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Darkwood

Recensione - Darkwood

Ad un paio d'anni dall'uscita PC, i polacchi Acid Wizard Studio portano finalmente sulle nostre console il survival horror con visuale dall'alto Darkwood; ci siamo quindi immersi nell'orrore del "bosco" per scoprire quali sorprese ci riservi. Ecco cosa abbiamo scoperto!

Il Gioco

Darkwood è un survival horror atipico, che non si preoccupa di fornirci una base narrativa all'inizio del gioco o di spiegarci cosa stia accadendo o quale sia il nostro scopo, ma lascia ai giocatori il compito di scoprire man mano la trama ed i segreti della foresta piena di pericoli in cui ci troviamo. E' per questo motivo che cercherò quindi in questa recensione di rivelarvi il meno possibile, ma qualcosa dovremo per forza rivelare in merito alle meccaniche del gioco; se non volete rovinarvi in alcun modo il piacere di scoprire il tutto da soli, però, potete saltare questa sezione a pié pari e leggere solo i punti Amore e Odio, oltre alla conclusione della recensione.

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Partiamo dal prologo Darkwood, che si rivela un po' ingannevole. Qui infatti prendiamo il controllo di un dottore impegnato nella sua routine quotidiana alla ricerca di provviste da riportare nella sua casetta in legno, in mezzo a una foresta oscura. Tutto si svolge con una visuale dall'alto e con un gameplay che pare un mix tra un punta e clicca (è possibile esaminare ed usare oggetti e mettere risorse nell'inventario), un survival game (c'è una componente di crafting e di conservazione delle risorse) e il gameplay violento, seppur molto più lento e meno caotico, di un Hotline Miami. Scopriamo però ben presto che il dottore vuole scappare da questa foresta e per farlo non esita far del male ad altri che, come lui, sono intrappolati lì dentro. Concluso il prologo, scopriamo che il vero protagonista dell'avventura è proprio una delle sfortunate vittime del dottore, un uomo che si ritrova prigioniero nella casa del dottore e che da quel momento avrà due obiettivi: sopravvivere alle minacce di un luogo ostile e fuggire vivo e vegeto.

MP Video - Darkwood

Il gameplay loop del titolo deve molto a titoli survival come Don't Starve o Minecraft: c'è infatti una base da difendere e da fortificare (la casa del dottore, appunto, con quest'ultimo misteriosamente sparito), con la necessità di andare a trovare provviste ed oggetti durante il giorno quando i pericoli sono meno incombenti, per poi difendersi con le unghie e i denti nelle fasi notturne, dove i nostri peggiori incubi prendono vita in questa folle foresta. Persone impazzite, mutate, cani randagi e molto altro si mettono tra il protagonista e l'agognata via d'uscita, con un sistema di combattimento abbastanza basilare dove le chance di sopravvivenza sono inevitabilmente legate agli oggetti trovati, dato che è possibile usarne di diversi tipi (sia trovati che costruiti con il sistema di crafting) come arma ma che sono tutti soggetti ad usura. Da bastoni fino ad arrivare a mitra completi il gioco ci mette a disposizione arsenale davvero niente male, oltre alla possibilità di "livellare" con diverse abilità potenziabili.

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Darkwood non è però un gioco d'azione. I combattimenti sono qualcosa a cui bisogna sempre essere preparati ma non sono il fulcro del gioco. Lo è invece l'esplorazione di aree sconosciute, il buio oltre la siepe, dove è proprio l'ignoto ad offrire il terrore vero e proprio piuttosto che squallidi jumpscare o assalti eterni di mostri senza cervello. Il protagonista è mosso lentamente con lo stick analogico sinistro, con il secondo stick a gestirne la direzione del cono visivo. Questo rappresenta l'unica reale area visibile dal giocatore, che vede molti oggetti e soprattutto i nemici solamente se entrano in quest'area. Bisognerà quindi guardarsi intorno spesso, perché nonostante la visuale bidimensionale dall'alto, di fatto vediamo solo una piccola parte di ciò che ci circonda.

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Man mano che l'avventura va avanti incontriamo diversi personaggi che, come il protagonista, si ritrovano intrappolati in questa misteriosa foresta. C'è chi aiuta, come per esempio un venditore che passa vicino alla casa del protagonista portando ogni giorno materiali e oggetti nuovi, ma non tutti si dimostreranno così amichevoli. Sarà poi presto evidente che accadono cose al limite del paranormale in questo misterioso bosco , quindi prima ne usciremo e meglio è. Come arrivare all'uscita però può variare da diversi fattori, visto che ci sono alcuni bivi nella trama dove la storia procede in base a scelte del giocatore.

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Qualsiasi soluzione si scelga, arriverete alla fase conclusiva del gioco in circa 15 ore. Il mondo di gioco è parzialmente open world ed è generato casualmente, ma ci sono diverse aree importanti progettate a mano, le cui posizioni possono cambiare da un playthrough all'altro. La rigiocabilità può essere data da questo fattore ma anche dalla struttura relativamente aperta della trama, che permette tra le altre cose di vivere finali differenti. Se poi volete una vera sfida potete scegliere le difficoltà più alte che prevedono il permadeath costringendoci a ricominciare dall'inizio ad ogni morte, mentre alla difficoltà normale periamo solo le risorse che abbiamo addosso. Segnalo infine con piacere che Darkwood prevede una buona traduzione in italiano per quel che riguarda tutti i testi del gioco.

