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Call of Duty: WWII
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Recensione - Call of Duty: WWII

Dopo aver esplorato le complessità della guerra moderna, le tecnologie belliche del futuro e addirittura le guerre galattiche, e soprattutto dopo averci trasformati in agilissimi soldati capaci di compiere enormi balzi e correre sui muri, lo sparatutto più venduto al mondo torna ora con i piedi per terra, dove tutto è iniziato: la Seconda Guerra Mondiale. Eccovi la nostra recensione di Call of Duty: WWII!

Il Gioco

Se adorate storie di guerra come Band of Brothers o Salvate il Soldato Ryan, sarete sicuramente soddisfatti dell'approccio che Sledgehammer ha avuto con la campagna del gioco: ci troviamo nei panni di Ronald Daniels, membro di un gruppo di soldati americani chiamati nel 1944 ad intervenire nel conflitto della Seconda Guerra Mondiale. Si parte con l'ormai classico sbarco in Normandia per passare dalla liberazione di Parigi fino a cercare di arrivare nel cuore di Berlino per fermare Hitler in persona. Call of Duty: WWII però non è una lezione di storia o di guerra, non cercherà di spiegarvi infatti le ideologie dei comandanti o tattiche avanzate: è una storia di rivincite personali sulla vita, di fedeltà tra soldati, di decisioni difficili da prendere nei momenti cruciali.

Daniels, in particolare, è in cerca di riscatto dopo che la sua paura non gli permise di farsi valere in un combattimento contro un lupo assieme a suo fratello. Attorno a lui altri soldati con le proprie storie, come Zussman che spesso fu preso di mira per le sue origini ebraiche o il sergente Pierson (interpretato da Josh Duhamel, conosciuto tra le altre cose per il suo ruolo nella serie di film Transformers) che, avendo già perso tanti uomini in missione, questa volta non vuole correre rischi eccessivi, anche a costo di lasciare altri nei guai. Sono storie intrecciate fatte di scambi di battute, litigi, conflitti e risoluzioni, ma alla fine sono tutti dalla stessa parte e l'obiettivo comune è di vincere la guerra e tornare tutti integri. Anche se per gran parte della campagna vestiamo i panni di Daniels, talvolta il gioco ci fa controllare altri personaggi vitali per lo svolgimento delle battaglie, come il soldato messicano Perez o, in una missione di spionaggio davvero memorabile, la soldatessa Rousseau che dovrà infilitrarsi tra i comandanti tedeschi per uccidere uno dei leader.

Si tratta, come da tradizione della serie, di una storia estremamente cinematografica, spettacolare ed immersiva tra sparatorie al cardiopalma, esplosioni a volontà, inseguimenti, incidenti spettacolari come il deragliamento di un treno o la distruzione di interi edifici. Il blockbuster hollywoodiano in forma di videogame, insomma. Il gameplay è quello che vi potreste aspettare dalla saga, ma con diverse novità. La prima sta nella gestione della salute, che per la prima volta da tanti anni non si rigenera automaticamente ma va recuperata con dei kit medici ottenibili in modi diversi. Ed ovviamente, vista l'ambientazione, si è tornati ora ad un maggior realismo anche sul fronte delle armi e degli equipaggiamenti.

MP Video - Call of Duty: WWII

Altra novità importante nella campagna del gioco sta inoltre nel sistema di squadra. In gran parte della storia siamo sempre affiancati da uno o più soldati controllati dall'IA, che, oltre ad aiutarci nei combattimenti, ci possono fornire anche degli aiuti supplementari. Questi si attivano dopo che avremo caricato un'apposita barra uccidendo molti nemici, dopo di che a seconda del personaggio potremo avere un kit medico, munizioni aggiuntive, una granata fumogena per segnalare dove le forze aeree devono bombardare o un sostegno visivo con il nostro compagno che ci indica dove sono tutti i nemici circostanti. L'unica fregatura è che, una volta caricata la barra, dobbiamo andare direttamente dai nostri compagni per azionare le loro abilità, e questo può esporci al fuoco nemico.

