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A Way Out
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Recensione - A Way Out

Dopo il particolare Brothers: A Tale of Two Sons, che chiedeva al giocatore di gestire due personaggi allo stesso tempo in un gioco cooperativo fra la mano destra e quella sinistra, il piccolo team svedese di Hazelight Studios porta ora in scena una rocambolesca fuga di prigione puntando tutte le sue fiches su un più classico gameplay cooperativo. Andiamo dunque a vedere se l’evasione di A Way Out sia un piano destinato al successo o al fallimento.

Il Gioco

Voi non potete vederlo, ma questo paragrafo è stato scritto, cancellato e riscritto più volte. Non riuscivo ad allineare le parole perché prendessero la stessa forma del pensiero bloccato dietro i miei occhi, e questo perché volevo parlare da solo di un’esperienza che da solo non ho fatto. Viene quindi da dire che Hazelight Studios sapeva cosa stava facendo quando ha plasmato A Way Out. Sapeva che puntando unicamente su un gameplay cooperativo avrebbe permesso al concetto di condivisione di travalicare lo schermo avvolgendo burattini e burattinai in un bozzolo all’interno del quale tale idea poteva essere vissuta in tutte le sue forme.

Leo e Vincent non si conoscono quando, ospiti dello stato dietro le sbarre di un penitenziario, si incontrano per la prima volta. Ma scoprono presto di non essere accomunati solamente dalla loro situazione, ma anche dallo stesso desiderio di rivalsa nei confronti di una persona che ha portato le loro vite dietro quelle tristi mura. Per questo motivo decidono di collaborare per fuggire di galera in cerca di vendetta. È a questo punto che A Way Out inizia ad oscillare come un pendolo fra giocatori e protagonisti. Se gli evasi si trovano a dover condividere forze e idee per riuscire a superare tutti gli ostacoli, chi sta dalla parte giusta dello schermo deve condividere indicazioni, impressioni, suggerimenti e vivere insieme al suo alleato i momenti più o meno ilari, più o meno adrenalinici attraversati da Leo e Vincent.

MP Video - A Way Out

Guidati da quest’ottica, gli sviluppatori hanno creato una particolare forma dell’anello di Moebius, dove le due dimensioni della cooperazione si uniscono in un’unica esperienza in costante mutamento e sempre pronta a poggiare il peso del successo sulle spalle di uno dei due protagonisti con un’alternanza capace di rimanere in equilibrio fino alla fine. All’atto pratico il tutto si traduce in una serie di momenti ludici guidati da una mano cinematografica che rende A Way Out prima di tutto una storia, un racconto. Se della trama è bene non svelare praticamente nulla, per il gameplay si può fare un’eccezione.

A Way Out da questo punto di vista non si limita a sfruttare i meccanismi più noti visti nei giochi cooperativi. Certo, vi sono moltissimi momenti in cui i due giocatori lavorano parallelamente nelle più classiche situazioni dove le porte sono troppo pesanti per una persona sola, i nemici troppo numerosi e via dicendo; ma il titolo sfrutta l’occasione per dar vita a dei contesti dove la cooperazione si basa su un atto di fiducia che uno dei due giocatori deve compiere nei confronti dell’altro per non trovarsi di fronte alla schermata di Game Over. A Way Out non si fa problemi a dar vita a situazioni dove il fallimento dipende esclusivamente dall’errore di solo uno dei partecipanti, nonostante le due azioni in corso in quel momento siano complementari per il proseguo dell’avventura.

Prima di passare a quello che mi è piaciuto o meno del gioco, una nota importante: come avrete capito A Way Out è giocabile esclusivamente in cooperativa, sia in locale che online, ma fortunatamente non dovrete costringere i vostri amici ad acquistare il gioco: è infatti possibile scaricare una versione trial che permetterà a chiunque di partecipare nella partita di un amico che ha acquistato il gioco. Compra uno, giocano in due.

Amore

Interscambiabili

- A Way Out sfrutta la divisione dello schermo per permettere ai giocatori di muoversi liberamente rispetto al proprio compagno. Il sistema però viene sfruttato in modo intelligente nel momento in cui la storia prosegue indipendentemente dall’attore che compie il gesto necessario ad andare avanti. Questo, oltre a rendere l’esperienza più fluida, elimina quella fastidiosa sensazione di perdersi qualcosa nel momento in cui non si gioca nei panni “dell’altro”.