Amore

Ciò che non vedi...

- Dimenticate i mostri che vi si generano dietro a ogni corridoio come in Doom 3. Lontano sembra il ricordo del sempre angosciante Mr X di Resident Evil 2 che irrompe in ogni momento poco opportuno. Il terrore di Darkwood è dato da ciò che non si vede, da ciò che potrebbe arrivare ma che magari non arriva mai. Costanti sound ben realizzati di ululati, mormorii, vento e altro che tengono sempre il livello di ansia ben alto. Ottima anche la scelta di limitare la reale visuale del giocatore al solo cono di luce di fronte ai propri occhi, che porta a guardarsi intorno piuttosto spesso per non rischiare di essere assaliti da qualche cane randagio o peggio, anche se ovviamente i rumori e suoni ambientali ci suggeriscono sempre la presenza di qualche pericolo. Ciò che davvero spaventa in Darkwood, quindi, non è ciò che ci si trova davanti agli occhi: è la consapevolezza che intorno potrebbe esserci ben di peggio. E qualora si giochi con una difficoltà che prevede il permadeath, l'ansia sale a dismisura. Non un gioco per cuori deboli o per chi cerca di rilassarsi dopo una giornata di lavoro stressante.

Nessun aiuto

- Sin dal primo caricamento, Darkwood trasmette un messaggio molto chiaro: è un gioco che non vi terrà la mano. Questo vuol dire che in nessun momento del gioco vedrete tutorial, enormi spiegazioni a schermo su cosa fare o indicatori sull'obiettivo da raggiungere. Persino la mappa, che tiene traccia delle strutture che incontriamo nel bosco, non segna la nostra posizione chiedendoci di orientarci usando quello che abbiamo intorno. L'esplorazione, il combattimento, il crafting, la ricerca degli oggetti, il sistema giorno-notte: tutto viene appreso poco a poco giocando e questo contribuisce a rendere più tesa l'atmosfera generale.

Odio

Esperienza dispersiva

- L'inevitabile aspetto negativo di questa scelta di design mirata all'esplorazione dell'ignoto è che non avere idee chiare su cosa fare può risultare dispersivo e talvolta persino frustrante. Il gioco non dà indicazioni su dove andare o cosa fare, può quindi capitare di esplorare a lungo in giro per la foresta un piccolo oggetto come una chiave, senza sapere esattamente dove lo troveremo. Ma anche diverse meccaniche alla base del gameplay non vengono spiegate per nulla, e per essere certo di comprendere alcune cose come il "livellare" tramite crafting ho preferito consultare delle guide online. Il mistero alla Dark Souls va bene per raccontare una storia criptica, ma nasconderci anche elementi di giocabilità fondamentali non è una grande idea.

Gameplay poco appassionante

- Per tutte le lodi che posso fare alla storia e al mondo di gioco, purtroppo lo stesso non posso dire per il gameplay, che risulta appena sufficiente grazie a un sistema di combattimento non particolarmente comodo, dei movimenti lenti e macchinosi, il tutto reso più frustrante da un uso non eccezionale della stamina. Un altro fatto non di poco conto è che probabilmente si passa più tempo a guardare l'inventario che a muoversi. Vi sfido ad aprire un qualunque stream gameplay di Darkwood e saltellare da una parte all'altra del video: quasi ogni volta che guarderete il gioco sarà "fermo" su qualche menu. In breve: tanti ottimi concetti, ma come videogame potrebbe essere realizzato molto meglio.

Tiriamo le somme

Darkwood è un'esperienza survival horror molto diversa dai canoni del genere sia moderni che classici, capace di offrire un mondo pieno di terrore e una storia soddisfacente. La vera paura è generata da un ottimo sistema audio e dalla consapevolezza che nella foresta buia può nascondersi qualsiasi cosa, cosa che spaventa ancor più dell'effettivo arrivo dei nemici. Purtroppo però il gameplay che realizza questi ottimi concetti è piuttosto altalenante, a causa di un sistema di gioco lento, confusionario e francamente non molto divertente nemmeno nei combattimenti. Per chi è alla ricerca di un videogioco horror unico e memorabile Darkwood saprà dare molte soddisfazioni, ma in quanto a giocabilità purtroppo non è ai livelli della concorrenza.
7.3

c Commenti


L'autore

Prima di saper scrivere a mano, sapeva già immettere i comandi DOS per avviare Doom, ma dopo una lunga vita al PC, le esclusive console lo avvicinano verso nuove mete. Non si nega i classici giochi tripla-A, specialmente gli FPS competitivi, ma passa la maggior parte del tempo a scovare gemme nascoste, dagli indie insoliti ai folli shmup giapponesi.

c

Commenti

i Le recensioni di MP esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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