Per il resto, la campagna segue i canoni più classici della serie CoD: niente cooperativa, niente cambio di classe o personalizzazione del personaggio, si segue una storia lineare con protagonista e personaggi ben definiti. Alcune aree offrono possibilità tattiche per aggirare i nemici ma la libertà non è molta, ed anche se ci sono parti di guida, combattimenti in QTE o la già citata missione di spionaggio che riescono a dare un po' di varietà alle 6 orette di campagna, affrontabili come sempre in 4 difficoltà differenti. Complessivamente, pur senza andare a stravolgere gli standard di Call of Duty, ho trovato questa campagna molto azzeccata e divertente, con personaggi di cui è facile comprendere le motivazioni e i conflitti interni, e che accompagnano meglio le ore di azione esplosiva.

Passiamo ora alla modalità Zombi, che nella campagna di marketing del titolo ha avuto molto meno risalto rispetto alle altre, ma che è forse quella che ha subito il lifting maggiore. Come sempre, la premessa è semplice: da uno a due giocatori in locale e da uno a quattro online vengono catapultati in una città invasa dagli zombi. Come presto scopriremo, questi non sono altro che il risultato di un esperimento dei nazisti andato male. E lo scopo finale è ovviamente sopravvivere, ma anche risolvere i misteri dell'area in cui ci troviamo e scoprire come fermare l'invasione zombi, se mai fosse possibile. Come sempre, poi, la mappa è piena di armi e perk da comprare per potenziarsi sempre più e riuscire a sopravvivere più a lungo.

I miglioramenti a questa modalità non sono così evidenti nei primi minuti, ma si palesano nel corso delle ore con tante migliorie che rendono l'esperienza più fluida e bilanciata. In primis, la difficoltà è molto più calibrata che negli altri capitoli della serie, con un crescendo lineare che non sfocia dopo 7-8 livelli in zombi praticamente immortali se non ci si è potenziati a dovere. Un'altra splendida novità è che gli obiettivi da completare sono finalmente mostrati a schermo: dobbiamo comunque trovare oggetti o interruttori, ma almeno sappiamo cosa stiamo cercando. Che si debba aprire un bunker o azionare delle leve, è finalmente tutto più chiaro, il che rende già le prime partite piene di scoperte e progressi.

Qui, a differenza della campagna, possiamo scegliere tra una serie di personaggi con look e abilità differenti. Oltre alle diverse abilità e bonus, spicca soprattutto un potere speciale, molto simile al Super di Destiny o all'Ultimate di Overwatch, che si carica col passare del tempo e con le uccisioni, che ci permette di usare poteri di ogni genere: capacità di sparare senza ricaricare, danni aumentati ma zombi attratti dal giocatore, invisibilità temporanea e così via. Non voglio fare spoiler, ma ci sono risvolti decisamente inaspettati una volta che si arriva dentro il bunker e si esplorano le profondità di questi laboratori. Insomma, è probabilmente una delle mappe zombi migliori della saga.

C'è inoltre una nuova modalità Sopravvivenza su una mappa molto più chiusa e limitata dentro una casa di legno. Qui scordatevi missioni, segreti, obiettivi particolari da sbloccare: l'unica cosa che conta è sopravvivere. Anche qui l'uccisione dei non-morti porta punti indispensabili per comprare armi, munizioni e perk per potenziarsi, e naturalmente anche questa modalità è giocabile da soli, in locale fino a 2 giocatori oppure online fino a 4 alleati. Questa è una modalità abbastanza limitata per via dello spazio, ma sicuramente farà piacere a chi adora la sopravvivenza ma non digerisce la complessità delle mappe zombi.

Passiamo ora all'aspetto che più interessa alla maggior parte dell'utenza: il multiplayer di Call of Duty: WWII. Come già detto e come abbondantemente sottolineato nel marketing prima dell'uscita, questo capitolo ritorna con i piedi per terra, un vero e proprio ritorno alle origini. Come nelle altre modalità, infatti niente più corse sui muri o diavolerie tecnologiche: si torna ai bei mitra, fucili, esplosivi di un tempo (con i relativi difetti di precisione e tempi di ricarica) e ai combattimenti di fanteria. Naturalmente, come nel resto del gioco, il tutto gira a 60 frame al secondo stabilissimi, feature che ha sempre permesso alla saga di risultare incredibilmente fluida e precisa.