Mai uguale a sé stesso

- Anche se alcune delle azioni richieste si ripresentano più volte nel corso dell’avventura (aprire le porte, spostare gli ostacoli, far scaletta al proprio compagno, ecc.), A Way Out non è mai uguale a sé stesso, offrendo momenti stealth, rocambolesche fughe in auto, scontri a fuoco e altro ancora. Come se non bastasse, anche di fronte a due momenti ludicamente molto simili - si prenda la più classica delle fughe dalla polizia - il modo in cui devono essere affrontati sono sempre diversi sia per quanto accade nell’ambiente circostante, sia per scelte stilistiche e visive che, in alcuni frangenti, hanno del geniale.

Un piccolo mondo interessante

- Le diverse scene di A Way Out si svolgono in ambienti piacevolissimi da esplorare in quanto pieni di interazioni. Dai dialoghi più o meno surreali da fare con le persone intorno a Leo e Vincent, ai giochi sparsi un po’ ovunque, che se portati a termine offrono anche qualche trofeo extra.

Alla portata di tutti

- Volendo, e dovendo, completare A Way Out insieme ad un’altra persona ho chiesto alla mia compagna, completamente a digiuno di videogames, di affiancarmi nella prova del gioco. Dalla necessità alla virtù: ho potuto constatare come A Way Out sia un titolo pienamente godibile anche per i meno avvezzi al gioco e ho vissuto un’esperienza in un certo senso nuova in quanto accompagnato da una persona che vedeva tutto per la prima volta e quindi ancora capace di stupirsi di fronte a certe scelte di gameplay, di mettere in campo una forma mentis diversa e una curiosità genuina.

Il peso della conclusione

- Nessuna rivelazione, solo un consiglio: arrivate fino alla fine. Buona parte del voto dipende anche dagli ultimi minuti di gioco.

Odio

Sottotitoli sfasati

- Usando i sottotitoli italiani, A Way Out in alcune sessioni di gioco mi ha messo di fronte al fastidioso problema dei testi fuori sincrono con i dialoghi. A nulla è valso tornare al checkpoint. Avrei probabilmente dovuto chiudere e riaprire il gioco, ma si è preferito (di comune accordo, tanto per cambiare) continuare eliminando completamente l’italiano dalla scena. L’inglese usato è perfettamente comprensibile, ma posso capire che di fronte a questo problema decida di frenare.

Meccaniche superficiali

- Volendo proporre molti stili di gioco in un unico contenitore, A Way Out non ha probabilmente avuto lo spazio di manovra necessario per offrire un gameplay rifinito in ogni singola sezione. Così le sessioni di guida sono molto basilari e anche le sparatorie o i combattimenti. Diciamo che siamo ad un livello di superficialità tale da rimanere godibile ma che potrebbe portare a qualche game over non voluto.

Momenti lenti

- Essendo tagliato su uno stile molto cinematografico, A Way Out ha dei momenti dove la trama rallenta in favore di un approfondimento dei personaggi. Una scelta fatta per legare i giocatori ai protagonisti, e che funziona, ma che in alcuni frangenti, soprattutto dalla metà in poi, arriva ad essere un po’ invasiva spezzando di frequente l’azione con filmati e momenti riflessivi che affievoliscono il ritmo. Un po’ come quando guardiamo un bel film ma uscendo dalla sala commentiamo con: “Mi è piaciuto ma poteva durate mezz’oretta di meno”. E, qualora vi stiate chiedendo quanto dura l'intera storia, siamo intorno alle 6 ore.

Tiriamo le somme

A Way Out è un progetto che merita di essere premiato. La sua formula è usata con intelligenza e riesce a fare esattamente quello che si era proposto durante lo sviluppo. Il sistema con cui è venduto, inoltre, è un bonus da tenere in considerazione perché permette di dividere ulteriormente il costo già di per sé contenuto. Sono presenti dei difetti, ma non riescono a rallentare la corsa di Leo e Vincent verso il loro obiettivo. Una corsa che, attraverso i fili delle marionette, trascina anche i burattinai nel loro mondo.
8.5

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L'autore

Un giorno qualcuno gli disse che c'erano altri giochi oltre Age of Empire. Da quel momento è alla ricerca dell'esperienza definitiva, molti sostengono faccia apposta a non trovarla per poter continuare a giocare. Convinto sostenitore de "il voto non fa il gioco", scrive su diversi siti, un paio addirittura creati da lui. Un giorno scomparira nel nulla in un vortice di gameplay, o impazzito scenderà in strada urlando di minacce a New York e brandendo una spada immaginaria.

c

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i Le recensioni di MP esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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