdegnando però anche gli altri generi. Ama il nostro calcio quanto sport come il football e l'hockey, ma è sempre pronto a blastare qualche alieno quando ce n'è il bisogno!

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