Era storica a parte, un cambiamento importante sul fronte multigiocatore sta anche nel design delle mappe, che ora ricorda molto quelle viste in World at War e capitoli precedenti. I design claustrofobici fatti per combattimenti ad alto tasso adrenalinico degli ultimi capitoli lasciano ora spazio a mappe più grandi e aperte, a parte un paio di specifiche come una su una nave da guerra che ritorna al classico sistema delle 3 corsie che solitamente contraddistingue i giochi di Treyarch. Tra porti, città, aree di montagna e altro, queste mappe presentano spesso numerose strade alternative e design asimmetrici, anche se offrono a dire il vero diversi angoli fin troppo comodi per i camper, laddove per esempio Black Ops 3 riuscì a ostacolare questo tipo di tattiche che così tornano in voga.

Come visto nei capitoli recenti, il personaggio da utilizzare online è personalizzabile nel look: si può infatti sia scegliere una serie di volti diversi tra uomini e donne di diverse etnie, che è poi possibile personalizzare con divise, caschi e altro. Per il momento tutto rientra nel look e nello stile dell'epoca, ma vediamo se i DLC futuri manterranno questo stile considerando le direzioni colorate e surreali che hanno preso gli scorsi capitoli. Anche le armi sono personalizzabili nei soliti modi: sia attraverso mimetiche da sbloccare con uccisioni e colpi alla testa, che con i tanto temuti lootbox.

Questi ultimi, per il momento, sembrano essere implementati in maniera onesta e non invasiva. Si possono aprire nella nuovissima area social dove è possibile accettare sfide, sparare al poligono e interagire con altri giocatori prima di una battaglia o durante l'attesa nella lobby, e presentano skin, emblemi e altro per la personalizzazione del look. E' anche possibile collezionare dei veri e propri set di elementi cosmetici che, a collezione finita, regalano al giocatore un'arma o equipaggiamento raro che però ha solo differenze estetiche rispetto alla controparte standard. Con i crediti guadagnati da eventuali duplicati e dai contratti che ritornano dal primo Black Ops è possibile anche sbloccare oggetti specifici se non si vuole puntare troppo sulla fortuna. Il sistema per ora sembra onesto e non ci sono armi o equipaggiamenti differenti dalla norma, ma dato che gli ultimi tre capitoli della saga hanno introdotto armi potenziate dopo il lancio, ci riserviamo il giudizio sull'implementazione di questo sistema "a gioco d'azzardo" per il futuro.

Ovviamente nei campi di battaglia online possiamo trovare pressoché tutto ciò che ci si aspetta da un Call of Duty: classiche modalità come Deathmatch a squadre e Dominio, il remake della modalità Uplink in chiave anni '40 che diventa Football, nonché una modalità Lega con regole da eSports. C'è poi anche l'inedita modalità Guerra che mette i giocatori in un susseguirsi di obiettivi di conquista, scorta e difesa, in un mix che ricorda un po' la modalità Assalto di Unreal Tournament e un po' la modalità classica di Overwatch, con tanto di carri armati da difendere e torrette con mitra da utilizzare. Ritornano anche ovviamente le serie uccisione, che come accade da Call of Duty: Black Ops 2 in poi in realtà conteggiano i punti più che le kill, permettendo al giocatore di chiamare ricompense anche solo seguendo gli obiettivi e aiutando la squadra. Tra questi spiccano alcune novità come i paracadutisti, veri e propri soldati controllati dall'IA che aiuteranno la squadra ad eliminare i nemici, nonché aerei capaci di fare raid non indifferenti. Queste ricompense non sono comunque troppo facili da usare né tantomeno troppo potenti, quindi non c'è il rischio che le partite diventino un susseguirsi di bombardamenti e mitragliate aeree alla Modern Warfare 3.

Fa inoltre parte della personalizzazione del proprio alter ego virtuale la possibilità di scegliersi una divisione: un vero e proprio ruolo con aggiunte specifiche per classe. Ci sono ad esempio i paracadutisti che possono attaccare e togliere il silenziatore dai propri SMG in qualunque momento, la fanteria che può caricare i nemici con la baionetta come in Battlefield 1, e così via. In complesso, il multiplayer di Call of Duty: WWII è un tanto atteso ritorno alle origini ma ha anche tante novità intriganti che lo rendono sufficientemente fresco e al passo coi tempi - un concetto che vale anche per le altre modalità di gioco. Naturalmente, come ogni anno, anche questa volta Call of Duty è interamente tradotto in italiano, compreso l'ottimo doppiaggio della campagna.

Amore

Siamo solo uomini

- Call of Duty: WWII non è una lezione di storia, non vuole addentrarsi nelle filosofie della guerra, non vuole spiegare le strategie dietro a certe battaglie. Come per esempio nel film Salvate il soldato Ryan, il nuovo titolo di Sledgehammer Games non cerca di insegnare i dettagli del conflitto ma ci fa vivere le emozioni, i pensieri, i rapporti ed i conflitti di un gruppo di soldati chiamati ad affrontare una missione difficile in territori occupati dai nazisti. La fiducia reciproca, la volontà di salvare tutti, la realizzazione che non è possibile vincere senza perdite... fa tutto parte del percorso di crescita di questo gruppo di soldati con i quali è facile avere empatia.

Zombi di altissimo livello

- Per anni e anni Treyarch, gli autori di Call of Duty 3, World at War e dei tre Black Ops, sono stati i re inconstrastati della modalità zombi. La complessità, la varietà, il design delle loro mappe era totalmente su un altro livello rispetto a quanto proposto in modalità simili da Infinity Ward o degli stessi Sledgehammer Games. Call of Duty: WWII è un punto di svolta: la nuova mappa è all'altezza dei classici di Treyarch, ma soprattutto sono presenti diversi miglioramenti come obiettivi più chiari, una difficoltà molto più bilanciata e un progresso molto più lineare, meno basato sulla ricerca di oggetti sparsi a caso e più su eventi drammatici. C'è poi anche una mappa apposita di sola sopravvivenza, senza trucchi o storie da scoprire. La modalità Zombi di Sledgehammer Games è davvero riuscita.

Piedi per terra

- Dimenticate i voli eterni di Advanced Warfare, le corse sul muro di Black Ops 3 e i combattimenti a bassa gravità di Infinite Warfare; Call of Duty: WWII torna ai tempi in cui la tecnologia moderna non dominava i campi di battaglia. Questo riporta inevitabilmente i ritmi di gioco a quelli di un tempo, con movimenti sì piuttosto veloci ma senza la possibilità di tagliare angoli o saltare i nemici, facendo tornare in voga le tattiche classiche degli FPS. In alcuni casi è addirittura possibile usare torrette con mitra in giro per la mappa, mettendo i giocatori nelle condizioni di ottenere una gran potenza di fuoco a discapito della mobilità. Senza dimenticare le classi, che a loro volta sono di stampo più classico, senza quindi poter esagerare con esplosivi, le armi corpo a corpo e così via che l'ottimo sistema Pick 10 di Treyarch aveva introdotto negli anni. Ci voleva questo ritorno all'old school.

Tecnicamente sbalorditivo

- A livello tecnologico già da molti anni Call of Duty è in una situazione un po' atipica: un look decisamente antiquato e superato nel multiplayer a causa di un engine che ancora si porta avanti rimasugli del motore di Quake 2 di 20 anni orsono, in contrasto poi con delle campagne che riescono spesso e volentieri ad offrire look fotorealistici e dettagli sbalorditivi anche grazie alla struttura più lineare e alle aree di gioco più limitate. Anche quest'anno la campagna offre uno spettacolo non indifferente, con personaggi davvero ben realizzati e paesaggi affascinanti, ma stavolta anche il multiplayer regge bene il confronto, senza mai abbandonare i fatidici 60 frame al secondo che hanno sempre contraddistinto la saga. Ottimo lavoro insomma.

Multiplayer evoluto…

- Un'altra cosa che ho apprezzato parecchio è quant'è migliorata l'esperienza complessiva del multiplayer senza andare a stravolgere il feeling classico della serie. Troviamo l'area social dove confrontarsi coi giocatori, la possibilità di attaccare o rimuovere a battaglia in corso accessori come il silenziatore, torrette da utilizzare sulla mappa, il ritorno delle sfide del primo Black Ops dove scommettere dei crediti sulle proprie capacità per tentare di vincere premi intriganti, la killcam finale che viene sostituita dall'azione più bella alla Overwatch... insomma, tanti miglioramenti piccoli o grandi che migliorano l'esperienza di gioco e la rendono maggiormente al passo coi tempi.

Odio

...ma non così tanto

- Una volta scesi sui campi di battaglia, però, bene o male si fa ciò che si faceva già una decina di capitoli fa in Modern Warfare. Quasi tutte le battaglie sono ancora ridotte a partite 6 contro 6, non si utilizzano veicoli, solo qualche sporadica torretta, le classi di armi e il loro bilanciamento sono ancora pressoché invariate, e così via. Insomma, pur essendo ambientato in un'epoca che la saga non affronta da tanti anni, a livello pratico di giocabilità nel multiplayer non è cambiato così tanto. Gli appassionati della saga saranno probabilmente soddisfatti di questo, ma chi sperava in una giocabilità rivoluzionata storcerà sicuramente un po' il naso.

Campagna troppo ordinaria

- Treyarch con Black Ops 3 fece una lunghissima campagna (doppia per altro) giocabile in cooperativa con la personalizzazione degli armamenti. Infinity Ward introdusse le missioni secondarie e una struttura un po' più aperta. Niente di tutto questo è presente in Call of Duty: WWII, che presenta una campagna esplosiva come ci si aspetta dalla saga, ma senza nessuna delle ottime aggiunte degli ultimi giochi, torna di fatto ad una storia totalmente lineare con level design semplici e mirati ad incanalare l'azione intorno al giocatore. Ci sono scene memorabili e belle trovate, ma nulla a che vedere con la profondità degli ultimi capitoli.

Strano mix audio

- Questo è un problema sicuramente minore che è anche risolvibile in parte smanettando un po' nelle impostazioni audio, ma mi ha decisamente stupito. Come sempre, il mix audio di Call of Duty ha tutti i bassi giusti e i sound rendono davvero bene con le cuffie o con un sistema audio di qualità. Il problema però è che la gestione del volume di alcuni elementi, soprattutto le voci, è quanto meno inconsistente. Giusta l'idea di cambiare il volume del parlato in base alla distanza, ma è bizzarro che se il personaggio si trova a un metro da noi, la sua voce sovrasta il rumore delle armi. Similmente quando ci si trova in un luogo chiuso e si sente l'eco, la voce viene fuori fortissima, anche qui molto più forte di qualsiasi elemento di gioco presente. Nulla che non possa essere sistemato anche con qualche patch, ma nella settimana di prova che ho dedicato al gioco più di una volta mi sono preso uno spavento non indifferente per un urlo improvviso di un alleato vicino in una stanza chiusa.

Tiriamo le somme

Dopo una lunga attesa Call of Duty torna finalmente alla Seconda Guerra Mondiale, e lo fa con un titolo molto riuscito: una campagna lineare che gioca sul sicuro ma che risulta comunque piuttosto memorabile, una modalità zombi migliorata e ampliata che potrebbe essere il caposaldo di una rivoluzione nella modalità per i prossimi capitoli, e infine un multiplayer che ritorna con i piedi per terra ma lo fa aggiungendo tante migliorie al sistema di gioco pur senza stravolgere i meccanismi ormai decennali della saga. Non guasta poi che anche tecnicamente il nuovo titolo di Sledgehammer Games faccia la sua figura pur senza rinunciare mai ai 60 fps. Per chi attendeva un ritorno alle origini di Call of Duty questo capitolo tocca quasi tutte le note giuste e merita sicuramente di essere provato anche da chi si era allontanato a causa della deriva futuristica degli ultimi episodi.
9.0

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L'autore

Prima di saper scrivere a mano, sapeva già immettere i comandi DOS per avviare Doom, ma dopo una lunga vita al PC, le esclusive console lo avvicinano verso nuove mete. Non si nega i classici giochi tripla-A, specialmente gli FPS competitivi, ma passa la maggior parte del tempo a scovare gemme nascoste, dagli indie insoliti ai folli shmup giapponesi.

c

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